Startup and founder’s personality: matching or mirroring?

Mirror

Does the firm have a personality?  If with the word “personality” we mean some characteristic patterns of thinking, feeling and behaving, and/or the ability being able to mesmerize everyone just by being present, showing and sharing contagiously your feeling with the rest of the world, then probably the right answer is yes.

 

MIRROR 3

Imagine a firm as a mirror.  Creating the firm’s personality is a process as well as delivering a product or writing a mission statement. At very beginning, what you see is what you get. Then probably the better firms are the ones that are able not to mirror but to match, compensate and sometimes even counteract the founder. But that requests time.

If you are busy creating a startup, then you have the unique chance of giving a specific imprinting which will remain with the firm for long time

As business dynamics shows us, there are many things in a firm’s life that are likely to leave behind long-term effects. Investments, for example, or research and development activities, which can prove their effectiveness maybe after many years. Or crafting a Vision statement. So there are many things in a firm life that look like a giant boulder in front of you: quite difficult to move around but, once in motion, extremely hard to stop.

So is for firm’s personality: how many customers refer to a certain business describing it as a person?  Those elements are very difficult to change, because they are strictly associated with firm’s perception.

And what  kind or personality we exactly bring into a new firm?

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PICCOLA STORIA DEL FUTURO ATTRAVERSO L’ARTE

 

Si ringrazia ELEATICHE

di Massimiliano Bellavista

Il futuro si svela spesso per immagini.

Il futuro, nella storia, umana, si è spesso incarnato in simboli ed emblemi. Non sempre in modo felice.

Da tutto ciò l’arte non è stata immune. Anzi, pochi prodotti della mente umana sono stati così capaci di interpretare cosa realmente è il futuro.

Se il futuro è collegato in qualche modo ad un senso di anticipazione, di pre-visione, è perché non c’è futuro senza la capacità di gestire il rischio.  In questo senso, per certi artisti futuro è il sovrapporsi del tempo alle cose del presente: alterandole, cambiandole, il futuro produce il rischio.

Ecco che allora Tiziano, come la Sfinge, ci parla di Prudenza, come la virtù richiesta all’uomo per un efficace gestione del proprio futuro: una prudenza fondata sulla memoria (del passato) e sulla conoscenza (del presente).

tiziano immagine

Ma una neanche tanto sottile inquietudine incrina la sicurezza che dovrebbe infondere questa ricetta se è proprio Tiziano che si rifiuta di guardare, ritraendosi nelle fattezze del vecchio (anche se poi raffigura nel giovane il nipote Marco, suo allievo, come segno di una speranza che non si rassegna).

Ma dietro questa figura ce ne sono ben altre, già Macrobio ci parla di una

[…] Figura di animale a tre teste […] che nel mezzo presenta la maggiore, di leone; nella parte destra si nota una testa di cane blandente in espressione mansueta, la parte sinistra del collo invece termina con il capo di un lupo rapace […] Con la testa del leone dunque s’indica il presente, condizione che, tra passato e futuro, è forte e intensa dell’atto presente. Il tempo passato poi è rappresentato con testa di lupo, a motivo della memoria delle cose appartenenti al passato, divorata e cancellata. d’altra parte l’effige di un cane che blandisce sta ad indicare l’avvenire, del quale la speranza, anche se incerta, ci appare sempre attraente.

E da lì non possiamo non raffigurare mentalmente le effigi di Giano, forse uno dei più antichi déi del Pantheon romano, con il suo significato di tempo circolare, sempre in transito, per l’appunto attraverso la porta (ianua). Questo tempo è misterioso ma in certo qual modo più rassicurante: scorre a volte imprevedibile ma Giano ne è sempre il centro, in qualche modo il controllore: al futuro sfuggente che egli insegue con gli occhi, sembra destinare un sorriso sardonico, poiché sa che prima o poi lo vedrà tornare, dritto dal passato.

Anche il mondo degli emblemi, molto popolari nei secoli passati, non è rimasto immune dal contagio del futuro e così uno molto famoso dei primi del Seicento ci dice che il futuro è certamente una sorgente pressoché inesauribile di possibile ricchezza, a patto che ben si sappia cosa in esso cercare, ovvero che possieda un’idea del futuro (si direbbe, una visione). In alternativa si rischia di fare la fine del gallo in cerca di cibo, che in questo emblema (Fabel van de haan en de diamant, Aegidius Sadeler, naar Marcus Gheeraerts (I), 1608) si disinteressa del grosso diamante che gli sta davanti, semplicemente perché non sa che nemmeno che lo può cercare.

Quindi la visione del futuro è, o sembra essere, sempre associata a un che di incerto, subdolo, angoscioso.

