Are startups a way to avoid taking risks for large corporates?

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We all know right now. Entrepreneurship is a mission where the only real mitigating effect is applying a consistent strategy.

But let’s consider the whole thing from another perspective.

The drawbacks of working at any startup projects, are mainly related to short term risks. It’s clear, everybody says, an entrepreneur’s job is to innovate and disrupt. The startupper is there to explore, to fail if necessary, whereas large corporate fear risk: they are there, ready to jump on the bandwagon if things are going to work.

Large corporates have a huge infrastructure, and an extreme complicated organizational profile.

They protect an history and the reputation of their brand (and therefore their value), where these categories represent nothing special for startups, because they are just focused on future,

They have too much to lose and their response time is long. Moreover, we may say that they can play a much more important role in assisting the second and third phase of development of a successful company. Once something has been proven out in fact they can acquire one of these companies offering investments, creating a new powerful business unit into their structure, providing know how, huge chances of economies of scale and scope and so on.

But at the other side large companies are constantly taking less risk, keeping cash on hands. That quantity of cash is unparalleled in history. As well as the incredible number of startups created in recent years. Are the two things connected?

Somehow, it seems so.  Uncertainty, the feeling we are about to see the next big thing on market/technology (but nobody knows what exactly it might be), the load of taxes and financial regulations, may be all good justifications. But still, that strange impression is there.

It looks like some of these large companies behave as senior citizens, that need to safely invest their savings, progressively losing touch with adopting some aggressive strategy. That means, slowing rhythms believing less in growth and more in status quo, and mitigating risks. At the other side, somebody say they just keep cash to be ready to fight with competitors in order to grab on the market the best startups, behaving towards them as football teams do when they bid for some new promising players.

So, from one side, startups became for someone more a more a way to avoid risks, to transfer that load to somebody else and at the same time, sometimes an inappropriate way of outsourcing their R & D and other processes.  From the other side, the risk is overestimating startups value (already extremely difficult to evaluate) and over-allocating financial resources in order to acquire them.

Could this lead to a system cahacterised by too many financial distortions and inequalities?

In other words, large companies should take their risks too, if not directly on business at least in investing much more on global training, cultural development and welfare of young generations and in business infrastructures.  In the end taking some risk is a mission for them too. Entrepreneurship without risks has no reason to exist.

Sharing risks between small and large companies and between generations is extremely important for a real sustainable growth.

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Moreover, risk need definitely to be shared, not entirely delegated.

For instance entrepreneurial risk cannot be all left in the hands of new generations of entrepreneurs, having, by the way, more and more difficulties in getting/paying for the right education and for their student debts.

 

Nuova recensione per Dolceamaro

prima pagina bottega scriptamanent

La nostra vita ha un sapore?
di Maria Chiara Paone
Una nuova raccolta per Emersioni, tra gioie e dolori

«Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte» scriveva Italo Calvino e non possiamo che dirci d’accordo; tuttavia è altrettanto importante ai fini della narrazione – che in un racconto possiede un raggio d’azione minore rispetto a quello di un romanzo – ciò che accade nel mezzo e le modalità in cui avviene, elementi che dipendono direttamente dall’autore e che possono costituire elemento di innovazione.
Un esempio è quello di Massimiliano Bellavista e della sua raccolta di racconti, Dolceamaro, (Emersioni, pp. 188, € 18,50). Un autore, Bellavista, che fa parte della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, dalla vasta esperienza letteraria. Sulla sua produzione abbiamo scritto più volte (fra l’altro: <ahref=”http: http://www.bottegaeditoriale.it=”&#8221; larecensione.asp?id=”157″”> http://www.bottegaeditoriale.it/larecensione.asp?id=157; e, soprattutto, l’analisi critica complessiva redatta dal critico letterario Guglielmo Colombero, consultabile a questo link: www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=236 in cui si descrive «una feconda passione di poeta e narratore, intrisa dei più svariati echi letterari […], che serpeggia lungo le insenature enigmatiche del thriller oppure esplora nicchie mistiche e arcane, nostalgiche di un passato seducente e fiabesco, che si amalgama al presente passando attraverso il perenne varco dimensionale dell’immaginario e del sogno») e leggendo quest’opera si può notare come l’autore, con le dovute modifiche, abbia mantenuto saldi i suoi pregi.

