La partita

In letteratura quanti confronti tra personaggi sono basati su rituali non scritti ma reiterati all’infinito, quanti dialoghi, quanti incontri sono assimilabili a una partita?

Non sembrano sfuggire a questa logica i personaggi di questa storia, per cui ringraziamo Romeo Lucchi, già su queste pagine per #ioraccontobreve nr 8 e nr 7e per una insolita rilettura di Volare.

La partita

Ogni sera mi raccontava la stessa storia.

Rientravo a casa dopo una dura giornata di lavoro, cenavamo e poi lui mi raccontava la stessa storia. Tutti i giorni. Prima però dovevamo giocare la nostra partita.

«Lo sai Jack…» diceva restando in attesa. Mi chiamava Jack perché amava dare un tocco di internazionalità ai nostri nomi.

«Cosa Frank?» gli chiedevo. Era come giocare una partita a tennis: scambi di palla veloci, e tanta fatica.

«Molti anni fa quando ero giovane» continuava lui «ho fatto un viaggio. E sai dove sono andato Jack?»

poker

«E dove sei andato Frank?» non potevo non chiederglielo, se non lo avessi fatto lui avrebbe continuato all’infinito. Una sera avevo provato a non giocare, lui era diventato sempre più insistente e poi siamo arrivati alle mani. Era una furia. Non avevo scampo: dovevo giocare la mia partita. Non spettava a me decidere se farlo o no.

«Sono andato a Barcellona, in treno. Ero partito da Genova a mezzanotte. I miei amici mi avevano accompagnato in stazione, e c’era anche lei. Sei mai stato a Barcellona Jack?»

«No Frank. Mai.»

«È una bella città. Ci devi andare. Lo farai Jack?»

«Lo farò Frank.»

«Promettilo.»

«Te lo prometto.»

A quel punto, dopo avermi estorto la promessa, la nostra partita era giunta al termine e io ascoltavo la sua storia. Nel nostro gioco non c’erano né vinti né vincitori, si giocava e basta.

«Avevo appena conosciuto Lory» diceva «e fino all’ultimo ero indeciso se partire o no. Mi piaceva molto quella ragazza, ma non volevo rinunciare al mio viaggio in solitaria. Era la mia prima volta. Ormai avevo detto a tutti che sarei andato a Barcellona da solo e non potevo più tirarmi indietro, avrei perso la faccia. C’era anche Lory in stazione con gli altri. Ci salutammo come si fa tra amici, non volevo far vedere agli altri che ero pazzo di lei. Arrivai a Barcellona la mattina dopo. Non ricordo quanti treni cambiai, ma ricordo che l’ultimo era veramente scomodo, spartano, con i sedili di legno. Non riuscii a chiudere occhio e ascoltai musica tutta la notte col mio walkman. Avevo una tipa seduta di fronte molto più vecchia di me, truccatissima, sembrava una battona. A un certo punto tirò fuori la lingua e si leccò le labbra guardandomi dritto negli occhi, io li chiusi e feci finta di dormire. Girai per due giorni in città come uno zombie. Mi spostavo tutto il giorno in taxi e in metropolitana senza una meta. Non avevo pace e decisi di tornare. Mi fermai a dormire una notte a Nimes e rientrai a casa. Per prima cosa chiamai Lory. Mi prendeva in giro, diceva che invece di star via una settimana dopo due giorni ero tornato solo per lei, perché anch’io l’amavo. Due anni dopo ci siamo sposati. Siamo stati felici, ma poi lei se ne è andata».

nimes

Quello era il momento più doloroso. Frank cominciava a piangere e a nulla valevano i miei tentativi per consolarlo. Era straziante. A volte piangeva tutta la sera e spesso mi era capitato di sentirlo disperarsi anche la notte, quando ormai c’eravamo coricati da tempo.

Ci sono voluti mesi e tanta dedizione, ma un paio di settimane fa ho trovato Loredana, la Lory di Frank. All’inizio non voleva incontrarmi, ho insistito parecchio e sono riuscito a invitarla a pranzo. Siamo andati in un posto molto carino, cucina casalinga. Abbiamo parlato per tutto il tempo, ci siamo dilungati fino a tarda sera.

Tra meno di un’ora Lory sarà qui, con Frank… chissà, magari per sempre.

 

Parte il laboratorio di scrittura (e lettura) ‘Le vie Brevi’

 

LABORATORIO “LE VIE BREVI” –  FESTIVAL DELLO SCRITTORE. UNA ‘VERA’ OCCASIONE.

LE VIE BREVI 1

 

Nell’ambito del Festival dello Scrittore 2020 che è giunto alla sua terza edizione, l’organizzazione ha deciso di dare agli scrittori la stessa possibilità di conquistarsi nuovi lettori utilizzando per esprimersi ‘le vie brevi’. Tuttavia scrivere breve non è affatto facile! Per questo (li ringrazio della fiducia!) si sono affidati a me.Il modello è molto innovativo e adatto a questi tempi (non è affatto il ‘classico’ sito online, come non lo era, se ricordate, Italia Book Festival)

Il mondo di ogni scrittore si sa, è un peculiare e irripetibile misto di ordine e magia, e la brevità nella scrittura è sempre una strategia vincente per raccontarlo. Mai come di questi tempi le forme espressive brevi (racconti, articoli, commenti e recensioni) sono state per tanti lettori la piccola porta di ingresso alle opere di scrittori cui ora non rinuncerebbero per niente al mondo. Il laboratorio di scrittura breve è quindi adesso una realtà e scrivendo un racconto in questa forma espressiva, sulla distanza delle 100 parole (parola più, parola meno, non siamo fiscali!) potrete farne parte a pieno titolo.

Animerò l’iniziativa fornendo un feedback personale tecnico e di merito a tutti i partecipanti che servirà a condividere idee, affinare le tecniche e i mezzi espressivi e perché no a far da base per futuri contatti e collaborazioni. I migliori racconti saranno poi premiati durante il Festival.

Le via brevi 2

 

 

E’ nato prima l’uovo o l’impresa?

corso monnalisa 2

Ora facciamo sul serio. Dopo il rilascio del comunicato stampa la scorsa settimana e la pubblicazione sui principali giornali in edizione cartacea e online, Arezzo Ethic Academy”, in partenza a settembre 2020, è giunto alla vigila della sua seconda edizione. Le iscrizioni già cominciano ad arrivare. Adesso iniziano gli webinar di presentazione e di intereazione con interessati e semplici curiosi, visto che parleremo di startup e impresa. Si tratta di un progetto fortemente voluto da Fondazione Monnalisa, dal Convitto Nazionale di Arezzo e Licei annessi e dal Consorzio Arezzo Fashion. L’idea è sostenuta inoltre da altri importanti imprenditori aretini e non (Monnalisa spa, Giovanni Raspini, Sintra consulting, Max Mile srl, Del Siena, ecc), decisi a dare un volto nuovo all’economia del territorio. Prende vita una scuola di formazione che rappresenta una opportunità formativa e imprenditoriale di alto livello per giovani startupper interessati a cimentarsi con la concreata creazione di imprese, con particolare attenzione ai settori green, ethics and welfare e dell’economia circolare. Il corso, erogato in modalità blended con lezioni frontali in aula per 3 giorni alla settimana e la restante parte in e-learning tenute da un team di esperti estremamente qualificati nei settori di competenza, impegnerà gli allievi sino a Giugno 2021

QUINDI MARTEDI’ 30 GIUGNO VI ASPETTIAMO PER UN WEBINAR PROVOCATORIO E DIVERTENTE.  E’ NATO PRIMA L’UOVO O L’IMPRESA? DOBBIAMO PER FORZA TUTTI ESSERE IMPRENDITORI? 10 BUONE REGIONI PER CUI VARREBBE, FORSE, LA PENA DI ISCRIVERSI. ACCANTO A ME, VIRTUALMENTE,  PIERO IACOMONI, FONDATORE DI MONNALISA.