Ed ecco allora Munch, e il suo celebre Urlo, dove gli occhi sbarrati in primo piano non sembrano nemmeno più capaci di guardare come facevano invece quelli del Giano o di Tiziano, tanto sono privi di qualunque speranza in futuro che pare un assordante e incomprensibile rumore di fondo, privo di chiavi interpretative che non siano la disperazione stessa.

Ecco allora che si cercano degli antidoti, dei modi per dialogare col tempo e il futuro: se più o meno efficaci ce o dirà proprio il tempo, in un non tanto apparente gioco di parole.

Come si dialoga con ciò che ci disorienta e che spesso ci appare incomprensibile, o troppo vasto da comprendere? L’unica salvezza all’azione dal tempo potrebbe essere rappresentata dalla copia, la moltiplicazione infinita e a volte mendace, la simulazione, la finzione, come ci suggerisce Hirst con la sua Medusa, quasi si volesse gridare in faccia al futuro un controcanto, altrettanto incomprensibile e beffardo.

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Ma il futuro potrebbe essere invece un gioco di squadra come suggeriscono Sol LeWitt e l’idea concettuale: compito dell’artista non è rivelare, troppo pretenzioso il pensare che egli possa guardare al posto nostro il futuro e tradurlo in immagini. Ciò che un artista può fare è suggerire una idea, progettare nello spazio una struttura concettuale, tracciare forme e parlare alla mente degli uomini, perché possano poi loro trasformare l’idea in forma e materia plasmata dal tempo;

E così in un certo senso si ritorna all’origine: il futuro è progetto destinato ad essere eseguito e inverato da tutti gli uomini, a patto che si lascino ispirare dalla memoria e dalla conoscenza. Ovvero che siano prudenti.

5000 page views !!!

 

5000 immagine

Today the Naked Pitcher blog celebrates its 5,000th page view! Thanks to all our readers out there!  If there are any additional features you’d like to see, please post in the comments section. We’re interested in hearing your ideas!

The Naked Pitcher reached this important goal in only 4 months. Being a specialized blog about entrepreneurship and strategy is really a great goal that shows the importance of this “experiment” about strategy, didactic and entreprneurship. Thanks to all the contributors for the suggestions and the articles…thanks to all the readers from more than 30 Countries that already suggested many ideas and improvements.

5000 HITS

The Naked Pitcher will be soon a Book!!!

If you are somebody interested in understanding how strategy can be effectively applied to start up management, this is probably your Book.

If you are an entrepreneur, and you want to get the basic concepts necessary to have a successful one avoiding the usual pitfalls, this is your Book.

The Naked pitcher is an interactive didactic experiment about strategy interpretation and implementation. Therefore:
 
1. We are looking for contributions about strategy and startup stories
2. We are looking for for reports and topics about subjects that could be interesting for startuppers and entrepreneurs…
…..feel free to submit your ideas!

 

Vision is about Red and Blue

vision words verbs

A good vision is blue and red

Nothing is probably more difficult to address than writing a good vision.

There are endless ways to accomplish the task: when it comes to explain what an effective and inspiring vision can be and represent, everybody has is his own theory.

In the end, there are some points in common between the various approaches:

-it has to be short (between 1 and 20/30 words, somebody says no more than 7)

-it has to be original

-it has to be clear

-it can be the basis for communicating company’s goals internally and externally

If you look at the vision statements standing on line and you analyse the most commonly used words in those texts you can reach some certain conclusion:

A) Mission is about words, that define either one of more of the following 4 areas:

  1. a scenario,
  2. a target
  3. a competitive advantage
  4. a stakeholder

In facts the most widespread words are related to concepts like: service, customers, quality, growth, environment, leadership, champion, value, being the best, profit, future, employees.

4 words categories

 

B) Mission is about verbs, that define either a process or an action related to some or all of the following 9 categories:

  1. time (accelerate, advance, end, start)
  2. growth (boost, enhance, broaden, enlarge, develop, exceed, grow, increase, extend, expand, enrich)
  3. challenge and fight (defend, preserve, defy, dominate, eliminate, engage, maintain, save)
  4. change (change, make, shape, revolutionize, review, disrupt, transform)
  5. progress (advance, improve, elevate, transcend, prevent, resolve)
  6. creation (build, activate, craft, feature, generate, invent, establish, construct)
  7. communication (formulate, highlight, illustrate, inform, instruct, persuade, promote, reveal, inspire, coach, claim, facilitate, imagine)
  8. operations (collect, delivery, produce, make, distribute, enable, equip, execute, validate, work, produce, organize, test, measure, offer, launch)
  9. human resources/human factor (honor, encourage, empower, educate, celebrate, care, sustain, motivate, entertain)

9 categories

Vision can therefore shift from a “soft” one like a combinatio of scenario words together with creation or communication categories to a “hard” one, where target words together with challenge and fight or time verbs.

So in the end a good mission is about a balanced combination of RED and BLUE.

Try to combine these categories to find your own.

