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FESTA DELLA SCUOLA ASCOLI 2022

LA FESTA DELLA SCUOLA

“La Festa della Scuola”

(Ascoli Piceno, 6-9 ottobre 2022)

“La Scuola Secondo me”. Potrebbe essere il titolo di un libro, ed esprime nei fatti un desiderio recondito, un sogno, un obiettivo spesso coltivato da chi vive la scuola. Nasce da questa semplice frase “La festa della Scuola”, un evento culturale organizzato da Massimo Arcangeli, responsabile dell’associazione La Parola che non Muore, in collaborazione con l’associazione La Voce della Scuola di Diego Palma. La Festa della Scuola, giunta alla sua seconda edizione (www.lafestadellascuola.it), si terrà anche quest’anno, nei giorni compresi fra il 6 e il 9 ottobre 2022, ad Ascoli Piceno. Questo il tema portante dell’edizione di quest’anno: inclusione, fragilità e bisogni “speciali”. Fra gli altri temi che saranno affrontati: il decreto 36/2022 e il reclutamento del corpo docente; la politica scolastica e la scuola futura; i docenti precari, “ingabbiati” e “immobilizzati”; trasparenza, sicurezza, programmazione e dispersione scolastica; didattica, cultura scolastica, saperi disciplinari.

All’evento prenderanno parte docenti, studenti, famiglie, gruppi di coordinamento e associazioni di categoria, sindacati, giornalisti e rappresentanti della politica. Il nostro principale obiettivo, perché la scuola esca dal suo isolamento, è di progettare lascuola di domani partendo dai problemi del presente, di lavorare tutti insieme per la ricostruzione di un sistema scolastico che valorizzi il lavoro degli insegnanti, che ne riconosca e ne salvaguardi la professionalità, che metta in primo piano i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Una scuola unilaterale, separata dalle vite dei giovani, ne favorisce la dispersione; una scuola che coinvolga attivamente gli studenti al fine di contribuire a migliorarla li richiama invece a sé, e quegli studenti così non si perderanno (né oggi, a scuola; né domani, all’università o nel mondo del lavoro). Solo così si può puntare seriamente a una scuola che, anziché essere considerata un costo, possa rappresentare per lo Stato italiano, come per qualunque nazione abbia a cuore l’istruzione, la formazione e l’educazione alla cittadinanza, il suo più grande investimento. Una scuola che riparta dalla cultura, il vero capitale da tutelare e incrementare

Si ricorda al personale della scuola interessato a partecipare alla manifestazione che, in base dell’art. 64 del CCNL, è previsto l’esonero del servizio. Il personale di ruolo, per iscriversi, dovrà accedere allapiattaforma SOFIA e digitare il codice 76735 (per ulteriori informazioni si può inviare un messaggio WhatsApp al numero 3209326963  o una mail all’indirizzo segreteriafestadellascuola@gmail.com; sarà cura del responsabile del procedimento, il prof. Palma, rispondere alle istanze pervenute). L’ente di formazione accreditato presso il Ministero dell’Istruzione, l’associazione Per la scuola della Repubblica, rilascerà a tutti gli insegnanti un attestato di partecipazione (frequenza minima necessaria: i tre quarti degli eventi previsti) per l’inserimento dell’attività svolta nel relativo fascicolo formativo. Un analogo attestato sarà rilasciato anche agli studenti e alle studentesse partecipanti.

La vulnerabilità tra tutela e valorizzazione

PROGRAMMA

6 ottobre

Palazzo dei Capitani del Popolo, Sala della Ragione/Chiostro di San Francesco

Ore 14.30

Saluti istituzionali

Marco Fioravanti, Sindaco del comune di Ascoli Piceno

Gian Luca Gregori, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche

Claudio Pettinari, Rettore dell’Università di Camerino

Marco Ugo Filisetti, Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della regione Marche

Ore 15.00

Un libro-manifesto per la scuola del futuro

Bianca Chiesa, Manifesto degli studenti

Donatella Ferretti, Il docente prossimo venturo

Carla Sambrotta, Dai compiti a casa ai compiti (intelligenti) a scuola

Luca Malgioglio (Agorà 33), Per un’altra scuola

Anita Pelaggi e Giusy Versace, Una nuova rete associativa: Leinet

Michele Zannini e Gioconda Martucci, Concorsualità e trasparenza

Ore 16.00

La scuola e il territorio. Fragilità e risorse

Valerio Temperini, Il ruolo dei giovani per lo sviluppo territoriale

Graziano Leoni, Educazione e valorizzazione del talento

Ore 16.30

A tutela di una scuola sempre più fragile. Tavola rotonda

Ivana Barbacci (Cisl, Segretario generale scuola; on line), Giuseppe D’Aprile (Uil Scuola, Segretario generale),Alessandro Rapezzi (Fil Cgil, Segretario nazionale FLC CGIL), Silvia Silvestri (SNALS-Confsal, Segretario provinciale), Orazio Ruscica (Federazione Gilda-Unams, Presidente nazionale), Ornella Cuzzupi (Ugl, Segretario generale), Edoardo Recchi (Cobas, esecutivo nazionale), Daniela Rosano (Anief, Segretario generale)

Modera Diego Palma

Ore 17.30

Le piccole associazioni sindacali a supporto territoriale

Gerardo Fania (Fedal Segretario generale), Davide Lercara (Confasi Nazionale, Segretario generale), Giacomo Vitale (Adesso Scuola, Segretario generale)

Modera Diego Palma

Ore 18.00

L’edilizia scolastica. Fra emergenze e investimenti

Cristina Costarelli (Dirigente scolastica, Presidente Associazione Nazionale Presidi per il Lazio) e Sabrina Vallesi (Dirigente scolastica)

Modera Massimiliano Bellavista

7 ottobre

Palazzo dei Capitani del Popolo, Sala della Ragione/Chiostro di San Francesco

Ore 14.30

IdeaScuola. La scuola in sicurezza. La qualità dell’aria

Giorgio Bonanno (on-line) e Stefania Sambataro

Ore 15.00

Massimo Arcangeli e Vincenzina Salvatore, Questi concorsi (“ammazzaprecari”) non s’avevano da fare

Modera Valentina Santarpia (“Corriere della Sera”)

Ore 15.30

Per la scuola della Costituzione: educazione civica, diritti umani, stabilizzazione

Doriana D’Elia (Presidente CNDI, Comitato Nazionale Docenti Immobilizzati), Angela Mancusi (CNDV, Comitato Nazionale Docenti Vincolati), Marco Mangiaterra (docenti specializzati o abilitati all’estero) Luciana Notarfranco (docenti di ruolo ingabbiati di ogni ordine e grado), Simona Morucci (Collettivo Nazionale Docenti), Damiana Pellegrini (APIDGE, Associazione Professionale Insegnanti Scienze Giuridiche ed Economiche), Margherita Stimolo (CNDA, Coordinamento Nazionale Docenti Abilitati)

Modera Diego Palma

Ore 16.30

L’inclusione linguistica e i diritti delle persone. Problemi e strategie

Andrea De Benedetti, Maria Lippiello, Odisseo R. Longobardi Zingarelli

Libreria Rinascita

Ore 17.00

Augusto Di Stanislao, Controvento. Riflessioni sull’adolescenza.

Introduce Donatella Ferretti Modera Laura Ripani (“Corriere Adriatico”)

Ore 18.30

Marco Ferrari, Il cellulare a scuola. Li educhi, li eviti o li ecciti? La fioritura dell’adolescente

Foyer del teatro Ventidio Basso

Ore 21.00

Trifone Gargano, “Io non Enëa, io non Paulo sono”. Ma allora chi sono? Lo smarrimento dell’eroe

Ore 21.30

Giada Trebeschi e Giorgio Rizzo, I miti vulnerabili

8 ottobre

Auditorium Cellini, Polo Sant’Agostino

Introduce e coordina Donatella Ferretti

Ore 15.00

Antonio Carnevale (on line), Tecno-vulnerabili. Per un’etica della sostenibilità tecnologica

Ore 16 .00

Carlo Carboni, “La vita verosimile”. Di chi è il volto che vediamo riflesso sui nostri smartphone e tablet?

Ore 17.00

Marco Moglie, Vita da smartphone” Stiamo uccidendo la nostra intelligenza?

Ore 18.00

Cesare Catà, Attimi fuggenti. Lo scontro tragico tra Keating e òa scuola moderna)

Teatro dei Filarmonici

Ore 21.00

Premio Luca Serianni. Il segno verde.

Introduce Massimo Arcangeli. Con Elena Serianni

Ore 21.30

Vincenzo Zitello e Andrea Yanez Gasparrini, Areamantica. Un viaggio nel mondo alchemico

9 ottobre

Palazzo dei Capitani del Popolo, Sala della Ragione

Ore 16.00

Rossano Ercolini, “Il bivio”. Manifesto per una rivoluzione ecologica

Ore 17.00

Ilaria Brugnotti, “Vincenti. Storie di ginnasti coraggiosi”. Storie di sacrifici, rigore, fatica e lacrime. Con Greta Riccardi e Jiulieta Cantaluppi

Ore 18.00

Premio per giovani “speciali”. Con Salvatore Nocera (FISH; on-line) e Pierangelo Cappai (Diversamente onlus; on-line).

Coordina Flavio Nardini (“Il Resto del Carlino”)

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Anatomia di un racconto: Piglia,o dell’osare nello scrivere.

Ci eravamo lasciati a Gennaio con Keret ( nr 10 ) . L‘ undicesima puntata di Anatomia di un racconto, a cura di Mirko Tondi ( QUI I PRECEDENTI NUMERI Nr 1, Nr 2, Nr 3,  Nr 4, Nr 5;Nr 6 ; Nr 7; Nr 8; Nr 9) ci parla di Ricardo Piglia. Ci sono scrittori- Sistema e scrittori- Paese. Ovvero scrittori capaci di andare oltre sè stessi e costruire oltre sè stessi un nuovo ambito letterario, e scrittori capaci di rappresentare un’epoca o o un luogo. Piglia è davvero un buon esempio di queste categorie se si pensa quello che ha rappresentato per l’Argentina (invitiamo a leggere ‘Respirazione artificiale’) e la qualità notevolissima della sua produzione letteraria. Interessante la sua produzione, interessantissima la sua vita, da essa non scindibile ma anzi ad essa intimamente legata, il suo percorso personale evidenzia la capacità, purtroppo piuttosto rara in scrittori e intellettuali, di apprezzare e far conoscere nel suo paese la letteratura internazionale e di sperimentare con coraggio, sempre e comunque, scommettendo con convinzione sulla scrittura propria e altrui. Si evidenzia anche quella caratteristica visione ‘antologica’ della propria scrittura, che in fondo non faceva distinzione tra racconto breve, romanzo, recensione e saggio perchè mirava soprattutto a mettere in luce la qualità espressiva e la validità dei contenuti, indipendentemente dalla forma letteraria di volta in volta prescelta. Scrittore anche intimamente legato all’Italia (ebbe a dire ‘Ai miei studenti di Princeton, racconta Ricardo Piglia, scherzosamente dico d’ essere uno scrittore italo-argentino. In realtà l’ Italia l’ ha conosciuta per lo più attraverso i racconti dei famigliari, migranti piemontesi, oltre che con le parole dei poeti, come accade ad ogni vero legame: «quando iniziammo a pubblicare – ricorda – io e i miei amici sapevamo a memoria i versi di Ungaretti, Saba e Montale».) Piglia è nato in un luogo letterario, Adrogué, il sobborgo di Buenos Aires in cui Borges scrisse e ambientò alcune delle sue opere. Il racconto integrale si può trovare qui . Grazie Mirko

Anatomia di un racconto – La pazza e il racconto del delitto

Partiamo da una considerazione non indifferente: con questa storia lo scrittore argentino Ricardo Piglia vinse nel 1975 il primo premio in un concorso per racconti polizieschi, nella cui giuria c’era nientemeno che Jorge Luis Borges; il premio, nello specifico, consisteva in un viaggio a Parigi e in un soggiorno per quindici giorni in un albergo di prima fascia. L’incipit, con quei tre aggettivi in serie,  potrebbe ricordarci un altro grande inizio, quello dell’Ulisse di Joyce, che ne contava due ma altrettanti potenti ed evocativi: “Solenne e paffuto” (o “Imponente e grassoccio” a seconda delle traduzioni, vedete voi quali scegliere). In questo caso la descrizione del personaggio di Almada (che, badate bene, avvia la vicenda ma poi nel prosieguo dell’intreccio si defila e viene richiamato solo indirettamente) comincia con “Grasso,

trasandato e malinconico” e continua con un affondo nel suo stato interiore: “Almada si sentiva smarrito, pieno di paura e disprezzo”. Poi sopraggiunge in lui il ricordo di Larry, la donna con cui ha avuto una relazione, e che a più riprese viene descritta senza sconti, così: “la pelle avvizzita, le occhiaie […] altezzosa, ubriaca, indifferente […] il profumo maligno.” L’uso degli aggettivi, già da quello che si intuisce nelle prime righe, è per l’appunto mai banale, anzi studiato, sopraffino. Sentite qua, per esempio: “All’angolo, il locale New Deal era una macchia ocra, corrosa, ancora più pervertita nella bruma delle sei del pomeriggio”. Di nuovo un tris di aggettivi, qui utilizzati a creare un climax ascendente. Almada trova una donna che dorme sdraiata a terra, avvolta negli stracci, e la tocca con un piede. La donna si chiama (la chiamano) Anahí (poco dopo lei si definirà “La peccatrice, la gitana”). Gli chiede dei soldi, e lui cosa le risponde? “Va bene. Se ti inginocchi e mi baci i piedi ti do mille pesos” (si ha già la caratura del personaggio in questa battuta, emerge in un attimo tutta la sua psicologia sorretta dalla depravazione e dal desiderio di prevaricare le donne e tenerle sotto il proprio dominio; già poco prima, pensando a Larry, era stato tentato di “entrare nel cabaret e trascinarla fuori per un braccio e schiaffeggiarla finché non gli avesse obbedito”). Le agita la banconota davanti agli occhi. Lei temporeggia, lui insiste. Poi la donna lo fa. “Lui la squadrò dall’alto, imponente, uno scintillio umido negli occhietti da gatto.” A questo punto le porge i soldi e le dice di comprarsi un profumo. Lui si allontana verso il locale da ballo e lei, “la pazza”, intanto canta la macarena.

Entra ora in scena Antúnez, il protettore che vive con Larry. Quindi un’anticipazione, “i segni della morte nei cassetti aperti”, e un messaggio d’addio sullo specchio scritto col rossetto in maniera tremolante e frettolosa. Secondo e ultimo capitoletto: ecco Emilio Renzi, alter ego di Piglia (non dimentichiamo difatti che il vero nome dello scrittore era all’anagrafe Ricardo Emilio Piglia Renzi). “A Emilio Renzi interessava la linguistica ma si guadagnava da vivere scrivendo recensioni sul giornale El Mundo”, e poi nel descriverlo l’omaggio al suo massimo riferimento artistico, un altro grande autore argentino: “quell’aspetto assorto e un po’ metafisico che lo rendeva simile ai personaggi di Roberto Arlt”. Emilio deve sostituire il collega malato, che si occupa di cronaca nera: c’è da raccontare la notizia dell’omicidio di Larry. L’incarico viene conferito a lui dal “vecchio Luna”, il suo capo, perché quest’ultimo “pensò che costringerlo a immischiarsi in quella storia di prostitute da quattro soldi e papponi gli avrebbe fatto solo bene”. Il corpo della donna viene ritrovato dietro il locale in cui lavorava, è stata uccisa a coltellate. L’unica testimone è la mendicante che Almada aveva incontrato all’inizio. “Quando l’avevano trovata stava cullando il cadavere come se fosse una bambola e ripeteva una storia incomprensibile”. Viene arrestato subito Antúnez e tutto sembra già risolto. Renzi inizia a fare le sue indagini finché avviene l’incontro con la pazza, la quale dà vita a flusso di coscienza delirante quanto risolutivo. L’enigma infatti è nelle parole (riporto il dialogo esponendo la logica con cui il protagonista arriva alla soluzione, non tanto la soluzione stessa: “È la pazza che lo dice: la pazza che da almeno dieci ore ripete sempre le stesse cose senza dire niente. Ma proprio perché ripete le stesse cose la si può comprendere. C’è una serie di regole in linguistica, un codice che si usa per analizzare il linguaggio psicotico”. Attenzione, adesso: la vera sorpresa non è la scoperta della verità da parte di Renzi ma ciò che viene dopo, uno scoppiettante susseguirsi di colpi di scena, comprese le ultimissime righe, che rimandano a un finale circolare. Terminata la lettura, si rimane increduli: davvero questo è un racconto, oppure è un romanzo condensato con abile mestiere in dieci pagine? Appare evidente che contenga molto di più di quello che ci viene narrato, ed è un racconto sporco, scorretto, malato, di quelli che oggi sarebbe difficile scrivere e, ancor di più, farsi pubblicare. Come mi piace ripetere: scrivere significa soprattutto osare. E Piglia qui l’ha fatto in modo eccellente. Borges e soci ci avevano visto sicuramente giusto a conferirgli il primo premio.

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Il senso del perdono

Parlare del senso del perdono oggi.

Ho scritto su questo e nei prossimi giorni ne parleremo. Sono stati due mesi intensi. A breve nuove traduzioni di Equilibrium ( in francese la prima).

Il racconto breve con l’omonimo titolo è stato pubblicato e sarà distribuito in cartaceo Lunedi durante il dibattito

a seguire la splendida musica di Giacomelli

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Libri allo specchio a ‘Il posto delle parole’

Al bellissimo libro uscito è seguito molto interesse.

Ora abbiamo sceneggiato e preparato un corto davvero molto forte su cui a breve torneremo.

Qui una bella intervista per cui ringrazio Livio Partiti de ‘Il posto delle parole

https://www.spreaker.com/user/il-posto-delle-parole/max-bellavista-costanza-canale?fbclid=IwAR2-pRS-PMqfd69917sQ1zuxqZ5TWMnSwUzS_tsoy2Alpha232zjBw8RhHw
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Banane e lampone

Qualche articolo di alleggerimento degli ultimi tempi. Il Banana Index (che però sarebbe da fare) e canzoni banali e stereotipate spacciate per hit

https://www.sound36.com/banana-index/
https://www.sound36.com/supermodel/

Ma, libri a parte, si fanno anche cose serie (lo sono per me anche quelle sopra) ed è stato bello parlare di giovani, politica e civismo con un bel think tank di esperti, argomentando su cosa ‘rleggere’ o ‘riscirvere’ di questi anni.

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Esce ‘Libri allo specchio’

Dopo alcuni mesi di lavoro il libro ‘Libri allo specchio’ vede la luce. Per una volta, non si è solo ‘parlato’ di libri e lettura ma i ragazzi hanno costruito, editato e promosso un vero libro.

Chi l’avrebbe mai detto? Siamo i 24 studenti della classe IV E del Liceo Ginnasio T. Tasso di Roma e manca davvero poco alla pubblicazione del nostro primo libro “Libri allo specchio”, realizzato
nell’ambito del progetto di PCTO Libri allo specchio, promosso e finanziato dalla Regione Lazio.
A partire dal 10 novembre 2021 abbiamo lavorato insieme e a lungo affinché il progetto,
propostoci dalla nostra Professoressa di Lingua e Letteratura Italiana Patrizia Concetti, desse
grandi soddisfazioni a noi ragazzi e ai nostri docenti: il Professore Massimiliano Bellavista, l’editor
Carlo Bolli, la scrittrice Sylvie Freddi e la giornalista Annalisa Nicastro, i quali ci hanno
accompagnati in questo percorso.
Il progetto si è svolto prevalentemente attraverso lezioni pomeridiane a distanza, circa due volte al mese, in cui abbiamo affrontato le più svariate tematiche legate alla lettura e alla scrittura,
focalizzandoci sui racconti brevi, sulla struttura e la composizione di un articolo, sulla scrittura
online – tanto vicina a noi giovani –, ma anche sull’aspetto editoriale che precede la pubblicazione di un testo e su tanto, tanto altro. Tra una lezione e l’altra, poi, siamo stati noi a cimentarci nella produzione di racconti e recensioni originali. Nella settimana di PCTO in presenza, compresa tra gli scorsi 21 e 25 febbraio, le lezioni si sono svolte tra i banchi della nostra aula e, nonostante sia stata per noi una settimana “lavorativa” con incontri dalla mattina fino al pomeriggio inoltrato, concordiamo tutti su quanto sia stato stimolante tornare a lavorare in gruppo guardandoci negliocchi e non attraverso uno schermo.
E adesso, giunti quasi alla fine di questo arricchente percorso, non vediamo l’ora che l’Editore “Il
Seme Bianco” pubblichi il libro che vede protagonisti tutti noi e i racconti individuali o di gruppo
scritti nel corso dell’anno. Alcuni speriamo riescano a strapparvi una risata, altri una lacrima, altri
un’espressione di sgomento… insomma, non vi annoierete!
Il progetto terminerà il 6 giugno alle ore 14:30 con la presentazione del libro presso la nostra
scuola, il Liceo Ginnasio T. Tasso.
Per concludere, ci teniamo a ringraziare tutti coloro che ci hanno guidati nel progetto tra pagine di libri, confronti e scambi tra generazioni, stimolando la nostra creatività e avvicinandoci ancora di più al mondo della scrittura. Vi aspettiamo in libreria!