MONNALISA 3

 

#ioraccontobreve8. Ultima puntata (per ora)

Come si scrive un commiato in 100 parole?

Meglio usarne una sola, ma bella grossa: GRAZIE!!!

Ciao

Questa per ora è l’ultima puntata di #ioraccontobreve, la nostra fortunatissima iniziativa che ci ha permesso di fare la piacevole conoscenza di un sacco di persone e autori.

Però, prima di chiudere in bellezza, fatemi ringraziare Francesco Ricci, Riccardo Boccardi e Stefano Scanu per la loro diponibilità e cortesia (oltre al talento, ma questo lo sanno benissimo senza che glielo diciamo noi). Per parte mia, debbo ringraziare Simona Trevisi e Luigi Oliveto di Toscanalibri per averci creduto e per aver reso possibile la cosa.

Però però, prima di chiudere in bellezza fateci dire che siamo degli incoerenti di prima categoria: sì perché dopo aver sostenuto che raccontare breve fosse tutto, adesso dalla settimana prossima facciamo una inversione a U di proporzioni marziane e diciamo #ioraccontolungo o anche #questalaraccontiamoinsieme. O anche #lastaffettaletteraria.  (no, non stiamo seriamente bandendo un concorso per scegliere il nome di un concorso).

E sarà sfidante, molto sfidante perché abbiamo scritto a quattro mani con Laura del Veneziano un incipit (più di un incipit in verità) di una storia che vi chiediamo, con non più di una cartella A4 (alla volta se volete…) di portare nella direzione che vorrete voi! Cambiatele i connotati, assecondatela, stravolgetela, complicatela! Un romanzo aperto? Una specie. Un’opera aperta? Forse. Del resto lo sapete, no? È raccontare lungo che è la cosa di gran lunga più difficile. Noi lo abbiamo sempre detto.

Mandate tutto (appena vedrete pubblicato l’incipit) al solito indirizzo mail, ovvero bellmaxi@tin.it

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I tre racconti di questa settimana non sono particolarmente legati tra loro, lo ammettiamo. Ma uno ci ha colpito dati anche i fatti di cronaca di questi giorni. Vedere i giovani in piazza, organizzati per una vera manifestazione, credo la più autentica degli ultimi anni, ha attirato l’attenzione e il sostegno di molti.  Era da tempo, comunque la si voglia pensare al riguardo, che gente di 14-15-16 anni non veniva colpita a tal punto da un fatto di cronaca da prendere e manifestare. Alludiamo ai fatti di Minneapolis. Alludiamo a Kevin Tushe, studente liceale, che già ha partecipato due volte con successo a questa rassegna. Si vede la passione in quello che scrive.

floyd

SOGGIOGAMENTO

Il suo sguardo livido incrocia il mio, il suo respiro si fa sempre più affannato, man mano che il suo petto affonda sotto la pressione esercitata dall’agente, la stessa che mi opprime mentre rimango impassibile innanzi a tale orrore. Al collo quel giogo che lo umilia da secoli, le catene che cingono invisibili le sue membra, come un fardello che la vita gli ha arbitrariamente imposto. Perché America? Perché hai fatto credere che non valgono nulla? Perché li hai trattati come se il sangue sparso, raffigurato in rosso vivo sul nostro stendardo, non sia anche il loro? L’aquila non dispiega più le sue ali all’orizzonte, ma scruta dall’alto del suo nido l’eterna lotta per l’uguaglianza 

Quante volte avremmo voluto che i protagonisti tormentati di un libro, rivoltandolo aperto a testa in giù e scuotendolo ben bene, scivolassero nel mondo reale per godersi un po’ di tranquillità, un meritato riposo? Ma non è mica così semplice passare da una dimensione all’altra…anche per una ‘fuitina’ letteraria.

FUGA D’AMORE

Aspettarono di essere vicini l’una all’altro. Volevano cambiare il loro destino, fuggire e chiudere per sempre con le famiglie che si opponevano al loro amore. Si presero per mano e si aggrapparono a un punto di domanda, saltarono da un trattino all’altro, scivolarono su una virgola, aprirono una parentesi, si diedero un bacio, chiusero la parentesi. Proseguirono la loro fuga riga dopo riga verso la fine della pagina. Quando fecero l’ultimo salto non si voltarono. Fuori dalle pagine del libro però i loro corpi non avevano forma, non potevano esistere, cominciarono a svanire perché il loro era un amore impossibile.

  usciti da un libro

E poi a volte si perdono le parole, e non solo per amore…perché sopra non abbiamo riportato,l’autore? Perché è lo stesso del prossimo racconto, ovvero l’autore e attore Romeo Lucchi (che ringraziamo per il suo generoso apporto che vedrete anche nei prossimi giorni…’la tazza del Vate’ comunque ce la ricorderemo per un bel pezzo! https://massimilianobellavista.wordpress.com/2020/06/12/volare/ )

L’UOMO CHE NON SI CAPIVA

non ti capisco

Quando parlava era un disastro. Ometteva sempre il soggetto della frase, dimenticava pezzi della storia – più o meno lunghi – coniugava male i verbi e, cosa ancora più insopportabile, era un continuo ripetere e intercalare di mhmm…, eh…, cioè… In giugno prese parte a una rapina. Fu l’unico della banda a farsi pinzare. In commissariato gli chiesero di vuotare il sacco. Lui cominciò a parlare, ma non si capiva niente di quello che diceva. Credettero che volesse fare lo spiritoso e lo pestarono. Lo torchiarono per ore. Lui era sempre più criptico. Un duro, pensarono i poliziotti. E giù altre botte

L’ora del domino…

Il domino letterario travolge tutti inarrestabile e fa cadere la sua nona tessera...

domino

Per l’appuntamento di oggi con il nostro Domino Letterario Silvia Roncucci(nata nelle Crete Senesi, classe 1979, autrice di articoli storico-artistici, racconti, scritti umoristici, romanzi, guide per ragazzi – quest’ultime nate dalla sua formazione come storica dell’arte e dalla decennale esperienza come guida turistica a Siena e provincia cfr ad es  “L’anno della morte di Kurt” (La Ruota edizioni, 2018) del cui libro aveva parlato Annalisa Coppolaro, propone la lettura del romanzo “Trovami un modo semplice per uscirne” (Dalia Edizioni) di Nicola Nucci. Clicca qui per il video

