Note varie su meraviglia, fantasia, virtuale e autofinzione

Parlando con i ragazzi di Recensio e stasera con gli allievi, anzi gli amici , di Barzhaz, oggi sono venute a galla alcune piccole/grandi riflessioni.

Non è che la narrativa emergente è, con tutta evidenza, quella scritta e vissuta in prima persona.?

Cosa ricerca il lettore in una narrazione? Sempre più, sembra, ciò che non trova nei racconti costruiti su personaggi deboli, scontati o mal costruiti, ovvero almeno alcuni ingredienti di questa lista: autenticità, credibilità. svago, intrattenimento, possibilità di lettura a vari livelli di comprensione, sensibilità, profondità e impegno . Ecco l’interesse crescente nella lettura di saggi (se ben scritti), biografie, libri di viaggio o di testimonianza degli argomenti più vari.

Libri insomma dove c’è un io narrante, più o meno autentico, vero o verosimile, che si traduce in parole. Un narratore che fa un viaggio insieme a chi legge, qundi; lo fa forse perchè quel narratore come obiettivo sembra avere non solo quello di raccontare storie, ma quello di curarsi, di ‘crescere’ e di liberarsi dal peso di sentimenti e contenuti forti, che necessariamnete deve condividere con qualcuno. Il lettore. Il tutto giocando in un campo in cui può sicuramente dare qualcosa in più, senza essere smentito, perchè lo conosce bene (o almeno crede): la propria vita. e il bagaglio di conoscenze apprese vivendola.

Ingegneria del sé, come sostiene Sergio Blanco, autodafè del proprio vissuto, fabbrica e reinvenzione dell’io che può anche sconfinare facilmente nel narcisismo e nella noia, l’autofinzione equivale a narrare ponendo l’io come guida di una storia: è una prospettiva da una parte rassicurante, dall’altra inquietante.

Di fatto per il narratore è come fare entrare la propria anima in un tunnel di specchi, in un gioco infinito di rimandi tra vero e verosimile.

Nel gioco che facciamo spesso del chi, come cosa dove quando e perchè, l’autofinzione sembra appiattire e relativizzare i sei servitori di Kipling. Come nella teoria della relatività, le prospettive cambiano nll’autofinzione: il chi e il cosa e il perchè sembrano quasi coincidere, il dove di per sè è quasi un personaggio, il quando può anche non contare niente, perchè l’io narrante per definizione spazia nel tempo, senza regole.

La realtà. Ecco l’altra riflessione. Abbiamo parlato della narrazione e del suo rapporto con il dominio del fantastico. Ma poco o quasi per niente si parla della narrazione, delle storie letterarie, in rapporto all’emergere prepotente del virtuale. Se lo si fa, ci si approccia al tema essenzialnente da un punto di vista strumentale. La realtà virtuale insomma è per lo più vista come potenziamento del testo, come ‘letteratura aumentata’. E-book, videogiochi, algoritmi creativi, una stampella per la realtà tangibile dei libri di carta…è veramente tutto qui? Molti avvertono che c’è, o sta per nascere, qualcosa di più. A quando una letteratura autenticamente ‘nativa’ del mondo virtuale, cioè di una dimensione nuova, che non è completamente ascrivibile alla realtà, ma nemmeno al dominio del fantastico? Dovremo forse riscoprire il vecchio senso del ‘meraviglioso’ al posto di quello del fantastico?. E che ruolo giocano davvero i nostri sensi e la fantasia in tutto questo?

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