Franco Loi

Un esordio tardivo, tra i quaranta e i cinquanta, un grande poeta.

Si è spento Franco Loi. Una voce intensa e forte della poesia italiana.  Un talento che viene dal teatro (collaborò con Fo e Rame). Inizia a scrivere negli anni Settanta, a Milano, solo, d’estate davanti alla vita, che gli sembra in quel momento priva di valori e di ideali. Scrive in quel ricco e personalissimo dialetto che, negli anni settanta, è ‘quasi una lingua’, aperta ai contributi esterni, stranieri, degli immigrati.

E mì, che ‘l pass dansàss/ slargàss de l’aria,/ e là, ‘me’n inventàm, par aqua ferma/….

E io, certo che il mio passo danzasse/ e s’allargasse e s’addolcisse l’aria negli spazi/là come se io me l’inventassi, vedevo come l’acqua ferma ….

Una poesia fattasi, di anno in anno, più metafisica e più lirica.

Quajcoss gh’è stà…Ma cosa? Quan’, giò ‘ telun/ resta dumà ‘l record, squasi nient, un sogn/ scunfüs de parol e de fatti, el sens/ che, forsi, ‘ n altra volta turnarèm, / per mej vardà, capì, tegnì, per semper/ ‘me ‘ bigliètt in sacoccia, la verità…

Qualcosa c’è stato… Ma cosa? Quando, giù la tela,/resta soltanto il ricordo, quasi nulla, un sogno/confuso di parole e di fatti, il senso/che forse, un’altra volta torneremo/per meglio guardare, capire, tenere per sempre/come il biglietto in tasca, la verità

Una voce che ha meritato, merita e meriterà la nostra memoria e la nostra lettura.

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