There are probably many other words that can be used next to those we tried to list, those are just the most common ones. But they can provide some useful hint (one of them could be also to avoid all of them in order to produce something really original!!!)

Il gigante e la bambina, o della schizofrenia italiana. Una proposta per l’incubatore Italia.

il gigante e la bambina

(CGIA Mestre- 21 luglio 2018) Il 98 per cento circa del totale delle imprese presenti in Italia ha meno di 20 addetti. Una platea costituita da oltre 5 milioni di piccolissimi e micro imprenditori e da tanti artigiani, negozianti e liberi professionisti. Nonostante la dimensione aziendale di queste realtà sia molto contenuta, il contributo fiscale ed economico reso al Paese è rilevantissimo. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.
In materia di imposte e tasse, ad esempio, nel 2017 i lavoratori autonomi e le piccolissime imprese (per intenderci solo quelle sottoposte agli studi di settore), hanno versato al fisco 43,9 miliardi di euro (pari al 53 per cento del totale delle principali imposte versate dal sistema economico). Tutte le altre, prevalentemente medie e grandi imprese, hanno invece corrisposto “solo” 39,6 miliardi (il 47 per cento del totale) (vedi Tab. 1).
Anche nel campo economico ed occupazionale i risultati sono sorprendenti. Al netto dei dipendenti del pubblico impiego, le aziende con meno di 20 addetti danno lavoro alla maggioranza degli italiani, vale a dire al 56,4 per cento degli occupati. Inoltre, queste micro realtà producono il 40 per cento del valore aggiunto nazionale annuo, score non riscontrabile in nessun altro grande Paese dell’Unione europea

Con sconfortante cicclicità annuale questi dati vengono forniti per poi passare nel dimeticatoio. La particolarità italiana più significativa dal punto di vista economico viene accettata con una sostanziale rassegnazione…non fa quasi nemmeno più notizia. Scomparsa in tanti settori la grande industria, le PMI reggono il colpo e in alcuni casi vanno alla conquista dei mercati,  e in cambio che cosa ricevono?  Nessuna facilitazione, o quasi e di contro gli stessi vincoli burocratici, normativi ed economici cui sottostare. Ma con assai meno ricorse e tempo da investirvi. C’è da chiedersi come mai su questo non si voglia fare niente di organico e di concreto.

Una proposta potrebbe essere quella di salvaguardare questo patrimonio immaginando il nostro Paese come un grande incubatore che ospita al suo interno milioni di organizzazioni assai simili alle startup. In fin dei conti una piccola o micro impresa esattamente come una startup:

-ha grandi idee da sviluppare ma altrettanto grandi debolezze strutturali

-è fatta di un gruppo fortemente motivato e coeso

-si confronta con il mercato globale e con player molto più grandi e strutturati

-ha necessità di essere difesa,  attraverso la creazione di infrastrutture e servizi dedicati

-ha necessità e “fame ” di servizi qualificati

-ha necessità di intensificare e stabilizzare leadership e capacità di management

-ha necessità di finanziamenti, mentor e capitali

-ha necessità di maturare la propria crescita attraverso la progressiva conquista di nicchie di mercato

Ecco una quadro di questa evidente schizofrenia subita dalle PMI italiane, che devono sostanzialmente sottostare ai medesimi adempimenti delle grandi aziende cercando contemporaneamente di mantenere la flessibilità e l’agilità loro propria,  con alcune proposte di cambiamento:

ADEMPIMENTO  TARGET DIFFERENZE RISPETTO ALLA GRANDE IMPRESA RIGUARDO ALLA SUA NECESSITA’ CRITICITA’ PROPOSTE
INTERNAZIONA

LIZZAZIONE

Nessuna: è un obiettivo per tutti. I costi e la necessità di servizi qualificati. Carenza di servizi adeguati di supporto e rappresentanza del “sistema Paese” all’estero Finanziamenti più organici e mirati per la internazionalizzazione; maggiore supporto organizzativo, coordinamento  e sostegno da parte delle istituzioni
COMPLIANCE Nessuna: le normative sono de facto uguali per tutti Le PMI devono rapportarsi alle normative vigenti senza che nei fatti vi siano apprezzabili differenze rispetto a quanto operato dai grandi gruppi:

1. D.Lgs 231-01, adempimento assai costoso e dove non esiste nessuna specificità che garantisca alle PMI un approccio più specifico e “morbido”

2. D.Lgs 81-2008

3. GDPR adempimento ancora assai poco compreso e gestito dalle aziende

 

I costi correlati si traducono spesso di conseguenza in una ricerca della soluzione più economica che non solo spesso non è di qualità (e dà vita ad adempimenti sostanzialmente inutili perché solamente formali), ma non garantisce affatto alla PMI nel medio periodo una efficace schermatura dai rischi che la normativa stessa si proponeva di eliminare o mitigare