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Sulla bellezza dei libri sbagliati

Un articolo per gli amici di Ediciclo e in generale, sulla bellezza degli errori. Intanto Il Kung Fu della lingua …https://www.betti.it/product/il-kung-fu-della-lingua-2/

La bellezza
di un libro
“sbagliato”

di Massimiliano Bellavista
Ediciclo sfrutta un refuso
a suo vantaggio, in un libro
che esalta la natura

Nel nostro mondo, ci sono errori dappertutto, e il mondo delle parole e dei libri non può certo fare eccezione: persino nella prima edizione della nostra Costituzione si trovano refusi (ne abbiamo anche parlato qui), come del resto nelle prime versioni a stampa della Bibbia.
Se ci sono errori in questo tipo di testi, sorvegliatissimi, non dovrebbe sorprendere che la cosa capiti anche nel mondo editoriale, anche presso quegli editori medi e piccoli italiani, e sono tanti, che della qualità materiale di ciò che immettono sul mercato fanno il loro vanto alla stressa stregua dell’attenzione ai contenuti letterari. È accaduto anche a Ediciclo, brillante e dinamica realtà editoriale italiana di cui ci siamo recentemente occupati su queste pagine. E siccome la storia è peculiare quanto il libro di cui trattiamo, peculiare ed inscindibile da esso a cominciare dalla veste editoriale, vale la pena parlarne di pari passo.

Una sorpresa (s)gradita
Dopo due fortunati testi quali Del camminare e altre distrazioni. Antologia per viandanti e sognatori del 2017 e Dell’andare in bicicletta e altre divagazioni. Antologia per ciclisti e sognatori del 2020, non è un caso che proprio il 2020, quell’annaccio, eserciti ancora per una volta il suo malevolo influsso anche sul programmato terzo libro della serie, che così bene la completa. Dell’andare in montagna e altre amabili ascensioni. Antologia per escursionisti e sognatori (Ediciclo, pp. 176, € 22,00), curata da Francesca Cosi e Alessandra Repossi, con la Prefazione di Linda Cottino e con le illustrazioni di Giulia Neri, questo bel libro che suggeriamo a tutti, è stato appunto l’involontaria e innocente vittima di un errore. Scrive l’editore, in una pagina apposita del sito: «In casa editrice ci stavamo già pregustando l’uscita della nostra piccola strenna natalizia, quando… aprendo la primissima copia arrivata in redazione “fresca di stampa”, iniziamo a sfogliarla – e l’annusiamo, dobbiamo ammetterlo, ci ficchiamo proprio il naso dentro le pagine, ogni volta che arriva un libro nuovo, come fosse la prima volta – poi apriamo le prime pagine per verificare se tutto torna, se i colori sono giusti, se al tatto è piacevole, finché l’occhio cade sulla parte finale della prefazione. Ci accorgiamo subito che qualcosa non quadra: come mai tutti questi termini legati alla bicicletta? Ma non era un libro sull’andare in montagna? Che strano… Allora giriamo pagina ancora, torniamo indietro e notiamo altri termini legati alla bicicletta come “velocipede”, “ciclisti”, “manubrio”, “due ruote” e poi l’amara scoperta: increduli e un pochino spaesati ci accorgiamo che l’inizio dell’ultimo paragrafo a pagina 9 inizia con una bella lettera minuscola, così: “nobiltà del cavallo alato”. NOOOOOO!».
Insomma, per farla breve accade che in calce alla Prefazione della giornalista Linda Cottino sia rimasto, come un virus insidioso e nascosto allo sguardo anche più attento, un brano della Prefazione della precedente antologia, quella dedicata alla bicicletta e a firma di Marco Pastonesi. Ed ecco che l’editore immagina una via di uscita da questa situazione bella, creativa ed efficace quanto il contenuto del libro.

Un piccolo errore dentro un ottimo libro
Spesso, spessissimo nelle recensioni non ci si cura per niente del fatto che prima di tutto il libro ha una sua materialità. Ben lo si comincia a capire oggigiorno, in un periodo di rarefazione di lettori e lettrici, e ce ne siamo occupati anche di recente dedicando un articolo a Testo, fiera libraria fiorentina dedicata al libro e in special modo al prodotto librario/editoriale: il libro è prima di tutto un prodotto, un prodotto complesso e articolato. E allora un bel volume comincia anche da questo: in primis un’attraente veste grafica, e il libro di cui parliamo ce l’ha, poi una bella copertina e delle incisive illustrazioni, e qui non mancano proprio e… un errore che subito lo trasforma in un oggetto da collezione. Quale migliore esempio dell’importanza della materialità di un libro? «Dopo tanto discutere in redazione – lo ristampiamo? lo mandiamo al macero? lo teniamo così? beh dopotutto al libro non manca nulla, semmai ha qualcosa in più – abbiamo deciso che non sarebbe stato giusto nei confronti del pianeta sprecare 850 kg di carta dato che tanta ne era servita per questa prima edizione. Così, dopo aver consultato alcuni addetti ai lavori e aver ascoltato le loro preziose opinioni, abbiamo deciso che il volume sarebbe stato comunque distribuito così com’è, unico nel suo essere imperfetto». E secondo noi gli autori e l’editore hanno avuto perfettamente ragione a dire questo. Del fatto se ne sono occupati in tanti, conosciamo qualcuno che il libro lo ha ordinato per conservarlo nella sua confezione, dove è riportato per mezzo di un adesivo rimovibile questo episodio e il suo messaggio potente di unicità, come se si trattasse di un Gronchi rosa, di un oggetto da collezione. Insomma, in una parola, evviva il libro che sopravvive agli errori, anzi li trasforma in valore!
D’altronde cos’altro come l’errore può contribuire meglio della versione corretta a rendere memorabile un passo, una storia o un concetto: se l’errore materiale può rendere un libro rarissimo, l’errore editoriale può essere addirittura fonte di ispirazione. Si potrebbe dire che l’errore gioca in letteratura il ruolo che la mutazione genetica gioca nel Dna e che in fondo la selezione naturale la opera il lettore, stabilendo ciò che da errore diviene genialità e normalità e ciò che invece si perde nell’oblio.
La storia è piena di questi episodi curiosi, che vi invitiamo senza meno ad approfondire: a cominciare dall’illustre Robinson Crusoe (dove di errori ce ne sono molti e assai famosi ma questo non altera la bellezza dell’opera) l’errore è parte insopprimibile e quasi necessaria di molti celebri volumi e del loro fascino, tanto che si potrebbe scrivere una storia dell’errore letterario (non sarebbe tempo sprecato).

Una bella antologia
Il volume dal punto di vista dei contenuti ha vari meriti: cominciamo senza dubbio dai tre racconti inediti, pubblicati per la prima volta in Italia di George Sand, Mark Twain e Mary E. Wilkins Freeman. Potremmo anche citare il merito indubbio di aver saputo rivitalizzare e nobilitare in modo originale il concetto di antologia.
Inoltre il libro rappresenta l’ennesima dimostrazione del fascino della letteratura che parla di viaggi e di contemplazione della natura. È la montagna, in tutte le sue declinazioni materiali o immaginarie, la vera protagonista di questo volume che permette al lettore di arrampicarsi sulle vette più alte in cordata con i più grandi autori della narrativa internazionale da Emilio Salgari a Alexandre Dumas, da Jack London a Victor Hugo. Ogni ascensione letteraria è caratterizzata da uno stile, una testimonianza, un personaggio che graffia sensibilità e sentimenti del lettore, giocando su tutte le corde, anche quelle dell’ironia.
Insomma un testo da raccomandare per chi vuole essere in sintonia con la natura in tutti i sensi, anche in quello non trascurabile e spiritualmente appagante di aver contribuito a salvaguardare l’ambiente evitando che un errore “uccidesse” un libro trasformandolo in una triste quasi tonnellata di rifiuti da smaltire.

Massimiliano Bellavista

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVI, n. 175, aprile 2022)

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Esce Il Kung Fu della lingua

Dopo un annetto buono di lavoro ecco un qualcosa, credo, di veramente nuovo sul mercato. I n ogni caso risponde, speriamo, alle richieste che ci arrivavano dal campo, cioè dagli utenti dei corsi che facciamo in giro per l’Italia.

Tra l’altro ringrazio l’Editore anche perchè si tratta di un libro, cosiddetto, ‘esteso‘, ovvero pubblicato con logiche moderne al di là degli stessi contenuti, ad esempio con componenti mutimediali accessibili tramite i vari QR Code, una landing page sul sito dell’editore stesso e contenuti aggiuntivi aggiornati mensilmente. Ma si tratta, se si vuole, anche di un vero corso di scrittura ed eloquenza, con la possibilità di vedersi pubblicati gli scritti migliori.

Insomma crediamo un ottimo rapporto costi/benefici per cui se potete, compratelo! O meglio pazientate ancora qualche giorno perchè è in fase di ditribuzione cartacea e digitale proprio adesso.

http://www.toscanalibri.it/it/shop/il-kung-fu-della-lingua_7756.html

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Equilibrium in giro per le presentazioni: il mondo della letteratura bilingue e la sua grande utilità.

Fase italiana del giro di presentazioni (essendo il libro bilingue) di EQUILIBRIUM (https://massimilianobellavista.wordpress.com/2022/02/17/equilibrium-iniziano-le-presentazioni-nelle-scuole-e-non-per-chi-fosse-interessato/)

Alcuni appuntamenti, eccetto quelli nelle scuole che non sono pubblici, a Como e Bergamo tanto per cominciare. Se interessati ad appuntamenti, chiamate o scrivete a bellmaxi@tin.it o all’Editore

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La guerra in città, la guerra nelle parole: Żadan,Nikitin,Gogol’.

Il 29 p.v. toccheremo aspetti di cui si parla poco. Ma che rappresentano anch’essi uno dei risvolti di questa tremenda situazione. C’è una guerra che si gioca e si dipana anche tra parole e pagine lettterarie. Ci sono scrittori in pericolo, scrittori contesi tra culture, scrittori lacerati nella loro anima e nel loro vissuto quotidiano. Grazie a chi ha voluto organizzare. Se volete, partecipate.

Ucraina: la guerra nelle città e le parole della pace. Incontro con Massimiliano Bellavista e Mirko Tondi

Siena il 25/03/2022 – Redazione

Scriveva Dostoevskij in Memorie del sottosuolo: “Dunque l’uomo ama costruire e tracciare strade, è pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?”. La domanda si ripropone drammaticamente oggi, ad un mese dall’inizio della guerra in Ucraina i cui esiti segneranno comunque nuovi assetti geopolitici. Toscanalibri ritiene opportuno riflettere su questo frangente della storia e lo farà nel modo che più le è proprio, attraverso la letteratura. Per come la parola scritta testimoni sempre – talvolta anticipandoli – i mutamenti storici. Ne riveli contraddizioni, verità, menzogne, idee, sentimenti, aspirazioni. Per come la parola possa giungere a pacificare, a salvare. Perciò martedì 29 marzo alle 18,30 è stato organizzato un incontro in diretta streaming, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Toscanalibri, sul tema “Ucraina: la guerra nelle città e le parole della pace”. Nell’occasione Massimiliano Bellavista e Mirko Tondi, moderati da Luigi Oliveto, metteranno a confronto le esperienze letterarie di scrittori contemporanei ucraini, russi e italiani.

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Alcuni eventi. In attesa di alcuni libri che usciranno presto..

E mentre si prepara qualche novità di rilievo sul fronte narrativa e e su quello della saggistica devo ringraziare gli organizzatori degli eventi (qui sotto alcuni) che mi stanno coinvolgendo sui temi della narrativa breve ( Punto Triplo e dintorni) e su quello della poesia ( La poesia è morta e altri versi). Sono, saranno veramente tante le occasioni di incontro e questo non può fare che piacere. Queste due nei prossimi giorni.

16 mar­zo, alle ore 18.30 – In­ter­vi­sta al­l’au­to­re: ospi­te lo scrit­to­re e gior­na­li­sta fio­ren­ti­no Mir­ko Ton­di, che pre­sen­te­rà il suo ro­man­zo “Era l’11 set­tem­bre” (NPS Edi­zio­ni), un’o­ri­gi­na­le e in­ti­mi­sti­ca ri­vi­si­ta­zio­ne del gior­no che scon­vol­se il mon­do. Con­du­co­no Ales­sio Del Deb­bio, pre­si­den­te di “Nati per scri­ve­re”, Lu­cia­na Vo­lan­te, vi­ce­pre­si­den­tes­sa, e Mas­si­mi­lia­no Bel­la­vi­sta, scrit­to­re.  (https://www.giornalelora.it/torna-la-rassegna-letteraria-culturalmentre-il-programma-di-marzo-della-web-tv-di-nati-per-scrivere/)

Parole, passi, sogni. Lettori in viaggio – l’iniziativa organizzata in collaborazione con gli amici de I libri di Mompracem torna dall’8 al 10 aprile in provincia di Modena, ospite questa volta del comune di Marano sul Panaro, per un altro festival che, in semplicità e in amicizia, intende provare a condividere parole, idee, progetti. 

Uguali sono anche molte delle passioni e degli interessi che animeranno questa due giorni: l’Appennino e i cammini che l’attraversano, il valore sociale dellalettura e degli spazi collettivi che promuovono cultura, la voglia di fare rete. Inviteremo tanti amici scrittori, artisti, viaggiatori, e insieme a loro circoli e gruppi di lettura, editori, librai. 

Ma a Marano intendiamo arricchire in due modi il nostro programma: con almeno due incontri nelle scuole dedicati al viaggio e alla narrazione dei luoghi; e con almeno un’iniziativa – ispirata dai pezzi di Muro di Berlino conservati accanto all’Auditorium – dedicati ai muri, ai confini, ai ponti. Questo anche come lancio del festival dei confini organizzato da Bottega Errante, editore friulano e nostro partner insieme all’editore toscano Betti, che a giugno organizzerà il primo festival dei confini.

Il programma provvisorio

In evidenza

Fare Testo

Per fare un libro
ci vuole il Testo
A Firenze un nuovo tipo
di evento dedicato all’editoria
di Massimiliano Bellavista
Un Testo val bene una fila. È questo che devono essersi dette le molte persone che si sono viste incolonnarsi, sferzate dal maltempo di queste giornate siberiane, per partecipare a Testo [Come si diventa un libro].
È questo il titolo dell’evento che, dal 25 al 27 febbraio, la Stazione Leopolda di Firenze ha ospitato con notevole successo di pubblico. Il salone del libro che espressamente si dichiara dedicato a chi è innamorato dei libri: ovvero autori, editori e lettori. È stato organizzato da Stazione Leopolda e Pitti Immagine, ideato da Todo Modo, con il patrocinio e la collaborazione di Comune di Firenze e Regione Toscana.
Il mondo editoriale, reduce dall’effetto combinato di una crisi lunga e articolata e della morsa macroeconomica di eventi globali come la pandemia, è certamente in difficoltà. Non possono fare eccezione tutti quegli eventi, saloni inclusi, che si propongono di diffondere il verbo della cultura e del libro nella nostra società. Impresa difficile, per cui si è provato di tutto, dalla spettacolarizzazione (a volte eccessiva) degli eventi all’iniezione di tecnologia con i festival online. Il problema dei problemi è sempre lo stesso: dare voce alla miriade di prodotti e case editrici, selezionando qualità e prodotti editoriali di spessore con cui avvicinare il convitato di pietra: il lettore. O meglio, il non lettore, visto che, numeri alla mano, in Italia converrebbe proprio rivolgersi a questa categoria, ovvero coloro che sono fuori di quella sparuta minoranza di persone che leggono meno di un libro all’anno e così facendo, riempiranno il primo scaffale della loro libreria per l’età della pensione.

Una mano tesa al lettore e al non lettore (ma curioso)
L’ambiente gioca la sua parte e certamente ciò che colpisce è un’ambientazione insolita per un evento di questo tipo che ammicca a impressioni non solo culturali ma prima di tutto sensoriali. La porta è una copertina, che si varca per immergersi tra le navate della Leopolda tra sentori di carta e inchiostro. L’impegno sul concept, a cominciare dalla grafica e dai loghi, c’è e si vede.
Il libro è un prodotto, e come il marketing insegna, ha un suo ciclo di vita. Questo non banalizza la cultura e non toglie valore quasi eterno a un classico o a una cinquecentina, così come a un’edizione di pregio. Dice solo che dietro al libro ci sono aziende, di servizi e di produzione, che devono crescere, investire, difendere i posti di lavoro, generare profitto. E allora perché non rendere tutto ciò palese? Negli eleganti spazi di Testo viene riprodotto il ciclo di vita di un libro attraverso un percorso in sette stazioni.
Manoscritto, Risvolto, Traduzione, Segno, Racconto, Libreria e Lettore. Questa in sintesi l’intuizione dell’evento. Ognuna delle stazioni vanta capistazione di lusso, addetti ai lavori di grande esperienza, in grado di coinvolgere chi partecipa agli eventi, tutti gratuiti. Idealmente sette sono le stazioni che rappresentano la vita di un prodotto editoriale, una fase della vita del libro. E perché queste non siano le stazioni di una Via Crucis, devono giustamente essere conosciute da tutti. In primis il lettore, ma anche tanti sedicenti scrittori, per i quali il percorso elide a piè pari gli sforzi editoriali, le lacrime e sangue dell’editing, a va dal Manoscritto, di per sé perfetto e intoccabile, alle mani voraci di folle giubilanti e festanti di lettori. Ed è spesso con questo genere di “clienti” che agenti, editori, editor e comunicatori si trovano ad avere a che fare.
Si è dato spazio, giustamente, anche alle immagini e alla grafica, che non sono affatto in competizione con il testo ma sono anzi agenti e catalizzatori della sua efficacia e diffusione. Si inserisce in questo contesto l’evento “Scrivere con le immagini” presso l’Arena Olivetti che ha visto l’intervento di Oliviero Toscani.
Del resto se si vuole stimolare la curiosità dei “non lettori”, cioè dei non consumatori del prodotto librario, è giusto partire dal materiale per arrivare all’immaginario. Il libro, è stato detto, è oggetto tridimensionale e non dovrà scandalizzare se, esattamente come accade a certi bibliofili, potrebbe essere considerato e attrattivo per aspetti esteriori, legati per esempio alla sua materialità, alla qualità della sua veste editoriale e grafica.
Si è trattato quindi di un’iniziativa piuttosto ardita e originale nel suo genere che ha aggiunto al suo ambizioso programma di svelare al lettore il dietro le quinte di ciò che compra e legge un’attenta selezione di titoli e novità letterarie nazionali e internazionali, da Eshkol Nevo, Jan Brokken e Guadalupe Nettel, senza dimenticare i numerosi autori italiani: Fabio Bacà, Stefano Bartezzaghi, Massimo Carlotto, Daniele Mencarelli, Paolo Nori, Marco Peano, Veronica Raimo, Vanni Santoni, Nadia Terranova, Chiara Valerio.
A tutto questo si aggiunge una bella e nutrita esposizione di testi e libri di punta d di oltre sessanta case editrici, da Bompiani alle piccole realtà specializzate, come Le Lettere, Forma edizioni, Ediciclo editore, 66thand2nd e molte altre.

I laboratori per entrare tra gli addetti ai lavori
Ciò che colpisce è anche altro, ovvero il voler avvicinare il lettore o potenziale tale solleticando anche la sua aspirazione ad essere a sua volta un produttore di testi. Di qualità si intende. In questa direzione vanno i laboratori che hanno popolato l’iniziativa, cercando per esempio di gettare nuova luce e rendere meno scontato il concetto di scrittura creativa (i partecipanti, armati di carta, penna e pc hanno cercato di scrivere e descrivere, smontando, segmentando, revisionando le proprie storie, cancellando le parti noiose, arricchendo con la fantasia quelle avvincenti, e poi rimontandole), oppure quello di redazione. In questo senso, il relativo laboratorio si è concentrato su idee e possibilità legate alle nuove forme dell’editoria contemporanea e i partecipanti hanno potuto affrontare le diverse fasi del processo, dall’editing all’impaginazione dei contenuti.
Non sono mancati naturalmente anche gli eventi più tradizionali, dalle presentazioni librarie agli incontri con gli autori, ma il tutto senza dubbio è stato organizzato in una cornice che aveva ambizioni ben diverse e ben più ampie. Giusto in questo senso anche lo sguardo al passato recente, con momenti dedicati ad autori scomparsi recentemente, come Celati e Del Giudice, uno dei migliori scrittori del secondo Novecento, che è stato giustamente definito “l’uomo sottile”.
Ci auguriamo che tentativi come Testo continuino ad animare il panorama culturale italiano.

