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Turismo e Covid 19: un’analisi strategica che parte dalla narrazione del viaggio e degli spazi.

Se siete curiosi di partecipare queste le coordinate. Si parlerà di turismo, letteratura di viaggio, narrazione dell’esperienza e degli spazi, strategia…

Ringrazio gli organizzatori per l’opportunità.

Unicollege

Unicollege1

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#ioraccontobreve: i vincitori della quinta settimana

Dunque, procediamo con ordine:

Partiamo da Milano, una Milano alla Gaber, più che una Milano da bere, come si legge nell’abilissimo quadro che ci propone Stefano Scanu, che non finiremo mai di ringraziare per il suo sostegno a questa iniziativa, che ha riscosso anche più gradimento di quanto ci aspettassimo. In fin dei conti chi ha partecipato non ha vinto niente, al limite speriamo un buon articolo, un po’ di visibilità e di sicuro la nostra stima, ma noi di sicuro abbiamo vinto il sincero piacere di leggerVi!

VIA CAPPUCCINI N. 3 di Stefano Scanu

gaber

Volevo farti una sorpresa. Avrei dovuto mettere le Clark per non fare rumore proprio come diceva Gaber in una vecchia canzone, invece rimbombano solo i miei passi in questo quadrilatero fitto di silenzio.

Quando mi hai detto: “alle sei davanti a Villa Invernizzi, quello dei formaggini”, ho annuito fingendo di conoscerlo per non deluderti.

Poi il silenzio è cresciuto con la sera e mi spiace non ci fossi, perché avrei voluto ringraziarti.

Ormai sono qui da ore, a spiare solo e sedotto dei fenicotteri rosa dietro il cancello del palazzo.

Non ricordo neanche più che ci sono venuto a fare.

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Viviamo tempi di difficile interpretazione. E di frasi fritte, fritte, fritte come direbbe Benigni. Soprattutto sui media.

Siamo come in guerra; siamo come nel ’29; siamo come nel dopoguerra …uffa!!!

Erik Scortecci, studente liceale del secondo anno, ci dice che ha deciso di scrivere questo racconto rifacendosi per l’appunto alla frase che oggi sentiamo spesso: “siamo come in guerra”.

Allora –dice- ho pensato di intrecciare il desiderio del ritorno alla normalità e alla quotidianità con la storia di un uomo, sconosciuto, ma di cui è intuibile lo stato d’animo. Ho cercato di raccontare una situazione tipica vissuta dai soldati che tornarono dal fronte, e che oggi in qualche modo stiamo vivendo di nuovo, aspettando di ritornare alla normalità.

la guerra è finita

RITORNO ALLA NORMALITÀ

Il cielo era di un grigio piombo e i tuoni annunciavano un temporale. Le sue lacrime si confondevano alla pioggerellina che iniziava a scendere. Stremato per il lungo viaggio, si ristorò nei pressi di un boschetto. Rimase lì, a contemplare dopo tanto tempo quei colli della sua Toscana. Era autunno, i campi arati sembravano mostrare le loro cicatrici. Intanto ripensava alla loro fioritura: agli steli di grano, che ad ogni soffio di vento, iniziavano a danzare. Ricordavano le increspature di un mare agitato. Presto, al di là di quel mare, Piero avrebbe incontrato la salvezza, e la sua angosciosa attesa sarebbe finita.

E quindi via con Stefano Vallini, nato a Siena 40 anni esatti dopo Dizzy Gillespie. Lasciamo a voi stabilire quando… Ha pubblicato per Betti Editore Quante storie per un menu! – Racconti di cucina toscana e Il vento frusciava – Un suo racconto “Asfalto” ha trovato posto sul portale di Toscanalibri.it.

E siccome Dizzy Gillespie nella sua Stardust diceva Besides the garden wall, when stars are bright/You are in my arms il suo racconto non poteva che parlare di stelle …e di cose ahimè ben più terrene,

…A RIVEDER LE STELLE

stardust

Roman l’avevo visto davanti al supermarket, raramente davanti alla chiesa. Tendeva la mano e basta. Io vi appoggiavo solo sguardi colpevoli e facili da dimenticare. Non credo che abbia mai lavorato, ma è sempre vivo. Non posso dire lo stesso dei miei ex-colleghi. Lo saluto quando si affaccia dalla sua baracca dall’altro lato della strada.

Le auto ci dividono con i loro fumi di polveri sottili e ossido di azoto, che a respirarle fanno lo stesso effetto della vita. Il ponte che abbiamo sopra la testa ci protegge dalla pioggia. La notte, per vedere le stelle è sufficiente spostarsi nella scarpata di fianco.

Terminiamo con un tema che avevamo già approfondito nella puntata numero 3, quello dei negozi e dei mercati in questo periodo.  Ce ne parla Susanna Daniele, giornalista e scrittrice, che è nata e vive a Pistoia. Ha pubblicato con vari editori testi teatrali, e racconti gialli e noir. Il suo ultimo volume è Serra si racconta, la raccolta di un secolo di memorie degli anziani abitanti di un paese della montagna pistoiese.