Necessità di rendere più scalabili e graduali gli approcci e i controlli; necessità di una informazione mirata e continua alle PMI; maggiori finanziamenti per l’accesso ai servizi qualificati necessari ed alla formazione
CERTIFICAZIONE Nessuna: applicare la ISO 9001 o qualunque altra normativa non prevede nessuna scalabilità o facilitazione per la PMI La qualità è spesso percepita come una “tassa” che obtorto collo si deve pagare per entrare in un determinato mercato o in relazione con determinate aziende leader di mercato, perdendone di vista il reale valore aggiunto Non avrebbe forse senso rendere la certificazione ISO  9001 scalabile e pensata per le varie esigenze delle PMI? Prima questa scalabilità esisteva, adesso sarebbe quanto mai utile reintrodurla. Negli anni Novanta e sino all’introduzione della norma ISO 9000:2000, a serie ISO 9000 era composta non da uno ma da tre Standard:

·         La norma ISO 9001 che comprendeva tutte le attività di progettazione, produzione, installazione ed assistenza;

·          La ISO 9002 che rappresenta un modello di assicurazione della qualità verso terzi meno articolato del precedente, ed utilizzato quando la conformità a determinati requisiti doveva essere assicurata dal fornitore per le sole fasi di produzione, installazione ed assistenza.

·         Lo standard ISO 9003 che rappresentava un modello di assicurazione della qualità ancora meno complesso del precedente, utilizzato quando la conformità a requisisti specificati doveva essere assicurata nelle sole fasi finali di collaudo e prove, rendendolo quindi applicabile per esempio per organizzazioni che si occupavano della sola commercializzazione di prodotti.

 

CONSULENZA Nessuna La necessità di servizi qualificati può anzi essere maggiore in una PMI perché non c’è niente di più erroneo dell’equazione PICCOLO= SEMPLICE

Piccolo è invece spesso sinonimo di complesso: una piccola impresa può esercitare al suo interno attività di business assai articolate ed eterogenee

Se esiste un certo numero di reti di imprese, non esistono invece reti di consulenti qualificate e mirate per questo tipo di attività, né pare che questo sia sufficientemente stimolato dalle associazioni di categoria. Gli assi portanti di tali servizi dovrebbero essere:

aggiornamento

– modularità

-customizzazione

Questi hub di servizi per la PMI dovrebbero agire come delle cabine di compensazione capaci di portare prontamente all’adeguato “voltaggio” l”alta tensione” che proviene dai nuovi trend della consulenza internazionale. Settori principali:

-MARKETING

-COACHING

– IT E AUTOMAZIONE

– LOGISTICA

– COMUNICAZIONE

– STRATEGIA

-LEGALE /CONTRATTUALISTICA

 

FINANZA Nessuna Quante PMI si fanno ancora un punto di orgoglio di crescere solo attraverso l’uso di capitali propri? Ma quanto questa assenza pressoché totale di linee di finanziamento e prodotti pensati per  il mondo PMI, nonché di istituzioni in grado di finanziare, scommettendovi, lo sviluppo delle piccole aziende, ostacola la crescita delle PMI? Studiare modalità di finanziamento e supporto alla crescita delle PMI in grado di aiutare le stesse a:

-comprimere il fattore tempo di accesso al mercato

-sviluppare un piano di business efficace, leggibile e finanziabile

-generare effetto leva attirando altri investitori privati

-rendere finanziabili i progetti gestiti in forma aggregata e di rete di impresa

LAVORO Nessuna apprezzabile 2 criticità emergono con forza: 1) necessità di adeguate tipologie di contratti di lavoro  2)maggiore vicinanza agli istituti professionali e alle università. Il miracolo economico italiano nasceva anche da un forte rapporto con istituti professionali (ancor prima che università) in grado di formare con efficacia e alto tasso di aggiornamento la forza lavoro qualificata di cui le PMI hanno bisogno. Questa catena di trasmissione tra scuola e azienda, tranne alcuni casi illuminati, si è largamente persa Politica di forte coinvolgimento e integrazione tra PMI, Istituti tecnico-professionali e Università.
TASSE E FISCALITÀ Nessuna… anzi…. Le PMI devono sottostare a regole assai opprimenti e spesso senza la  possibilità e la capacità tecnica di programmare e gestire gli adempimenti fiscali e i regimi di tassazione;  Non vi sono politiche efficaci a favore degli investimenti e dell’aggregazione tra imprese Completa detassazione per gli startup per i primi tre anni di attività

Regimi fiscali di estremo favore per le imprese che investono in forma di rete di impresa o associazione stabile tra imprese con vincolo di programma pluriennale

Semplificazioni per le imprese che investono in ricerca e sviluppo, ammodernamenti organizzativi e/o infrastrutturali, servizi qualificati e formazione