Il libro – Cosa possono fare due ventenni annoiati in una settimana di ferie? La rivoluzione. Nick e il suo amico trascorrono le giornate sul divano di uno scantinato a parlare di musica, a bere e a fumare ma, nel momento indefinito in cui questo dialogo prende forma, qualcosa in loro cambia. Nick, il più audace tra i due, cerca di trascinare l’indolente amico, operaio di un’azienda conserviera, in un progetto che, a suo dire, li farà alzare finalmente dal divano e che cambierà il mondo: “Rivoluzione!” si chiamerà. Sarà una sorta di grande varietà, un bel “prodotto”: corpi che ondeggiano, belle ragazze, cuochi famosi. Ci siamo, la rivoluzione è pronta. Se non fosse per un temporale…

Ecco qua tutte ke puntate precedenti disponibili sul Canale YouTube

domino tutte le puntate

La trama e l’ordito di un mistero

Questa storia vi piacerà. E’ un misto inedito di realtà, ordine e magia.

Quando abbiamo presentato i racconti della settima settimana di #ioraccontobreve abbiamo detto che uno di quei tre racconti nascondeva un enigma. Alcuni di Voi hanno fatto delle ipotesi, con nostra grande soddisfazione tutte sbagliate (vuol dire che poi non era così ovvio indovinare),

Per meglio dire, non si trattava in fin dei conti di un’opera della fantasia, ma della rielaborazione, pure letterariamente assai valida,  di un fatto vero, per quanto sconcertante.

Si trattava de LA TOVAGLIA NUZIALE di Francesca Condò, che vi invitiamo a rileggere.

Cosa c’è di misterioso o magico in un’antica tovaglia nuziale?

tovaglia

 

Ora, abbiamo parlato spesso del concetto di spazio, e proprio con Francesca ne abbiamo discusso in relazione agli spazi museali e alla loro ‘narrazione’. Per narrare un museo ci vuole tanta tecnica, tanta conoscenza, ma anche, crediamo, un pizzico di creatività al posto giusto e delle storie curiose che possano invogliare il pubblico non esperto alla visita. Vi ricordate il mio manifesto per il Museo Marino Marini? quello è stato un bell’esempio di coinvolgimento e creatività. Tanti Musei importanti hanno scelto la strada della gestione intelligente e consapevole dei social, esistono ad esempio bellissimi account Instagram che, giorno dopo giorno, lavorano proprio su piccoli oggetti e curiosità che scatenano l’interesse di milioni di follower (tra cui, insospettabilmente, tanti teenager)

Ora, leggete questa storia e diteci se non sareste invogliati a visitare il Museo cui appartiene la nostra famosa…tovaglia magica.

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DALLA MATERIA AL RACCONTO: GLI OGGETTI HANNO UN’ANIMA? di F. Condò

 

Un lavoro di squadra può portare a risultati densi, spesso inattesi.  Come nei romanzi complicati emergono, anche per chi si occupa di beni culturali, istanze diverse, dissapori e gelosie che portano fuori obiettivo. A volte, però, la squadra funziona, si verificano imprevisti fortunati e un oggetto conservato in deposito apre a mondi che vanno al di là della materia più o meno preziosa e della forma più o meno gradevole. Lasciarli emergere è  compito collettivo: di chi decide di affrontare la sfida, di chi ha la competenza scientifica di decodificarli,  di chi ha la capacità di andare oltre e vedere l’uomo al di là dell’oggetto, con le sue credenze, dolori e paure che esorcizza con azioni e riti.[1]

Dal deposito.

Nel 2016 il MiBACT ha avviato la ristrutturazione e riallestimento del Museo Nazionale Giovanni Antonio Sanna di Sassari. Come molti dei musei italiani il Sanna nasce da una donazione privata mista di arte e archeologia e si arricchisce negli anni con altre cesssioni e acquisti, molte di beni di interesse etnoantropologico, con una successiva prevalenza di materiali archeologici provenienti dagli scavi della Soprintendenza nel nord Sardegna[2]. Il lavoro di riallestimento prevedeva che, senza togliere importanza ai contresti provenienti da scavi recenti, si mettesse in luce la figura del fondatore e il fenomeno del collezionismo, la cui memoria nei primi anni dell’archeologia scientifica si era scelto di ignorare, forse perchè modus operandi superato ma ancora troppo vicino per essere valutato in una prospettiva storica.

Molti reperti di interesse etnografico erano stati nel tempo posti in deposito per lasciare spazio a quelli archeologici di recente scoperta e, forse, perchè considerati, in una certa fase, meno rilevanti per la mission del museo[3]. Già nel 2011 l’allora Soprintendente Bruno Massabò lo aveva notato e aveva operato in modo che si tornasse a esporre al pubblico almeno una selezione scelta di abiti tradizionali. Per la raccolta etnografica non si era ancora verificato, come avvenuto altrove, un passaggio da “oggetti del come eravamo”, testimonianza fossile di usi cambiati rapidamente nel secondo dopoguerra, allo status di  “museo interpretativo”[4] con quel valore dinamico che, anche attingendo alla lettura degli oggetti del passato recente, permette di comprendere e ripensare quanto ritenuto fondativo per una comunità e di comunicarlo all’esterno.

Il museo conserva tra le altre la collezione donata da Gavino Clemente. Clemente, ebanista, direttore di un’affermata ditta di mobili artigianali, raccolse oggetti per la sezione dedicata alla Sardegna della  rassegna etnografica seguita da Lamberto Loria per l’expo di Roma del 1911, rassegna che poi costituì il nucleo del Museo delle arti e tradizioni popolari[5].  Clemente disegnò la camera da pranzo di Grazia Deledda e presso il Museo Sanna è conservata una credenza che ha lo stesso disegno di quella realizzata per lei. Con Clemente fece amicizia Amelie Posse Brazdova, svedese,vera europea impegnata nella lotta per l’indipendenza ceca e, di seguito, in quella contro il nazismo, che descrive oggetti della collezione nel libro in cui racconta del suo confino in Sardegna tra 1915 e 1916[6]. Fu Grazia Deledda a consigliare alla Posse la scelta di Alghero come domicilio coatto. Queste, assieme agli oggetti, sono le storie che vorremmo tirar fuori dai depositi.

Il lavoro di studio in vista del riallestimento è in corso. Nuovi spunti di narrazione potrebbero emergere da qui in poi. Così come è accaduto per la tovaglia nuziale della storia di cui vi riporto, di seguito, la genesi.

dettaglio 2

L’antefatto.

Nel 1954 il Museo Sanna acquisisce la collezione di tessuti e merletti di Amilcare Dallay.  Nella collezione è presente, seconto quanto recita l’inventario,  un “piccolo telo ricamato a punto croce con disegni e diciture. 0,76×0,75”. Il telo non è ritenuto di grande importanza e, considerata anche la vulnerabilità dei manufatti in fibra naturale, subisce il destino di quasi tutti i tessuti della collezione, ossia viene conservato in deposito.

