Attenzione, attenzione, lanciamo il guanto di sfida: parte #io racconto breve!!!!

#ioraccontobreve: un racconto forte come un caffè espresso e  breve come una tazza di…ristretto! Nell’ambito dell’iniziativa Caffè 19 abbiamo deciso di dare a lettori, amici, scrittori o amanti della scrittura la possibilità non solo di leggere  o commentare quanto giorno per giorno tentiamo di fare, ma di esprimersi  attivamente scrivendo un racconto in forma breve, sulla distanza delle 100 parole (parola più, parola meno, non siamo fiscali!). Sembra facile, ma non lo è! I migliori saranno pubblicati sui nostri siti e social ed entreranno a far parte dell’iniziativa del Caffè letterario 19. Analogo comunicato è disponibile da ora sul sito di Toscanalibri.it nello spazio dedicato a Caffè 19.. Dovete inviarli per mail a bellmaxi@tin.it corredati di un vostro breve profilo.

Ma siccome non si può chiedere qualcosa senza dare prima il buon esempio, abbiamo chiesto a bravi scrittori di dare il la all’iniziativa: oggi iniziamo con i primi tre. Massimiliano Bellavista, Riccardo Boccardi,  Francesco Ricci, che hanno scelto , generosamente, di esporsi per primi!

IVO, RETROSPETTIVO di Massimiliano Bellavista

Il 15 la rata del mutuo, poi il negozio. Ivo, appena sveglio, fissava allo specchio il colorito giallastro. Rimanevano €154,54, due debiti, un tumore, nessun credito. Il furgone sfasciato per schivare un ciclista, il naso rotto al perito. Anni prima sua moglie, fuggita col terapeuta. Ricordava il loro primo appuntamento. Con la macchina, dopo la laurea, in posti bellissimi. Suo padre, morente, gli consegnò chiavi di negozio e furgone. Il futuro, due chiavi in mano. Lo scambiavano per lui quando uscivano con mamma. Lei finito il bagno lo asciugava. Nonna sorrideva: tutto il povero nonno.Quando nacque il nonno disse al babbo “Sei un uomo, tanta fortuna…tanta!!!”

SATORI di Riccardo Boccardi

Aprendo la confezione ne avvertii la fragranza gentile. Ero distratto dalla flebo di mia madre per notare quell’esplosione scarlatta. Nella camera d’ospedale l’aria sembrò rarefarsi, lo sterile biancore violato dal rosso festante. Una manciata di fragole portò sorrisi nell’angoscia delle quattro anziane sorelle di stanza. A tutte consegnai il delizioso regalo, stupito dal seducente potere benefico. Per tiepidi attimi scomparvero destino, sofferenza e morte. S’infranse la barriera tra le stagioni e vidi bimbe spensierate gustare l’estate. Ne custodirò il ricordo fin quando una giovane mano porgerà anche a me lo stesso frutto e dovrò allungarmi oltre le sbarre del letto per afferrarlo.

SERA DI CAMOLLIA di Francesco Ricci

C’erano delle sere in Camollia che parevano non avere fine. Sulle panche di legno, all’esterno della Società, uomini anziani sedevano a parlare. Noi ragazzi preferivamo stare con la schiena contro il muro per poter vedere meglio le citte che passavano sorridenti. Allora tante cose io non le capivo. Osservavo quegli uomini dai capelli bianchi e con profonde rughe sul volto, e pensavo che per loro la giovinezza fosse passata da tanto tempo e per sempre. Non mi rendevo conto che, in realtà, stava già dicendo addio anche a me, ai miei amici, a quelle citte bellissime e allegre.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...