MANAGEMENT E LEADESRSHIP Nessuna La forza di trazione e carismatica del management in una PMI è determinante. Le PMI non riescono a formare adeguatamente il loro management né spesso a sviluppare e a far crescere al loro interno una linea di middle management; in queste condizioni spesso il passaggio generazionale o l’inserimento di manager esterni diventano drammatici Creazione di scuole di management e corsi MBA specifici per la PMI dove i contenuti formativi tipici, spesso assai teorici o provenienti da diversi contesti imprenditoriali, siano effettivamente resi fruibili in un contesto di piccola  impresa

Piccola storia del futuro attraverso la letteratura

cyrano

Pubblicato su Eleatiche  si ringrazia Licosia Editore

Dovendo riflettere su quale dei nostri sensi più ci possa aiutare a comprendere il futuro chissà perché ma mi capita di pensare sempre più spesso all’udito.

La vista non ci aiuta, il futuro è troppo lontano, sempre oltre la curvatura dell’orizzonte e oltretutto a volte ci inganna come fanno i miraggi in mare aperto, invitandoci maliziosamente verso montagne e coste situate ben oltre l’orizzonte.

Il tatto men che meno è affidabile, il futuro è un tesoro intangibile poiché è quel luogo dove il presente e i nostri sogni finalmente si toccano, sarebbe una contraddizione in termini se non lo fosse, se potessimo davvero toccarlo.

Forse allora il futuro è capacità di ascolto, capacità di intendere i silenzi nascenti che sporadicamente intervallano il molto rumore che il nostro presente produce: proprio lì, forse, si sta generando un nuovo suono, l’alfabeto di un nuovo discorso sul mondo che ancora non si sa articolare, ma che tra un poco tutti intenderanno.

Inoltre il nostro orecchio, con la sua struttura complessa, è anche il centro dell’equilibrio; quindi analizzare i futuri possibili significa alla fine proprio questo: discernere tra i vari scenari quello che, col senno di poi, era inevitabile che dovesse verificarsi, non in quanto fosse il più logico, o il più probabile, ma in quanto era il più armonico, il più capace di mantenersi organicamente e costantemente in equilibro tra il nostro presente e il nostro possibile.

Utilizzando il nostro orecchio, udiremmo varie voci, voci che a volte ci parlano di un inesorabile accumulo di passato che ci sommergerà “La città di Leonia rifà sé stessa ogni giorno…l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove…Il risultato è questo: più che Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può più togliere…”, (I. Calvino).

Ma ci sono anche voci un poco più ottimistiche, che ci direbbero che il futuro è già qui, lo stiamo già vivendo “Noi viviamo in contemporanea tre tempi: il presente del passato, che è la storia; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l’attesa” (Sant’Agostino); anche se non è sempre facile leggerlo perché Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta”, (P. Valéry), e anche Amleto ci direbbe a tal proposito che “We know what we are but know not what we may be”, (W. Shakespeare).

Del resto, anche se agissimo nel presente con tutte le migliori intenzioni applicandoci per un futuro “migliore” o, quanto meno, “sostenibile” chi ci garantisce che questa volta non il nostro orecchio, ma quello dei posteri, intenderebbe il nostro linguaggio e le nostre intenzioni? In fin dei contiL’erede riceve qualcosa di diverso da quel che il morente gli lascia in eredità”, (E. Canetti).

Ma non dovremmo scoraggiarci per quanto saremo riusciti in qualche modo ad ascoltare perché il passato, le nostre cognizioni e la nostra capacità di pensare e riflettere sono carte che non possiamo non giocare: ancora una volta ecco una voce, quella di Don Chisciotte, che ce lo conferma La storia è madre della verità, emula del tempo, depositaria delle azioni, testimone del passato, esempio e annuncio del presente, avvertimento per il futuro”, (M. de Cervantes).

E quindi occorre darsi da fare, perché il futuro, se adesso fatichiamo ad ascoltarlo, tra poco potremmo vederlo e toccarlo, forse anche prima di quanto pensiamo: – Alice: Per quanto tempo è per sempre? – Bianconiglio: A volte, solo un secondo”, (L Carrol).

E poi, troppe sono le incognite e i rischi se non lo facessimo, visti i mezzi di cui l’umanità oggi dispone: e qui altre parole ci circondano improvvisamente. “Il dottor Frankenstein sta sulle spalle di Gilgamesh. Poiché non si può fermare Gilgamesh, è impossibile anche fermare il dottor Frankenstein. La sola cosa che possiamo tentare di fare è di influenzare la direzione che stiamo prendendo. Dato che presto potremmo essere in grado di progettare anche i nostri desideri, forse la vera questione che ci troviamo di fronte non è «Cosa vogliamo diventare?» ma «Cosa vogliamo volere?». Coloro che non sono spaventati da questo interrogativo, probabilmente non ci hanno riflettuto abbastanza”, (Y. N. Harari). Inoltre un’altra voce forse aggiungerebbe cheLa volontà di fare scaturisce dalla conoscenza di ciò che possiamo fare”, (J. L. Allen).