Nel 2007 l’antropologa V. Sanna Randaccio è incaricata di una schedatura dei manufatti tessili[7]; l’analisi, di cui si riporta il testo per intero, evidenzia gli aspetti tecnici e iconografici, indicando la presenza di una scritta:

“n.20-00157331 -donazione Dallay; XIX sec. Barbagia. Tela di lino, filo di cotone; Taglio, cucitura manuale, ricamo a punto croce.

Tovaglietta quadrata in tela ricamata a punto croce con cornice a motivi geometrici e ricamo centrale a motivi di alberi fioriti e un cavallino (?) stilizzati in colore verde e rosa. Presenta due scritte in rosa lungo i bordi di due lati opposti, mentre lungo gli altri sono ripetute in serie delle iniziali in verde. Alla fine delle scritte compaiono due ricami simili a figurine maschili stilizzate. L’estremità dei bordi è decorata da motivi geometrici simili a piccole arcate.”

Nel 2014 la storica dell’arte Alex Rusu,  presente presso il museo per un tirocinio sui tessuti tradizionali, esamina il manufatto e lo aggiunge alla sua schedatura come:

 “Tovaglietta in tela ricamata sui bordi con il motivo dela casa (o chiesa) e nel campo centrale con motivi fitomorfi e zoomorfi. I bordi sono ricamati anche con uno scritto. I colori del ricamo sono: azzurro, giallo, verde, arancione.”

* manufatto di particolare interesse antropologico, di cui non è sicuro l’uso come “tovaglietta”.

Qualcosa rispetto al presunto uso del manufatto non la convinceva del tutto.

Un mistero svelato?

Fino a un paio di generazioni fa le donne dedicavano molte ore al cucito e al ricamo: la preparazione del corredo nuziale era considerata di grande importanza. Ma che succede a una persona inserita in una realtà sociale e storica in cui il matrimonio è fondamentale e una donna è portata a investire tutto nel suo ruolo di sposa e custode della famiglia se, mentre prepara il corredo pensando alla persona che sta per sposare – e di cui magari è innamorata, quella persona la tradisce o cambia idea?

Che succede dentro di lei se il germoglio fiorito (che dall’antichità a oggi è simbolo evidente di fertilità) le muore tra le mani mentre lo sta ancora finendo di raffigurare?

Nel 2018 l’antropologa Gianna Saba è incaricata della redazione dei contenuti per la nuova sezione etnografica. In tale circostanza intraprende un esame approfondito dei materiali presenti in deposito e delle schedature pregresse e redige una nuova scheda tecnica.

“un pezzo unico, rarissimo e di grandissimo valore socio-antropologico. Si tratta indubbiamente di un’ingiuria o una maledizione scagliata da una donna verso un uomo e probabilmente anche verso un’altra donna.  (…)  L’iscrizione sembra recitare: “Flammasa tiene de provare no te llames gadoni mundane e traitori te deves llamare o vitoria palma chi gadoni se lama a ds no lo amas de su ferru is  – ma chi provas su inferru no fes la gloria i es de sempre eternu no pasas agonia cun la virgen maria tiengo de cuntratari no te lames gadoni mundane e traitori te deves lamare”

 Da questa base di lavoro nasce il testo, sempre a firma di Gianna Saba, chiaro e completo, che potremmo definire “narrazione museale scientifica” e di cui si prevede l’uso nell’allestimento con due diversi livelli di approfondimento:

  • primo livello:

“UNA STRANA TOVAGLIETTA

Questa tovaglietta quadrata in tela ricamata a punto croce proveniente dalla collezione di tessuti di Amilcare Dallai veniva definita dal collezionista “rarissima”.

Il manufatto contiene, infatti, su due lati opposti, alcune frasi in lingua sarda di non facile interpretazione:

 “MACHI PROVAS SU INFERRU NO FES LA GLORIA IES DE SEMPRE ETERNU NO PASAS AgONIA CON LA VIRGEN MARIA TIENgO DE CONTRATTARI NO TE LAMES GAdONI MUNDANU E TRAITORI TE PUEDES LAMARE [“Ma che tu provi l’inferno non (ti) faccia la gloria Gesù (IESus) di sempre eterno (riposo), (che tu abbia) un agonia interminabile (non abbia riposo l’agonia), con la Vergine Maria devo contrattare, non ti chiami Gadoni, mondano e traditore ti puoi chiamare”]

dettaglio 1

FLAMASA TIENES DE PROVARE NO TELAMES GADONI MUNDANE E TRAITORI TEPUEDES OVITORIA PALMA CHI GADONI SE LAMA A d.S NO LO AMAS DE SU FERRU IS. [Le fiamme devi provare, non ti chiami Gadoni mondano e traditore ti puoi chiamare. O Vitoria Palma che Gadoni si chiama a D.S. non lo ami, del ferro (inferno) [è] lui].

Negli altri due bordi, “AS [ripetuto più volte] AA [ripetuto più volte] I D E T I”

Il resto dell’oggetto è decorato da una cornice a motivi geometrici. Il motivo centrale pare essere una variante dell’albero della vita che sembra dipanarsi da una sorta di figura femminile stilizzata culminante in trifogli e girasoli. Compaiono poi altre figure, tra cui un leone rampante e delle figure di difficile interpretazione (scorpioni? esseri cornuti?)

  • secondo livello o di approfondimento:

“Sull’oggetto sembra esser stata ricamata una vera e propria maledizione. Dopo averlo descritto come “mondano” e “traditore”, l’autrice del ricamo scaglia la propria ira verso un uomo (D.S.?) augurandogli di provare in eterno le fiamme dell’inferno.

Non è poi chiaro se la frase successiva “O Vitoria Palma chi gadoni se lama a d.s. no lo amas” [O Vittoria Palma/ che si chiama gadoni/ a d.s. (iniziali?) non lo ami”] costituisca un ammonimento a se stessa o ad una presunta rivale in amore.

Al di là delle circostanze specifiche, l’iscrizione ha chiaro intento malevolo. È presumibile immaginare uno scenario in cui l’oggetto potesse esser stato confezionato, in un primo momento, con intenti benefici, magari inizialmente destinato al corredo nuziale. In questo senso sembrano andare i ricami centrali e parte dei motivi ornamentali dispiegati sui bordi, di significato eminentemente protettivo, come il leone rampante, gli elementi vegetali e il ricamo da alcuni autori definito come “arca dell’alleanza” ripetuto sul bordo. In un secondo momento l’oggetto, persa l’originaria connotazione di “tovaglia della sposa”, si è trasformato in mezzo di attacco magico.

L’oggetto costituisce un’importante attestazione etnografica del rilievo conferito, nelle magie delle culture tradizionali, alla parola pronunciata, considerata forza agente. Ancor di più, scrivere qualcosa significa invocare il potere della parola. È variamente attestata dalle fonti, ad esempio, la capacità comunemente attribuita agli uomini di chiesa di utilizzare con intento magico le sacre scritture presso culture, come quella sarda, a forte maggioranza illetterata. In Sardegna la scrittura di formule magiche si ritrova in amuleti conosciuti come “breves” o “pungas”, che contengono spesso preghiere, invocazioni o formule magiche. Ricamare, come in questo caso, una maledizione, equivale a renderla eterna.”