Le storie
Una differenza facilmente individuabile è nel numero dei racconti, nove rispetto ai diciannove della scorsa raccolta; tuttavia questo non risulta essere un difetto ma un plus, consentendo così all’autore – e, in seguito, al lettore – di concentrarsi maggiormente sulle storie raccontate, mantenendo quindi dei nuclei narrativi meno dispersivi e più facili da raggruppare, tramite un filo conduttore di immediata ricognizione, espresso nel titolo.
Infatti i protagonisti di ogni storia, tutti nella loro quotidianità, vivono in modo imperfetto, portando dentro di sé certamente degli episodi dolorosi, come una condizione di malattia cronica, oppure la perdita del lavoro o di un familiare, ma riescono comunque a ritagliarsi piccoli momenti di felicità cogliendoli durante il loro quieto vivere nei modi più disparati.
Così un anziano disoccupato, tramite un accidentale scambio di buste della spesa, troverà un amico e un maestro di “falsa” teologia, che lo accompagnerà nelle vie nascoste della sua città, scovando vecchie chiese e nuovi santi, in una carrellata di personaggi diversi nei caratteri ma accomunati dal loro modo di reagire alle ingiustizie che la vita ha riservato loro; un re scoprirà, dopo la morte della moglie, di quanto sia inutile farsi ossessionare dal pensiero della fine mentre si può ancora fare qualcosa per vivere al meglio; una figlia ormai da sola riuscirà a ricevere i ricordi del padre assente da tempo.
Un tema abbastanza ricorrente è quello dell’amore, descritto in varie sfaccettature; dall’armonia di due anime che si ritrovano affini nonostante le differenze come in Sale e zucchero («Io sto dappertutto, ma non mi si deve vedere […]. Tu invece devi scintillare bene in vista, come la granella sulle brioches. […] E tutti e due occorriamo al saggio e tutti e due siamo necessari alla vita»), alla passione travolgente di una relazione e la paura che tutto questo possa finire, come ne L’artefice («Forse gli serve tutta la vita che c’è nel tuo corpo e poi ti svuoterà come una delle tante vecchie bottiglie abbandonate in cantina, che sembrano ogni giorno più vuote»). La morale però è sempre la stessa: vivere la vita seguendo l’attimo.
Presenti anche i rapporti familiari, mai modello edificante della famiglia descritta da un certo Mulino, ma che svolgono ruoli ben definiti nella vita dei personaggi, sia come involontaria fonte di morale e insegnamento, in Apodidraskinda, sia, purtroppo, come fonte di disagio ulteriore, come avviene alla protagonista di Tre volte al giorno.

La fantasia
Nonostante i protagonisti – a eccezione del re della storia centrale, che sembra fare da spartiacque – vivano in dei mondi del tutto ordinari, l’elemento fantastico e soprannaturale è presente in alcuni racconti. Così ci si ritrova a leggere di piccoli indovini che in Reversione (C’era una volta un re) lo aiuteranno a scoprire tutto sulla sua prossima morte oppure dell’uomo che riveste la professione di “uomo comune”, su cui poter riversare straordinariamente ricordi e sensazioni.
Compito dello scrittore è fare in modo che l’irreale si fonda con la quotidianità, creando la giusta curiosità e sconcerto, in modo che il lettore viva l’esperienza al massimo in simbiosi con il protagonista; e questo Bellavista riesce a farlo egregiamente.

Lo stile
Come nell’opera precedente, di cui si accennava prima, la scrittura è semplice ma non scontata, in cui veicolano diversi modelli narrativi oltre a quelli “classici”, dall’utilizzo della seconda persona alla “favola della buonanotte”. La scelta del lessico, a partire dai titoli, è sempre opportuna, e l’autore non si fa problemi ad utilizzare parole straniere, prese in prestito dal greco, oppure di aggiungere elementi pop, come versi di canzoni di De Andrè, riferimenti cinematografici e persino vecchie filastrocche per bambini, sfoderando un bagaglio culturale ampio e, soprattutto, di valore.
Ovviamente, come annuncia il titolo, non tutte le storie avranno un canonico happy ending anzi, potrebbero lasciare un po’ di amaro in bocca, come se si stesse assumendo una medicina; ma a questo rimedia l’autore tramite l’utilizzo di un miele di lucreziana memoria: la bellezza della parola scritta.