I COLORI DELLA VITA

i colori della vita

È uno dei due negozi rimasti aperti in una piazza che da secoli è centro di scambi commerciali e di vita cittadina. Il verde scuro di cavoli e broccoli, le gradazioni del rosso di peperoni, pomodori, radicchio e melanzane, il bianco di finocchi, porri e cavolfiori.C’è la bandiera italiana su quelle mensole di pietra vecchie di sette secoli, e molto altro.C’è cibo per il corpo, ma anche un sorriso per l’anima che trapela dagli occhi della venditrice, c’è una parola scambiata in un momento in cui la solitudine ha il sapore acre di una cattiva medicina.

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Tutti i colori del tempo, tutti i colori di Laura

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato per #ioraccontobreve un racconto di Laura del Veneziano

Quel racconto ci aveva colpito molto perchè trattava, anzi esaltava il tema del dettaglio e del colore/non colore, e di quei piccoli spazi e anfratti lavorativi, condominiali o domestici, dove la nostra attenzione si soffermava complice la quarantena, assai più di prima. (e si sofferma ancora, perchè tanto ora la quarantena non sta scritta nelle autocertifcazioni ma peggio ancora nelle nostre paure).

Il racconto si intitolava ‘Bianco’ e funzionava, essendo una introspettiva inversione tonale, come un negativo in fotografia: non poteva non lasciare la porta aperta a un positivo, cioè al racconto  che segue...

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La pianta di capperi, le lucciole e tutti gli altri miei colori

Quando ero bambina, ero particolarmente affascinata dalla pianta di capperi, non da una pianta di capperi generica, ma proprio da quella pianta di capperi che, ai miei occhi,
inspiegabilmente cresceva sul muro esterno della casa di mia nonna. Mi si presentava alla vista ogni volta che, svoltato l’angolo dovevo salire le scale. Me la ricordo con estrema chiarezza proprio perchè la mia curiosità era attratta dal come. Come era possibile per una piccola piantina sbucare dal nulla in mezzo al grigio edificio? Come le riusciva di vivere rimanendo giorno e notte, attraverso le stagioni, abbarbicata ad un muro? Le sue foglie verdi, tondeggianti, regolari, di diverse dimensioni ma pur sempre in una composta armonia, attiravano la mia attenzione verso il centro della pianta, dove i fiori, che dal bianco sfumavano verso il fucsia e quasi il viola, mi piacevano da matti perché ostentavano una forza incredibile. La forza della sopravvivenza, di chi resisite incurante di tutto e di tutti, di che ci riesce sempre: quella pianta di capperi mi mostrava in tutta la sua essenza la capacità che oggi noi esseri umani nominiamo come resilienza, senza poi riuscire più di tanto a provocarla dentro di noi.
Fermo guarda eccone due, ce ne sono soltanto due”. E’ buio il primo giovedì di libera
uscita qui tra i campi intorno casa e l’idea di uscire fuori con i bambini per cercare le lucciole mi viene in mente durante la cena, guardando appunto il cielo che muta i suoi colori verso lo scuro.

Le lucciole, nelle mia memoria di bambina riempivano la natura ed il paesaggio intorno casa. Ne ricordo talmente tante, nelle calde notti di maggio! Quasi da poter suscitare spavento nel mio cuore infantile, per stranezza e sorpresa. Gialle, alternate, lucenti, illuminavano il nero scuro di quel buio che non poteva farmi paura, essendo io completamente padrona di quei luoghi.

A distanza di qualche decina di anni invece, qui ne vediamo soltanto due. Sono sufficienti per lasciarmi andare. Chiudo gli occhi. Il silenzio. Il vento caldo. Il mio respiro si nutre di una sensazione benefica ritrovata, rinnovata, inaspettata. Per qualche istante torno bambina a riscoprire dentro di me la gioia, la bellezza e il calore di una fanciullezza e di una vita meno in bilico di quella di questi giorni. Una vita piena, colorata di libertà. Che colore ha la libertà? Il colore delle nostre due piccole lucciole, poche, troppo poche, ma ben salde, nel loro tentativo di tenersi stretto quell’angolo di natura che abbiamo riservato a loro.

colori primari
Di mattina presto oggi ho deciso di dare una svolta a questi giorni, ed esco per una
camminata solitaria. Stare sola mi ha sempre dato conforto e continua a farlo anche adesso, che tutti, sono preoccupati della mancanza forzata di legami sociali. Il colore della solitudine mi si addice, perché è pieno intenso, vivo, mio, se dovessi dipingerlo sarebbe un blu immensamente profodo. Mentre procedo per le strade ancora un po’ sonnecchianti, mi accorgo che i colori della mia città sono cambiati, complici le pochissime persone in giro.