L’oggetto, la vicenda e non ultima la capacità di intuizione e la chiarezza nel porgere i contenuti di questa narrazione scientifica hanno determinato l’urgenza di far emergere in superficie il dolore tutto umano e la rabbia della protagonista del breve racconto, nato quasi per germinazione spontanea.

La vicenda non è del tutto chiara e non sappiamo con crtezza assoluta chi fossero i protagonisti, quindi una parte di mistero rimane insoluta. Certamente non sono personaggi famosi. Sono uomini e donne ”normali” impegnati nella lotta del quotidiano e gettati nell’angoscia del veder negata la realizzaione di un sogno di normalità scandito da un sacramento.

NOTE

[1]Un ringraziamento a Gianna Saba, che ha lavorato sui materiali della collezione etnoantropologica del Museo Nazionale G.A. Sanna, nel frattempo divenuta funzionario antropologo per il MiBACT e ora in servizio presso la SABAP di Cagliari, per la gentile disponibilità e professionalità.

[2] Il progetto è nato mentre il museo era ancora gestito dalla Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro e col direttore Gabriella Gasperetti; il gruppo di lavoro che ha curato il progetto era composto da diverse professionalità; v. F. Condò, G. Gasperetti, L’eredità negata: il Museo Nazionale G.A. Sanna in Sassari dal recupero delle origini alle nuove connessioni, in  – Romarchè. Roma 2016. Si ringrazia l’attuale direttore, Bruno Billeci, per la possibilità di pubblicare la foto della tovaglia e la ditta Fallani per aver fornito il fotogramma.

[3] Colpisce la lungimiranza di Antonio Taramelli, che nel 1927 afferma, a proposito dell’abito tradizionale sardo: “…questa grazia antica che non trova piu accoglienza che tra i buon gustai stranieri  o nella claustrale pace delle Gallerie e dei Musei; necessità è quindi che nei Musei regionali si accolgano almeno le prineipali, se non le estreme reliquie di un mondo, scomparso forse senza ritorno” A. Taramelli, La collezione di merletti e tessuti sardi di Amilcare Dallay, in BA serie II, n. IV, ottobre 1927

[4]Essenziale su questo la riflessione degli antropologi, una sintesi operativa molto chiara in Vito Lattanzi, VincenzoPadiglione, Storie estreme, storie future, 2012

[5]Il Museo delle arti e tradizioni popolari, intitolato a Loria, è ora parte del MuCIV, Museo delle Civiltà.

[6]vi fa cenno V. Sanna Randaccio nella sua schedatura del 2007; Amelie Posse Brazdova, Interludio di Sardegna, 1933. v. un’efficace sintesi del personaggio in L. Candiani https://www.dols.it/2016/02/18/amelie-posse-brazdova/

[7]     La schedatura contiene  riferimenti a usi tradizionali e simbologie di grande interesse e che sono stati in parte inclusi nella sezione oggetto di riallestimento.

 

I numeri al lotto di Settembre e lo scandalo della scuola chiusa

14, 23 Settembre, anzi no, fine Agosto. La comunicazione sulla riapertura della scuola assomiglia a quella sul buco  dell’ozono. Si riapre, si richiude…si riaprirà?

scuola chiusa

Ma solo da noi peraltro. Dove la scuola è davvero poco considerata. Ce lo spiega bene Massimo ArcangeliQuesto giro di orizzonte internazionale, inedito e fatto con molta cura, ci fornisce un panorama sconfortante sul valore che attribuiamo all’istruzione. Linguista, sociologo della comunicazione, critico letterario, scrittore, insegna Linguistica italiana e Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Cagliari, Massimo Arcangeli è anche Garante per l’italianistica presso l’’Università di BanskaBystrica (Repubblica Slovacca) dirige, per l’editore Zanichelli, l’Osservatorio della Lingua Italiana e collabora con l’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Numerose le sue collaborazioni con testate nazionali quali La Stampa, Il Manifesto, L’Unità, Liberazione, L’Unione Sarda; per Repubblica ha curato la rubrica “Il linguista” con Alessandro Aresti, per “Il fatto quotidiano” con Sandro Mariani tiene il blog “Il giocabolario”.

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La chiusura protratta e le misure di contenimento adottate per la ripresa dell’anno scolastico (azzeramento di ogni forma di socializzazione per bambini e adolescenti, costretti a evitare qualunque contatto fisico coi loro compagni e obbligati, dalla scuola elementare in su, a indossare le mascherine per quasi tutto il tempo trascorso a scuola – come i loro insegnanti –, e perfino, qualora il virus dovesse riaffacciarsi, divisori fra i banchi in plexiglas), non hanno di fatto equivalenti nelle scuole dei diversi paesi europei.

A Malta, in Ucraina e in Bulgaria la situazione è simile a quella italiana per la riapertura,  ma non per le previsioni sulle restrizioni da adottare agli esami di maturità (per la Bulgaria) o alla ripresa, mentre in Albania le scuole potrebbero riaprire a luglio. Anche in Romania si riaprirà a settembre, ma dal 2 giugno si svolgono attività di preparazione agli esami per agli studenti delle classi finali, tenuti a indossare le mascherine (come i loro insegnanti). In Russia, anche se la maggior parte delle regioni non le ha poi fatte riaprire (le stesse regioni decideranno se far indossare le mascherine agli studenti durante l’esame di maturità), le scuole sono rimaste chiuse solo dal 23 marzo al 12 aprile.

In Islanda le scuole sono riaperte dal 4 maggio: niente mascherine in aula per gli alunni. In Irlanda – nessun obbligo di mascherine neanche qui, nemmeno per gli insegnanti – il governo ha stilato una road map in cinque fasi (la prima si è avviata il 18 maggio). Le scuole sono ancora chiuse in Galles, Scozia e Irlanda del Nord. In Inghilterra, dov’è perlopiù sconsigliato l’uso delle mascherine nelle scuole, il rientro (graduale) è stato avviato il 1° giugno.

In Portogallo, dove i bambini in età prescolare hanno fatto rientro in aula il 1° giugno (gli studenti degli ultimi due anni delle superiori il 18 maggio), le mascherine sono obbligatorie sia per gli studenti di età superiore ai 6 anni sia per gli insegnanti. In Spagna dal 21 maggio la mascherina è obbligatoria, per i maggiori di 6 anni, solo se non si mantiene la distanza di sicurezza. Il 1° giugno il 70% del territorio spagnolo è entrato nella fase due dell’emergenza sanitaria. Il piano per il graduale ritorno alla normalità prevede, per questa fase, il rientro ufficiale a scuola in settembre ma, prima di allora, la possibilità di predisporre attività di rinforzo.

