In-fine, c’è sempre un nuovo inizio

Chi come il sottoscritto tiene in piedi più vite e interessi diversi contemporaneamente, per poi constatare con sorpesa che tante volte non si tratta di compartimenti stagni ma solo di diverse modulazioni di un unico e convergente percorso di vita, non può che ricevere la mia incondizionata stima. Se poi si tratta di qualcuno che sa bene e ama applicare il suo talento a un progetto/i originali, allora il senso di stima si accresce ulteriormente. Credo sia questo il caso di Laura del Veneziano, che vive e lavora come psicologo psicanalista nel Valdarno aretino. Mamma di due bambini, impegnata in varie realtà sociali di volontariato, amante della lettura, svolge attività di ricerca sui temi della psicanalisi, del femminile e delle relazioni umane, è stata già autrice nei mesi scorsi di qualche bell’intervento su questo blog. In-fine è un libro-esperimento che fa parte di una serie coraggiosa, è la raccolta di racconti che conclude il ciclo triennale di sedute di psicanalisi ‘impossibili’ con personaggi più o meno famosi e conosciuti (vedi Lasciami parlare (2018) e Lasciami parlareancora (2019). Anche stavolta il format è più o meno lo stesso: si tratta di persone, tirate fuori dalle loro storie, a cui viene data la possibilità di raccontarsi ad un immaginario psicanalista. Il filo che lega questi ultimi sette personaggi li colloca non necessariamente al capitolo finale delle loro vita; non siamo più in attesa del tragico epilogo toccato loro in sorte, quanto piuttosto in un momento forse ancora più complesso. Siamo nel punto esatto in cui per ognuno di loro sta per iniziare un cambiamento. Il mutamento ha ancora da manifestarsi, e tutto dipende da come ognuno di loro, a modo suo, deciderà di agire e di segnare così la sua strada. Ci troveremo ancora una volta catapultati in mondi fantastici, strani ed oscuri grazie ad Alice, Medusa ed Alcesti, attraverseremo celebri periodi storici guardando ai fatti con occhi diversi in compagnia di Cleopatra e Rossella, ci lasceremo affascinare dai segreti delle scienze con Marie, per arrivare alla fine di questo meraviglioso viaggio in compagnia di Laura. Il taglio di questo lavoro è però, anche leggermente differente rispetto ai due lavori precedenti: non necessariamente le donne che vi si incontrano si trovano sul bilico del loro epilogo finale, ma sono colte un po’ più precisamente in un momento di snodo, in cui la loro vita ha mostrato la via giusta per reagire a qualcosa, per cambiare strada, per crescere e migliorare.

Ma torniamo a Alice, una delle protagoniste del libro. Piena di nevrosi e strane inquietudini, prova a spiegarsi durante la seduta, a ‘tradursi’, sentendosi in bilico tra due mondi che sembrano avere regole fisiche e parole diametralmente opposte ma di cui lei rappresenta allo stesso tempo le contraddizioni e il punto di congiunzione. E l’anticamera psicologica tra questi due mondi è il lettino dello psicanalista.

In effetti, una volta passata nell’altro mondo, oltre alle due case di passaggio che di­cevo prima, ho avuto un sacco di strane avventure, e nes­suna di quelle avrei mai potuto prevederla, quindi, anche se quando le ho vissute in effetti mi sono sentita dentro a un nonsenso, e per molto tempo ne ho parlato come di sogni, poi a forza di pensare e ri-pensare ho capito che si tratta semplicemente di un mondo parallelo a questo. Ho tentato di spiegarlo a mia sorella, ma lei evidentemente non riesce a capire, ma con Lei forse sarò più fortunata.

Vede Dottore, nello stesso momento in cui noi adesso viviamo tutto questo, anche nel Regno delle Meraviglie e dello Specchio si svolgono dei fatti, quelli però sono liberi dalle regole che governano questa nostra vita. Le faccio un esempio: per restare fermi in un posto, là dobbiamo cor­rere. Oppure: per raggiungere un certo altro luogo prima dobbiamo per forza averlo superato. Io stessa ho dovuto fare proprio così, per ritrovarmi sulla collinetta insieme alla Regina Rossa. Dopo aver provato più volte a raggiun­gerla camminando verso di lei come sono abituata a fare, ho deciso di camminare all’indietro e Lei non ci crederà ma, in pochissimi minuti mi sono ritrovata sulla collinet­ta con Sua Maestà. Non lo trova meraviglioso? Io sì lo adoro quel mondo parallelo al nostro, è come se aprisse a infinite possibilità ogni volta. Non sai mai cosa aspettarti, ma stai pur certo che qualcosa accadrà. Qui nella nostra realtà, siamo inevitabilmente legati a infinite regole, sono interminabili, e si intrecciano tra loro. Di là invece tutto è imprevedibile, tutto può succedere perché ogni possibilità è lasciata libera di esprimersi. Io lo trovo fantasioso oltre che fantastico. Ecco, le faccio un altro esempio, stavolta con il linguaggio. Pensi per un attimo a tutto quello che ci circonda: sono le cose e per ognuna di loro noi usiamo al contempo i nomi delle cose e i nomi dei nomi delle cose. Forse un esempio concreto mi aiuterà a spiegarmi: noi ab­biamo il libro (cosa), la parola libro (nome della cosa) e il sostantivo che usiamo per indicare la parola libro (nome del nome della cosa), che poi è sempre libro. È come se si trattasse di una matrioska, ogni oggetto lo è nel linguag­gio. Mi sono messa a fare delle ricerche ultimamente, ov­viamente esiste una parola che spiega esattamente questo fenomeno: metalinguaggio. Ora non vorrei sembrarle im­pertinente, ma oramai il mio modo di ragionare funziona allo stesso tempo sia con le regole del nostro mondo che con quelle del Regno delle Meraviglie e dello Specchio, perciò mi scusi, ma non riesco proprio a trattenermi dal farle notare che se la parola metalinguaggio per noi ha il significato che ho poco fa provato a spiegarle, nell’altro mondo questa semplicemente potrebbe indicare allo stes­so tempo un linguaggio a metà o una meta nel linguaggio. Non le sembra incredibile? Trovo davvero affascinante questa particolarità della lingua: essa è tremendamente arbitraria, non trova? Ogni cosa di per sé è, nel senso che sta, si manifesta, ma diventa una nostra esigenza il fatto di darle un nome, solo per poterne parlare con un’altra persona ancora. Se non avessimo l’esigenza di dire il nome della cosa all’altro, non avremmo bisogno di dare nomi alle cose, è semplice! Perché mia sorella non comprende queste banali regole, invece di dirmi sempre che sto sol­tanto farneticando o sognando?

Faccio io miei migliori auguri a In-fine, sapendo che ogni scrittore è al contempo un pellegrino della parola e all’occorrenza ( in senso buono) anche un mentitore. La fine di questa storia è l’equivalente di una doverosa sosta ristoratrice dopo un lungo cammino. E’ importante capire quando fermarsi. Ma la mattina dopo sicuramente ci si risveglierà con ancora più voglia di camminare ancora, magari verso altre direzioni. Ma se anche poi volessimo tornare sui nostri passi, saremmo liberi di fare anche questo. Nell’interesse del lettore.

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