Massimiliano Bellavista

(direfarescrivere, anno XVIII, n. 194, marzo 2022)
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Fuoco

Un tempo tutti gli uomini guardavano le stelle. Così era scritto.

In un tempo ancora più antico, poiché il tempo non ha fine, le stelle splendevano ma gli uomini non potevano vederle. Tuttavia, avvertivano la presenza della luce e soffrivano di non poterle osservare. Così Dio dette loro gli occhi per vederle. Diò stabilì che le stelle avessero il cielo e gli uomini la terra, e che nessuno dei due poteva avvicinarsi all’altro varcando la curva dell’orizzonte.

Un giorno una stella che voleva splendere più delle altre cadde sulla terra e generò un fuoco.

Mentre tutti i suoi simili fuggivano, un uomo si avvicinò con curiosità e afferrò un ramo ardente. Si accorse presto che il fuoco respirava e si nutriva come gli uomini. Lo portò dove viveva e da allora il fuoco non si spense. L’uomo lo vegliò e istruì alcuni suoi simili perché lo nutrissero, e lo sorvegliassero di notte. Ben presto essi lo fecero entrare nelle loro case, lo portarono nei loro bivacchi. Coloro che lo vegliavano furono sempre più numerosi e i custodi del fuoco poco a poco non guardarono più le stelle, ma il fuoco stesso. I loro occhi erano aperti solo per il fuoco.  E anche il fuoco li scaldò, li vegliò e imparò poco alla volta a conoscere le loro voci, a riconoscere i loro pensieri, a lusingarli con la sua forza.

Tuttavia, c’erano uomini che non erano interessati al fuoco. Costoro guardavano ancora le stelle. Tra gli uomini che guardavano le stelle e quelli che guardavano il fuoco c’era un grande odio, perché non si riconoscevano più come uguali, anche se mangiavano della stessa terra e bevevano delle stesse sorgenti. Poiché parevano interessati solo a ciò che accadeva in cielo, gli uomini del fuoco li consideravano inferiori e li chiamavano schiavi delle stelle. Ma non si fermarono alle parole.

Così un giorno gli uomini del fuoco attaccarono e uccisero tutti gli uomini delle stelle, eccetto uno, noto per la sua grande saggezza, che fu conservato in vita, sulla cima di una montagna.

Poi venne presto un’altra guerra, poiché gli uomini del fuoco, non avendo più nemici si divisero in tribù e si attaccavano tra di loro, ogni volta con un diverso pretesto. Di volta in volta, le varie tribù sostenevano di essere i primi ad averlo custodito, o addirittura di averlo inventato, o di saperlo usare meglio degli altri, ciò che forniva loro il diritto di decidere chi potesse usarlo e chi ne fosse escluso.  Venne la guerra eppure sapevano che, essendo ormai tutti armati del fuoco, nessuno di loro sarebbe sopravvissuto e la foresta, e la pianura, e le montagne tutte sarebbero state distrutte senza rimedio. Molti morirono e vi fu grande dolore, e i sopravvissuti si rivolsero al saggio, all’ultimo uomo delle stelle, chiedendogli se conoscesse un modo per far cessare la guerra, se per far questo sarebbe bastato spegnere tutti i loro fuochi e tornare a guardare le stelle.

Ma il vecchio disse loro che era troppo tardi. Per troppo tempo, avete marciato col fuoco e vene siete fidati. Adesso il fuoco è ovunque, il suo fumo certe notti mi impedisce persino di intravedere le stelle. Anche se ora lo spegneste, il fuoco è nei vostri cuori, lo vedo nei vostri occhi.

Risposero che il fuoco era utile, che il fuoco era necessario, che in ogni caso non se ne poteva più fare a meno. E gli fecero osservare che anche lui, davanti alla sua casa, ne aveva appena acceso uno, grandissimo.

Il vecchio confermò che era vero. Avete ragione. Come ogni guerra, che è necessaria solo a sé stessa, il fuoco è necessario. Il fuoco è vostro figlio. Si alzò e poco prima di gettarvisi dentro disse loro infatti vi sopravvivrà.

Xavier Ilya Calosimos

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Equilibrium: iniziano le presentazioni (nelle scuole e non). Per chi fosse interessato…

Iniziamo le presentazioni

Per chi fosse interessato bellmaxi@tin.it

Qui due estratti audio del libro, per cui ringrazio gli attori e in particolar modo Gaia Bastreghi; sotto le le indicazioni per l’acquisto (anche Amazon e The Great British Bookshop).

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OPPURE..

https://it.viceversapublishing.co.uk/product-page/equilibrium-l-equilibrio-massimiliano-bellavista

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The dark side (of the mind)?

http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2502&idedizione=188
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Il lato oscuro
del cervello

di Massimiliano Bellavista
Una storia quasi
distopica ma reale
per Adelphi edizioni

Si parla spesso di accoglienza. Di accettazione. Di cambiamento. Facendo forza sui nostri istinti e spesso sul nostro egoismo, a volte riusciamo abbastanza felicemente ad aprirci al nuovo e al diverso. Ma cosa succede se si sposta il punto di vista al nostro interno? Fabio Bacà nel suo romanzo Nova (Adelphi edizioni, pp. 279, € 19,00) cerca di dircelo con un elegante miscuglio di tinte gotiche e di ironia. Ciò che emerge è in sostanza che il nostro cervello è un po’ come la luna, finisce che ne vediamo e ne apprezziamo sempre il lato illuminato, scordandoci del resto. Ma il resto c’è, eccome, e ben se ne accorge Davide, mite, stimato neurochirurgo e padre di famiglia, quando si imbatte in Diego, che sarà il suo nuovo, misterioso, maestro di vita.
«Dio ha creato il mondo con la violenza. L’universo si è espanso nel nulla in virtù della pura violenza. Le nostre anime sono state salvate da un atto di violenza». Diego sembra all’inizio un personaggio appena sbozzato, dal comportamento prevedibile e scontato, quasi un giustiziere. Ma poi le cose si vanno complicando perché è Davide stesso a rendersi conto che è il suo mondo borghese a essere prevedibile e scontato, un paese dei campanelli che ha espulso la violenza dai suoi orizzonti. Ma nel mondo reale esistono i pazzi, i maniaci, i capi sadici e i vicini aggressivi e il nostro lato oscuro ci rende simili a pentole a pressione pronte a esplodere all’improvviso: la nostra violenza nei loro confronti non è affatto morta, è lì, viva e vitale e l’alternativa è solo tra l’ignorarla o l’acquisirne consapevolezza e controllo. Nessuna delle due strade è priva di rischi: cosa fare se in un locale molestano tua moglie? Davide rimane paralizzato e poi traumatizzato dal peso della sua vigliaccheria, Diego invece sfodera un coltello e inchioda al muro l’aggressore con assoluta naturalezza.

Un tema non nuovo ma ben giocato e narrato
La questione non è affatto nuova. In fin dei conti il protagonista Davide condivide l’illusione di Prospero ne La tempesta shakespeariana, ovvero la convinzione di aver dominato la natura e aver posto ogni cosa sotto il suo controllo; ma per ogni Prospero, Stevenson ci insegna che c’è un Jekyll, e occorre venirci a patti per non fare la fine di Atlantide, come ce la racconta Platone nei suoi dialoghi.
Il patto luciferino che Diego propone al protagonista parte da alcune tesi, quasi un manifesto, con cui Diego non manca di indottrinare Davide. «La società moderna reprime gli istinti che non comprende o che non le fanno comodo. Inibisce l’aggressività individuale perché ritiene che confligga con l’idea di civiltà. Gesù è vissuto duemila anni fa: la sua morte violenta ha redento i nostri peccati. Abbiamo decantato la parabola del martirio di tutti i suoi contenuti edificanti, dimenticando che è stata la cruda violenza a restituirci il significato di quel sacrificio».
Diego è senza dubbio crudamente affascinante, e l’attrazione di Davide per il suo maestro a tratti non sembra solo razionale e istintuale, ma anche sensuale. In questo contesto l’autore è bravo a descrivere il magnetismo crescente tra questi due individui con formule e tecniche narrative affatto scontate. Proprio questa dinamica finisce per conferire spessore e verosimiglianza ai due personaggi nonché qualità a tutto il romanzo, facendo da contraltare a certi passi che a tratti tendono invece a essere troppo astratti e didascalici.
Oltre allo stile, è poi il gioco di rimandi e citazioni disseminate nel testo a divertire.

Pensare alla morte
Che fa Davide quando si sveglia? « A cosa pensa un uomo appena si sveglia? Cosa gli recapita la connivenza di inconscio e realtà? […] Probabilmente riflette su di sé, o sulla donna che gli dorme accanto. Forse pensa ai figli. […] Davide no. Davide pensa alla morte». Il pensiero di morte per Davide gioca due ruoli, uno evidente, l’altro non detto. Davide pensa alla morte come a uno spegnimento di problemi, o piuttosto a una loro sterilizzazione indolore. I pensieri legati ai problemi sul lavoro, a quelli familiari con sua moglie Barbara, salutista vegana e logopedista, e col figlio Tommaso, adolescente solitario, alle prese con i primi amorazzi giovanili; quelli sono il livello superficiale. Ma letterariamente la morte è spesso messaggera di cambiamento radicale nell’esistenza del protagonista.
Un altro che pensava alla morte era Pereira. Così inizia il romanzo di Tabucchi, analogamente a quello di Bacà. Pereira, il direttore della pagina culturale del Lisboa, un modesto giornale locale del pomeriggio, all’inizio del romanzo si trova in redazione a riflettere sulla morte. Il che non è assolutamente una novità per lui. La morte per Pereira è un pensiero ricorrente, anzi, un interrogativo a cui bisogna trovare risposta, magari interagendo con qualcuno che ama la vita. E come Pereira muterà radicalmente la sua esistenza grazie all’ incontro con Monteiro Rossi, così Davide cambierà abbracciando il lato oscuro e istintuale della vita proposto da Diego.
«Dominare la violenza o esserne dominati. Toglietemi di dosso l’epitelio della civiltà fino a esporre il sembiante scorticato del mio vero io. Non sono più solo un medico seduto al capezzale di un ragazzo. Sono il figlio prediletto della foresta e del fiume». Ma il cambiamento non ha mai fine e il finale in fondo è un finale ambiguo e aperto. Buona lettura.

Massimiliano Bellavista

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVI, n. 173, febbraio 2022)

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Anatomia di un racconto fa…10

A Settembre avevamo parlato di Stig Dagerman , per il numero 9. La decima puntata di Anatomia di un racconto, a cura di Mirko Tondi ( QUI I PRECEDENTI NUMERI Nr 1, Nr 2, Nr 3,  Nr 4, Nr 5;Nr 6 ; Nr 7; Nr 8; Nr 9) ci parla di uno scrittore assai interessante, dotato di un’ironia del tutto particolare e anche di una capacità unica di destreggiarsi tra reale, fantastico e autofinzione.Etgar Keret (1967) è uno scrittore israeliano di notevole successo, tradotto in decine di Paesi, e in Italia. Autore di racconti brevi e sceneggiature, il suo stile è inconfondibile.

Le pagine che Mirko gli ha dedicato sono molto interessanti . Il racconto a cui fa riferimento si trova qui sotto. Sfido chiunque, anche non scrittore, che abbia dovuto comunque confrontarsi con il mondo della scrittura a dire di non aver guardato almeno una volta, con un misto di rabbia e impotenza, alla mitica città delle idee perdute. Su una cosa però non sono del tutto daccordo con Keret. Suggerisco comunque di andare sempre in giro con un piccolo taccuino (a proposito, l’etimologia di questa parola è molto interessante) e una matita al seguito. Molto meglio del telefono, anche perchè non sempre l’idea fuggente si manifesta in forma di parole…

Anatomia di un racconto – La città delle idee perdute

Etgar Keret ormai ci ha abituati alle sue storie lampo, alla base delle quali risiedono idee semplici e geniali allo stesso tempo. Il tutto funziona perfettamente in un meccanismo preciso, nell’arco di poche pagine, anche soltanto due o tre, e spesso ne rimane un senso profondo, che – come già detto in una precedente occasione citando le parole di Cortazar – “va molto oltre il piccolo e talvolta miserabile aneddoto che racconta”. Negli anni lo abbiamo imparato a conoscere con raccolte come All’improvviso bussano alla porta, Sette anni di felicità e Le tettine della diciottenne. Ma qualche volta un suo racconto ci viene concesso durante la lettura di riviste e inserti culturali, come quello di cui parliamo oggi, La città delle idee perdute, pubblicato su La Lettura nel numero di domenica 12 dicembre 2021 (nel 2019 invece venne anticipata un’altra sua brillante short story, La penultima volta che mi spararono da un cannone, tratto da Un intoppo ai limiti della galassia). Tre colonnine in fondo alla pagina per un piccolo gioiello, una vicenda come tante in realtà, uno scrittore che dimentica l’idea per una storia, eppure così significativa, persino universale.

La dedica iniziale recita così, ed è già un indizio: “In memoria di tutte le grandi idee che non sono mai diventate storie”. Si comincia da un evento letterario al quale Keret è stato invitato (come in molti suoi racconti, realistici o fantastici che siano, c’è lui stesso al centro della scena). Siamo a Milano, nel cuore della città. Nelle prime righe pare di stare in uno di quei sogni dove siamo in mezzo alla folla e domina il senso di inadeguatezza, infatti il nostro protagonista ci comunica che “delle duecento persone presenti sembravo l’unico a indossare una maglietta non stirata e dei pantaloni sgualciti”. Un attimo dopo, mentre sta per salire sul palco, Keret inciampa in maniera goffa producendo un rumore che richiama l’intera sala. Si rialza alla svelta e si avvicina alla sua poltrona, ma l’episodio difatti gli ha procurato un certo imbarazzo. Proprio in questo momento però gli balza in testa “una meravigliosa idea per un racconto”, come un’epifania nascosta tra le pieghe del mondo. Fosse stato in un’altra situazione, non ci sarebbe voluto molto a tirar fuori il telefono e ad annotare lo spunto. Ma in quel caso l’autore non azzarda, è convinto che già l’episodio della caduta lo abbia presentato in un modo non proprio impeccabile. L’idea la trascriverà una volta terminato l’incontro, è questo ciò che pensa. Dopo un’ora e un quarto di intervista, però, quella traccia folgorante è svanita.

Che un’idea si perda nel nulla può essere accaduto a tutti. Quando accade agli scrittori, è un po’ come una creatura non nata; forse non sarebbe cresciuta lo stesso, rimanendo per sempre a un livello embrionale nella mente del suo possibile autore, ma almeno ci sarebbe stata, lì, a disposizione, per essere eventualmente sviluppata. In questo caso invece no, è andata, finita nel deposito gigantesco delle idee smarrite. Chissà che qualcuno, magari il suo legittimo proprietario, non la reclami in futuro.

Ed ecco il periodo chiave del racconto: “Se c’è una cosa che tutte queste idee perdute hanno in comune, è che erano le migliori che avessi mai avuto. O almeno è così che le ricordo. Per quanto possa sembrare strano, non ho mai dimenticato un’idea mediocre o scadente: quelle si fissano per sempre in fondo alla mia mente. Sono solo quelle veramente buone che svaniscono nell’oblio.” Da qui – come spesso accade nelle sue storie, in conseguenza di un fatto banale, quasi insignificante –  partono riflessioni esistenziali di Keret, sul suo paese, sulla morte, sul dolore. E una frase che racchiude la verità del racconto: “Le piangiamo perché, a differenza delle idee che sviluppiamo e nutriamo per anni, quelle che dimentichiamo sono prive di difetti e carenze, offrono il potenziale della perfezione.” L’ultimo pezzetto, catartico e ineccepibile, lo lascio alla vostra lettura, casomai vi capiti di recuperare questo racconto da qualche parte. Ma quello che abbiamo detto finora basta e avanza – se così vogliamo fare un accostamento più generale alle nostre vite – per ragionare su ciò che abbiamo perso e su ciò che, invece, abbiamo conservato. Per scoprire che poi, può darsi, la perdita non sia che un’opportunità come un’altra insita nella natura umana. Ci troviamo a rimuginare su qualcosa che non c’è più, sguazzando addirittura nell’ossessione di recuperarla; intanto il bolide della vita ci scorre accanto veloce, e lo guardiamo come dal finestrino di un passeggero in autostrada. Forse quella città delle idee perdute, laggiù nella vallata, possiamo osservarla da lontano, resistere al fascino delle sue luci abbacinanti, e a un certo punto voltare le spalle per tornarsene a casa.

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Esce Equilibrium

Equilibrium esce nei prossimi giorni .

Una cosa di cui sono davvero molto felice e orgoglioso.

Ringrazio i molti che hanno creduto e collaborato a questa bella avventura (cui seguiranno altre traduzioni) che permette di leggere in inglese una storia cui tengo molto.Valentina Rossini e Gabriel Rowland in primis, e gli illustratori di questo bel volume.

Il libro non è solo bello, è anche un esperimento.

I libri bilingue sono in circolazione da tempo, ma sembra che la loro utilità nei luoghi dove avviene l’apprendimento di una lingua straniera sia ancora in qualche modo sottovalutata.

È anche vero che ci sono diversi libri bilingue, per bambini e adulti,  che sono stati prodotti senza tener conto di alcuni dettagli importanti, che se applicati, renderebbero questi tipi di pubblicazioni più attraenti e fondamentalmente utili al loro scopo.

Perché lo scopo fondamentale di una storia in versione bilingue, se prodotta con cura e attenzione, è quello di portare il lettore a confrontarsi con la lingua straniera che sta apprendendo evitando lo sforzo mentale che solitamente si crea quando ci si confronta con il solo testo straniero.

La natura “a specchio” del libro bilingue aumenta, anziché diminuire, l’oppotunità di “assorbire” in contesto e in complesso, termini ed espressioni che potrebbero semplicemente sfuggire leggendo solo il testo in lingua straniera.

Per questo è essenziale tradurre il testo originale avvicinandoci il più possibile ad esso, evitando però qualsiasi forzatura della lingua (che significa: scegliere la traduzione letterale di una frase o espressione, facendola suonare innaturale perché non usata nella lingua tradotta), e dove proprio è necessario, per esempio con termini o espressioni intraducibili, inserire note di spiegazione.

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Recensio a Roma e Siena. Nuove scuole e un articolo

E mentre a Roma al Liceo Tasso il progetto ‘Libri allo specchio’, gemello di Recensio, sta andando alla grande, oggi abbiamo aggiunto alla lista anche l’ Istituto di Istruzione Superiore Tito Sarrocchi. E’ stato bello e impegnativo far partire il progetto di lettura e scrittura con i ragazzi, che ringrazio per l’attenzione dimostratami. Intanto il Premio Asimov, ad un mese dalla scadenza, ha già raggiunto ben 9000 studenti iscritti

Per quanto rigiuarda l’Asimov,questo ol calendario degli incontri organizzati e che si possono seguire sul canale del Premio stesso ( https://www.youtube.com/c/PremioAsimov) :

17 gennaio Marco Ciardi ospite del Liceo Scientifico “Filippo Masci” di Chieti, evento curato da Federica Odorisio;
18 gennaio Agnese Collino ospite del Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Teramo, evento curato da Emilia Marchitto;
19 gennaio Licia Troisi ospite del Convitto Nazionale “Domenico Cotugno” annesso Liceo Classico di L’Aquila, evento curato da Grazia Di Lorito.
20 gennaio Paul Sen ospite del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Pescara, evento curato da Rosa Zollo;

Nel frattempo è uscito anche questo articolo.