Il primo paese europeo a riaprire le scuole è stata la Danimarca: a rientrare per primi nelle aule (15 aprile) gli alunni di materne ed elementari, il 18 maggio è stato il turno dei maturandi (niente mascherine). In Lussemburgo gli studenti sono già tutti a scuola (ultimi i bambini delle elementari, in aula dal 25 maggio e a settimane alterne), in Norvegia la scuola dell’infanzia ha riaperto il 20 aprile, seguita da elementari e medie, in Finlandia l’emergenza è cessata il 13 maggio. Dal 14 maggio le scuole finlandesi hanno riaperto per gradi, col rientro delle primarie e della secondaria inferiore. Le mascherine non sono obbligatorie, e neanche consigliate, né per gli alunni né per gli insegnanti, mentre la Svezia (come la Bielorussia) ha adottato misure molto blande per contenere il virus. Niente mascherine, e le scuole, per chi ha meno di 16 anni, sono state tenute aperte per aiutare i genitori degli alunni che lavorano nei settori più delicati.

In Belgio le scuole hanno riaperto dal 18 maggio (alcune, specie in area fiamminga, tre giorni prima). I primi a rientrare, due giorni a settimana, sono stati gli alunni delle primarie e secondarie impegnati nell’esame di Stato (i bambini della primaria torneranno tutti in aula l’8 giugno). Una circolare del Ministero dell’Educazione (27 maggio) ha chiesto agli insegnanti delle elementari di mettersi d’impegno nel far osservare la distanza di sicurezza, raccomandando loro di portare la mascherina in aula se parlano a voce alta dalla cattedra o non sono distanziati dagli alunni.

La Francia, divenuta quasi ovunque zona verde, ha riaperto dal 2 giugno (gradualmente) tutte le scuole. Qui i bambini della primaria non devono indossare le mascherine, vietate nelle materne e obbligatorie per gli alunni delle medie solo quando si spostano o non possano rispettare il distanziamento; gli studenti tedeschi, coi loro insegnanti, sono invece tenuti a portarle (o a coprire naso e bocca). La Germania è ripartita il 4 maggio col ritorno in classe dei diplomandi (ma sulla riapertura ogni Land ha deciso in autonomia); l’obiettivo del governo federale è di far ritornare tutti in aula, almeno per un giorno, prima della fine dell’anno scolastico.

In Polonia, dal 25 maggio, sono riprese le attività educative, ma non in forma di lezioni, per le prime tre classi delle elementari, e dal 1° giugno sono possibili “consultazioni in presenza” a vantaggio degli studenti degli ultimi anni. Anche in Ungheria, dove la didattica a distanza proseguirà fino al termine dell’anno scolastico (15 giugno), si possono utilizzare i locali scolastici, dal 2 giugno, per consultazioni. In Repubblica Ceca, dove sono gli insegnanti a valutare se fare indossare le mascherine agli studenti durante le lezioni, il rientro in aula è avvenuto anche qui su base facoltativa (11 maggio), oppure rinviato a settembre (per gli studenti delle superiori, con l’eccezione dell’ultima classe). In Croazia, dove le mascherine in aula sono solo raccomandate, dal 3 giugno, per i primi quattro anni delle elementari (riaperte l’11 maggio), il rientro è divenuto obbligatorio; prima decidevano i genitori se far tornare i figli a scuola. Anche in Slovacchia, dove le materne e (in parte) le  elementari sono ripartite il 1° giugno – sempre facoltativamente – le mascherine in aula non sono obbligatorie. Consigliate in Grecia e, per gli studenti a rischio, in Estonia, non sono obbligatorie nemmeno nelle scuole svizzere, mentre in Lituania le deve indossare il solo personale amministrativo.

Nelle scuole slovene, quando sono state riaperte (il rientro dei primi alunni è iniziato il 18 maggio), già non era più obbligatorio indossare le mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico. In Austria, dove il ritorno a scuola si è completato il 29 maggio, le mascherine non saranno più portate a partire dal 15 giugno. Da questa data cesserà quasi ovunque l’obbligo di indossarle.

Ma ecco il quadro, paese per paese (quasi tutti).

Albania

Il 1° giugno, oltre agli asili nido, hanno riaperto (parzialmente) le materne. Dalla stessa data è possibile spostarsi privatamente ovunque (a piedi, in bici, in auto, in moto o in motorino), mentre il trasporto pubblico – urbano e interurbano – continua a essere sospeso. Le scuole riapriranno presumibilmente a settembre (oppure, nella migliore delle ipotesi, a luglio).

 

Austria

Il 4 maggio sono tornati nelle aule gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori (della durata di quattro anni), il 18 maggio quelli di medie ed elementari (la riapertura ufficiale è stata però il 15 maggio, con la realizzazione di una serie di lavori preparatori), il 29 maggio quelli delle superiori dal primo al terzo anno. Le classi si sono perlopiù avvicendate a giorni alterni: una settimana si seguono le lezioni dal lunedì al mercoledì e la settimana successiva il giovedì e il venerdì. Le mascherine, obbligatorie per studenti e insegnanti, non saranno più portate a scuola a partire dal 15 giugno: da questa data, ha dichiarato (29 maggio) il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, verrà meno quasi ovunque l’obbligo di indossarle pubblicamente (fanno eccezione i mezzi di trasporto, gli ospedali, le farmacie, gli enti di ricerca e i luoghi di fornitura di servizi e gli esercizi commerciali – come i negozi di barbieri e parrucchieri – in cui è impossibile mantenere la distanza di sicurezza di un metro).

 

Belgio

Le scuole hanno cominciato a riaprire il 18 maggio (alcune, specialmente in area fiamminga, sono però ripartite tre giorni prima). I primi a rientrare (10 al massimo per classe), due giorni a settimana, sono stati gli alunni delle primarie e secondarie impegnati nella preparazione dell’esame di Stato: i bambini della sesta elementare (conclusiva del terzo ciclo) e gli studenti della seconda e sesta superiore (conclusive del primo e terzo ciclo). I bambini della scuola dell’infanzia sono rientrati in aula a tempo pieno il 2 giugno, quelli della primaria torneranno a sedersi tutti ai loro banchi l’8 giugno. Una circolare del 27 maggio (n. 7599) del Ministero dell’Educazione, destinata a materne ed elementari, stabilisce che i piccoli non devono rispettare il social distancing nell’interagire fra loro né indossare le mascherine. Agli insegnanti della primaria il documento chiede di fare invece i maggiori sforzi possibili per l’osservazione della distanza di sicurezza (1 metro e mezzo) fra loro, e con gli allievi e loro genitori,  e  gli raccomanda l’uso in aula della mascherina (sconsigliata ai colleghi della materna) quando parlino a voce alta dalla cattedra o non siano sufficientemente distanziati dagli alunni.

Bielorussia

La Bielorussia, l’unico paese europeo a non avere interrotto i campionati di calcio, ha adottato minime misure per contenere l’epidemia. Ultimamente, con l’aumento dei casi di contagio, sono stati predisposti protocolli sanitari per i passeggeri in arrivo dai paesi a rischio.

