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Le lacrime di Andromeda

Un grazie a Romeo Lucchi per questo suo inedito

«Quella un po’ più a nord è la costellazione di Perseo» disse inclinando la testa verso Miryam.

Poi indicò il cielo con il braccio teso: «Là in basso all’orizzonte…  quella è Myrfak la sua stella più luminosa. Se sposti lo sguardo a destra vedi Andromeda e il quadrato di Pegaso».

Marco abbassò il braccio e posò la mano su quella di Miryam, lei ebbe un sussulto, lui tolse la mano e le guardò il volto. Stava fissando il cielo, ma la sua mente era altrove.

«Sapevi che Perseo salvò Andromeda da un mostro marino?»

«No» disse Miryam rannicchiandosi vicino a lui e appoggiando la testa sul suo petto.

Marco l’avvolse col braccio.

«La madre di Andromeda andava dicendo che la figlia era più bella di tutte le ninfe del mare. Ovviamente loro s’infuriarono e chiesero a Poseidone di punirla».

«Là, ne ho vista una» disse Miryam.

«Esprimi un desiderio.»

«Fatto».

«A cosa hai pensato?»

«Se te lo dico non si avvera.»

«Posso almeno sapere a cosa stavi pensando prima?»

«A niente.»

«È difficile non pensare a niente.»

«A niente d’importante» tagliò corto la ragazza.

Per un po’ non parlarono. Intorno regnava la calma più assoluta. C’era un silenzio che si sarebbe potuto sentire anche il suono delle stelle, pensò Marco.

«Ne ho vista un’altra» disse Miryam indicando il cielo con un piccolo gesto.

Poi altre scie luminose si susseguirono in una manciata di secondi e i due ragazzi, sotto il magico influsso di quello spettacolo, si strinsero l’una all’altro.

«I tuoi mi odiano.»

«Non è vero, non ti odiano.»

«Non sono stupida, mi sono accorta di come mi guardano» disse Miryam sciogliendosi dall’abbraccio e allontanandosi.

«Perché fai così? Non è colpa mia.»

«Lo so. È colpa del colore della mia pelle» disse lei caustica.

«Dai vieni qui» e si avvinò alla ragazza, ma Miryam fece un movimento con la mano per allontanarlo.

Calò di nuovo il silenzio e i due ragazzi rimasero a fissare il cielo senza più interesse.

«Voglio tornare a casa» disse Miryam.

Marco cercò di recuperare: «Non prima di aver finito di raccontarti la storia di Perseo e Andromeda» disse sorridendo.

Poi scrutò il suo viso in cerca di un segnale di pace. Ma Miryam era assente, aveva il volto turbato. Marco riusciva a sentire il fragore dei suoi pensieri. Si rattristò. Afflitto, si coricò sul prato e vide una stella cadente.

«Andromeda fu incatenata a una roccia a picco sul mare. Perseo la vide e fu rapito dalla sua fragile bellezza in preda all’angoscia. In principio la scambiò per una statua di marmo» fece una lunga pausa perché la stava osservando con attenzione «poi vide il vento scompigliarle i capelli e… le lacrime scorrerle sulle guance…»

Miryam stava piangendo.

«Sai che Andromeda aveva il colore della tua pelle?» e senza aspettare la risposta proseguì nel racconto «sua madre, Cassiopea, era la regina d’Etiopia. La cosa divertente è che durante le nozze, dopo che Andromeda era stata concessa in sposa a Perseo, la regina ordì una congiura ai danni del futuro genero perché Perseo non le andava a genio. Forse perché era bianco. Sporca razzista».

Marco spostò lo sguardo sulla ragazza e la vide sorridere.

«Cassiopea, la suocera, è quella a forma di doppia vu, sopra Perseo e Andromeda. E sopra Cassiopea c’è suo marito Cefeo, il suocero»

«Mi dai un bacio?» chiese Miryam.