Storia (a cura di La Redazione) . A.XVI, n. 172, gennaio 2022

La storia veradi un crimine “inventato”
di Massimiliano Bellavista
I turbamenti di una piccola comunità in un angolo nascosto di Francia

E chi l’ha detto che solo una storia inventata, ben congegnata possa fare di un libro un autentico noir? Eppure basta leggere la cronaca per capire che la realtà spesso mette la freccia e supera di slancio anche la fantasia più spinta. È noto il rapporto quasi simbiotico tra alcuni grandi scrittori del genere e la cronaca nera: Camilleri, Simenon su tutti, che la cronaca la masticava e rimasticava fino a tirarne fuori l’essenziale umano, per trattare un crimine inventati a misura di realtà, per evitare nel lettore una “crisi di rigetto”, contrastata da una robusta iniezione di credibilità e verità. Del resto se il crimine è pretesto per indagare la natura umana, è del tutto ovvio che possa accadere anche l’opposto.
La giornalista francese Florence Aubenas ha investito sette anni di ricerca per operare questa simbiosi, nel suo Lo sconosciuto delle poste (Feltrinelli, pp. 240, € 17,00). Perché la realtà, oltre che fonte di autenticità è anche un’altra cosa: è complessa. E davvero molto complessa è la concatenazione di fatti e che inizia la mattina del 19 dicembre 2008 a Montréal-la-Cluse, un borgo francese al confine con la Svizzera.
Catherine Burgod, quarantenne, incinta, impiegata postale viene trovata uccisa con ventotto coltellate nel suo piccolo ufficio. Dalla cassaforte sono spariti poco meno di 3.000 euro. L’ufficio, nel cuore del paese, si affaccia su una via stretta e ha un’unica entrata: eppure nessuno ha visto né sentito niente.
La comunità è sufficientemente piccola affinché, in più riprese, tutti vengano ascoltati dalle forze dell’ordine. E qui ci sono pagine che colpiranno il lettore, anche per lo stile brillante e coinvolgente, a cominciare da quelle che descrivono la maldestra opera d’indagine che ci mette più tempo del dovuto ad escludere l’ovvio candidato ad assumere il ruolo del colpevole, ovvero il (quasi) ex marito. Nella vita reale del resto, quando c’è bisogno difficilmente spunta un Hercule Poirot disponibile a sciogliere tutti i nodi, piuttosto si tratta di investigatori (e avvocati) di provincia, spesso assai più preoccupati di non fare brutta figura coi colleghi di città e con la stampa che di pianificare scientificamente un’indagine. «L’ipotesi del dramma passionale si scontra con un elemento inconfutabile: il Futuro Ex è totalmente innocente. Nel suo bestiario privato, un esperto lo classifica nella specie dei miracolati della scienza. Trent’anni fa, seppure innocente, quasi sicuramente sarebbe finito davanti a una Corte d’assise e – chissà ? – forse si sarebbe trovato nella specie decisamente meno piacevole degli errori giudiziari. Tuttavia, in pochi decenni, la Scientifica è diventata un elemento essenziale della macchina giudiziaria. Nelle poste piccole sono state scoperti alcuni indizi, soprattutto genetici, in punti strategici della scena del crimine. […] Ora, quell’impronta genetica non appartiene al Futuro Ex né ai suoi familiari. La perquisizione a casa sua non ha dato esiti, il test con il Bluestar nemmeno. Dopo un mese l’inchiesta a Montréal-la-Cluse è in caduta libera».

Una verità stritolata negli ingranaggi della giustizia
Sembra di leggere il Gide dei Fatti di Cronaca o piuttosto de Il caso Redureau. Solo che c’è una differenza non trascurabile: in quest’ultimo caso il protagonista è un ragazzo intelligente, che ha conseguito il diploma e di cui nessuno ha mai avuto a lamentarsi di lui, né i suoi datori di lavoro, né i compagni, né tantomeno la gente del paese. Di lui tutti sanno che non ha mai manifestato cattivi istinti, non è litigioso e non si è mai mostrato crudele con gli animali. Nel libro di Aubenas invece la situazione è esattamente invertita: entra in scena, è proprio il caso di dirlo, Gérald Thomassin, un attore, giovanissimo vincitore di un premio César come promessa del cinema, già interprete di una ventina di film prima di cadere in disgrazia. È lui, fannullone alcolizzato e piantagrane, con la sua banda di emarginati, a divenire presto agli occhi degli inquirenti il colpevole ideale. Del resto è qualcuno che ciondola in paese senza scopo. Uno straniero che nessuno conosce e che si è fermato in luogo dove «Alla stazione, i treni passano senza fermarsi».
La sua vita è una parabola: scelto dal cinema perché volto “vero” della periferia e specchio dell’emarginazione, dopo la notorietà emarginato ritorna. Ma un emarginato sui generis, che solo una grande penna poteva rendere in tutte le sue sfaccettature. Quando si parla di lui, il noir subisce una metamorfosi e diventa romanzo a pieno titolo un romanzo di una vita scritto assai bene, con la giusta dose d’emozione, di tragicità e anche di ironia caustica. «Fino alla morte di sua madre, Thomassin si è sempre arrangiato per trovare un riparo, spesso a casa delle donne. Le incontra nel mondo che frequenta in quel momento, il cinema o la galera, assistente di scena o assistente sociale».

Una fine spiazzante
Sarà Thomassin il colpevole, o qualcuno che si cela nell’ombra, in dettagli apparentemente insignificanti di cui la realtà, non i romanzi, è piena?
La prima regola è non svelare mai il finale. Ma qui potremmo anche farlo, e davvero non ruberemmo nulla al lettore, proprio perché il volume ha una sua dignità letteraria che va oltre la costruzione tipica del noir e dell’indagine giornalistica. La figura di Raymond Burgod, il padre della vittima, su tutte, è degna di menzione. Sarebbe facile cadere nel melenso o nel banale, ma non è questo il caso. L’uomo, roso dal dolore ma anche dall’impotenza acuita dal suo passato di influenza sociale e di vicinanza al potere, anima tutto il libro con la sua irrequietezza, la sua crescente tragica consapevolezza, accompagnata da una vecchiaia sempre più pesante da sopportare, di quanto un mondo fino a poco prima perfettamente chiaro prevedibile possa in realtà essere oscuro e spietato. «Raymond Burgod ha l’impressione che la mente lo tradisca, che lembi di memoria svaniscano. Si passa la mano trai capelli che il parrucchiere ha lasciato un po’ più lunghi sulle orecchie, un dito appena “come quando ero giovane”. Non riesce a credere che sua figlia sia stata uccisa da qualcuno che non aveva niente a che fare con lei. Un perfetto sconosciuto».
Un libro degno di nota e assolutamente da non perdere, degno del miglior Emmanuel Carrère.

Massimiliano Bellavista

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVI, n. 172, gennaio 2022)

In evidenza

IL 10 Gennaio alle Oblate a Firenze

Sfidiamo tutte le difficoltà del grave momento parlando di qualcosa di cui abbiamo tutti bisogno. L’equilibrio inteso come conquista di una nuova visione e di una maggiore serenità, ma anche di un miglior grado di comprensione del cambiamento. La parola, scritta e parlata, non può che aiutarci. Non rinviamo niente. Ringrazio le Oblate e il Comune di Firenze per questa opportunità. E ovviamente Max Arcangeli. Ho voluto fortemente parlare di letteratura breve come terminale e allo stesso tempo catalizzatore del cambiamento e del raggiiungimento di un successivo equilibrio. Ho voluto fortemente essere accompagnato in questa avventura da due amici e da due ottimi scrittori come Paolo Ciampi e Mirko Tondi.

Venite se potete: la letteratura e anche il solo parlarne è davvero un ottimo antivirale per l’anima e contro la paura.

10 gennaio 2022
Ore: 17:00
Biblioteca delle Oblate

EQUI-LIBRI, narrazione breve, lettura e scrittura in un mondo che cambia

Tre autori si confrontano sull’anatomia della narrazione breve e sul senso della parola scritta in un mondo che cambia. In una coinvolgente carrellata che è essa stessa un racconto si spazia tra autori più e meno noti di caratura nazionale e internazionale intersecando i generi del racconto, della sceneggiatura e della canzone.

Intervengono: Massimiliano Bellavista docente e scrittore, Mirko Tondi insegnante e scrittore, Paolo Ciampi giornalista, saggista e scrittore. Inziativa a cura dell’Associazione La parola che non muore

La partecipazione è gratuita su prenotazione dal 20 del mese precedente. Per informazioni e prenotazioni contattare la biblioteca al numero 0552616523 oppure scrivere a bibliotecadelleoblate@comune.fi.it

L’accesso in Biblioteca è consentito esclusivamente agli utenti possessori del GREEN PASS RAFFORZATO e di un documento di identità, agli utenti di età inferiore ai dodici anni e ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale.

Per partecipare agli eventi nelle Biblioteche è necessario indossare mascherine di tipo FFP2. 

Per permettere le operazioni di registrazione all’iniziativa si richiede di arrivare 15 minuti prima dell’inizio dell’evento. Per accedere alla biblioteca è necessario utilizzare la mascherina protettiva che copra naso e bocca e dopo aver disinfettato le mani con soluzioni idroalcoliche. La mascherina andrà indossata per tutta la durata dell’iniziativa.

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Una bella giornata al MAB con gli studenti premiati per Leone X

PAPA LEONE X: una bellissima giornata inaugurale quella dello scorso 28 Dicembre con le scuole  medie, il ‘Leone Furioso’ e il Convegno su Leone X

il 1° dicembre di quest’anno 2021, cade il cinquecentenario della morte del primo Papa Medici della storia, Leone X che, per l’appunto, con Castellina in Chianti, ha un legame importantissimo.

L’associazione “Amici di Palazzo Bianciardi aps”, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Castellina in Chianti e la collaborazione del Centro Commerciale Naturale Della Castellina, ha creato, intorno a questa storia straordinaria, un evento per animare il Paese per buona parte del mese di dicembre in previsione di diventare un appuntamento ricorrente dal prossimo anno.

Per tutto il periodo, a richiesta e su prenotazione, sarà possibile visitare la camera dove alloggiò Papa Leone X e la collezione privata a Palazzo Bianciardi.

I ristoratori di Castellina in Chianti proporranno Piatti e Menù rinascimentali in tutti i ristoranti ed il Museo Archeologico del Chianti resterà aperto da sabato 4 a mercoledì 8 Dicembre. Sono coinvolti gli esercizi commerciali del Centro Storico di Castellina in Chiantic che parteciperanno all’iniziativa.

Il Pomeriggio ha visto la premiazione del Concorso, destinato agli studenti delle scuole medie, sulla figura di Leone X. I risultati sono stati sorprendenti. Tema del contest ideato dal Responsabile tecnico del MAB Massimiliano Bellavista, era la riattualizzazione della figura di questo personaggio storico così controverso, utilizzando disegni e opere tridimensionali.

Gli studenti dalla scuola Scuola Media Renato Fucini di Monteroni d’Arbia, ben 75 studenti delle classi terze sezioni A B C guidati dalle docenti Professoresse Chiara Tambani e Daniela Maggipinto, hanno presentato degli elaborati di grandi interesse.

Durante la cerimonia di premiazione alla presenza di una loro delegazione, tenutasi presso il MAB, Gaia Bastreghi, Responsabile del MAB e l’Assessore alla Cultura del Comune di Castellina in Chianti Dottoressa Viviani hanno evidenziato il valore delle opere, che forniscono una rilettura curiosa e originale non solo del profilo di Leone X ma anche degli oggetti e dei simboli tipici della vita di un Papa del Rinascimento. Significative al riguardo le opere tridimensionali che reinterpretano le reliquie, di cui il MAB è molto ricco, e quelle che, con l’uso di mascherine cucite e colorate, hanno fedelmente riprodotto la mozzetta e la papalina di Leone X. È seguito un rinfresco offerto dal MAB per gli studenti, gli insegnanti e le loro famiglie.

Le opere degli studenti vincitori saranno a disposizione dei visitatori durante tutta la durata della manifestazione.

A seguire, presso la Casa dei progetti, si è letto il ‘Leone Furioso’, opera semiseria di Massimiliano Bellavista stampata con il patrocinio del Comune di Castellina in Chianti, con lo scopo di raccontare in chiave romanzata ma fedele il soggiorno di Papa Leone x a Castellina.

Il convegno di apertura sulla figura di Leone Xmoderato da Gaia Bastreghi, Responsabile progetto MAB-Presidente Associazione Amici Palazzo Bianciardi ha poi cercato, grazie ai relatori, di contestualizzare storicamente la figura di Leone X ma anche la profondità e vastità dei suoi interessi, con un approfondimento sulla figura di Leone l’Africano, al secolo al-Ḥasan ibn Muḥammad al-Wazzan al-Fāṣī, insigne geografo ed esploratore berbero, catturato nel 1518 da corsari vicino all’isola di Creta. Fu portato a Roma e inizialmente imprigionato a Castel Sant’Angelo. Poco tempo dopo Papa Leone X, impressionato dal suo sapere e dalla sua cultura lo accolse con grande calore e interesse e presto egli divenne un preziosissimo amico e collaboratore del Pontefice, capace di soddisfare la sua sete di conoscenza e indirizzare la sua politica riguardo a quel mondo arabo e africano di cui allora così poco si sapeva e che al più era percepito solo come una minaccia.

Vista la partecipazione e l’interesse suscitato dalla prima giornata questo non può che essere un buon auspicio per i prossimi eventi in calendario, che continueranno fino al 12 Dicembre.

PROGRAMMA DELLE PROSSIME GIORNATE:

Weekend dell’Immacolata 3-4 e 5 dicembre

Fett’unta e degustazione d’olio nuovo a cura dei Ristoratori del Centro Storico

Sabato 11 dicembre al Circolo Italia

Ore 19.00 Apericena Solidale organizzato dal Gruppo Fratres Donatori di Sangue

Domenica 12 dicembre

Ore 18.00 Concerto della Società Filarmonica di Castellina in Chianti

Informazioni e prenotazioni: Ufficio Turistico di Castellina in Chianti 0577741392 oppure: MAB – Museo Archivio Bianciardi  www.mab-it.org

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Seconda edizione del Concorso della Città di San Giovanni Valdarno “O’pport’unità”

Archiviata la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, adesso conta quello che si fa tutti i giorni, quando i riflettori mediatici si attenuano.E’ proprio lì che si può fare la differenza. E quello che ha fatto e fa la Consulta per le Pari Opportunità del Comune di San Giovanni Valdarno, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale è veramente un gesto importante. Già l’anno scorso ne è uscito un evento molto seguito e molto partecipato, e quest’anno si replica. Lieto e onorato di sostenere il progetto!

Seconda edizione del Concorso della Città di San Giovanni Valdarno “O’pport’unità”. Per l’anno 2021 sarà possibile partecipare anche con opere figurative: disegno, pittura, fumetto e fotografia. Il tema del concorso è la “LIBERTÁ”.
La scadenza per l’invio delle opere è fissata al 31 gennaio 2022 esse potranno pervenire a partire
dalla data del 25 novembre p.v. Tutte le informazioni ed i moduli per partecipare sono pubblicati
sulla pagina dedicata: https://www.comunesgv.it/consulta-comunale-pari-opportunita/
Il progetto è in collaborazione con Pro Loco Sgv, Associazione Liberarte, Comitato 8 marzo-
25novembre, Setteponti Edizioni.

Qui trovate Bando, Regolamento e Modulo di Partecipazione

Il giorno 26 novembre 2021 presso Palomar – Casa Della Cultura di San Giovanni Valdarno alle ore 17.30 si svolgerà l’incontro LA VIOLENZA NDELLA PANDEMIA in collaborazione con Associazione Pronto Donna di Arezzo. Dopo i saluti istituzionali dell’amministrazione comunale, interverranno:
Avv. Piera Santoro Vicepresidente CAV Associazione Pronto Donna Arezzo, Dott.ssa Elisa Serafini
Direttrice CAV Associazione Pronto Donna Arezzo, Dott.ssa Laura Del Veneziano psicologa e
Presidente della Consulta Pari Opportunità di SGV, Dott.ssa Francesca Salvini psicologa e
psicoterapeuta, Vicepresidente della Cooperativa LiberaMente Onlus – CAV Pavia (in videocall).
Modera Laura Occhini docente dell’Università di Siena.

In evidenza

Leone X in scena al MAB per le prossime 2 settimane

(Voglio ringraziare personalmente gli studenti e le Prof. Chiara Tambani e Daniela Maggipinto (e ovviamente la Dirigente Maria Donata Tardio) della Scuola Media Renato Fucini di Monteroni d’Arbia, Scuola vincitrice del concorso ‘Leone X‘, per il fantastico lavoro svolto sulla reinterpretazione e la riattualizzazione di questo complesso personaggio storico).

PAPA LEONE X celebrazione del cinquecentenario della morte

Da domenica 28 novembre a domenica 12 dicembre a Castellina in Chianti con il Patrocinio del Comune di Castellina in Chianti

il 1° dicembre di quest’anno 2021, cade il cinquecentenario della morte del primo Papa Medici della storia, Leone X che, per l’appunto, con Castellina in Chianti, ha un legame importantissimo. Alla presenza del Presidente Eugenio Giani la manifestazione sarà inaugurata Domenica 28 Novembre.

Questo Papa, in uno storico spostamento da Roma a Firenze nel novembre del 1515, prima di entrare trionfalmente a Firenze, soggiornò, con tutta la sua variopinta corte, a Castellina in Chianti dove fu ospitato a Palazzo Bianciardi e, in segno di gratitudine (e a futura memoria di un evento tanto straordinario), lasciò che il Palazzo si fregiasse del suo stemma.

Papa Leone X, al secolo Giovanni di Lorenzo de’ Medici (Firenze, 11 dicembre 1475 – Roma, 1º dicembre 1521), è stato Papa dal 1513 alla sua morte. Amante del bello, portò alla Corte pontificia lo splendore e i fasti tipici della cultura delle corti rinascimentali. Figura controversa, giocò un ruolo fondamentale nell’Europa del tempo. Fu capace di riportare al potere i Medici a Firenze dopo lunghi anni di esilio; durante il suo papato a causa della vicenda della vendita delle indulgenze a pellegrini e fedeli nacque la scintilla che mosse il monaco agostiniano Martin Lutero a criticare tale commercio dando di fatto inizio alla Riforma protestante.

L’associazione “Amici di Palazzo Bianciardi aps”, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Castellina in Chianti e la collaborazione del Centro Commerciale Naturale Della Castellina, ha creato, intorno a questa storia straordinaria, un evento per animare il Paese per buona parte del mese di dicembre in previsione di diventare un appuntamento ricorrente dal prossimo anno. Durante l’evento sarà dibattuta la figura di Leone X e il suo influsso sul territorio. Gli studenti delle scuole medie convolte nel Premio ‘Leone X’, indetto in concomitanza con la manifestazione, si sono invece occupati di riattualizzare e interpretare la sua figura e gli oggetti e i simboli tipici della vita di un Papa del Rinascimento in chiave moderna tramite opere artistiche e installazioni tridimensionali. Le opere degli studenti vincitori saranno a disposizione dei visitatori durante tutta la durata della manifestazione.

Per tutto il periodo, a richiesta e su prenotazione, sarà possibile visitare la camera dove alloggiò Papa Leone X e la collezione privata a Palazzo Bianciardi.

I ristoratori di Castellina in Chianti proporranno Piatti e Menù rinascimentali in tutti i ristoranti ed il Museo Archeologico del Chianti resterà aperto da sabato 4 a mercoledì 8 Dicembre. Sono coinvolti gli esercizi commerciali del Centro Storico di Castellina in Chiantic che parteciperanno all’iniziativa.

PROGRAMMA:

Domenica 28 novembre alla Casa dei Progetti

Ore 16.00

Premiazione della Scuola vincitrice del concorso: “Cinquecentenario della morte di LEONE X”, Scuola Media Renato Fucini di Monteroni d’Arbia alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Castellina in Chianti Dottoressa Viviani.

Lettura del racconto ‘ Il Leone Furioso’.

Ore 18.00

Convegno di apertura sulla figura di Leone X: moderano Gaia Bastreghi Bianciardi, Responsabile progetto MAB-Presidente Associazione Amici Palazzo Bianciardi, Massimiliano BellavistaCoordinatore tecnico e organizzativo del progetto MAB.

Interviene il Presidente della Regione Toscana Giani.