Bulgaria        

Lo stato di emergenza sanitaria è stato dichiarato il 13 marzo, e quel giorno tutte le attività scolastiche sono state sospese (chiusi anche gli asili, riaperti su base volontaria – decidono i genitori se mandare i bambini – il 22 maggio). Le scuole non sono ancora state riaperte, ma gli esami per l’ultima classe delle medie inferiori (la settima) e per l’ultima delle medie superiori si svolgeranno in presenza. Gli studenti entreranno in aula indossando le loro mascherine, ma potranno toglierle durante le prove.

Croazia

In Croazia, dove il distanziamento sociale è di 2 metri, non vige alcun obbligo, ma la semplice raccomandazione, di indossare le mascherine di protezione nelle aule. Gli asili nido e i primi quattro anni delle elementari hanno riaperto l’11 maggio, con l’avvio della terza fase di allentamento delle misure sanitarie emergenziali (la prima fase era iniziata il 27 aprile, la seconda il 4 maggio), su base volontaria. Questo fino al 2 giugno. Dal 3 giugno non sono più i genitori a decidere se far ritornare i figli a scuola: il rientro a scuola è divenuto obbligatorio.

Danimarca

La scuola dell’infanzia e la Folkeskole, la primaria e secondaria pubblica di primo grado (9 anni in tutto, più un anno di materna – o “preprimaria”  – e uno facoltativo), frequentata da chi ha un’età compresa fra i 7 e i 16 anni, hanno già riaperto: i primi a rientrare nelle aule (15 aprile) sono stati i più piccoli, della scuola materna ed elementare. Il 18 maggio si sono riaperti i cancelli anche per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori (17-19 anni), quelli che dovranno sostenere l’esame di maturità.  Il modello adottato è quelle delle aggregazioni per piccoli gruppi di allievi (“bolle protettive”) che non siano in contatto fra loro. Anche la ricreazione si fa a piccoli gruppi. I banchi sono distanziati (più o meno di 2 m), ma niente mascherine per gli allievi e neanche per gli insegnanti. La Danimarca è stato il primo paese europeo a riaprire le scuole.

Estonia, Lituania, Lettonia

Dal 15 maggio i cittadini delle tre repubbliche baltiche possono spostarsi liberamente dall’una all’altra. La Lituania ha riaperto gli asili nido il 18 maggio, la Lettonia il 12 maggio. In Estonia le scuole sono state parzialmente riaperte dopo il 15 maggio (il numero massimo di studenti per aula è stato fissato a 10), e agli studenti e agli insegnanti considerati a rischio si consiglia l’uso di mascherine protettive (fornite dalla scuola). In Lettonia l’anno scolastico – esami finali a parte – si è chiuso o si chiuderà in  remoto per tutte le scuole. In Lituania, dal 1° giugno: non c’è l’obbligo del distanziamento sociale (2 metri) per i bambini delle materne (ma si consiglia di limitare a 15 minuti la durata dei contatti), e le mascherine sono obbligatorie solo per il personale amministrativo; le lezioni possono svolgersi in remoto o in presenza (il distanziamento sociale è in questo caso di 1 metro), preferibilmente all’aria aperta.

Federazione Russa

Per prevenire la diffusione del virus il​ Ministero dell’Istruzione russo ha chiuso le scuole di ogni ordine e grado dal 23 marzo al 12 aprile. Per il successivo periodo lo stesso ministero ha raccomandato alle scuole di proseguire con l’insegnamento a distanza; la decisione finale spettava però alle autorità regionali, la maggior parte delle quali non le ha riaperte. Gli esami di maturità prevedono, fra le norme sanitarie adottate, l’uso delle mascherine da parte degli insegnanti; ogni decisione sulla necessità di farle portare anche agli studenti che devono sostenere l’esame di maturità spetta ancora alle autorità regionali, che dovranno tener conto dell’evolversi della situazione per il loro territorio.

Finlandia

Lo stato d’emergenza, dichiarato il 17 marzo, è qui cessato il 13 maggio. Dal 14 maggio le scuole finlandesi hanno riaperto gradualmente, col rientro in aula degli alunni della primaria e della secondaria inferiore. Mascherine o altri dispositivi di protezione individuale non sono obbligatori, e nemmeno consigliati, né per gli alunni né per i loro insegnanti.

Francia

Il governo francese ha deciso di chiudere le scuole il 16 marzo. Le scuole elementari sono state riaperte a partire dall’11 maggio, le prime e seconde medie (collèges) – ma solo quelle ubicate nelle zone verdi – dal 18 maggio; la formula, in entrambi i casi, è consistita nel rientro volontario (15 studenti al massimo per classe) e non sono mancati problemi (compresi i dietrofront di molti istituti, costretti a chiudere nuovamente i cancelli per sopravvenuti casi sospetti di nuovi contagi). A partire dal 2 giugno, con la Francia divenuta quasi per intero zona verde (salvo in tre regioni, ancora arancioni: l’Ile-de-France, la Guyane et Mayotte), si aggiungeranno, sempre progressivamente, tutte le altre. I bambini della primaria non sono tenuti a indossare le mascherine protettive, espressamente vietate nelle scuole materne. Le stesse sono obbligatorie per gli alunni delle medie inferiori e superiori nei soli momenti in cui si spostano, a meno dell’impossibilità di rispettare nelle aule le regole di distanziamento sociale (1 metro), e per i loro insegnanti se in presenza degli allievi (decreto dell’11 maggio 2020, n. 548, art. 12, comma II); le regole per le scuole superiori sono identiche.

Germania

Il 16 marzo, dopo una riunione coi presidenti dei Länder, Angela Merkel ha annunciato rigide misure di contenimento sanitario che hanno portato a decretare la chiusura, da parte dei 16 stati federati tedeschi, di scuole e giardini d’infanzia (Kindergarten). Dal 4 maggio il paese è ripartito col ritorno in aula dei diplomandi, ma sulla riapertura scolastica ogni Land ha preso le sue decisioni (l’Assia e la regione di Berlino avevano già riaperto, gradualmente, dal 27 aprile); l’obiettivo del governo federale è comunque di far ritornare tutti in aula, almeno per un giorno (bambini delle materne compresi), prima della conclusione dell’anno scolastico. Il modello adottato è quello dei piccoli gruppi (15 studenti al massimo per aula), il distanziamento sociale è di 1 metro e mezzo e gli studenti, coi loro insegnanti, indossano le mascherine (o sono tenuti, in qualche modo, a coprire naso e bocca).

Grecia

Qui la riapertura (graduale) è partita dalle ultime classi del liceo (non obbligatorio, dura tre anni), rientrate in aula l’11 maggio, ed è proseguita con le medie (Gymnasium, obbligatorio, sempre triennale) e con le restanti classi liceali. Il distanziamento sociale è di 1 metro e mezzo e le mascherine, come nella maggior parte dei luoghi chiusi (l’obbligatorietà di indossarle, per gli utenti, sussiste solo sugli ascensori, sui mezzi pubblici di trasporto, negli ospedali, negli ambulatori e nei centri diagnostici), sono solo consigliate per studenti e personale scolastico.