Maria Chiara Paone

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 140, maggio 2019) </ahref=”http:>

 

A Torino per parlare di narrativa contemporanea

salone del libro Torino 2019

A Torino un interessante dibattito sulla Letteratura contemporanea
Con cinque eccellenze dell’agenzia letteraria Bottega editoriale:
gli scrittori Baggio, Bellavista, Boschi, Ferrari e Stucchi.
A condurre i lavori: il critico letterario Guglielmo Colombero
di Maria Chiara Paone
Anche quest’anno la primavera sarà allietata dall’evento editoriale più importante della stagione, il Salone Internazionale del Libro di Torino, che si svolgerà dal 9 al 13 maggio nello spazio di Lingotto Fiere.
Arrivata all’edizione numero trentadue, la kermesse avrà come tema «Il gioco del mondo», ispirato alla famosa opera di Julio Cortázar, che permetterà ad ospiti e intellettuali di attraversare ancora una volta i confini di diverse culture e, finalmente, di dialogare senza pregiudizi e cliché.
Anche quest’anno saranno certamente molti gli incontri e gli appuntamenti, nonostante il programma, mentre scriviamo, non sia ancora stato presentato. Tuttavia siamo assolutamente certi che un evento avrà certamente luogo perché organizzato da noi “bottegai”, ancora una volta attivamente presenti a questo importante appuntamento italiano.

L’importanza della letteratura
Infatti sabato 11 maggio, dalle 14 alle 16 presso lo stand della Fuis – la Federazione unitaria italiana degli scrittori – di cui ancora non sono note le esatte coordinate, avrà luogo un incontro fortemente voluto da Bottega editoriale, dedicato alla Letteratura contemporanea, attraverso le opere di cinque fra i migliori autori appartenenti alla nostra “Scuderia letteraria”.
Il dibattito sarà condotto dal critico letterario Guglielmo Colombero.

Gli autori
Un incontro tra menti e stili narrativi molto diversi tra loro che certamente potranno dare un quadro più completo sulla complessa materia di cui si accingono a discutere e alla quale, con le loro opere, appartengono. Si parlerà certamente dell’opera omnia dei vari autori con un occhio di riguardo riservato ad alcune produzioni in particolare.
I protagonisti di questi “Dialoghi” saranno Massimiliano Bellavista, eclettico scrittore, reduce dal successo di questo aprile del Festival della lingua italiana 2019 di Siena con lo spettacolo per parole e musica Una parola lunga un secolo, del quale verrà presentata la sua ultima “creatura” edita da Emersioni, la raccolta di racconti Dolceamaro (e del quale potete leggere una recensione su questo numero di Bottega Scriptamanent al link www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2285&idedizione=154); Francesco Boschi, blogger toscano dalla lunga esperienza letteraria, che sarà presente con le sue intense storie ambientate nel mondo della scuola italiana ne Le incantevoli luci della vita, edite da Il Seme Bianco e corredate dalla lungimirante Prefazione a cura di Rino Tripodi (che è possibile leggere al seguente link: www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=238); Romano Ferrari, viaggiatore febbrile e parigino di adozione, nonché presidente di Fai France, riguardo al quale ci si soffermerà particolarmente sul romanzo storico Cauriòl, la montagna del riscatto edito da Infinito edizioni (i più interessati potranno leggere una nostra recensione a questo link: www.bottegaeditoriale.it/laculturaprobabilmente.asp?id=174); altro autore dalla notevole varietas stilistica che vanta anche lui, come i precedenti autori già una cospicua varietà di pubblicazioni è Gian Corrado Stucchi, presente al Salone con la sua più recente opera, un torbido mystery dalle criptiche venature simboliche, La puntura del bombo, edita da Bottega editoriale (per leggere una sua recensione cfr.: www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2277&idedizione=153 ); in conclusione, last but not least, uno scrittore, Marco Baggio, “padre” dell’originale thriller Nove colpi, che vanta una Prefazione a cura di Marco Gatto e che fa parte del “Portafoglio inediti” della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, un bel noir che ha già conquistato l’attenzione di diverse case editrici particolarmente interessate, oggi al suo “giallo” e domani, ai suoi racconti analogamente oggi inediti.
Sia Bellavista che Stucchi sono stati protagonisti di due suggestive e dettagliate analisi critico-letterarie stilate proprio dal conduttore dell’incontro, Guglielmo Colombero, che ci accompagnerà per mano, attraverso la loro opera omnia, ad un’ampia e approfondita riflessione sui contenuti e sullo stile di ciascun autore.
Per quella su Bellavista cfr. www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=236; per quella su Stucchi cfr. www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2283&idedizione=154).
Ci aspettiamo dunque, da queste diverse ma egualmente importanti personalità, un dialogo serrato e spunti interessanti. Se volete scoprire quanto abbiamo ragione non vi resta che seguirci a Torino e verificarlo di persona!