Weekend dell’Immacolata 3-4 e 5 dicembre

Fett’unta e degustazione d’olio nuovo a cura dei Ristoratori del Centro Storico

Sabato 11 dicembre al Circolo Italia

Ore 19.00 Apericena Solidale organizzato dal Gruppo Fratres Donatori di Sangue

Domenica 12 dicembre

Ore 18.00 Concerto della Società Filarmonica di Castellina in Chianti

Informazioni e prenotazioni: Ufficio Turistico di Castellina in Chianti 0577741392 oppure: MAB – Museo Archivio Bianciardi  www.mab-it.org

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Vie Brevi, un lancio riuscito. Ecco il regolamento

Ringrazio tutti gli ospiti del Festival, Massimo Arcangeli, Diego De Palma per la bellissima riuscita e l’eco che Vie Brevi sta avendo

https://www.lanazione.it/siena/cronaca/per-vie-brevi-vincono-studentesse-senesi-1.7025054

kkkk

A Firenze si respira un’aria nuova…

Le vie brevi della letteratura del futuro: nasce il Premio Letterario “Per vie brevi”

Firenze, 15 novembre 2021

Una nuova piattaforma nazionale a disposizione di giovani, scuole e studenti per la valorizzazione della espressione letteraria giovanile e la promozione delle forme narrative brevi. Durante “Parole in Cammino – Festival dell’italiano e delle lingue d’Italia – Visioni. Dante, la Notte della lingua italiana, i nuovi linguaggi”, che si è concluso Sabato 13 Novembre si sono svolte le premiazioni delle vincitrici del contest lanciato ad Ottobre nell’edizione senese di “Parole in Cammino 2021” e che ha posto le basi per la creazione del nuovo premio nazionale ‘PER VIE BREVI 2022’

Il Festival, prima edizione Fiorentina che ha ospitato la consegna dei Premi Visioni assegnati ad Antonio Scurati e a giovani talenti italiani nel campo dello studio e dell’imprenditoria digitale e sociale, ha visto una notevole presenza di giovani provenienti dalle scuole secondarie superiori italiane.

Vincitrici del Concorso “Per vie brevi 2021” tre brillanti studentesse.

Ludovica Fei e Margherita Rolla hanno utilizzato pienamente le potenzialità del racconto breve nel trattare in modo immediato e toccante un tema difficile che colpisce tanti giovani, quello dell’anoressia, sapendo dare al contempo un messaggio di ottimismo e speranza in questi tempi difficili.

Margherita Caramanico ha invece utilizzato il racconto breve per dipingere un viaggio interiore bellissimo che illustra le potenzialità della diversità  e quelle della scuola come fattore indispensabile di crescita dei ragazzi che si affacciano alla vita sociale e professionale  dopo quasi due anni di lock down.

A premiare le vincitrici Elisa Colella, Presidente della Rete Nazionale dei Licei Classici. La Dirigente ha sottolineato come “sia importante il supporto degli insegnanti e come sia importante andare oltre l’insegnamento, oltre la disciplina. I ragazzi vanno ascoltati e saputi guidare l’esigenza propria dei singoli ragazzi, più intima cercando di dar voce al loro sentimenti”.

A seguire è avvenuto il lancio del premio letterario nazionale “Per Vie Brevi”

Dopo cinque anni di lavoro con il progetto ‘Recensio’ in giro per l’Italia con classi, professori e studenti di tutte le età e indirizzi di studio il progetto ha avvicinato migliaia di studenti al mondo della lettura e dell’espressione letteraria, con risultati didattici tangibili.  Da questa esperienza, tuttora in corso, e da un’idea di Massimiliano Bellavista (thenakedpitcher.com) supportata da Diego Palma de “La Voce della Scuola Live”, nasce un concorso letterario nazionale, in collaborazione con l’associazione “La Parola che non muore”, unico nel suo genere: il premio “Per vie brevi”.

Per Vie brevi non è un concorso come gli altri, proprio perché in effetti NON è un concorso. Prima di tutto vuole essere un gioco e una porta di accesso messa a disposizione dei giovani al fantastico mondo della narrazione e della letteratura. Lo dimostra il suo regolamento (vedi sotto) che si legge in un attimo. Non premia un primo e non lascia indietro nessuno, valorizzando l’espressione di tutti.  Per Vie brevi non è un premio accademico ma nasce “dal basso”, cioè direttamente dal lavoro fatto nelle scuole con i giovani (e focalizzato sulla lettura) e dalle loro stesse richieste ed interessi, prima ancora che sulle tecniche di scrittura e dalla semplice constatazione che il migliore e più immediato modo di condividere una storia e di parlare di letteratura è rappresentato proprio dalla micro-narrazione. I racconti brevi sono un genere con cui tutti prima o poi si sono misurati (scrittori importanti e lettori appassionati), e per molti il genere ha rappresentato un ponte verso opere e letture ogni volta più ambiziose. Inoltre il racconto breve (per una lunghezza fissata qui in un massimo di 250 parole) è molto gradito al mondo giovanile, anche se non trova ancora in Italia un adeguato spazio editoriale.  

Per Vie Brevi, ancora, non è solo un premio letterario nazionale ma anche un premio itinerante, secondo un format che potrà realizzarne edizioni abbinate ai festival promossi in tutta Italia dall’Associazione ‘La parola che non muore’. Il premio è riservato ai ragazzi dai 13 ai 20 anni. Per maggiori informazioni scrivere a premio@perviebrevi.it.  Il regolamento del premio è disponibile sul sito www.thenakedpitcher.com e www.lavocedellascuolalive.it

Contatti: Segreteria organizzativa del premio tel. 3356148685

Questo è il semplice Regolamento del Premio

REGOLAMENTO 

Art. 1 Il Premio Letterario Per vie brevi è riservato ai ragazzi dai 13 ai 20 anni residenti.

La sezione è unica e riguarda i racconti brevi che non superino le 250 parole.

I premi sono costituiti rigorosamente da libri e dalla pubblicazione dei migliori racconti online, eventualmente in e-book e in pubblicazioni cartacee.

Art. 2 Si può partecipare al concorso con una o più opere. Non ci sono limiti. I racconti devono essere firmati e provvisti di un titolo. Saper dare un titolo a un breve è importante, spesso costituisce parte integrante del fascino di una micro-narrazione.

Art. 3 Non è prevista alcuna quota di partecipazione. 

Art. 4 Gli elaborati inediti devono essere inviati, in formato pdf allegata balla mail, a: premio@perviebrevi.it  firmati, quando possibile e pertinente comprensivi della indicazione della scuola di provenienza e del docente di riferimento. Nella stessa mail, inserire una breve dichiarazione da cui risulti: – la dichiarazione che il testo è inedito e la paternità dell’opera; – l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi della normativa vigente (GDPR. Regolamento 679-2016); – l’indicazione precisa dei propri dati (nome, cognome, indirizzo completo di C.A.P., Comune e Provincia, telefono).

Art. 5 Una Giuria presieduta dagli organizzatori proff. Massimiliano Bellavista e Diego Palma e composta anche da personalità del mondo della cultura, insegnanti e studenti, esaminerà le opere e selezionerà quelle più meritevoli.  Non ci saranno anacronistiche classifiche e quindi nessun vincitore assoluto, ma solo una selezione di autori premiati

Art. 6 Il giudizio della Giuria è insindacabile e inappellabile. 

Art. 7 La scadenza del Concorso è prevista per il 28-02-2022; per l’invio delle opere farà fede la notifica della mail.

Art. 8 La cerimonia di premiazione si svolgerà con le modalità e durante gli eventi che saranno tempestivamente segnalate ai vincitori dall’organizzazione. Una eventuale variazione della data ufficiale di premiazione verrà tempestivamente comunicata agli autori finalisti. 

Art. 9 Il ritiro del premio deve avvenire in presenza, perché gli autori selezionati saranno chiamati di volta in volta a condividere, leggere e commentare le proprie opere, e non semplicemente a ricevere un riconoscimento.  Per Vie Brevi prima ancora che un premio, è un gioco, e per giocare occorre interagire

Art. 10 Ai sensi della normativa vigente sulla tutela dei dati personali (Regolamento (Ue) 2016/679), il trattamento degli stessi, cui si garantisce la massima riservatezza, è effettuato esclusivamente ai fini inerenti il Concorso cui si partecipa; tali dati non verranno comunicati o diffusi a terzi a qualsiasi titolo. 

Art. 11 La partecipazione al concorso implica la completa accettazione del relativo regolamento. La mancata osservanza di una sola delle clausole del bando comporterà l’automatica esclusione.

Art. 12 Il contenuto delle opere è assolutamente libero, purché si tratti di un racconto breve: chiaramente la libertà dell’autore finisce dove la stessa danneggi la libertà, l’onorabilità e la reputazione altrui. Per fare buona letteratura occorre costruire e non distruggere, mirare al bello e non alla bassezza.  Le parole usate devono ispirare altri giovani, suscitare emozioni, includere e non escludere.

Art. 13 Gli organizzatori declinano ogni responsabilità per eventuali casi di plagio, che saranno eventualmente risolti in sedi e con mezzi estranei al concorso stesso.

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Una nuova opportunità: parte il premio nazionale PER VIE BREVI 2021/2022

Sono molto felice: dal 13 Novembre parte il più grande premio per i racconti brevi in Italia. Uno spazio grande e tutto nuovo per i giovani tra i 13 e i 20 anni di tutte le scuole (e non)

Cinque anni di lavoro con il progetto ‘Recensio’ in giro per l’Italia con classi, professori e studenti di tutte le età e indirizzi di studio hanno avvicinato migliaia di studenti al mondo della lettura e dell’espressione letteraria, con risultati didattici tangibili.  Da questa esperienza, tuttora in corso, e da un’idea di Massimiliano Bellavista (thenakedpitcher.com) e Diego Palma de “La Voce della Scuola Live”, nasce un concorso letterario nazionale, in collaborazione con l’associazione “La Parola che non muore”, unico nel suo genere: il premio “Per vie brevi”.

Il nuovo concept di premio letterario sarà presentato a Firenze, sabato 13 novembre, alla Fondazione Zeffirelli, nella serata conclusiva di ‘Parole in cammino – Il Festival dell’italiano e delle lingue d’Italia’ (in programma dall’11 al 13 novembre). Alla serata interverranno tra gli altri Antonio Scurati, Barbara De Rossi e Lorenzo Andreaggi.

Per Vie brevi non è un concorso come gli altri. Prima di tutto vuole essere un gioco e una porta di accesso messa a disposizione dei giovani al fantastico mondo della narrazione e della letteratura.  Per Vie brevi non è un premio accademico ma nasce “dal basso”, cioè direttamente dal lavoro fatto nelle scuole con i giovani (e focalizzato sulla lettura) e dalle loro stesse richieste ed interessi, prima ancora che sulle tecniche di scrittura e dalla semplice constatazione che il migliore e più immediato modo di condividere una storia e di parlare di letteratura è rappresentato proprio dalla micro-narrazione. I racconti brevi sono un genere con cui tutti prima o poi si sono misurati (scrittori importanti e lettori appassionati), e per molti il genere ha rappresentato un ponte verso opere e letture ogni volta più ambiziose. Inoltre il racconto breve (per una lunghezza fissata qui in un massimo di 250 parole) è molto gradito al mondo giovanile, anche se non trova ancora in Italia un adeguato spazio editoriale.  

Per Vie Brevi, ancora, non è solo un premio letterario nazionale ma anche un premio itinerante, secondo un format che potrà realizzarne edizioni abbinate ai festival promossi in tutta Italia dall’Associazione ‘La parola che non muore’. Il premio è riservato ai ragazzi dai 13 ai 20 anni. Per maggiori informazioni scrivere a premio@perviebrevi.it.  Il regolamento del premio è disponibile sul sito www.thenakedpitcher.com e www.lavocedellascuolalive.it

Contatti: Segreteria organizzativa del premio tel. 3356148685

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Festival di Firenze: il 13 sera con Scurati alla Fondazione Zeffirelli premieremo i ragazzi di ‘Per vie Brevi’

Dopo la premiazione dei finalisti di Siena dello scorso Ottobre, ecco adesso il super finale a Firenze. Ne abbiamo fatta di strada! I Ragazzi premiati saranno due, o meglio due i racconti: un primo premio assoluto e un premio speciale della Giuria. In quella sede riguardo al Premio sui racconti brevi faremo un annuncio davvero speciale!!!! Ci saranno Barbara De Rossi e Antonio Scurati. Siete i benvenuti

(PS Saremo alla Fondazione Zeffirelli, nella Sala della Musica. Sono rimasti pochissimi posti che finiranno sicuramente entro questa settimana)

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La scuola secondo D’Errico. Una recensione

Il ritratto di una scuola
ostaggio di sé stessa
e della società contemporanea
D’Errico e i problemi didattici
in un saggio per Armando
di Massimiliano Bellavista
I problemi della nostra scuola sono sotto gli occhi di tutti. La Dad (Didattica a distanza) e la pandemia non hanno fatto che estremizzarli, ma la scuola italiana ansimava ancor prima che fosse costretta a correre dall’emergenza. Studenti stressati e demotivati, politici ignoranti e disorientati, famiglie indifferenti e poco informate, insegnanti scarsamente aggiornati e soprattutto delegittimati (mentre in Giappone i docenti sono gli unici a non doversi inchinare dinanzi all’imperatore).
Il punto di vista di Stefano d’Errico, autore de La scuola rapita. Il Covid e la Dad. Il disastro educativo italiano (Armando editore, pp. 630, € 25,00) è chiaro ed è esattamente sovrapponibile a quello che fu di Italo Calvino: «Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere».
C’è da chiedersi come si sia arrivati a questo punto, e l’autore risponde puntualmente, con argomentazioni fin troppo dettagliate. Si tratta di più di 600 pagine che consentono di attraversare con rinnovata consapevolezza oltre sessanta anni di storia italiana dalle riforme degli anni Sessanta e Settanta fino alle conseguenze dei recenti tsunami riformistici (autonomia scolastica, riforme Moratti e Gelmini, legge sulla Buona scuola e via discorrendo).
Leggendo le pagine di questo notevole volume, la sintesi che si può trarre è che valga la ben nota metafora della rana bollita: vale a dire che una rana messa nell’acqua già calda scapperebbe, ma una che va in pentola con l’acqua fredda, tende a non accorgersi che essa si scalda a poco a poco. Fuor di metafora è quello che dice Pino Aprile nella sua Introduzione: «Ogni dettaglio è premessa di un maggior danno, tanto da dare senso compiuto al titolo: la demolizione della nostra scuola, già una delle migliori del mondo, non può esser conseguenza episodica di troppi incapaci, presuntuosi e ignoranti al vertice del ministero che la guida, ma l’esecuzione di un progetto, di cui quella sequenza di guastatori è solo uno dei meri esecutori».

Più cinese e meno greco
Il problema fondamentale è che oggigiorno la scuola odia sé stessa, e a scorrere le pagine di questo interessante volume, sembra diventata una fucina di idee bislacche e contraddizioni. Eppure è anche la stessa scuola che proprio mentre si sta scrivendo questo articolo ha consentito a una persona come Giorgio Parisi di conquistare il premio Nobel per la fisica. «Un Paese “normale” può lasciare da circa 30 anni (ovvero da quando esistono standard di legge) almeno l’80% delle proprie scuole fuori norma rispetto ad elementari regole di sicurezza? Nei 5 anni che vanno dal 2014 al 2019, nelle scuole italiane s’è verificato in media un crollo ogni 4 giorni. Che senso aveva colpire con continue controriforme la miglior scuola elementare del mondo (così certificata dall’Ocse sino al 1990), facendola scendere al sesto posto? È plausibile un liceo scientifico senza il latino (creato dal 2010)? È “normale” proporre per il liceo classico la sostituzione del greco con il cinese?».
Molte domande quindi, ma anche tante risposte. Forse in questo senso i meriti maggiori del libro in questo senso sono due, di cui il primo, di gran lunga più importante, è senza dubbio quello di generare nel lettore una gran voglia di reagire a questo stato di cose. Reazione che, come si nota a più riprese, ha visto molto latitare diversi attori del sistema scolastico a cominciare dalle stesse organizzazioni sindacali. «La vexata quaestio della scuola italiana ha origine nell’impiegatizzazione degli insegnanti. La scuola, in violazione del dettato costituzionale che ne impone da sempre uno status autonomo (tanto che i docenti ancora non sono giuridicamente annoverabili fra i lavoratori subordinati), è divenuta una res grazie alle attenzioni “disinteressate” dei sindacati dei pubblici travet e del settore privato che, di concerto con Confindustria, “vati” ed accademici della formazione, mondo clericale, partiti operaisti e liberisti, l’hanno spersonalizzata facendone mero terreno di conquista».
Il secondo merito è quello di fare proposte concrete per uscire da questa situazione, dall’ultimo anno di scuola dell’infanzia obbligatorio, all’obbligo scolastico esteso fino a 19 anni. Su tutti i numerosi e ragionevoli punti elencati con dovizia di dati e argomentazioni a sostegno si può citare questo breve ma significativo passo: «11) Sostituzione del programma “Invalsi” con sistemi sia di autovalutazione, anche ad interscambio e verifica congiunta da parte delle Scuole dello stesso ordine e grado e con analogo tessuto sociale di riferimento, sia di verifica ispettiva triennale centrale e/o regionale relativamente al conseguimento degli obiettivi datisi dalle Scuole tramite il Ptof, al fine di potenziare gli interventi che hanno ottenuto buoni risultati e modificare o abbandonare gli interventi inefficaci. Sistemi di stimolo e valutazione legati alla tradizione metodologico-didattica del nostro Paese (anziché alla “consuetudine” anglo-sassone, Usa, finnica e scandinava); 12) Messa in sicurezza di tutti gli istituti italiani, ad oggi in regime di deroga, ed in regola per meno del 15%. Assicurazione professionale a carico della parte datoriale per tutti gli operatori scolastici».

Un problema fondamentale: quello delle infrastrutture
Perché citiamo il tema della sicurezza? Perché esso attraversa tutto il libro, segnalando come l’ultima chiamata per la scuola italiana sia senza alcun dubbio costituita da un profondo intervento sulle sue annose carenze infrastrutturali. Certo, emerge con evidenza anche l’esigenza di profondi cambiamenti ai processi di reclutamento e formazione degli insegnanti, di potenti investimenti sulle metodologie e competenze didattiche ma il potenziamento delle infrastrutture e dell’istruzione tecnica è fondamentale e il non essersene mai occupati con serietà e continuità è il principale atto di accusa che questo libro a nostro giudizio vuole lanciare: « O gli “scostamenti” di bilancio “consentiti” dalla Ue e dalla casta politica Ue-dipendente devono sempre essere solo per altri settori, riarmo e mercato delle armi compresi? Peraltro con la manovra presentata per il 2021 si arriverà ad uno scostamento pari almeno al 10,8%. Sanno in che condizioni: è l’edilizia scolastica in Italia? Hanno mai visitato un Istituto tecnico aereonautico alloggiato in un condominio con aule 4×4, dove il simulatore di volo l’hanno visto solo in fotografia? O una scuola media inferiore (uso all’uopo la dicitura del secolo scorso) alloggiata in container da 20 anni, piuttosto che una scuola dell’Infanzia sistemata nei garage di una palazzina le cui saracinesche si affacciano direttamente sulla strada? Lo sanno che devono ancora essere sostituite le scuole chiuse perché sotto le fondamenta le eco-mafie avevano sotterrato rifiuti speciali?». Impressionanti sono poi le considerazioni dell’autore sul continuo stillicidio di istituti chiusi e di aule perse perché l’incuria li rende de facto inutilizzabili.
Una parte consistente del volume è poi dedicata ai recenti avvenimenti pandemici e alla Dad, ma il tutto è trattato con oggettività e sobrietà, perché le problematiche aggiuntive di questi ultimi due anni non sono piovute dal cielo, ma fanno parte di un ciclo vizioso che parte da molto lontano e il libro aiuta a comprenderlo bene.
Un ultimo aspetto da segnalare, estremamente attuale e di cui non si parlerà mai abbastanza, è il fatto che il volume dedichi le sue pagine finali, quelle orientate al futuro, al necessario coinvolgimento di famiglie e studenti. Questi ultimi sono spesso usati solo in maniera ‘decorativa’ dalla politica, quando di fatto proprio in questi ultimi tempi stanno dimostrando, nelle piazze, sui social e coi loro manifesti, una originalità e concretezza di proposte che farebbe molto bene alla scuola.
Come si vede una vastità di argomenti e temi che rende il libro consigliabile e utile anche come fonte documentale per ogni studente, insegnante o anche semplicemente per un cittadino che voglia essere consapevole di un settore così essenziale per il futuro di ogni Stato. A cominciare dal nostro.