Osservo che il rosso dei papaveri ha invaso anfratti inaspettati e mi sorprendo di adocchiarli laddove non avrei mai pensato fosse possibile. A tratti il verde delle foglie degli alberi si lascia mescolare in tutte le diverse tonalità che questo colore vitale è in grado di offrire, per poi, all’improvviso, spostarsi per una folata di vento e mostrarmi un azzuro incredibilmente pieno: il cielo è di una limpidezza sorprendente.

Camminando sulla stradina sterrata, un sapore lievemente terroso si alza dai miei piedi e mi accorgo che anche il colore marrone sembra parlarmi e diffondere tutto intorno, nelle sue sfumature cangianti, la sembianze della vita che ha custodito gelosamente al caldo durante tutto l’inverno. Una domanda mi accompagna nel ritorno verso casa: è il sole che, come il resto della natura, si è ripreso il diritto di far risplendere di una intensità più viva tutti questi colori? O forse sono io, che adesso, da sola, mi concedo una diversa possibilità di guardarmi intorno, posando la mia attenzione su particolari che prima, la vita frenetica non mi permetteva di cogliere? Sono forse questi che solo adesso riesco a notare, tutti i miei colori?

Capperi

Il dubbio si scioglie quando decido di fermarmi a comprare la mia pianta di capperi.

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Cadono le tessere del domino…

 

Effetto domino

Allora dunque: oggi tocca a Silvia Schiavo che per  il nuovo appuntamento con il nostro Domino Letterario, che vi permette di assistere stando a casa a presentazioni a catena di libri. Silvia Schiavo, chiamata in causa la scorsa settimana come ricorderete da Elisa Mariotti, propone la lettura di “Il copione maledetto” (ARA Edizioni) di Massimiliano Milanesi.

domino

Il libro – lI celebre e ormai anziano attore e regista teatrale Marco Rini torna a Siena per il solitario atto finale della sua esistenza. La parabola della sua lunga vita sembra infatti ormai destinata a concludersi nel rimpianto per la perdita della moglie e per il difficile rapporto con il figlio, quando dal passato riemerge un antico testo teatrale dai poteri inquietanti: Il copione maledetto. Tra vecchi teatranti alle prese con le grazie e le tragedie del proprio passato e giovani attori che affrontano le benedizioni e le maledizioni del proprio presente, la vicenda culmina con la messa in scena del Copione. Sarà infatti quest’ultima rappresentazione a portare a compimento i destini di tutti, nella gloria e nell’amore, nella miseria e nella rovina.

 

 

Per le puntate precedenti…

domino puntate precedenti

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Marinifesto: pubblicato il mio contributo.

Ringrazio il Museo Marino Marini per questa bella sorpresa:  sono onorato che sia parte del Marinifesto. Sono contento in generale quando si affrontano in modo così creativo le questioni, attualissime, della fruizione della cultura, del racconto delle città d’arte e dell’interazione con gli spazi museali.

Marinifesto

Quando i futuristi pubblicarono il primo manifesto artistico del 20° secolo nel 1909 stavano aprendo la strada a qualcosa di più di una rivoluzione creativa. Stavano offrendo, insieme ad artisti e pensatori , soluzioni ai problemi del tempo che ancora oggi segnano il nostro presente culturale.
La vita non è la contemplazione delle cose fatte” (cit. Marino Marini) ma investimento per il futuro con un pensiero “laterale” creativo diverso.
Il #Marinifesto vuole per questo andare oltre le parola/guida dell’artista Marino Marini e aprirsi a tutti i creativi , artisti, designers, architetti, musicisti, scrittori, grafici, visionari di tutte le latitudini che vogliano contribuire a costruire i contenuti per la cultura del futuro con il loro apporto. Una “chiamata all’arte” attraverso le parole, i sentimenti, il pensiero di chi vuole lasciare un segno oggi per fondare il domani.

Questo il contributo che ho inviato in Aprile per il  #Marinifesto:

“Quando è fuoco non brucia il mondo, lo trasforma. È sia torcia che focolare.
Quando è tempo non consuma, è taumaturgo che sana, anticorpo che difende.
Quando è pensiero non è astratta, è artefice in opere del futuro.
La cultura sarà questo tempo, pensiero e fuoco. Di tutti.
Questo tempio sacro montato su di un carro di Tespi.”

 

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Italiabook Festival: video della tavola rotonda sull’ambientazione dei romanzi. Aggiungo i link a Rai Radio 3 e RadioSiena TV per il premio Asimov

Ringrazio sentitamente Stefano Zanerini (anche per la pazienza dimostrata nei primi minuti di difficoltoso collegamento!!!) e Katia Brentani (per il suo instancabile lavoro di questi giorni)

 

Seguiteci in diretta streaming  o su QuiBolognaTv

 

Italia book Festival 2020 4

 

 

Radio Siena TV: Premio Asimov

sienatvradio

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Oggi alle 14.30 a Italia Book festival parleremo di racconti e loro ambientazione

Seguiteci in diretta streaming  o su QuiBolognaTV

 

