Tutti i colori del tempo, tutti i colori di Laura

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato per #ioraccontobreve un racconto di Laura del Veneziano

Quel racconto ci aveva colpito molto perchè trattava, anzi esaltava il tema del dettaglio e del colore/non colore, e di quei piccoli spazi e anfratti lavorativi, condominiali o domestici, dove la nostra attenzione si soffermava complice la quarantena, assai più di prima. (e si sofferma ancora, perchè tanto ora la quarantena non sta scritta nelle autocertifcazioni ma peggio ancora nelle nostre paure).

Il racconto si intitolava ‘Bianco’ e funzionava, essendo una introspettiva inversione tonale, come un negativo in fotografia: non poteva non lasciare la porta aperta a un positivo, cioè al racconto  che segue...

capperi 2

La pianta di capperi, le lucciole e tutti gli altri miei colori

Quando ero bambina, ero particolarmente affascinata dalla pianta di capperi, non da una pianta di capperi generica, ma proprio da quella pianta di capperi che, ai miei occhi,
inspiegabilmente cresceva sul muro esterno della casa di mia nonna. Mi si presentava alla vista ogni volta che, svoltato l’angolo dovevo salire le scale. Me la ricordo con estrema chiarezza proprio perchè la mia curiosità era attratta dal come. Come era possibile per una piccola piantina sbucare dal nulla in mezzo al grigio edificio? Come le riusciva di vivere rimanendo giorno e notte, attraverso le stagioni, abbarbicata ad un muro? Le sue foglie verdi, tondeggianti, regolari, di diverse dimensioni ma pur sempre in una composta armonia, attiravano la mia attenzione verso il centro della pianta, dove i fiori, che dal bianco sfumavano verso il fucsia e quasi il viola, mi piacevano da matti perché ostentavano una forza incredibile. La forza della sopravvivenza, di chi resisite incurante di tutto e di tutti, di che ci riesce sempre: quella pianta di capperi mi mostrava in tutta la sua essenza la capacità che oggi noi esseri umani nominiamo come resilienza, senza poi riuscire più di tanto a provocarla dentro di noi.
Fermo guarda eccone due, ce ne sono soltanto due”. E’ buio il primo giovedì di libera
uscita qui tra i campi intorno casa e l’idea di uscire fuori con i bambini per cercare le lucciole mi viene in mente durante la cena, guardando appunto il cielo che muta i suoi colori verso lo scuro.

Le lucciole, nelle mia memoria di bambina riempivano la natura ed il paesaggio intorno casa. Ne ricordo talmente tante, nelle calde notti di maggio! Quasi da poter suscitare spavento nel mio cuore infantile, per stranezza e sorpresa. Gialle, alternate, lucenti, illuminavano il nero scuro di quel buio che non poteva farmi paura, essendo io completamente padrona di quei luoghi.

A distanza di qualche decina di anni invece, qui ne vediamo soltanto due. Sono sufficienti per lasciarmi andare. Chiudo gli occhi. Il silenzio. Il vento caldo. Il mio respiro si nutre di una sensazione benefica ritrovata, rinnovata, inaspettata. Per qualche istante torno bambina a riscoprire dentro di me la gioia, la bellezza e il calore di una fanciullezza e di una vita meno in bilico di quella di questi giorni. Una vita piena, colorata di libertà. Che colore ha la libertà? Il colore delle nostre due piccole lucciole, poche, troppo poche, ma ben salde, nel loro tentativo di tenersi stretto quell’angolo di natura che abbiamo riservato a loro.

colori primari
Di mattina presto oggi ho deciso di dare una svolta a questi giorni, ed esco per una
camminata solitaria. Stare sola mi ha sempre dato conforto e continua a farlo anche adesso, che tutti, sono preoccupati della mancanza forzata di legami sociali. Il colore della solitudine mi si addice, perché è pieno intenso, vivo, mio, se dovessi dipingerlo sarebbe un blu immensamente profodo. Mentre procedo per le strade ancora un po’ sonnecchianti, mi accorgo che i colori della mia città sono cambiati, complici le pochissime persone in giro.

Osservo che il rosso dei papaveri ha invaso anfratti inaspettati e mi sorprendo di adocchiarli laddove non avrei mai pensato fosse possibile. A tratti il verde delle foglie degli alberi si lascia mescolare in tutte le diverse tonalità che questo colore vitale è in grado di offrire, per poi, all’improvviso, spostarsi per una folata di vento e mostrarmi un azzuro incredibilmente pieno: il cielo è di una limpidezza sorprendente.

Camminando sulla stradina sterrata, un sapore lievemente terroso si alza dai miei piedi e mi accorgo che anche il colore marrone sembra parlarmi e diffondere tutto intorno, nelle sue sfumature cangianti, la sembianze della vita che ha custodito gelosamente al caldo durante tutto l’inverno. Una domanda mi accompagna nel ritorno verso casa: è il sole che, come il resto della natura, si è ripreso il diritto di far risplendere di una intensità più viva tutti questi colori? O forse sono io, che adesso, da sola, mi concedo una diversa possibilità di guardarmi intorno, posando la mia attenzione su particolari che prima, la vita frenetica non mi permetteva di cogliere? Sono forse questi che solo adesso riesco a notare, tutti i miei colori?

Capperi

Il dubbio si scioglie quando decido di fermarmi a comprare la mia pianta di capperi.

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