Massimiliano Bellavista

(direfarescrivere, anno XVII, n. 190, novembre 2021)
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Il MAB è aperto: Giani presente alla inaugurazione

Comunicato stampa

“MUSEO ARCHIVIO BIANCIARDI”

(Un’imponente collezione privata tutta da scoprire apre le porte a Castellina in Chianti- Alla inaugurazione ha partecipato il Presidente Eugenio Giani)

“Un viaggio nel tempo alla portata di tutti”. Potrebbe essere questa la sintesi della missione del Museo Archivio Bianciardi (MAB), inaugurato oggi in Via delle Volte 36 a Castellina in Chianti alla presenza del Sindaco Marcello Bonechi e del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

Si tratta di un’autentica scoperta, parzialmente ancora in fase di studio, che getta nuova luce sulla storia locale, chiantigiana e non solo. Raramente infatti si può fare in uno spazio espositivo quello che il MAB garantisce al visitatore, ovvero di trovare pressoché intatti e fruibili, anche attraverso l’uso di supporti multimediali e di originali note esplicative che corredano le teche, gli archivi, il patrimonio librario, le lettere, le reliquie e gli oggetti di cui una importante famiglia del territorio ha fruito per oltre cinque secoli, dalla fine del Trecento al Novecento. Non solo, ma tutto questo si trova disponibile proprio nelle stanze e nei luoghi dove questo patrimonio storico e artistico si è formato, ovvero nel cuore di Castellina in Chianti, proprio all’interno di Palazzo Bianciardi. Il Palazzo, la Cappella di famiglia ancora perfettamente integra sono parte integrante del fascino del MAB: proprio nel 1434 la famiglia Bianciardi acquistò il Palazzo dai Ricasoli ed il contratto originale d’acquisto è un esempio dei tesori ancora consultabili nell’archivio.

A questo scopo, coronando in questo modo un lavoro assai lungo e laborioso, tutto finanziato con mezzi propri, gli eredi della famiglia Bianciardi hanno creato l’Associazione Amici di Palazzo Bianciardi.  

 “Sono cresciuta con la consapevolezza del valore di queste carte e di questi preziosi volumi, ma per la prima volta nella mia vita ho sentito che se non li avessi trasformati in qualcosa di vivo nel presente, probabilmente la memoria storica di questo patrimonio sarebbe andata perduta”.

Gaia Bianciardi, Responsabile progetto MAB- Presidente Associazione Amici Palazzo Bianciardi

Ma diamo un po’ di numeri di questa imponente collezione privata da oggi fruibile su appuntamento a chiunque ne faccia richiesta: oltre trecento volumi antichi, alcuni di estrema rarità, un archivio storico che copre oltre cinquecento anni di storia, pergamene che documentano una quantità di atti e in estrema sintesi la vita della famiglia nel territorio da fine Trecento, oltre duecento reliquie integre e ancora corredate dei certificati di autenticità e dei sigilli dell’autorità ecclesiastica.

Il MAB costituirà il punto di partenza per una serie di progetti sul territorio, tutti collegati alla storia racchiusa nei documenti a disposizione ed in sinergia con l’Amministrazione Comunale di Castellina in Chianti ed i privati che ne vorranno far parte.

Un immenso lavoro di censimento e catalogazione, quindi, che è stato possibile anche grazie alla consulenza del Professor Massimiliano Bellavista – Università degli Studi di Siena – che ha seguito Gaia e la sua famiglia durante la manutenzione e il restauro di tutto il patrimonio librario.

 “Abbiamo di fronte un patrimonio di assoluto interesse, sia per la rarità di alcuni volumi e la particolarità degli oggetti e delle reliquie, ma anche, e soprattutto, per il fatto di essere miracolosamente rimasto intatto nel corso dei secoli che pure non hanno risparmiato al territorio eventi tumultuosi e molti danneggiamenti. Storia, arte, legge, economia, medicina, religione, nella collezione esposta al MAB si può entrare in una macchina del tempo in grado di restituirci con estremo realismo e profondità il senso di un periodo storico, degli interessi e delle curiosità che animavano gli uomini e le donne tra Cinquecento e Ottocento “

Massimiliano Bellavista, Coordinatore tecnico e organizzativo del progetto MAB

Il materiale già catalogato costituisce il cuore del MAB, che sorge in un fondo di Palazzo Bianciardi, di proprietà della famiglia, affacciato sulla storica Via Delle Volte disegnata dal Brunelleschi prima e da Giuliano da Sangallo poi.

Il Presidente Giani nel suo intervento ha sottolineato come egli ritenga uno dei compiti primari del suo mandato quello di prodigarsi per proteggere ed aiutare a far conoscere il patrimonio di una Regione ricca di cultura come la Toscana, nel quale certamente rientra la colleziona esposta al MAB. Giani ha inoltre evidenziato che proprio nel 2021, e precisamente il primo Dicembre, si celebrano i 500 anni della morte, avvenuta nel 1521, di Papa Leone X, Giovanni de’ Medici il secondo figlio di Lorenzo il Magnifico La figura di questo Papa, oggi poco conosciuta, è assai peculiare. Raffigurato benedicente nel Salone dei Cinquecento, giocò un ruolo fondamentale nel consolidare il potere della casata nel Cinquecento. Ma soprattutto questo Papa che nel 1517 concedeva le indulgenze ai pellegrini che raggiungessero la “Gerusalemme” di San Vivaldo è lo stesso che in segno di gratitudine per le molte occasioni in cui vi era stato ospitato, lascia il suo stemma (stemma della famiglia Medici) sopra la porta di Palazzo Bianciardi. Lo stesso Leone X con bolla papale conferisce un particolare e unico onore alla Cappella di famiglia: ancora oggi è possibile conferire l’indulgenza plenaria nel giorno di San Francesco (4 di ottobre) e nel giorno del perdono di Assisi (2 agosto). Un ultimo punto che Giani ha portato all’attenzione dei partecipanti è che proprio nel Salone dei Cinquecento sono raffigurati i territori chiantigiani, ovvero quelli stessi territori che dal 2021 sono candidati per l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale culturale e naturale dell’Unesco. E proprio per l’ottenimento di questo importante riconoscimento per il ‘paesaggio culturale del Chianti classico’ sta prodigando i suoi sforzi il Consorzio Vino Chianti Classico, i cui rappresentanti hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione. Il MAB sembra essere un ottimo esempio delle ragioni che supportano e rafforzano questa candidatura. È seguita una visita ai locali del MAB.

Il MAB, da oggi debutta quindi nel mondo culturale come museo online

                                                        http://www.mab-it.org

in attesa di diventare museo a tutti gli effetti una volta ottenuti i finanziamenti necessari.

Nel frattempo la collezione privata può essere visitata su prenotazione.

Il concept del MAB nasce in un anno difficile, il 2020, ma forse proprio per questo è stato ben progettato e ideato in tutti i suoi aspetti come parte di un necessario rilancio turistico del territorio, comprendente anche una destagionalizzazione dei flussi. Due elementi l’hanno caratterizzato fin da subito: una forte interazione con l’Amministrazione Locale, dal primo momento coinvolta nel progetto e molto attenta al suo sviluppo e la collaborazione con l’Università di Siena che consentirà di creare una Start Up dedicata alla gestione ed alla valorizzazione e promozione dei beni culturali, incentrata sull’animazione di questa nuova struttura museale, attraverso la formazione di 3 giovani imprenditori

Per info e contatti:

 Ufficio stampa:

Massimiliano Bellavista
tel. 335 6148685, e-mail: bellmaxi@tin.it

www.thenakedpitcher.com

Organizzazione:

Gaia Bianciardi

Cell: +329 6102028 mail: info@palazzobianciardi.com

Palazzo Bianciardi – Via Ferruccio 32, Castellina in Chianti 53011 (SI)

Sulla stampa

https://www.oksiena.it/news/inaugurato-a-castellina-in-chianti-il-museo-archivio-bianciardi-251021183529.html

https://www.lanazione.it/siena/cronaca/castellina-viaggia-nel-tempo-e-il-dono-dei-bianciardi-1.6959103

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Il perfetto viaggio (a breve poi pubblichiamo tutti i racconti)

Cosa è un racconto breve? L’esaltazione della parola e della sua efficacia, ma anche della lettura condivisa. Con questo intento il Festival della Lingua Italiana di Siena ha creduto in un progetto, coordinato da Massimiliano Bellavista sul blog thenakedpitcher.com, che parte da lontano e che già da tempo coinvolge molte scuole e giovani di tutta la Penisola.

La versione messa in campo per il Festival a Siena grazie all’aiuto dell’associazione La Voce della Scuola e indirizzato agli studenti delle scuole medie e superiori di Siena e della Toscana ha visto il suo atto finale presso la sede cittadina del Comitato della Società Dante Alighieri. Ai partecipanti è richiesto di scrivere un breve racconto di 250 parole al massimo, in tema di viaggio (in senso fisico o metaforico),

Viaggiare, come dice lo scrittore olandese Cees Nooteboom, più volte citato nella premessa al premio a cura di Diego Palma (La Voce della Scuola) e Massimiliano Bellavista (www.thenakedpitcher.com) è spesso un fatto istintivo, non meditato, qualcosa che insomma ‘è come il mulino da preghiere dei tibetani: il movimento precede il pensiero’.

Questa componente istintuale e di spontaneità non è mancata affatto ai giovani partecipanti:in un tempo brevissimo, che ha coinciso con i giorni del Festival, sono arrivati moltissimi racconti brevi, in un numero che ha sorpreso per primi gli organizzatori.  I premiati, anche grazie alle pubblicazioni offerte dalla Casa Editrice Betti e dalla Società Dante Alighieri, sono stati sei, accompagnati dalle famiglie e dai loro docenti di riferimento.

Paola Panico, quattordicenne studente del Liceo Classico Galilei di Pisa ha narrato con grande forza e capacità tecnica il viaggio di uno scrittore che cerca ispirazione nelle vite degli altri fino ad esserne sopraffatto (Lo scrittore non pubblicò un libro. Uno solo non sarebbe bastato).

Ludovica Fei e Margherita Rolla, della seconda liceo Scientifico ‘Tito Sarrocchi’ di Siena hanno scritto a quattro mani trattando con grande delicatezza e sensibilità un viaggio dentro l’anoressia, una narrazione, dove oltre alle cure professionali, diventano fondamentali le attenzioni di tutta la classe, che riescono alla fine a far intravedere la luce alla fine del tunnel. (Il 30 Settembre 2020 il medico entrò nella mia stanza, gli occhi pieni di felicità, mi disse che il mio lungo viaggio era finalmente terminato. La campanella sta suonando, prendo dallo zaino il panino al prosciutto e gli do felicemente un morso!)

Valentina Nicolucci dell’Istituto Monna Agnese di Siena con Rimbalzando disordinatamente è riuscita nella difficilissima impresa di rendere il convulso vorticare dei pensieri di un’adolescente in quello stato di dormiveglia che, poco prima del sonno, confonde in una lunga sinestesia colori, suoni e ricordi E piano piano, questi pensieri ingarbugliati sfumano in baleni casuali di luci e immagini, che pongono fine al mio viaggio.

Margherita Caramanico, della quarta Liceo Musicale ’E.S. Piccolomini’ di Siena ci ha regalato forse l’immagine più bella, al culmine di un percorso di crescita e presa di coscienza delle proprie capacità che, proprio grazie alla Scuola, le ha insegnato come ci racconta nel suo breve   a non sentirmi il pesce che gareggiava contro le scimmie in una gara di arrampicata’ e le ha aperto le porte del prestigioso Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.

Dalla stessa scuola proviene l’ultima vincitrice, Priscilla Panichi che, paragona con dolcezza e abilità tecnica il viaggio nella vita propria e altrui a un interminabile puzzle ognuno misterioso ognuno diverso, e che nessuno, e questo è il bello, vedrà mai finito, perché la troppa perfezione è nemica della vita vera, quella vissuta con intensità. Mai come fai a dire di aver concluso un viaggio bello come la vita?

Dopo la cerimonia di Siena, tra i cinque finalisti verrà scelto un ‘super vincitore’ che sarà premiato nel prossimo Festival di Firenze, che sarà organizzato tra l’11 e il 13 Novembre prossimi in vari siti del capoluogo toscano.

Non resta che dare appuntamento alla prossima edizione di ‘Per Vie Brevi’ prevista per la primavera del 2022.

In evidenza

Per Vie Brevi, un successo

Complimenti a tutti i vincitori

Grazie agli insegnanti di tutti gli Istituti e Licei partecipanti

Grazie al Festival della liingua Italiana/ Parole in Cammino

Grazie a ‘La voce della Scuola’

Grazie a Betti editore

Grazie alla Società Dante Alighieri di Siena

…e naturalmente un gigantesco grazie ai ragazzi che ci hanno stupito ancora una volta coi loro vivacissimi racconti brevi.

Per pubblicazione foto e altro, come si dice …..stay tuned!!!

In evidenza

I programmi definitivi delle giornate del Festival di Siena

Ricordiamo il termine per la presentazione dei racconti da 250 parole per il concorso ‘Vie Brevi’ è Venerdì. I migliori saranno premiati Sabato durante questo evento:

Comitato della Società Dante Alighieri, via Tommaso Pendola 37

Ore 17.00 Fiorella Atzori, Sgrammaticando

Ore 17.45 Marco Ferrari, “Romanae disputationes” eOpera prima”. La parola alla prova tra filosofia e letteratura (nella scuola) Ore 18.30 Massimiliano Bellavista e Luca Betti, Premiazioni per il concorso “Per vie brevi”. Modera Diego Palma

In evidenza

Parole in cammino…venite ci divertiremo 14-16 p.v.

Visioni. Retrospettive, scenari, nuovi linguaggi

Siena, 14-16 ottobre 2021

Parole in cammino

Visioni. Retrospettive, scenari, nuovi linguaggi

Siena, 14-16 ottobre 2021

L’organigramma

Associazione organizzatrice

La Parola che non muore

Direttore artistico

Massimo Arcangeli

Direzione organizzativa

Diego Palma

Comitato scientifico

Carla Bagna, Marco Mancassola, Fiammetta Papi, Carlo Pulsoni, Alessio Ricci, Laura Ricci

Segreteria organizzativa

Andrea Ciarrocchi, Fabio Di Nicola, Edoardo Ottaviani (contatti con gli ospiti)

Fabio Di Nicola (tecnico audio e video)

Alessandro Russo (diretta streaming)

Comunicazione e ufficio stampa

Letizia Pini, Massimiliano Bellavista

Riprese e montaggio video

Gianni Gadaleto

Con il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la collaborazione dell’Università di Siena, dell’Università per Stranieri di Siena, del Comune di Siena, della contrada della Chiocciola, dell’Accademia della Crusca, della Società Dante Alighieri, delle case editrici Mondadori e Zanichelli, della Rete dei Licei Classici e dell’associazione culturale “Il Liceone”

Il progetto generale

Il progetto generale, promosso dall’associazione La parola che non muore e sviluppato, con il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, in collaborazione con il Comune di Siena e con la partecipazione dell’Università per Stranieri di Siena e dell’Università di Siena, è pensato come un itinerario sull’italiano fra passato, presente e futuro, senza trascurare il contributo portato alla storia linguistica, sociale, culturale del nostro paese dalle tante altre “lingue” presenti sul territorio (dialetti, lingue minoritarie, linguaggi giovanili, lingue di contatto, gerghi tecnologici, ecc.), dalle maggiori lingue di cultura (con riferimento alla traduzione letteraria, alle parole “in viaggio”, alle nuove forme di “capitalismo linguistico”, ecc.), dalla comunicazione non verbale (la lingua dei segni, il linguaggio del corpo).

Il progetto, nato nel 2017, punta a fare di Siena il centro strutturale, organizzatore, propulsore di una manifestazione annuale in grado di coinvolgere, negli anni, città, cittadine e borghi italiani (toscani e non toscani) disposti a realizzare uno o più eventi, per un percorso tematico comune, all’interno di altre manifestazioni culturali. Saranno quest’anno direttamente coinvolte, oltre ai festival italiani già gemellati in un progetto culturale di “cultura in cammino” (la Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, il Festival della Crescita di Milano, ANTICOntemporaneo di Cassino e Montecassino, La parola che non muore di Civita di Bagnoregio (VT), il Borgo dei Libri di Torrita di Siena), manifestazioni che si svolgono in varie regioni italiane, fra le quali il Festival delle Corrispondenze di Magione (PG), il Roma Videoclip Festival e In Costiera amalfitana, le Conversazioni sul futuro e Io non l’ho interrotta di Lecce, le Feste Archimedee di Siracusa. 

Premio “Per vie brevi”

Il premio, organizzato dall’associazione La Voce della Scuola e indirizzato agli studenti delle scuole medie e superiori, intende esaltare il potere della narrazione, dimostrando che, per raccontare una storia, si possono usare anche pochissime parole, purché efficaci. Ai partecipanti è richiesto di scrivere un breve racconto di 250 parole al massimo, in tema di viaggio (in senso fisico o metaforico), da spedire entro venerdì 15 ottobre (all’indirizzo bellmaxi@tin.it).

Giovedì 14 ottobre

L’invenzione della lingua. Cinema, teatro, letteratura

Università per Stranieri di Siena, piazza Rosselli 27-28, Aula Magna

Ore 14.45 Saluti di Giuseppe Marrani, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici

Coordina Laura Ricci

Ore 15.00 Roberto Barzanti, Riccardo Castellana, Marco Marchi, Silvia Tozzi, Cent’anni dopo. Sull’attualità di Federigo Tozzi. Modera Valentino Baldi

Ore 15.30 Stefania Carpiceci,Federico e Giulietta. Tra Pinocchio, i clown e Cabiria 

Ore 16.00 Enrico Terrinoni e Fabio Pedone, Un “labirincubo” di parole

Ore 16.30 Anilda Ibrahimi e Laura Proja, Convergenze albanesi. Modera Carlo Pulsoni

Ore 17.00 Premio “Visioni” a Barbara De Rossi per lo spettacolo teatrale Dante e le donne

Pausa caffè

La lingua fra ambiente, territorio ed ecosistema

Ore 18.00 Simone Bastianoni e Massimo Arcangeli, Comunicare la sostenibilità. Un dizionario minimo

Ore 18.30 Maurizio Masini e Valentina Canu, “Se ci credi lo vedi”. Promuovere il territorio fra parola e mito

Buffet

Castellina in Chianti, Palazzo Bianciardi, costituendo Museo Archivio Bianciardi, via delle Volte 33

Ore 18.o0 Gaia Bianciardi Bastreghi e Massimiliano Bellavista, Le parole del Chianti: un cammino letterario tra autori e libri (antichi e moderni) chiantigiani. La famiglia Bianciardi, nell’omonimo palazzo a Castellina in Chianti, tra Siena e Firenze, ha custodito per secoli, oltre a un’importante biblioteca, un archivio di pergamene, documenti e carte che, a partire dal XIV secolo, racchiude la storia di questo territorio. Gli eredi della famiglia hanno creato l’Associazione Amici di Palazzo Bianciardi con l’intento di rendere fruibile questo patrimonio attraverso la creazione del MAB (Museo Archivio Bianciardi), che sarà a breve inaugurato come Collezione privata e Museo online.

Venerdì 15 ottobre

Istituto Tecnico Biotecnologie e Liceo Linguistico Monna Agnese, via del Poggio 16

Ore 11.00 Massimo Arcangeli,Visualizzare le parole, verbalizzare i gesti, dare un nome alle cose

Nel corso dell’incontro gli studenti partecipanti saranno sollecitati a dare significato a tanti gesti compiuti più o meno abitualmente, ad abbinare le parole selezionate durante la lezione a una o più immagini in grado di rappresentarle, ad attribuire un nome a tanti oggetti del passato trasmessi al nostro sguardo da dipinti famosi.

Fondazione Monte dei Paschi di Siena, via Banchi di Sotto 34, Sala Conferenze

L’italiano fuori d’Italia

Saluti di Carlo Rossi, presidente della Fondazione Monte dei Paschi  

17.00 L’italiano fuori d’Italia. Con Carla Bagna, Giuseppe D’Anna, Enrico De Agostini, Silvio Mignano. Modera Carlo Pulsoni 

San Miniato, Centro di Aggregazione Giovanile “La base”, Via Enrico Berlinguer (emiciclo)

Ore 17.00 Massimiliano Bellavista, Laura Del Veneziano, Francesco Ricci, Comunicare, scrivere (o digitare) giovane. Evento in collaborazione col Centro di Aggregazione Giovanile (CAG) locale e con la cooperativa sociale onlus ALIOTH

Contrada della Chiocciola, via S. Marco 37

Ore 18.00 Ouvertures. Incontri tra musica e cultura. Premio “Visioni” a Massimo Bernardini

Sabato 16 ottobre

Lingue e linguaggi fra cinema e canzone d’autore

Università degli Studi di Siena, via Banchi di Sotto 55, Aula Magna Storica del Rettorato

Ore 9.15 Saluti di Francesco Frati, rettore dell’Università degli Studi di Siena

Coordina Alessio Ricci

Ore 9.30 Fabrizio Franceschini, Le lingue della commedia all’italiana (ma solo “all’italiana”)

Ore 10.00 Fabio RossiFederico Fellini e Giulietta Masina. Dal parlato rarefatto realistico all’iperparlato creativo

Pausa caffè

Ore 11.00 Marco PontiScrivere per lo sguardo. Come il cinema nasce da parole e spazio e li trasforma in immagini e tempo

Ore 11.30 Marianna Marrucci, Sulle tracce del “mosaicista” De André: studiare le carte di un cantautore. Introduce Giulia Giovani

Buffet

Comitato della Società Dante Alighieri, via Tommaso Pendola 37

Ore 17.00 Fiorella Atzori, Sgrammaticando

Ore 17.45 Marco Ferrari, Romanae disputationes” eOpera prima”. La parola alla prova tra filosofia e letteratura (nella scuola)

Ore 18.30 Massimiliano Bellavista e Luca Betti, Premiazioni per il concorso “Per vie brevi”. Modera Diego Palma

In evidenza

Varie: due articoli, una intervista, una recensione dell’ultimo libro

Bella tre giorni a Bagnoregio e Montefiascone con molti giovani. Brillanti gli interventi di Lello Voce (che ringrazio per il divertentissimo pomeriggio passato assieme e la bella dedica) e Marcello Fois.