Italia book Festival 2020 4

Ultimo week end con Italia Book Festival. Ecco il programma! Non mancate.
Oltre 80 case editrici e quasi 4mila libri a disposizione
 Potete riguardare tutte le interviste di questi giorni nella sezione “Appunti di viaggio”
23 maggio
10:30 Incontro con l’Editore – Pandilettere Edizioni
11:00 Incontro con l’Editore – Ecogeses cooperativa
11:30 Incontro con l’Editore – Buendia Books Edizioni
12:00 Selezione di Booktrailer
14:30 Incontro con l’Autore Incontro con l’Autore – Luca Martinelli – Giorgio Simoni – Massimiliano Bellavista- giornalista
I libri:
15:00 Incontro con l’Editore – All Around Edizioni
15:30 Incontro con l’Editore – La memoria del mondo Edizioni con Luca Malini
16:00 Incontro con l’Autore – Valeria Masciantonio (Ensemble Edizioni)
17.00 Incontro con l’Autore – Marino Bartoletti e Roberto Mugavero
17:30 Ospite IBF – Vito (Stefano Bicocchi) sarà presente Marcello Trazzi dei Rems
19:00 Incontro con … il regista Francesco Gagliardi
24 maggio
10:00 L’Angolo di Mastro Pennello – Vignette-live con Pietro Peo
10:30 Incontro con l’Editore – Terra Nuova Edizioni con Nicholas Bawtree
11:00 Incontro con l’Editore – CTL Edizioni
11:30 Incontro con l’Editore Tomolo-Edigiò Edizioni
12:00 Incontro con l’Autore
15:00 Incontro con l’Editore- Errekappa Edizioni con Monica Fava
Incontro con l’Autore – Simone Metalli curatore di Misteri e manicaretti a Bologna. Interviene Federica Mazzoni, Presidente Commissione Istruzione, cultura giovani, comunicazione
17:30 Ospite IBF – lo scrittore Carlo Lucarelli
18:30 Ospite IBF -lo scrittore Valerio Varesi
19:00 Incontro con i curatori dell’ebook Quadrifoglio-1 – Cristina Orlandi- Lorena Lusetti – Simone Metalli

 

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Bruciate i romanzi, i Paridi delle lettere

 

GAETANO ANGELI

A FUOCO I ROMANZI, I PARIDI DELLA LETTERATURA

Da sempre sosteniamo che la buona scrittura viene da/dopo una lettura assidua e curiosa.

Oggigiorno, ci lamentiamo che i giovani leggono troppo poco, e ogni cosa o quasi ci va bene, purché leggano un po’. Ai tempi di Gaetano Angeli, quando alla conclusione dell’Anno scolastico 1820 lui tenne il suo discorso in un Collegio di Verona davanti alle studentesse, immortalato nel libro che vedete, sembra che invece ci fossero problemi di abbondanza.

Non era in discussione che si leggesse, il problema era solo stabilire cosa. E, se ne necessario, i libri si potevano ancora proibire e addirittura minacciare di bruciarli. Bei tempi. Vuol dire che quanto meno erano importanti!

Duecento anni dopo il mondo è capovolto: chissà cosa direbbe il pio Gaetano Angeli vedendo la nostra situazione. Lui ce l’aveva coi romanzi.

GEREMIA

Sì. I romanzi.  E non perché non li capiva. Anzi, tecnicamente li capiva fin troppo bene: dal momento che presenta una parte di invenzione e una parte di realtà storica, per esempio quello del romanzo storico è in effetti un genere “ibrido”, un ossimoro letterario basato sula fiducia che il lettore ( il quale non mancherà di chiedersi quanta parte di verità ci sia nei fatti narrati) ripone nella sua controparte, lo scrittore, il quale in concambio accetta di limitare la propria libertà inventiva, sottoponendola al vincolo della verità storica. E lui infatti si lamenta nel suo pamphlet proprio di questo: va studiata storia, non una storia sulla storia, perché nel migliore die casi sarà una lettura parziale dell’Autore, nel peggiore addirittura un travisamento della ‘realtà’.

Letterariamente il 1820 rientra tra gli anni di svolta, il genere romanzesco deve ancora dare  il suo meglio : Walter Scott aveva pubblicato Waverley 6 anni prima, Ivanhoe solo un anno prima. Renzo e Lucia si agitavano ancora nella testa di Manzoni, visto che la prima edizione dei Promessi sposi è del 1827.

Gaetano Angeli però si sente già accerchiato: le lettere sono un dono del cielo il cui primo nobilissimo ufficio è il foco delle umane passioni estinguere e la nave dirigere dei troppo fervidi desiderj mentre i romanzi fanno invece il contrario e aggiungano legne all’incendio e vele e remi al misero legno che va per filo a urtar negli scogli

Per cui in guardia, o fanciulle: Or questa inclinazione che lasciata andare a sua posta può riuscir funestissima vi fa avvertite che vi guardiate dal legger Romanzi siccome quelli che questa inclinazione assecondano e le danno la spinta e sono mantici che d’una scintilla innocente una gran vampa accendono struggitrice d’ogni virtù.

