Landolfi, o della luna su Parktime Nr 2

Su Parktime di questa settimana Sherwood si occupa di Landolfi. Leggete anche il bell’editoriale di Annalisa Nicastro.

Grazie a quanto hanno collaborato.

Qui sotto le recensioni originali di K. Tushe e E. Scortecci riportate in estratto per ragioni di spazio nella rivista

Recensione sul romanzo “Racconto d’autunno” di Erik Scortecci

La malinconia, il ritornare con il pensiero a vicende passate, il mistero del futuro e l’incertezza caratterizzano, almeno secondo la mia esperienza, il periodo autunnale.   In questo contesto si svolgono le vicende narrate da Tommaso Landolfi nel suo “Racconto d’autunno”, pubblicato nel 1946. A fare da ambientazione alla storia è una casa, in cui vive un vecchio uomo, e presso cui il protagonista trova accoglienza. Fin da subito il tono della narrazione si fa misterioso, ricca di stranezze è quell’abitazione:  un ritratto, la serratura della porta di camera, l’invocazione del vecchio, di nuovo il ritratto, una donna, la morte improvvisa, Lucia, e finalmente la verità.

Ad un racconto apparentemente inverosimile si intrecciano aspetti della vita dell’autore. La stessa casa, infatti, aristocratica e di cui rimane traccia dell’antico splendore, richiama il palazzo di famiglia del Landolfi. Inoltre, come accaduto alla donna che compare nella seconda parte del romanzo, anche l’autore dovrà soffrire la scomparsa prematura della figura materna.

Per quanto riguarda l’organizzazione della storia il lettore potrà sicuramente notare una differenza tra la prima e la seconda parte. Infatti al racconto della fuga dalla guerra e alla descrizione statica della casa, in cui il protagonista trova rifugio, seguono vicende più dinamiche, e che vedono l’accenno ad una storia amorosa tra il nostro e la tanto misteriosa donna del ritratto.

La narrazione, rigorosamente in prima persona, include pochissimi dialoghi, e da ciò possiamo pensare ad un carattere introspettivo che l’autore fa assumere all’opera, nella quale egli ripercorre  alcuni passi della sua vita.

Tutto questo raccontato in poche pagine. Si tratta infatti di un romanzo estremamente breve, ma, a dispetto delle aspettative, lo stile, tipico di Landolfi, rende la lettura impegnativa e non facile da seguire. Prevalgono infatti l’ipotassi, un lessico alto e raffinato, e lunghe digressioni che rendono, a mio avviso, poco scorrevole l’intera opera. Per questo motivo, pur riconoscendo la grandezza dello scrittore italiano, ho trovato la lettura di “Racconto d’autunno” non molto piacevole e poco accattivante.

Tuttavia, al di là del mio personale giudizio, ritengo che la mia esperienza possa suscitare una riflessione ben più ampia. Potrei dire infatti che la frenesia del mondo digitale ci abbia abituati a non riuscire ad apprezzare, o non comprendere nella loro totalità, certe opere che ci obbligano a “starci di più”, che richiedono cioè un maggiore sforzo di concentrazione e di interpretazione cui potremmo non essere più avvezzi, data infatti l’immediatezza di un sms, o di un emoji, che, invece, si sono impadroniti del nostro modo di comunicare.

Allora, la grande maestria dell’autore, nel saper gestire uno stile cosi raffinato, ci spinge a rivalutare  alcuni aspetti che con l’era moderna stiamo abbandonando, e cosi facendo, anche noi, come il protagonista, alla fine potremo riscoprire la verità, e riuscire a leggere meglio anche noi stessi.


Recensione: Racconto d’Autunno, Tommaso Landolfi -di Kevin Tushe

Odiernamente, disponiamo di una vastissima gamma di strumenti per estemperare la nostra sete d’intrattenimento e la tecnologia è la più lampante tra le opzioni, con gli schermi che vengono anteposti alla carta che scorre sinuosa tra le dita. Ciò risulta spesso in accuse da parte delle generazioni precedenti, che criticano l’idiosincrasia dei millennials nei confronti della carta stampata, nonché la loro tendenza a trattare tutto con superficialità estrema e incapacità di provare empatia. Ebbene, che cosa è in grado di offrire di più rilevante e allettante, agli occhi di un adolescente (tra cui me, del resto), un brano rispetto ad un programma televisivo, oppure ad un formato audio-visivo interattivo, come può rivelarsi un videogioco?

 Nel volume Racconto d’Autunno, composto dall’autore frusinate Tommaso Landolfi nel 1946 ed edito nell’anno successivo, si è pervasi da una costante sensazione di inquietudine, che trascende il piano bidimensionale della pagina, consentendo al lettore un’immersività unica nelle vicende belliche immaginarie che seguitano alla seconda guerra mondiale, in uno scontro tra due fazioni fittizie. In questo clima di sconforto, per la cui esemplificazione l’autore attinge ampiamente dal proprio bagaglio di reduce del conflitto globale, egli riesce a far incarnare nei personaggi ogni possibile sfaccettatura della battaglia, tra cui il desiderio di fuga, di fare ritorno ad un luogo sicuro, distante da ogni apprensione. Il tormentato desiderio di svincolarsi da questo flusso ininterrotto di ardui quesiti sull’animo umano da parte del medesimo protagonista, che tenta di rivivere drammi per esorcizzarli, dona al brano un’atmosfera cupa, ma al contempo di umana compassione, una comprensione per l’animo umano e i suoi affanni incarnata nella figura del proprietario della villa – metafora, quasi, di una culla materna, luogo di sicurezza e pace – in cui il protagonista trova rifugio proprio grazie alla misericordia dello stesso possidente. Il quadro di questa vivida, seppur fittizia, rappresentazione è offerto da un linguaggio elevato, a tratti solenne, che, tuttavia, concede spazio a toni più intimi, di introspezione e tentativi di fornire risposta a quesiti fondamentali dell’anima; l’inchiostro va, pertanto, oltre le parole propriamente dette, confermandosi ancora una volta strumento predefinito e d’eccellenza per la preservazione delle infinite sfaccettature umane, eclissando gli altri strumenti precedentemente citati, di maggior impatto, quantomeno a primo acchito. Un volume che è una testimonianza, un accorato appello alla vita e sprone alla tanto agognata ricerca di serenità, mediante un processo narrativo che permetterà ad ogni lettore (Persino ai più razionali e privi di immaginazione, come me) di immedesimarsi nelle vicende del protagonista, nei suoi timori e speranze. Nella sua complessità, Racconto d’Autunno si presenta come un’esperienza in grado di ridonare vitalità ad un lettore che, in un’epoca dove prendono piede numerose altre forme di stimolo, si sente quasi in difetto, in una sorta di crisi spirituale dovuta alla stessa sovrabbondanza di fonti di intrattenimento, per alcuni addirittura superiori alla lettura; Landolfi con questa opera ribadisce definitivamente l’efficacia della scrittura e della lettura stessa, elevandola moralmente e donandole nuova dignità letteraria, permettendo ad ogni lettore di sognare e provare emozioni, anche senza l’ausilio di uno schermo.

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