Anno XVII, n. 189 ottobre 2021  
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vertigini dell’anima:
una rivelazione in ogni senso
Dal “padre” di Adelphi
uno studio su Hitchcock
di Massimiliano Bellavista Il terzultimo libro di un grande scrittore e di un ancor più grande editore quale Roberto Calasso si intitola curiosamente Allucinazioni Americane (Adelphi, pp. 766, € 14,00) ed è il primo che ha dato alle stampe nel suo ultimo anno di vita, il 2021. Gli altri due sono decisamente più in linea con la sua precedente produzione, e assai più autobiografici. Qui il protagonista è il cinema. Nell’ambito del cinema, si tratta di un suo interprete assoluto, Hitchcock. Nell’ambito della produzione del grande regista, si affrontano due film tra i suoi più sibillini ed enigmatici, La finestra sul cortile e La donna che visse due volte.
Il punto di vista di Calasso sui due film è assai originale, e il libro che ne risulta è godibile, mentre lo si legge si ha come l’impressione di esserne parte in causa e di dialogare direttamente con l’autore. Ma è un abile gioco di specchi che spesso inganna. «Questo è un libro su un rompicapo ed è un rompicapo esso stesso».

Le mille madeleine e gli infiniti dettagli di due capolavori gemelli
È una ben ambigua e sofisticata madeleine proustiana quella che compare ne La donna che visse due volte. L’avvocato e poliziotto John Ferguson soffre di vertigini: durante un inseguimento sui tetti dei grattacieli di San Francisco, aggrappato a una grondaia e sospeso nel vuoto, vede un collega precipitare al suolo nel tentativo di salvarlo. Quest’incidente sarà la causa della sua acrofobia. Un suo ex compagno di college, Gavin Elster gli affida l’incarico di sorvegliare sua moglie Madeleine, vittima di strane ossessioni, durante le quali la donna s’identifica con la bisnonna materna, Carlotta Valdés, la quale, abbandonata dall’amante e privata della figlia nata dalla loro relazione, morì suicida a 26 anni, la stessa età di Madeleine. Nomen omen, madeleine/Madeleine entra in scena come immagine mentale dagli effetti però molto reali, in quanto la sua “esistenza” impone che «un’altra donna muoia: la moglie di Elster prima, Judy dopo». Ferguson sprofonda lentamente (la lentezza caratterizza tutti e due i film di Hitchcock a differenza di altre sue pellicole caratterizzate da paradigmi ritmici e temporali assai più immediati) in un passato insondabile, al contempo esistente e irreale e qui l’indagine di Calasso si fa fine. «Il segnale che manifesta il contatto con Madeleine è il colore verde: nello scialle, lungo fino a terra, della donna seduta al ristorante con Elster, nel vestito da giorno con colletto di Judy che cammina con le sue colleghe del grande magazzino. Fra l’uno e l’altro, ci sono anche molti altri verdi, introdotti dalla Jaguar verde chiaro di Madeleine, fino al canopy dell’Hotel Empire dove vive Judy e alle tende nella sua stanza, illuminate dall’insegna al neon dell’albergo».
Allo stesso modo, il mondo de La finestra sul cortile è un mondo autosufficiente, ricco di dettagli simbolici che tutto risucchia in quel teatro, a eccezione delle ventate di eleganza ed erotismo upper class di Lisa Freemont, una sofisticata ragazza e indossatrice non professionista, la quale si reca regolarmente a fare visita a Jeff, il fotoreporter di successo protagonista del film ed immobilizzato su una sedia a rotelle a causa di un infortunio. «La ruota vorticosa dei fantasmi, ombra sempre più irresistibile di Grace Kelly che si proietta (da dietro) sul fotografo addormentato (…) creano una tensione che cresce, insieme al caldo umido di New York. Soprattutto in due persone: il fotografo e il commesso viaggiatore, che si appresta ad uccidere la moglie. Che cosa lega questi due esseri che si ignorano? Un filo sottilissimo, un filo femminile. Il commesso viaggiatore Lars Thorwald uccide la moglie: il fotografo lo scopre con l’aiuto con l’aiuto della donna che vuole diventare sua moglie (e a sua volta rischierà di essere uccisa dall’assassino). Come sempre sacrificio ed ierogamia sono avvolti l’uno nell’altra».

Un’argomentazione elegante e non dirompente o distruttiva
Quest’ultimo riferimento non è espresso a caso, perché è proprio una rilettura mitica dei due film quella che l’autore ci propone: «Che aria tira in quel cortile della nona strada? Più o meno quella che tirava a Tebe con Edipo o a Elsinore con Amleto. “C’è qualcosa di marcio nel cortile”. Ad accorgersene, come al solito, è il coro, che qui delega a rappresentarlo la mirabile Thelma Ritter, infermiera delle assicurazioni». Alla fine, non è proprio questo il ruolo del cinema, ovvero quello di costituirsi come “macchina mitopoietica” capace di generare visioni e narrazioni che invadono tutti i nostri ambiti personali, da quello razionale a quello etico ed onirico? Secondo Calasso le star hollywoodiane sono quindi le nuove divinità e le opere di Alfred Hitchcock possono addirittura essere re-interpretate alla luce della dottrina vedantica. Una provocazione, si capisce, ma non priva di fascino e di spunti inediti per questo volume, che rappresenta la sintesi e la sedimentazione di un pensiero durato anni.
Ma in cosa consiste questa sorta di legame di sangue, di “gemellità” che lega due capolavori assoluti della storia del cinema e che quindi, a prima vista, potrebbe anche fare a meno di questo accostamento? Tutti i motivi, anche quelli più reconditi, sono puntualmente esplorati dall’autore: «La gemellità si dichiara già nel casting: in entrambi i casi James Stewart e una indefessa fidanzata bionda, che lavora nella moda (Grace Kelly e Barbara Bel Geddes). James Stewart ha (o ha avuto) in tutti e due i casi un mestiere inquisitivo: fotoreporter avventuroso o brillante detective. (…) In entrambi i casi, il primo dialogo ruota intorno al fatto che l’uomo è impedito nel movimento, per la gamba ingessata ne La finestra sul cortile, per le vertigini in La donna che visse due volte».
Del resto a ben vedere l’inesorabilità degli accadimenti che è tipica del mito, e anche della tragedia greca, è l’ingrediente fondamentale dei due film. Difficile in questo senso dar torto all’autore, che pagina dopo pagina argomenta alla sua, particolarissima, maniera. Nelle due pellicole ciò che accade nella rispettiva trama narrativa è assai meno importante di ciò che accade nella testa dei personaggi, l’azione è sacrificata alla stasi perché sono le menti dei personaggi a rincorrersi, talvolta a sovrapporsi e a cannibalizzarsi come nel caso de La donna che visse due volte «il finale è implicito fin dall’inizio del film: lieto ne La finestra sul cortile (il fotoreporter allevia il prurito con un calzascarpe, in attesa di liberarsi dal gesso); funesto in La donna che visse due volte (l’ex poliziotto vuole liberarsi a poco a poco delle vertigini, ma ha una crisi appena sale al terzo gradino di una scaletta».
Il lettore, cinefilo e non, quindi potrà quindi trovare pane per i suoi denti in questo libro sui generis marcato da uno stile elegante e colto, come sarà d’ora in poi trovare in libreria data la scomparsa di un autore che aveva saputo affascinare e fidelizzare generazioni di lettori attorno alla sua cristallina capacità affabulatoria.

Massimiliano Bellavista

(direfarescrivere, anno XVII, n. 189, ottobre 2021)
http://www.bottegaeditoriale.it/Uneditorealmese.asp?id=232

http://www.bottegaeditoriale.it/Uneditorealmese.asp?id=232

In evidenza

La parola che non muore: Bagnoregio e Montefiascone 1-3 Ottobre 2021

LA PAROLA CHE NON MUORE

Tre giorni di incontri a Bagnoregio e Montefiascone

(1°-3 ottobre)

VIa edizione

Dante, la memoria, la scuola, la malattia

Festival gemellato con 

LA FESTA DELLA SCUOLA (ASCOLI PICENO)

FESTA DI SCIENZA E FILOSOFIA (FOLIGNO)
FESTE ARCHIMEDEE (SIRACUSA)

FESTIVAL DELLA CRESCITA (MILANO)
ANTICONTEMPORANEO (CASSINO)
PAROLE IN CAMMINO (SIENA)

X-OFF. CONVERSAZIONI SUL FUTURO (LECCE)

DANTE SENZA FRONTIERE (SALERNO)

Un progetto in collaborazione

con

la SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI

Con il sostegno di ZANICHELLI e MONDADORI EDUCATION

Direzione artistica: Massimo Arcangeli, Raffaello Palumbo Mosca

Direzione organizzativa: Diego Palma

Coordinamento generale: Fabio Di Nicola

Comitato scientifico: Edda Cancelliere, Milton Fernàndez, Riccardo Gualdo, Pierluigi Mingarelli, Mario Morcellini, Carlo Pulsoni, Davide Rondoni, Ottavio Rossani

Civita in giallo: Fabio Mundadori

Ufficio stampa: Massimiliano Bellavista

Coordinamento locale: Andrea Ciarrocchi

Coordinamento Premio poesia “Caro poeta”: Patrizia Marchei

Contributi video: Gianni Gadaleto

Tecnico audio e video: Andrea Artemi

Diretta Streaming: Alessandro Russo

Coordinamento per il territorio: Doriana D’Elia

Realizzazione grafica e sito web: Antonio Silvestri e Stefano Palma

Ne ha parlato perfino il “New York Times”. Con le sue erosioni dal basso, con le sue magiche e rarefatte prospettive aeree, con la sua capacità di dominare dall’alto il territorio al pari di una fortezza, con i suoi “ponti” quasi sospesi nel tempo e nello spazio, il borgo di Civita di Bagnoregio è un simbolo naturale della cultura che resiste, attraverso la conservazione caparbia di una memoria che si tramanda da secoli. Un luogo ideale per avviare riflessioni e letture fra narrativa e poesia, filosofia e scienza, lavoro critico ed esperienza personale (per una parola che è ancora fortunatamente viva, e intende anzi continuare a vivere), come primo passo per la realizzazione di un progetto di ampio respiro che trae ben più d’uno spunto dalle celebrazioni dantesche (nell’anno in corso ricorre il settecentesimo dalla morte del poeta).

La parola che non muore, che si svolge sotto la direzione artistica di Massimo Arcangeli e Raffaello Palumbo Mosca, parte dalla necessità della conservazione della memoria libraria e della memoria poetica che prende a modello proprio la Commedia di Dante, simbolo di una poesia universale che continua a parlare, in tante lingue disseminate per il mondo, a milioni e milioni di lettori.

La memoria poetica, ultimamente al centro di un animato – e in alcuni casi aspro – dibattito sulla presunta morte dell’oggetto sul quale si fonda e si esercita, sarà chiamata innanzitutto in causa dalla quarta edizione del premio dedicato ad Annibal Caro poeta (gemellato con quello dedicato al Caro traduttore, anch’esso giunto alla sua quarta edizione), che vedrà premiato, da una giuria di qualità, il miglior libro di poesia uscito fra il 2019 e il 2021.  

Quanto alla memoria libraria, nel corso della manifestazione si metterà a disposizione, per un poeta o uno scrittore, uno studioso o un artista, Casa Greco, a Civita di Bagnoregio, perché l’ospite che vi sia accolto ne faccia, soggiornandovi, luogo di ritiro, di concentrazione, di riflessione per il suo lavoro. Nell’occasione della sua nascita il compianto maestro Stelvio Cipriani ha donato a Civita, nel 2016, una sua composizione inedita.

I temi portanti dell’edizione di quest’anno, focalizzata sulle celebrazioni dantesche, ruoteranno intorno ai rapporti fra scienza e letteratura, al giallo d’autore, ai luoghi e alle parole (e ai linguaggi) da riabitare e al visibile parlare. Arricchiranno il programma alcuni eventi incentrati sulla scuola (al tempo della pandemia) e una sezione tematica intitolata Un male chiamato umanità (ispirata a Norman Oliver Brown, e a Ferdinando Camon), anche per ribaltare la prospettiva dalla quale si è perlopiù affrontata l’emergenza sanitaria.

Nei giorni del festival sarà infine conferito il premio itinerante “Visioni” a una o più personalità di spicco del panorama nazionale o internazionale. Il premio, nato nel 2015, viene attribuito, di tappa in tappa, a personaggi che si siano distinti nel campo del giornalismo, della cultura, dell’arte, dell’imprenditoria, dello spettacolo, ecc., ed è stato assegnato, negli anni, ad Antonio Ricci, Cristina Comencini, Enrico Mentana, Corrado Augias, Carlo Freccero, Gian Antonio Stella, Lucia Annunziata, Zygmunt Bauman, Sergio Castellitto, Agnes Heller, Luciano Canfora, Piergiorgio Odifreddi, Franco Cardini, Teresa Forcades, Alberto Asor Rosa, Antonio Presti, Michele Mirabella, Francesco Bruni (regista), Mario Martone, Livio Leonardi, Carlo Degli Esposti, Lamberto Giannini e molti altri.

Nascono con questa edizione anche il premio “Civita in giallo”, che sarà attribuito a uno scrittore di gialli o di noir, e il premio “Torre di Chia” (per il centenario dalla nascita di Pier Paolo Pasolini che si celebrerà nel 2022), indirizzato agli studenti delle scuole superiori di ogni ordine e grado e dal tema Scrittura, arti visive e identità. Un altro premio, intitolato al “Tronco d’Artista”, sarà lanciato in occasione della realizzazione di un’opera di Andrea Gandini, dedicata alla figura di Annibal Caro, traduttore dell’Eneide, che sarà mostrata per la prima volta al pubblico, alla Commenda di Montefiascone, nella giornata del 3 ottobre. Qui di seguito il regolamento del premio.

Regolamento

Art. 1

Non ci sono limitazioni di nessun tipo per la partecipazione al premio. A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Agli studenti universitari e delle scuole secondarie di primo e secondo grado che avranno aderito all’iniziativa, oltre all’attestato, verrà riconosciuto un premio in libri.

Art. 2

I partecipanti al premio dovranno inviare via e-mail, entro il 30 giugno 2022, un progetto (sviluppato in 5.000 caratteri al massimo, spazi inclusi) per la realizzazione di un “tronco d’artista”: il tronco di un albero antico su cui lavorare (dipingendolo, modellandolo, trasformandolo in un qualunque altro oggetto, ecc.) per renderlo un manufatto. I progetti ritenuti migliori, secondo il giudizio di un’apposita commissione, saranno presentati durante l’edizione della “Parola che non muore” che si svolgerà nell’autunno del 2022.

L’iscrizione al premio, e la partecipazione al festival dei migliori selezionati dalla giuria, implica l’autorizzazione, da parte dei partecipanti, alle riprese fotografiche e audiovisive che saranno effettuate durante la manifestazione, nonché la loro libera utilizzazione, per fini promozionali, giornalistici, documentari o altro, da parte dell’organizzazione. L’iscrizione al premio implica altresì la cessione a titolo gratuito dei diritti di immagine in favore dell’organizzazione stessa o dei suoi incaricati, e la rinuncia a ogni eventuale azione tesa a ottenere il pagamento di corrispettivi, indennità, rimborsi o altro connessi a quei diritti.

Art. 3

I primi tre classificati saranno ospitati, per un soggiorno di una settimana per due persone, al Borgo “La Commenda”. Al vincitore assoluto sarà offerta l’opportunità di partecipare a uno dei festival della rete “La Parola che non muore” per un soggiorno, sempre per due persone, comprensivo della copertura, da parte dell’organizzazione, delle spese di trasporto. 

Art. 4

I progetti spediti via e-mail potranno essere illustrati secondo le seguenti modalità:

– verbale/espositiva (un riassunto del progetto, in chiave espositiva o narrativa);

– grafica (un dipinto, un esercizio di tecnica grafica o altro);

– multimediale (un videoclip).

Nella loro presentazione i partecipanti spiegheranno come intendono realizzare i loro progetti. La presentazione, se in modalità audiovisiva, non dovrà superare i 10 minuti di durata.

Programma

Venerdì 1° ottobre

Istituto omnicomprensivo F.lli Agosti (Bagnoregio)

La Voce della Scuola

Ore 11.30

Massimo Arcangeli, La parola e l’immagine. Con gli studenti delle terze classi (sezioni A e B) della scuola media dell’istituto, coordinati da Francesca Fiorentini

Ore 15.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Culture da salvare, da trasmettere, da condividere  

Luca Profili, sindaco di Bagnoregio, Civita, la “città che non vuole morire”

Francesco Bigiotti, amministratore unico di Casa Civita, Una residenza d’artista per il libro e la cultura

Luigi De Simone, imprenditore, Come far rinascere un antico borgo

Elisabetta Ferrari, Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF)

Beatrice Curci, associazione GIULIA (GIornaliste Unite LIbere Autonome), Dare voce alle differenze di genere

Massimo Arcangeli e Diego Palma, La voce della scuola

Ore 16.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Luoghi da riabitare

Filippo Arcelloni, Il teatro che cammina (sulla via Francigena)

Ore 16.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Civita in giallo. I luoghi

Premio “Visioni” a Marcello Fois

Introduce Fabio Mundadori. Premia Luca Profili

Ore 17.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Parole da riabitare (ETICA)

“Impossibile è essere savio chi non è buono”

Eugenio Coccia e Filippo La Porta, Dante e l’etica. Fra letteratura e scienza. Coordina Massimo Arcangeli

Ore 17.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

La Voce della Scuola

Silvio Barbieri, Rita Biganzoli, Antonio De Nigris, Carlo Montanari, La scuola che potremmo avere: il futuro dopo l’emergenza

L’emergenza Covid ha posto in evidenza i problemi strutturali di una scuola non più al passo coi tempi. Problemi amplificati dalla didattica a distanza (DAD), anche se, quando il Covid ci ha colpiti di sorpresa, chi era già preparato a gestire una didattica innovativa in presenza ha saputo farlo anche a distanza. Una didattica on-line da non intendersi come una  forma sostitutiva della didattica in presenza, ma come un suo complemento.

Coordina Diego Palma

Ore 18.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

La Voce della Scuola

Rosario Alfano e Giuseppe Mancuso, La scuola (da rifondare) che non c’è

Abbiamo bisogno di una tensione ideale che faccia della scuola riformata il luogo dove crescere insieme come comunità. Un luogo dove alimentare il senso civico e far maturare la consapevolezza di essere cittadini attraverso un percorso di studi, di esperienze, di scambi, di condivisione, di apprendimento. Un luogo dove si coltivi anche il rispetto per il lavoro. Per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) è aumentato il carico lavorativo (gli organici ridotti non riescono a soddisfare l’enorme mole di lavoro degli ultimi vent’anni), oltre alla responsabilità, ma non lo stipendio. Si combatte il Covid, nella realtà, senza il personale ATA.

Coordina Diego Palma

Ore 18.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

La Voce della Scuola

Tiziana Mari, Se i quadri potessero pensare

Tanti dipinti famosi reinterpretati in chiave attualizzante, sotto la guida della docente che racconta qui il suo progetto (ideato e realizzato in tempi di pandemia), dagli studenti di una quarta classe del liceo scientifico Ettore Majorana di Orvieto. 