Angeli tuona sempre più forte, in una escalation che ai nostri occhi si fa tragicomica:

Sono dessi (i Romanzi) la peste dei giovani il disonore degli studj o più vivamente Paridi della letteratura

Libro maledetto

I romanzi nell’ordine dovrebbero essere messi al rogo perchè:

Hanno distrutto interi popoli, a cominciare dal rammollimento dei vigorosi  Greci perché colla mollezza di sdolcinati racconti la virtù snervano e quella forza le tolgono necessaria a durare costante all’urto delle passioni e rendono l’uomo femmina e la femmina canna e vincastro arrendevole ad ogni vento Di qual tempera uomini erano i Greci delle Termopile e di Maratona Di qual rovere impastata avevano la persona se nè fame nè sete nè sole nè vento nè pioggia domavali. Di qual metallo cinto avevano il cuore se lo squillo Ma poichè ricevette la Grecia e si diede al leggere i Milesj Romanzi che già avevano e Jonia e Lidia e Sibari contaminato Greci non furon più Ma delle fatiche e paurosi dei rischi e infrolliti nell’ozio i figli di que Leoni si lasciavano siccome zebe vendere in branco lieti e contenti d ogni servaggio purchè non proibisse loro il padrone ungersi la persona arricciarsi la chioma e quali vittime coronate inghirlandarsi di fiori Quello impertanto che nè venti anni di guerra nè tremila navi nè tre milioni di agguerriti nemici poterono contro la Grecia senza gloria e strepito d armi fecero le molli oscenità di Mileto

Apocalisse

Hanno traviato intere generazioni di adolescenti tanto che, venuta a contatto con un Romanzo, pietà mi strinse al vedere come giovinetta fanciulla spirato ch’ ebbe fuori del Monistero per pochi mesi l’aria della casa paterna e del mondo cangiò d’improvviso così di affetti e contegno e costumi da più non distinguerla le educatrici a loro alunna se non era alle lagrime del dolor loro quasi materno Ella per lo innanzị nel parlar savia nel vestire onestissima vereconda nel portamento ad ogni nuova persona selvatichella e foresta ad ogni menomo scherzo pudicizia sulle sue guancie la vermiglia insegna stendeva Ma passarono pochi mesi che pareva la sfacciataggine in dalla prudenza de suoi educatori avviata

Sono generatori di allucinazioni collettive in grado di alterare completamente la nostra percezione del mondo: a chi legge Romanzi pare accadere in breve quello che succede a noi quando leggiamo gl’Idillj di Teocrito e Gesner i quali tanta freschezza spirano e amenità e con tanto d incantesimo ci descrivono le pastorali delizie che quasi ne verria voglia di andare a pascere pecore e fare ricotte Se stiamo ai Buccolici gli abitatori della campagna sono o venerandi vecchioni d una vispa e verde vecchiaja o giovinotti ricciuti e biondi o villanelle con guancie impastate di latte e rose a cui anche dolci poetici nomi appiccano di Testili Corische e Amarillidi . Ma la realtà, come si sa,  è ben diversa: Quando invece nei mandriani e coltivatori de non poetici nostri campi veggiamo bruni volti maceri corpi sudici vestiti e stento ed inopia e quelle Amarillidi de poeti sono Antonie Bartolommee Mattee plebei nomi e tapine femmine cotte dal sole e dalla fatica dilombate e diserte E lo stesso pur dite e del godere l’aperto Sole e del sedere all’ombra e del camminare scalzi per l’erba e del raccogliere senza una spesa al mondo le insalate i grappoli i frutti E non ricordano che il Sole li brugia che all’ombra non vi possono stare che ciottoli e spini frugano loro le piante e che conviene lor mani incalliscano sopra la vanga e si dilombino prima che giungano a raccorre un gambo d indivia o una rapaSi sa, niente è più distante dai vapori della letteratura di chi in realtà, con bellissimo termine si ammazza di lavoro cioè  ‘si dilomba’: romanzieri braccia rubate all’agricoltura, sembra dirci l’Angeli , gente che ti fa voglia di andar a fare ricotte e chissà che qui non abbia ragione.

e giù un profluvio di sciagure da Armageddon fino all’inevitabile tramonto della civiltà causato sempre da loro, i romanzi. Non so voi, ma pagherei molto per poter vedere solo un attimo la faccia di quegli studenti che ascoltavano il suo discorso.