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XV, n. 160, maggio 2019)

copertina dolceamARO DEF

 

“Una parola lunga un secolo”: Dolceamaro vede la luce oggi con successo di critica e pubblico

C’erano proprio tutti. Un’ Aula Magna piena di persone curiose di approfondire il rapporto intimo tra parola, canzone e letteratura, oltre che di conoscere il nuovo libro.

Un grazie all’Organizzazione del Festival della Lingua Italiana e all’Associazione il Liceone

Un grazie ai ragazzi del Liceo che hanno reso possibile la cosa con le loro parole e la loro musica!

Ulteriori video e la registrazione dell’incontro su https://www.facebook.com/paroleincamminofestival/

Una parola lunga un secolo: al festival della lingua italiana poesia e parola da Luzi ai Måneskin

Che cosa è la parola?

Che cosa è una canzone?

Che cosa le accomuna e cosa le divide. Come si rapportano ai linguaggi di ogni giorno?

Immersi in un “luogo della parola” per eccellenza, da dove sono passati autori del calibro di Mario Luzi proveremo a capire la sua storia,  la sua funzione tra finzione e profezia…

Sarà un dialogo per parole e musica speriamo suggestivo e coinvolgente…

session

Per maggiori informazioni

https://www.ilfestivaldellalinguaitaliana.it/speaker/massimiliano-bellavista/

http://www.ilcittadinoonline.it/cultura-e-spettacoli/a-siena-torna-con-parole-in-cammino-il-festival-dellitaliano/

https://www.ilmessaggero.it/spettacoli/cultura/parole_in_cammino_festival_siena_lingua_italiana-4396839.html

https://www.gonews.it/2019/04/01/parole-cammino-arrivo-la-iii-edizione-del-festival-dellitaliano-delle-lingue-ditalia/

http://www.toscanalibri.it/it/news/parole-in-cammino-torna-la-terza-edizione-del-viaggio-attraverso-la-lingua-italiana-7_10844.html

https://www.sienanews.it/toscana/siena/parole-in-cammino-domani-a-siena-e-il-giorno-di-sergio-castellito-e-piergiorgio-oddifreddi/

https://video.repubblica.it/edizione/firenze/a-siena-parole-in-cammino-i-giovani-adottano-un-termine-della-lingua-italiana-che-si-sta-perdendo/331374/331973

 

ospiti

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EMERSIONI

DOLCEAMARO

Dolceamaro è catalogabile come raccolta di racconti, ma, torniamo a ripetere, si tratta di una definizione assai riduttiva, dato che il poliedrico modo di raccontare dell’autore non può essere assolutamente recluso dentro il rigido steccato di questo o quel genere
letterario: ci troviamo al cospetto di un narratore che è anche ritrattista di anime, scandagliatore dell’inconscio, esploratore di sogni, fotografo di emozioni, anestetista di dolori e cauterizzatore di ferite interioriGugliemo Colombero (Direfarescrivere, anno XV, n. 157, gennaio-febbraio 2019)