Ore 19.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

La Voce della Scuola

Emma Sabatini e Gianmarco Silvano, L’Unione (degli Studenti) fa la forza. Un manifesto per la scuola del futuro

Con l’introduzione della DAD (marzo 2020) abbiamo assistito alla progressiva esplosione delle contraddizioni e delle problematiche strutturali che il sistema di scuola pubblica del nostro paese presenta ormai da decenni. Viviamo una scuola sempre più esclusiva, spesso determinata dalle logiche meritocratiche e competitive di un sistema capitalista in cui è immersa, in cui studenti e studentesse non sono condotti alla formazione di un pensiero critico ma alla mera acquisizione di sterili nozioni, con processi frontali e punitivi che non mirano a una reale crescita dell’individuo. Ci hanno lasciato una scuola in macerie, distrutta dai processi di aziendalizzazione e sottofinanziata. Abbiamo così deciso di mobilitarci e di ricostruire un modello di scuola alternativo. A partire dallo scoppio della pandemia siamo scesi nelle piazze per pretendere che l’istruzione pubblica costituisse la priorità del nostro governo, abbiamo preteso che tutti avessero accesso ai device e alla connettività. Siamo stati da sempre in prima linea per un ritorno in presenza in sicurezza e abbiamo preso parte a numerose mobilitazioni per sottolineare il carattere trasversale della didattica e la funzione sociale dei luoghi della formazione. Dal gennaio del 2021 abbiamo deciso di ricostruire le nostre scuole a partire dalla riapertura di cantieri, di spazi assembleari che garantissero un confronto reale tra le componenti sociali della scuola per immaginarne un cambiamento dal basso, in forma radicale e strutturale, dalla valutazione all’edilizia, dal diritto allo studio alla didattica. Un processo di costante riflessione pedagogica che non si può interrompere.

Coordina Diego Palma

Sabato 2 ottobre

Bagnoregio  

Ore 15.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Parole da riabitare (felicità)

“Altro ben è che non fa l’uom felice; / non è felicità”

Lello Voce, Il manifesto per una scuola della felicità

Il manifesto, proposto da un poeta che è anche un insegnante, è una provocazione che prova a immaginare una scuola superiore radicalmente diversa da quella attuale, una scuola che rifiuti di basarsi su controllo, valutazione ossessiva, competenze e competitività per diventare invece un luogo capace di creare felicità, solidarietà e rispetto per tutti coloro che ne fanno parte (allievi, insegnanti, personale tecnico). Una fabbrica di sogni e felicità, cultura e futuro. Ispirato al pensiero libertario di grandi figure come Ivan Illich e Danilo Dolci, il Manifesto per una scuola della felicità ribalta molti dei luoghi comuni della scuola così com’è (e come viene progettata oggi), lanciando il guanto di una sfida a ripensarla dalle fondamenta, mettendo al suo centro non questa o quella necessità economica e produttiva ma la voglia di stare assieme e la responsabilità di farlo nell’interesse comune, oggi più che mai. Pubblicato inizialmente sul sito del «Fatto quotidiano», il manifesto è stato poi rilanciato da Rai Radio 3 (nella trasmissione La lingua batte).

Ore 15.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Parole da riabitare (MENTE e MEMORIA)

“Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi entro: che non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso”

La mente memore. Premio “Visioni” a Giorgio Vallortigara. Premia Francesco Bigiotti

Ore 16.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Il visibile parlare

Lucia Battaglia Ricci, Dante in immagini

Un affascinante viaggio, lungo i secoli, tra dipinti, miniature e altre rappresentazioni artistiche di personaggi ed episodi famosi della Commedia dantesca.

Ore 16.30 

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Civita in giallo. I tempi

Franco Forte e Fabiano Massimi, Storie gialle nell’Italia fascista e nella Germania nazista

L’uranio di Mussolini (Franco Forte) e I demoni di Berlino (Fabiano Massimi). Due gialli storici ambientati nei primi anni Trenta, alla vigilia del periodo più oscuro della storia europea nel “secolo breve”, che avrebbe precipitato il mondo nell’inferno della guerra più terribile che l’umanità ricordi. Due storie (quella italiana è ambientata in Sicilia) che ci fanno respirare il clima che fece da incubatore al fascismo e al nazismo e ne accompagnò il montare delle ideologie che li sostennero.    

Coordina Fabio Mundadori

Ore 17.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Una male chiamato umanità

“Io vidi una di lor trarresi avante / per abbracciarmi, con sì grande affetto, / che mosse me a far lo somigliante”

Salvatore Malizia, Patrizia Marchei Romano, Daniela Turi, Il “contagio” degli affetti. Malattie, cure, guarigioni

Modera Massimiliano Bellavista

Ore 17.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Parole da riabitare (cambiamento)

“Non v’accorgete voi che noi siam vermi / nati a formar l’angelica farfalla, / che vola a la giustizia sanza schermi?”

Massimiliano Bellavista, Marina Morbiducci, Antonella Palmitesta, Bianca Piergentili, Francesco Ricci, Sessualità “fluttuanti”, passaggi di stato, identità ibride

Modera Massimo Arcangeli

Ore 18.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Civita in giallo. I tempi

Mauro Valentini e Mirko Zilahy, Storie criminali da città eterne (Roma) e paesi che muoiono (Civita)

Tutti lo chiamavano Tyson (Mauro Valentini) e L’uomo del bosco (Mirko Zilahy). Il primo romanzo è la storia di un uomo cui si offre un giorno l’opportunità di cambiare il corso di una vita passata a rimediare alle conseguenze dei propri errori (ma di mezzo c’è Tyson…). Il secondo romanzo ci accompagna in un viaggio nel cuore di sangue e di pietra di Civita di Bagnoregio, e alla fine scopriamo che le sue viscere non sono poi così diverse da quelle covate nell’animo umano. 

Coordina Fabio Mundadori

Ore 18.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Una male chiamato umanità

Giorgio Nisini e Luca Ricci, Il tempo e la malattia

Un dialogo sull’umano e sulla malattia a partire dai libri Gli estivi (Luca Ricci) e Il tempo umano (Giorgio Nisini).

Coordina Raffaello Palumbo Mosca

Ore 19.00

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

La voce della scuola

Nicola Maulucci, Figli di un dio minore. Racconti di discontinuità didattica e di precarietà affettive

Dall’affidamento temporaneo, della durata al massimo di diciotto mesi, all’affidamento sine die (fino ai 18 anni). Esperienze di genitori affidatari piene di gioie ma anche ricolme di dolori, fra incomprensioni e ricongiungimenti, discussioni e riappacificazioni. Esperienze che ti riempiono in ogni caso la vita, anche se ci si chiede che senso abbia lasciare qualcuno nelle mani di una famiglia affidataria fino al compimento del diciottesimo anno senza poterlo adottare prima.

Ore 19.30

Auditorium Taborra (Bagnoregio)

Il visibile parlare

“E tu che se’ costì, anima viva, / pàrtiti da cotesti che son morti”

Lisa Flores (direttrice della scuola Flores), Antonella Arduini, Cristina Bombasaro, Monica Pesciarelli, Santina Petrosilli, Il flamenco. La tradizione che non vuole morire

La scuola di flamenco Flores è una realtà consolidata che propone spettacoli di danza e musica flamenca coi più importanti artisti della scena internazionale. Il flamenco, originario dell’Andalusia, è l’espressione più vivida e magnifica dell’arte gitana. È una danza sensuale, che produce un’intima unione fra il corpo e lo spirito, e arriva a farci comprendere in modo intuitivo l’energia ancestrale sopita dentro ciascuno di noi. Il flamenco è ritmo, armonia e contrasto, creatività e tradizione, suoni e musica alternati a profondi e magici silenzi.

Conduce Fabio Di Nicola

Domenica 3 ottobre

Borgo La Commenda (Montefiascone)

Ore 10.00

“Vorrei essere scrittore di musica, / vivere con degli strumenti / dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare”

I premi “Caro poeta”, “Caro traduttore”, “Torre di Chia”, Luigi De Simone (proprietario del Borgo La Commenda), Lucianna Argentino (vincitrice del premio “Caro Poeta” nel 2019), Federica Alessandri (per il premio “Caro traduttore”), Ivana Pagliara (cofondatrice di PromoTuscia)

Modera Elisabetta Ferrari

Ore 10.30

La Voce della Scuola

Cosimo Forleo, Maddalena Giocondo, Giusy Versace, La “nuova” scuola fra aziendalismo, precarizzazione ed educazione alla cittadinanza attiva

Nell’anno 2000, col Reg. 275 del 1999 e il successivo riconoscimento giuridico della dirigenza, è nata ufficialmente l’autonomia scolastica. La scuola è organizzata come un’azienda e le varie attività dei docenti sono sempre più burocratizzate e sempre meno collegiali. Sono passati vent’anni, e quali sono i risultati di queste scelte? Il lavoro dell’insegnante, in termini di efficacia, soprattutto dell’apprendimento degli allievi, se ne è avvantaggiato? Quali decisioni da prendere sarebbero necessarie, a livello politico e normativo, per una scuola italiana diversa? Come potrebbe intervenire utilmente, nel quadro generale, il Terzo Settore, e come accompagnare i giovani, grazie alla cultura del volontariato, verso la costruzione di una società democratica, equa ed inclusiva, in un percorso di consapevolezza dell’esercizio dei propri diritti, dei propri doveri e delle proprie responsabilità? Nasce intanto, in risposta a una crisi scolastica strutturale, il Movimento Lavoratori Precari (MLP.), che unisce il personale docente e il personale ATA e il cui doppio obiettivo è di cementare in un movimento politico i lavoratori precari di ogni categoria, sbeffeggiati nonostante una direttiva europea (1999/n. 70) preveda l’assunzione a titolo definitivo di tutti i dipendenti della scuola che abbiano svolto almeno 36 mesi di servizio.

Modera Diego Palma

Ore 11.15

La Voce della Scuola

Antonio Cosentino, Didattica della comunità di ricerca e “Philosophy for Children” (F4Ch)

La didattica della comunità di ricerca è stata definita all’interno del curricolo della philosophy for children alla luce di una rilettura del pensiero di John Dewey. La logica della ricerca, negli auspici di Dewey, dovrebbe essere estesa a tutti i campi della conoscenza e corrispondere a un incremento diffuso di riflessività. Il pensiero riflessivo in azione, infatti, non è altro che la ricerca. L’espressione comunità di ricerca implica, da un punto di vista scolastico, una proposta complessiva e articolata di didattica includente nei suoi elementi fondamentali: a) spostamento della didattica da un paradigma standard a uno riflessivo; b) trasformazione della dinamica del gruppo classe in una comunità di interazione; c) primato della comunicazione orale; d) primato di una dimensione sociale e costruttiva dei processi di apprendimento; e) spostamento dell’attenzione dal prodotto al processo; e)  riposizionamento della figura dell’insegnante nella sua funzione di “facilitatore”. 

Un male chiamato umanità

(intermezzo)

Alessandro Cola, Memorie romanesche al tempo del Covid

Un breve excursus tra i momenti salienti del periodo pandemico, fra ironia e canzonatura, satira e disagio. La quarantena fa brutti scherzi, e la prima prova a uscire fuor di… mascherina.

Ore 11.45

Trifone Gargano, Dante pop, tra un selfie e un tweet

Celebrare Dante con una versione divergente, in quanto classico attivo, nonostante i 700 anni trascorsi dalla sua morte. Un classico ancora capace di ispirare artisti e intellettuali contemporanei, e di trovare riscontro nei più diversi canali e codici espressivi (dai fumetti ai videogiochi, dalla canzone pop e rock ai brand pubblicitari, dalla narrativa ai social). Dante come “lievito”, insomma, o, per dirla con le sue stesse parole, “favilla” che “gran fiamma seconda”.  

Ore 12.15

Premio “Visioni” a Giorgio Colangeli. Premia Luigi De Simone

Ore 12.45

Luoghi da riabitare

Andrea Gandini e Valter Lazzarin, Artisti di strada. Lo scultore del legno che resuscita i tronchi, e l’enigmista che batte tautogrammi a tema sulla macchina da scrivere e poi li recita

Due “creativi” ci raccontano i loro progetti on the road per la presentazione ufficiale del tronco riportato in vita al Borgo La Commenda (realizzato in onore di Annibal Caro) e per il lancio del premio annuale al miglior “tronco d’artista”.

Coordinano Massimo Arcangeli e Raffaello Palumbo Mosca

In evidenza

Un maestro assoluto del breve…

A Marzo avevamo parlato dell’inquietante Shirley Jackson , per il numero 8. La nona puntata di Anatomia di un racconto, a cura di Mirko Tondi ( QUI I PRECEDENTI NUMERI Nr 1, Nr 2, Nr 3,  Nr 4, Nr 5;Nr 6 ; Nr 7; Nr 8) ci parla di uno scrittore raffinato, anzi raffinatissimo, ma assai poco o per niente conosciuto in Italia. Uno scrittore tormentato Stig Dagerman, complesso, un vero maestro del breve. Nato nel 1923 e segnato da una drammatica infanzia, ha scritto nella sua breve vita ( si suicidò nel 1954 proprio all’alba del suo successo letterario e di pubblico in Svezia) quattro romanzi, quattro drammi, poesie, racconti e articoli.

Le pagine che Mirko gli ha dedicato sono molto intense e illuminanti. Il racconto a cui fa riferimento si trova con facilità in rete, ad esempio qui.

Nel ringraziare Mirko per la sua sensibilità, per averci fatto rflettere e come al solito per l’originalità del suoi contributi annuncio che ci risentiremo presto con un altro interessante pezzo.

Anatomia di un racconto – Uccidere un bambino

Ci sono racconti che ti rimangono dentro e te li porti dietro per sempre, racconti che in qualche modo ti hanno segnato nel profondo e che – proprio dalla prospettiva di uno scrittore di racconti – hanno persino cambiato il tuo modo di intendere la scrittura. Da quando, anni fa, ho letto per la prima volta Uccidere un bambino di Stig Dagerman, ho provato questa sensazione, e in ogni occasione che lo rileggo mi capita di pensare a quanto possa essere completa e potente anche una storia di cinque pagine scarse come questa. È stato per me necessario citarlo nella parte iniziale del romanzo Era l’11 settembre (ripubblicato in questi giorni da Nati per Scrivere), che parla – tra le altre cose – proprio di scrittura. Inutile dire, dunque, quanto ritenga indispensabile la lettura di questo racconto da parte di ogni persona che intenda scrivere; che si tratti di narratori di storie brevi o romanzieri non fa indifferenza, perché la bellezza non conosce limiti di forma né di dimensioni.

Ma qui, in questa rubrica, tentiamo soprattutto di analizzare i racconti migliori che si possano trovare in circolazione. E allora seguite innanzitutto il narratore onnisciente, che compie una panoramica sul paesaggio e dopo entra ed esce dalle case della gente, andando dal generale al particolare. La prima frase reca già un forte contrasto rispetto al titolo: “È una giornata mite e il sole splende obliquamente sulla pianura”. Difatti l’atmosfera è idilliaca in questa domenica nella quale tra poco udiremo il suono delle campane, e intanto assistiamo alla scena di uomini che si radono, donne che canterellano, bambini che si abbottonano le camicette. Ma se ancora ci fosse qualche dubbio su ciò che sta per accadere, ecco la sentenza alla decima riga: “È la mattina felice di un giorno infausto perché in questo giorno nel terzo villaggio un bambino sarà ucciso da un uomo felice”. Se sappiamo quanto sta per accadere, ancora però non sappiamo come. Seguiamo il bambino nel suo quadro familiare di una domenica qualsiasi, anzi l’ultima domenica della sua vita. Si sviluppa inevitabilmente tensione perché è vero – lo ripeto – che noi sappiamo cosa gli sta per succedere, ma lui no, non ne è al corrente (su questo concetto leggetevi la differenza tra suspense e sorpresa di cui si parla nel libro fondamentale Il cinema secondo Hitchcock scritto da Francois Truffaut. Hitchcock docet, sempre e comunque). Le persone che saranno implicate in questo dramma fanno programmi per un futuro imminente che non ci sarà.

Poi ci spostiamo sull’uomo che ucciderà un bambino: è felice, e mentre il benzinaio sta riempiendo il serbatoio fa una fotografia alla ragazza. Quando ripartono, l’uomo spiega che arriveranno al mare e lì affitteranno una barca; la ragazza lo ascolta e chiudendo gli occhi vede il mare. Attenzione ai dettagli: “Nessuna ombra si proietta sull’auto, il paraurti splendente non ha nessuna ammaccatura né la minima traccia rossa di sangue”, così come nella scena precedente il narratore aveva detto “Non vi sono ombre nella cucina”. Insomma, niente lascerebbe presagire al peggio, non ci sono segnali avversi. Continuiamo a seguire i due personaggi che tra poco si incontreranno, e lo facciamo in una sorta di montaggio alternato: l’uomo è ancora nel primo villaggio, il bambino è nel terzo. La madre nel frattempo si accorge di aver finito lo zucchero. I dettagli sono anche nei gesti, nei piccoli movimenti: il bambino che si allaccia le scarpe, il padre che piega lo specchio dopo la rasatura. Piccole e brevi inquadrature che mostrano gli oggetti (alla maniera di Martin Scorsese in Toro scatenato, per fare un accostamento cinematografico): “Sulla tavola ci sono il caffè, il pane, la panna e le mosche.”

Ora la madre manda suo figlio a prendere lo zucchero da una famiglia che abita dall’altra parte della strada. Deve far presto, il padre gli grida che c’è una barca ad aspettarlo e insieme remeranno nel fiume; lui pensa a questo, “al fiume e alla barca e ai pesci che guizzano e nessuno lo avverte che gli restano soltanto otto minuti da vivere e che la barca rimarrà dov’è per tutto quel giorno e per molti altri ancora”. È un impietoso conto alla rovescia. Attenzione anche alla simbologia della barca, la quale non solcherà nessun mare, nessun fiume, rimarrà ferma dov’è, così come il bambino la cui vita tra poco sarà interrotta. Il bambino attraversa la strada e l’auto blu dell’uomo che lo ucciderà entra nel secondo villaggio, in cui tutto è tranquillo, e ne leggiamo la descrizione: “È un piccolo villaggio di casette rosse e di gente appena sveglia che siede in cucina con la tazza del caffè in mano”. L’auto al momento viaggia veloce e compaiono “i pali del telegrafo incatramati di fresco sfilargli accanto come ombre grigie”, ed ecco dunque primi segnali funesti, l’avvisaglia di una tragedia incombente. L’autore ci tiene a rimarcare che “Non è certo un uomo cattivo” come a dire che questa è una disgrazia che potrebbe capitare a tutti, “Non farebbe male a una mosca ma tra qualche istante ucciderà un bambino”. Siamo vicini al terzo villaggio, la donna chiude di nuovo gli occhi e immagina il mare. C’è ora il periodo più bello e d’impatto del racconto, che non riporterò (è un’unica frase di una quindicina di righe, e non voglio togliervi il piacere di leggerla nel flusso della storia). Ci troviamo un minuto prima dello scontro e prima che le vite di tutti gli attori coinvolti cambino drasticamente. La scena è di una nitidezza incredibile, come nel cinema. “Dopo è troppo tardi”, il fatto è già compiuto. Dopo, ogni cosa è perduta. Fra tutte le ferite, il tempo non potrà guarire questa, e ancora scorrono frasi di una saggezza lucidissima. Al ritorno, per l’uomo che ha ucciso un bambino e la donna ci sono solo ombre e silenzio. La vita si è rivelata in tutta la sua spietatezza, in un solo e decisivo attimo, e per loro – così come per i genitori del bambino – niente sarà più come prima.

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11 Settembre: a Pari (GR). Un libro da (ri)scoprire un evento da vivere

il 12 Maggio 2020, in piena tempesta, ho scritto una recensione ad un libro cui tengo molto. Il libro in questione è quello di Mirko Tondi, che dopo varie vicissitudini, torna sugli scaffali in una veste tutta nuova, una gran bella veste (va detto) curata da NPS Edizioni. Mirko mi ha anche fatto un bel regalo, facendo diventare quella recensione la postfazione del nuovo volume. Gliene sono come ovvio grato. Così Sabato 11 Settembre alle 18.30 ne festeggiamo l’uscita alle 18.30, nello spazio dedicato ai Borghi della Lettura, dietro Piazza Castelfidardo a Pari (GR), nei pressi del pozzo. Il libro poi materialmente sarà sugli scaffali dal giorno 15/09.

“Era l’11 settembre” è la storia di un uomo che ha perso suo figlio, proprio il giorno degli attentati a New York e al Pentagono, e che da allora non si dà pace, certo di averne causato la morte. Adesso, alla soglia degli ottant’anni, decide di raccontare la sua storia a un ghost-writer, e il normale rapporto di lavoro tra cliente e professionista genera un’intimità tale da far scoprire a entrambi qualcosa su loro stessi. Un cammino di espiazione e rivelazione, che si snoda tra eventi pubblici e privati, rimpianti e memorie scomode, accompagnato da fitte citazioni musicali, artistiche e cinematografiche, quasi l’arte potesse ordinare il caos delle loro vite.

Mirko, lo sapete, è il curatore della rubrica di questo blog ‘Anatomiam di un racconto’, in quanto sia lui che io crediamo molto nella forma breve del narrare. Ma di quando in quando c’è tempo anche per qualche romanzo e qualche buon saggio!