Eccovi il mondo una nuda campagna una landa un deserto Già l’uno dopo l’altro ruinano gli edifici chè non v’è tempo d ergerne di nuovi o ristaurarne di antichi Già si chiudono i sacri templi chè non han tempo i Sacerdoti da consacrarlo in cantici e sacrificj Si chiude il foro che non han tempo i giudici da ascoltar le ragioni de litiganti Già non v è chi muova le calcole di un telajo chi aggiri una ruota ed ecco spegnersi l arti Già non si fabbrican negli arsenali le navi non v è chi reggale in mare ed ecco morto il commercio Non v è chi guidi una doccia o affondi un canale o argini un fiume ed ecco l acque uscite dagli alvei venire con nuovo diritto a innondar l’universo Che cercare allora o Fanciulle vestiti di seta pannilini merli opera di tante mani Una pelle d Orso fetida e insanguinata gettatavi indosso come va va vi coprirebbe alla trista Che parlar poi d’arti belle d’utili scienze di musiche armonïose

Insomma chi legge i Romanzi rattrista l’anima l’ammollisce ed istracca ne smugne il primo fiore purissimo delle giovenili passioni e ruba finalmente e disperde il fior degli anni per acquistarsi la peggior merce che v’abbia al mondo melanconia menzogne ed errori

Ma il peggio di tutti è altro: i Romanzi trovano la felicità dove non in realtà non c’è, e i romanzieri, gente perversa, oltre essere colpevoli di non rappresentare un mondo perfetto sono colpevoli di immaginazione. E per giunta con più scandaloso vocabolo dicono altri ammazzare il tempo per questo solo innocenti ancor non sarebbero. Il tempo non va mai ammazzato, perché è il dono più grande, e deve essere tutto devoto alla realtà.

D’ora in poi converrà leggere i romanzi con molta più precauzione.

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Recensio, un progetto di lettura e scrittura che funziona. Una intervista che lo dimostra

Perchè i giovani dovrebbero scrivere, o leggere? Come aiutarli a trovare la loro via di accesso ad un mondo così meraviglioso, e vasto, che rischia però molto spesso, complici cattivi esempi e cattivi maestri, di rimanere loro precluso?  Si tratta a volte di accendere una piccola luce nel buio e nel vento, perchè fatto questo poi l’amore per la lettura e qualche volta anche per la scrittura, si propagherà da sé dove loro giustamente meglio vorranno.

Questo anno ho lavorato al progetto Recensio con gli studenti dell’IIS Piccolomini di Siena, con classi comprese dalla prima alla quarta, per un periodo che va da Ottobre 2019 fino a Febbraio 2020.

Questo secondo anno ha portato molte novità a Recensio, ora assai più articolato e che si è esteso ad altre Scuole. Segno che piace. O meglio, che è utile. Non si tratta affatto di una scuola di scrittura, termine abusato e inflazionato, ma di un progetto di scrittura, che mira a ripensare il concetto stesso di lettura prima ancora che il gesto e la tecnica dello scrivere.

Perchè prima di ogni scrittura, c’è,  ci deve essere, una lettura consapevole, coinvolta, critica.  E questo non mira ad un astratto, anche se già di per sé più che interessante, obiettivo di scrivere bene: mira molto più in alto perchè un lettore consapevole, critico, in grado di ‘recensire’ un testo, sarà un uomo o una donna consapevole, in grado di comprendere, interpretare ciò che gli viene proposto, in qualunque forma e in qualunque contesto capace di scegliere e orientarsi. Se poi sarà o vorrà essere anche un bravo scrittore o recensore, nel merito, tanto meglio.

Questo splendido lavoro, assai gratificante, quest’anno ha dato molti frutti. Basta credo leggere questa brevissima intervista a Beatrice D’Amico, fresca vincitrice del Premio Asimov, e magari leggere la sua recensione del libro ‘Hello World‘ che casualmente è stato, come sapete se ci leggete, anche il libro vincitore del premio nella sezione Scrittori.

beatrice

L’INTERVISTA

D. Cosa spinge una ragazza della Tua età a leggere e a scrivere, e cosa Ti piace leggere?

R.Sono sempre stata abituata a leggere fin da piccola e crescendo ho continuato a mantenere questa passione per la lettura. Ciò che di più mi spinge a leggere è la curiosità. La curiosità di sapere cosa possano pensare gli altri, di comprendere ciò che mi circonda e di conoscere nuove storie. Inoltre, mi piace molto viaggiare e anche questo forse spiega bene il perché mi piaccia leggere, che in fondo è un po’ come viaggiare con la mente e la fantasia soprattutto quando, come in questo periodo, non c’è la possibilità di farlo fisicamente. In particolare, in questi giorni di quarantena forzata, così strani e diversi dalla normalità, mi piace rifugiarmi nella lettura cercando di fuggire dalla monotonia della routine, immergendomi nella vita e nelle vicende del protagonista di qualche libro. Anche la scrittura mi sta aiutando a superare le costrizioni di questo periodo perché, cercando le parole che possano descrivere i miei pensieri e le mie emozioni, riesco a conoscermi meglio, scavando a fondo in me stessa: questo spesso allevia le mie preoccupazioni.Amo leggere principalmente romanzi storici e biografici, gialli e libri di divulgazione filosofica, ma mi piace molto sperimentare nuovi generi. A questo proposito, infatti, attraverso la partecipazione al Premio Asimov, ho molto apprezzato il testo scientifico Hello World.