E alla fine di questo percorso, possiamo davvero concludere che porsi in ascolto del futuro è fondamentale. Ma bisogna stare attenti a non ascoltare solo quel che vogliamo sentire… sarebbe un errore; il futuro non è il nostro specchio, ma una finestra aperta su un paesaggio affollato e mutevole. Quando si ascolta davvero, fateci caso, difficilmente c’è tempo di fare altro: ci si concentra, allontanando tutto il resto, ed il prima che si è vissuto diventa un cumulo di sensazioni che ci rende più ricettivi a questo o quel suono, all’inizio di una nuova storia (per questo forse, si potrebbe aggiungere che sarebbe bene che ascoltassimo in compagnia di altri, come quando si assiste ad un concerto).

“Anche per te ci sono novità”. “È una giornata di molte novità. Per me e per te”.”

“Bene”. “E adesso?”.

“Adesso dovrebbe cominciare una storia nuova”.

“E questa?”.

“Questa è finita”.

“Finita finita?”.

“Finita finita”.

“La scriverà qualcuno?”.

“Non so, penso di no. L’importante non era scriverla, l’importante era provarne un sentimento”, (D. Del Giudice).

 

 

When startup…started up!

 

timescale

1200: the word appears with the meaning of “to rise up”

1550: first evidence of the word “upstart” meaning “beginning, start”

dizionario

1590:  it means (something that) “come suddenly into being”

1845: the word appears for the first time with the meaning of “action of starting up“, as the act or an instance of setting in operation or motion, and as a fledgling business enterprise.

1976: the word appears on Forbes 15 Aug. 6/2   “the … unfashionable business of investing in startups in the electronic data processing field.”

1977: on Business Week (Industr. edn) 5 Sept. “An incubator for startup companies, especially in the fast-growth, high-technology fields

1990/2000: the word becomes highly popular thanks to the “dot.com” economy

2002: Google N-Grams, a service that measures the frequency of a word’s use within Google’s collection of scanned books shows that the usage of “startup”  peaked around 2002, shortly after the burst of the “dot-com bubble”

word startup

Is 9001 2015 viable for startups?

 

ISO 9001 STARTUPS

Not many young entrepreneurs are familiar with ISO 9001 standard.

All they think they know is sometimes is that:

-it may be useful on a later stage…but definitely not now!

-it’s most of the times an expensive obligation, a condition to have access to certain markets or for approaching some industrial partner that compulsory require the application of this standard in order to do business with them

-it’s somehow perceived as against the spirit of a startup… a pioneer doesn’t shave to spend times drawing maps, his task I conquering unexplored territories. Startups process are liquid and constantly changing, it’s against this flexibility-mantra to tighten-up processes like ISO 9001 seems to suggest

– …ISO 9001 what?

Well, an expert will probably tell you (There are endless articles like that on the net) that ISO 9001 certification is really essential because:

  • Brings into your organization a continuous improvement culture
  • Helps you to formalize and document your processes; the idea behind is: if you can do that, then you can easily explain them to third parties/stakeholders and if a process is formalized, is also under control
  • Teaches you how to approach the concepts of risk and opportunity management
  • Makes you sensitive to customer needs and issues because with ISO 9001 you have to pay attention to customer satisfaction and customer experience, having therefore the chance to boost your sales
  • Shows you the importance to setting goals and objectives for all your processes…in the end performance is everything

NO. Is too simple and unrealistic. That’s just part of the truth…when it comes about ISO 9001 certification you have to think carefully about the following aspects:

SUPPOSED ISO 9001 ADVANTAGE ISO 9001 PROS ISO 9001 CONS SUGGESTION FOR IMPLEMENTATION
PREVENTING COMPANY’S FAILURE ? Startup fail for many reasons, but they are definitely Not failing because they don’t have ISO 9001 certification! First contents, then the framework….if processes are working you are always in time to formalize them into procedures. Start with knowing the standard, and then with applying internally its principles. Your firm will benefit from it.  Undergoing a certification process request defining a clear certification-purpose and having in place a consistent organization… both thing request a mature and well aware organization, with a strong identity and company culture.
CONTINUOUS IMPROVEMENT It’s ISO 9001 DNA, through the plan-do-check-act approach, that is naturally improvement .oriented Improvements can be defined and realized with many alternative methods Get familiar as soon as you can pdca continuous improvement cycle: in the end is a very good management method in every stage of your startup development. Is the best way to get in contact with ISO 9001 world  (and also with other standards of the ISO family such as ISO 20000, 14001, 27001 etc)
PROCESSES DESIGN AND FORMALIZATION It’s true, this represent a weakness for many startups…they just don’t document and write down enough their processes; but establishing uniform and well defined process is essential for:

– transform a craftsman, like sometimes a startupper really is (producing products with sometimes unacceptable erratic quality) into a business man (able to guarantee always the same quality standard)

-make yourself understood and appreciated to potential partners and investors

Process design and formalization is costly, takes a lot of time and needs to be kept properly updated and therefore well understood by everyone into your organization. Briefly, it needs also a lot of (expensive and time demanding) training Do it in steps:

-set this point as, f.i., a specific Business plan’s goal

-start with core processes, the “heavy ones” that really make your organization looking unique and special… that’s a good point for developing a good business plan too!

-get gradually to reach a full documentation of primary and secondary processes in a two years approach

 

RISKS AND OPPORTUNITY Getting familiar with the concept of risk since the early development stages is very important. Not being enough  risk-aware is a very significant reason of failure for many startups. ISO 9001 tell to perform a risk analysis, but it doesn’t tell you how to do it, which kind of techniques are appropriate for a startup. Performing a risk analysis and using it as a management tool on a regular basis request time and a mature and consistent management culture. A startup is by definition a risk taking organization. Use first the ISO 9001 risk approach in developing some parts of your business plan (f.i 5 forces model) and get familiar with it. Then fully develop it with the help of some skilled advisor who can provide the most appropriate frameworks and tool to perform the risk analysis
GETTING FAMILIAR WITH CUSTOMER ISO 9001 is, since the very beginning of its history, customer oriented. Being aware of the importance of developing skills, processes and tools to hear the “customer voice” is certainly extremely important Sometimes customer voice can be hard or too expensive to be detected by a startup alone; sometimes can be even misleading, especially when it’s about bringing to market some potentially disruptive and unexperienced change There are many methods and chances (direct, f.i. asking questions directly to your customers, and indirect, like f.i. analysing claims and behaviours) to detect customer satisfaction and the effectives of the provided customer experience.

–          Start with simple and not too much structured methods, gathering timely the first basic feedbacks.

–          Learn how to use it in improving your organization

–          Refine your research and analysis from time to time investigating some specific elements (f.i. connected with some commercial initiative such as the launch of a new product

SETTING GOALS AND OBJECTIVES ISO 9001 provides a really important  and widely used framework for setting, reviewing, and taking action against objectives etc etc It can be difficult, especially in an early stage, to follow efficiently the many changes and the variations a startup  may have to undergo; moreover, goals and objectives may be enforced by partners, investors, customers etc Use first the ISO 9001 just as a framework able to inspire and make your work consistent. Then refine your work from time to time, following the progressive formulation of your firm’s identity

 

It can be concluded that:

  • the implementation of ISO 9001 standard into your organization is important but probably not in an early stage of development: at this stage training (also about ISO standards) is instead essential to get familiar with this specific world;
  • at an intermediate stage, you can use ISO 9001 framework for internal application to build your quality system and trying to organize people, resources and process inside your business;
  • you can then think about ISO 9001 third party certification when your firm is sufficiently mature to implement and most of all improve and maintain such a quality system growing consistently and coherently with your business development; you can also think, in order to make costs sustainable, to obtain ISO 9001 certification as part of a cluster, a joint venture or a network of firms.

 

 

 

 

 

Making a beeline for market

 

What is eternal is circular, and what is circular is eternal said Aristotle

Not your business, probably.

Common knowledge it that a person who gets lost in unfamiliar terrain often end up walking in circles. It looks to the most of the people like an axiom.

                                                   retta cerchio

It may be true but in facts is just part of the truth. We imagine ourselves in the middle of an unfamiliar terrain, like a forest or maybe somewhere in the ocean during a storm: but let’s add an external directional reference to this scenario, such as the sun or the stars, and everything changes. Science proves that our previous assumption is completely wrong…humans are perfectly able to walk on a straight course even in an unfamiliar terrain if you only give them the chance for a reliable reference point able to eliminate the accumulating noise in their sensorimotor system.

If this reference point exists, then we can “make a beeline”, common expression to say that we are able to head directly and quickly toward something or some place.

For a startup is more or less the same thing, if we are able to look for those reference points in the landscape we’ll conquer 3 important targets:

  • Avoid losing unnecessary resources in order to accomplish our business targets
  • Understanding that those points may vary according to circumstances and therefore a continuous assessment process is requested to understand which reference point may be viable, consistent, feasible…
  • Changing/choosing some reference point (either a partner, a product, a service, a leader, a vision etc) doesn’t mean at all to lose your identity: that should help you to classify their relative importance. In the middle of a journey, the top of a mountain can represent a momentary reference point that can lead you out of a valley, where instead the sun represents the key to reach your final destinations. Then probably the first is a mission, the second is about setting values and/or a vision

Is your startup running the risk of walking in circles or instead is able to make a beeline for market?

Here the most typical signs:

CIRCULAR STRAIGHT
No leadership Clear leadership (whatever leadership model..)
Follow the leader Being inspired by the leader’s vision
We are right We want to prove that we are right
Going ahead Planning
Past Future
Time is endless Time is a precious and scarce resource
Gathering data Gathering knowledge
Analysing data Forecasting, making scenarios
Comfort zone Accepting risk
Having an idea Having a vision
Working  together Collaborating and sharing
Believing in a white knight We have to do it ourselves.
Rigid tasks Flexibility
Changing is a drama Change is a normal process
Reactive Proactive
All or nothing Rome wasn’t built in a day…success may be reached adopting a stepwise approach
Our firm is forever We don’t know…we will be there till we’ll be useful to someone
Being always sure Managing uncertainty
Driving onto train tracks Cut out your way
Destination is everything Present position is important
Creating borders Exploring
Interested only in the firm Interested in the competitive landscape
Exclusive company culture Inclusive company culture
Talking  and announcing Communicating
Improvement Improvement and/or disruption
Focused on effectiveness Focused on efficiency

 

So in the end we can argue that strategy can be defined as the set of activities and resources that can make an organization shift from walking in an unproductive circle to moving on a straight and efficient path

 

Feasibility study: how and why

by Ouijdane El Arabi (A graduate of the national school of management and trade Oujda Morocco, a current student in EMUNI University Slovenia in Euro-mediterranean entrepreneurship diploma (EMED). Worked previously in several non profit organizations but also interned in many businesses.)

What is a Feasibility Study?

 

feasibility study

The feasibility study is a concept that gets mixed quite often with the concept of business plan. The feasibility study however it is not a business plan, regardless of the fact that much of the informations are in the business plan do exist in the feasibility study. The feasibility study tends to answer a single major question: Is it a viable idea to proceed with?

In other words, the feasibility study is intended to answer if the business idea makes sense and profitable (narrow the alternatives and provide the focus to highlight the opportunities that might be hiding or not showing to the entrepreneur), Cash flow, profit with  reasonable risk, long term viability and long term business goals.

On the other hand, the business plan is a detail plan of how to achieve success, goals, targets,….

The feasibility study’s process goes through determining 3 major analysis:

  • Market analysis : Composed by :
    • Demand: on this level we need to answer the following questions: Does the demand exists? If Yes, how much is its level? How much of the product the customer will purchase and how often?
    • Target market: at this level we need to have an accurate targeting of customers in addition to defining elements related to them (where do they live, their revenues…)
    • Competition: how many competitors do we have? What they do well? and what are their weaknesses? And how our business and product(s) will be different than them     ?
    • Market channels and outlets: What channels are we going to use? Ex: Retail, grocer market direct sales (knock on the customer’s door for example) … Do they require specific distribution?
  • Production analysis : We need to determine:
    • Facilities and equipment: What are the required equipments? Where to retain them? Can we repair them? if not how close is a reliable technician?
    • Labor and management: by identifying the number of employees, knowledge and skills they need to have, and our ability to train them. On the other hand, determine the skills needed in our side to manage and weaknesses that can happen to us as well.
    • Inputs all material: From where to have them? Is our schedule aligning with the schedule of obtaining the inputs?
  • Financial analysis : It has 4 main levels to precisely plan as well, we can present:
    • Startup costs: costs required for land, facilities, machines, licenses and all elements to start the venture. We need to determine also how our venture will be financed.
    • Operating costs: Gathers the fixed and variable costs to run and produce and how they change over time,
    • Financing: how to finance the venture: it is about knowing the requirements to fiancé the venture.
    • Revenue and profitability: It is essentially the price, profit and results.

Key advices for creating a good feasibility study:

Elaborating a feasibility study is not always a piece of cake, however every entrepreneur is capable of doing it by using one or many of these tools:

  • For the Market analysis:
    • Data collection: First and secondary data using observation, surveys, focus groups, interviews.
    • PESTLE, SWOT, Porter’s five forces, Blue Ocean Strategy Analysis ( you can find more about in this site )…
  • For the production and financial analysis:
    • Distinguish between the operating and investment activities (define long term and short term assets)
    • Define the risks and uncertainties to try to manage them ahead.
    • Best case, worst case and “most likely” scenarios.
    • Proceed with the cost/benefit analysis (define the break even point in units and in timing)
  • General directives:
    • Call for the help and assistance of the specialists in each field but also business angels that can offer moral support as well as the financial one.
    • Engage the whole team in elaborating the feasibility study.
    • Being open to changing some aspects of the business to have the best results on the longer term.
    • Be flexible.
    • Don’t be afraid to let go an idea if it is not fruitful for you as an entrepreneur!