D.A cosa è servito il progetto Recensio? lo ritieni utile, cosa Ti è piaciuto e cosa miglioreresti?

R.Grazie a questo progetto, il cui fine era quello di imparare a recensire libri, ho imparato a sintetizzare in poche battute sia la trama sia le impressioni che un testo suscita in chi legge. Credo che esercitarsi nel produrre recensioni sia molto utile per diffondere l’importanza della lettura anche tra noi giovani dato che, raccontando attraverso brevi e accattivanti resoconti il contenuto di un libro ad amici e conoscenti, si viene a creare un passaparola, una sorta di “tam-tam culturale”, capace di incentivare anche i meno avvezzi alla lettura.Inoltre, credo che il progetto Recensio permetta di esprimere la propria inventiva e creatività nella scrittura, qualità che a volte a scuola, a causa della ristrettezza dei tempi, noi ragazzi non riusciamo ad esercitare. Pertanto, il mio unico consiglio è quello di dare ancora più spazio alla scrittura individuale.

LA RECENSIONE VINCITRICE DEL PREMIO

«Hello World!», due parole, una frase apparentemente semplice, che segnò l’inizio del viaggio nel mondo della programmazione, della collaborazione tra uomo e macchina: l’era degli algoritmi. Il saggio della matematica Hannah Fry, proprio come la celebre frase da cui prende nome il suo libro, ha la capacità di aprire le porte della conoscenza verso un mondo che sembra essere sconosciuto nelle sue piene potenzialità e nei suoi rischi, sebbene tutti vi siano immersi quotidianamente.
La trattazione si focalizza sugli algoritmi, sequenze di precise istruzioni volte alla risoluzione di problemi, a cui, come tiene a ribadire più volte la Fry, «dobbiamo tutto». Attraverso esempi pratici e curiosi aneddoti, racconta in modo scientifico, ma, allo stesso tempo, con fare ironico, gli utilizzi più disparati e talvolta inaspettati, degli algoritmi nella vita di ogni giorno. Infatti, il libro spazia dalle problematiche derivanti dall’uso degli algoritmi, i loro segreti, il rapporto che hanno gli uomini con questi procedimenti, fino agli utilizzi più insoliti come, ad esempio quello che ne hanno fatto alcuni matematici per cercare di smascherare l’inafferrabile street artist Banksy.
Lo stile di scrittura della Fry è sempre fluido e limpido, per cui la lettura risulta essere molto scorrevole e anche l’argomento più ostico diventa semplice e accessibile anche ai non esperti di computer science. Ciò che indubbiamente aiuta a rendere il tutto chiaro e intuitivo è il machiavellico connubio di teoria e prassi adottato, che evita di dare al testo
un taglio puramente accademico. Proprio per questo stesso motivo, il libro è forse meno consigliabile a esperti informatici o matematici, i quali non troverebbero molti approfondimenti e dettagli sulla matematica alla base dei codici.
Un aspetto molto apprezzabile e che forse suscita maggiore curiosità nel lettore, è il fatto che l’autrice tenda a non avere una posizione netta nella questione legata al rapporto tra l’uomo e la macchina. Non si schiera quasi mai dalla parte delle macchine o da quella del genere umano, pur facendone parte. La Fry cerca inoltre di portare esempi bilanciati che
mostrino gli aspetti positivi e negativi dell’utilizzo degli algoritmi e che rivelino sia il giusto che il cattivo approccio che ha l’uomo con essi. All’interno del saggio infatti, non si troveranno certezze, né risposte definitive, ma la lettura servirà come invito a usare il proprio pensiero critico e a mettere in discussione sia se stessi in quanto uomini, sia l’onnipotenza conferita a un algoritmo perché offre «una fonte di autorevolezza particolarmente comoda».

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#oraccontobreve: i magnifici tre della quarta settimana

E mentre  il domino letterario è arrivato alla quinta settimana,( con Elisa Mariotti, chiamata in causa da Martina Delpiccolo, che suggerisce la lettura de “I cieli visti dal tempio” (Effigi edizioni) di Silvia Schiavio) questo quarto appuntamento di #ioraccontobreve è un dialogo (purtroppo rigorosamente a distanza) tra due categorie, gli insegnanti e gli alunni, quanto mai sulla cresta dell’onda in questo periodo. Poi c’è un convitato di pietra, il mezzo elettronico, digitale. Come l’acqua non ha sapore, odore, o colore. Ma a differenza dell’acqua, non sembra capace di ‘dissetarci’ davvero

Iniziamo

DO ALGORITHMS PLAY AN ELECTRIC BLUES?  di Massimiliano Bellavista

distopia 4

Con brevi istruzioni può azzurrarti gli occhi affinché scintillino di rimando sullo schermo come soluzioni in cerca di un problema affinché tu veda un mondo irreale, un miraggio, un’alba binaria grondante pixel e bit ‘unmondochepoiungiornotuttoquestosarà(virtualmente/diperatamente)tuo’.

Una realtà aumentata si direbbe quando invece è solo diminuita quando invece l’essenziale e il bello sono nel contatto, nell’addizione di corpi, prova se non ci credi a frapporre un diamante all’aurora, o anche a un semplice sorriso. Essere umani significa pretendere ogni giorno dal prossimo una libbra di carne e un quarto di pazzia. Ma vallo a spiegare a un chiunque qualcuno ora che la corsa è lanciata e lo stadio digitale bolle di grida e frigge di applausi.

Qui nell’acido sterile di una connessione postata silenziosamente su un tavolo di quercia c’è tutto intorno una trama bugiarda, una trincea invisibile di paure. Pensare che l’uomo sia direttamente deducibile dai fatti che tu sia sezionabile in una cascata ordinata di piccoli problemi e necessità, è razionale follia. Ma poi chi ti dice che questo non sia già successo e pure molte volte e non si sia il prodotto di un’ostinata e più che meritata Nemesi? Meritiamo di estinguerci, anzi, di spegnerci.

Perché può darsi che Dio la pensi come mia nonna:Quando non funziona non stare a grattarti. Spegni e riaccendi.

E continuiamo con Simonetta Losi, collaboratore Esperto Linguistico all’ Università per Stranieri di Siena, giornalista ed esperta in divulgazione culturale.  Se ci leggete da Vega e non sapete nulla (dato il ben noto ritardo relativistico del nostro segnale televisivo ad arrivarvi) dell’attuale istituzione della DAD, la famigerata didattica a distanza, leggete questo assi ben confezionato racconto e ve ne farete un’idea precisissima. No, amici Vegani, purtroppo non si tratta di un racconto distopico…

LA PIATTA FORMA DIGITALE

distopia 2

E così la mia didattica in una manciata di giorni è entrata in zona rossa attraverso una rivoluzione copernicana. Pochi clic e accedo a una piattaforma. Davanti, un vasto nulla animato.

Siamo chiusi dentro, ma immagini e parole dette, scritte, cantate, viaggiano libere raggiungendo studenti intrappolati a Siena, o fortunosamente tornati a casa, collegati dal mondo.

Prima, cancellando la lavagna, mi chiedevo dove andavano a finire le parole. Me lo chiedo ora, che sono un misto fra dj, avatar, voce disincarnata, su un ponte tibetano virtuale affollato, instabile.

Mancano presenza e relazione: insegnare a distanza è una piatta forma.

Gli fa da perfetto eco Maddalena Biserni, 16 anni, che frequenta la IIB del Liceo Classico Enea Silvio Piccolomini di Siena. Scrive molto bene Maddalena, leggere pennellate che poi cominciano a pesare sui pensieri. Insegnanti e studenti, come si vede, sono entrambi naufraghi sulle sponde del mare…virtuale.

TRA SOGNO E VIRTUALE

Il solletico dei fili d’erba che incontrano le mie braccia scoperte, il ronzio delle api che passano da fiore in fiore. I raggi del sole che sembrano fatti per scaldarmi la pelle. Gli universitari ridono seduti in terra aspettando la prossima lezione, alcuni fanno pranzo. Dietro sento il rumore leggero delle note di un pianoforte che si rincorrono tra loro, viene dal Collegio Tolomei. Passa un uomo con un cane, mi fermo ad osservarlo.

Mi balena in testa l’idea di andare da lui e chiedergli se posso accarezzarlo. Ma è notte e sono a casa sul letto e l’unico rumore che sento è il ticchettio dell’orologio sul comodino che mi ricorda che domani ho le videolezioni.

distopia 1

E nella morsa di tutta questa virtualità a pronta presa sotto vuoto spinto si perdono anche i confini dell’esperienza, si sovrammettono quelle vissute da altri quelle immaginate, quelle ancora da vivere. Dov’è la polvere, copre solo il passato o anche il futuro? Kevin Tushe, anche lui Liceale di 16 anni e tra l’altro fresco segnalato del Premio Asimov con una bella recensione , ha un’idea ben precisa al riguardo. E certo anche lui sa maneggiare molto bene la penna, e non lo diciamo solo noi.

POLVERE

distopia 3

Le mie dita blandiscono i lisci involucri, un tempo sgargianti, dei vinili, ora giacenti sbiaditi nel solaio. Scorro rapido i titoli, in cerca di memorie di gioventù trascorsa. Mi soffermo su una copertina avvolta da una densa patina di polvere: ne estraggo alla cieca il disco e, poggiato sul lettore, Born to Run di Bruce Springsteen avvolge l’ambiente. Sulle note di “We gotta get out while we’re young” rievoco il tepore delle sue membra che si confondono con le mie. Rimorsi di amori mai nati riaffiorano: rivivo drammi per esorcizzarli, finendo inevitabilmente soffocato dalla polvere stessa, nella quale mi reincarno, residuo di tempi distanti che non mi appartengono.