Irlanda

Le scuole hanno chiuso in Irlanda a partire dal 12 marzo. Il governo, per graduare meglio la riapertura, ha stilato una dettagliata road map in cinque fasi. La prima, avviata il 18 maggio, avrà il suo epilogo il 7 giugno; la terza, che partirà il 29 giugno, vedrà la progressiva riapertura delle scuole materne per i figli dei lavoratori impegnati nei servizi essenziali; la quarta, dal 20 luglio, estenderà l’apertura delle materne ai figli degli altri lavoratori; nella quinta, dal 10 agosto, riapriranno i loro cancelli tutte le altre scuole. Per studenti e insegnanti, come per gran parte della popolazione irlandese,  non c’è alcun obbligo di portare guanti o mascherine. La tabella di marcia del governo irlandese prevede il ricorso a mezzi di protezione, in aggiunta al distanziamento sociale (2 metri), solo per limitare i rischi quando si erogano servizi o si prestano cure mediche.

Islanda

Il 13 marzo viene annunciata la chiusura delle scuole secondarie e di tutte le scuole dell’area di Reykyavík a partire dal 16 marzo. Le scuole materne ed elementari (oltre agli asili nido), fuori del territorio della capitale, non hanno mai chiuso i battenti. Tutte le scuole sono state riaperte il 4 maggio. I bambini di materne e  primarie non sono soggetti a nessuna regola di affollamento o di distanziamento sociale. Gli studenti delle superiori devono mantenere gli uni dagli altri – nei limiti del possibile – una distanza di 2 metri e non oltrepassare, negli spazi condivisi, il numero di 200 persone. Niente mascherine per nessuno.

Lussemburgo

Gli studenti dell’ultimo anno delle superiori sono tornati in aula il 4 maggio. L’11 maggio si sono riaperte le secondarie per gli anni diversi dal primo. Il 25 maggio sono ritornati sui banchi i bambini delle elementari (écoles fundamentales), a settimane alterne, mentre per l’éducation précoce (l’età prescolare) continuano a essere i genitori a dover decidere se mandare o no i loro figli a scuola. Tutti i bambini sono tenuti a indossare girocolli (tours de cou), che gli dà la scuola, con cui coprire naso e bocca (o, in alternativa, maschere protettive proprie); i loro insegnanti ricevono in dotazione maschere.

Malta

Tutte le scuole (insieme agli asili) sono state chiuse a partire dal 13 marzo. Il primo ministro maltese, Robert Abela, ha annunciato la ripresa di tutte le attività per il 5 giugno, ma le scuole sono state escluse dalla ripartenza (gli asili, invece, riapriranno a breve) e gli stessi esami di Stato, di primo (per gli studenti di 15-16 anni) e di secondo livello (per quelli di 18-19 anni), si svolgeranno solo alla ripresa dell’anno scolastico. Non sono stati ancora forniti dettagli sull’uso dei dispositivi di protezione nelle aule.

Norvegia

La scuola dell’infanzia ha riaperto il 20 aprile, seguita da elementari e medie (le superiori, invece, sono ancora chiuse). Il modello è lo stesso che ha adottato la Danimarca: la formazione di piccoli gruppi fissi di bambini (tre o sei, secondo l’età).

 

Paesi Bassi

Le scuole sono state chiuse il 16 marzo. Le primarie hanno riaperto parzialmente (al 50% del tempo) il 1° maggio, le secondarie hanno riaperto del tutto il 2 giugno (l’8 giugno torneranno a pieno regime anche primarie e materne). Il personale scolastico, docente e non docente, deve osservare un distanziamento di 1 metro e mezzo dagli allievi, che si raccomanda stiano il più lontano possibile gli uni dagli altri (ma nessun obbligo di mascherine).

Polonia

Le scuole materne hanno riaperto dal 6 maggio (molte sono però rimaste chiuse, per decisione delle autorità regionali o perché non in grado di soddisfare i richiesti requisiti di sicurezza). Dal 25 maggio è stata autorizzata la ripresa delle attività educative (non però nella forma delle tradizionali lezioni) per le prime tre classi delle elementari, e sono possibili “consultazioni dirette” in presenza – dal 1° giugno disponibili per le scuole di ogni ordine e grado –  richieste ai loro insegnanti dagli studenti in procinto di sostenere l’esame scritto di maturità (8 giugno) e dagli alunni dell’ultimo anno (l’ottavo) delle elementari, impegnati in un test.

 

Portogallo

In Portogallo la sospensione delle attività didattiche ha avuto inizio il 16 marzo. I bambini in età prescolare hanno fatto rientro in aula il 1° giugno. Gli studenti degli ultimi due anni delle superiori (l’undicesimo e il dodicesimo), i sedicenni e i diciassettenni che saranno impegnati negli esami, sono già rientrati a scuola il 18 maggio. Le mascherine, secondo quando fissato dal decreto legge del 1° maggio (n. 20, art. 13b, comma 1), sono obbligatorie sia per gli studenti (di età superiore ai 6 anni) sia per il personale scolastico, docente e non docente.

Regno Unito

In Scozia, Galles e Irlanda del Nord le scuole sono ancora chiuse. In Inghilterra, invece, il rientro (graduale) è stato avviato il 1° giugno, con la ripartenza delle quinte e seste classi della primaria (frequentate dai bambini di età compresa, rispettivamente, fra i 5 e i 6 anni e i 10 e gli 11 anni), compatibilmente con le condizioni locali, della secondaria (dell’obbligo, per studenti fino ai 16 anni), dei college per la “formazione ulteriore” (further education), ecc. La distanza di sicurezza è di 2 metri, e anche qui si è proceduto a ridurre il numero di alunni per classe. Sconsigliato l’uso delle mascherine nelle scuole di ogni ordine e grado; si può pensare di adottarle, in situazioni specifiche (esclusivamente al chiuso) o per particolari ragioni, solo per un breve periodo.

Repubblica Ceca

Gli studenti delle superiori, con l’eccezione di quelli dell’ultima classe, rientrati (facoltativamente) l’11 maggio, torneranno a sedersi sui loro banchi il 1° settembre. Gli alunni del nono anno della primaria, l’ultimo del secondo ciclo (con esame di ammissione alle secondarie), sono ritornati in aula sempre l’11 maggio, mentre per i bambini delle altre classi delle elementari il rientro a scuola è avvenuto il 25 maggio (anche qui il rientro, in tutti e due i casi, è stato previsto su base facoltativa). In Repubblica Ceca le mascherine sono obbligatorie negli spazi scolastici condivisi, ma nelle aule decidono gli insegnanti se farle indossare oppure no, durante le lezioni, ai loro studenti.

Repubblica di Serbia

Qui scuole e asili sono stati chiusi il 15 marzo. Gli asili sono stati riaperti (11 maggio), le scuole ancora no. Nessun obbligo di mascherine.

Romania

Le scuole riapriranno a settembre, ma dal 2 giugno è consentito lo svolgimento, negli istituti scolastici, di attività di preparazione agli esami, per la durata di due settimane, rivolte agli studenti delle classi finali (l’ottava, la dodicesima e la tredicesima). In aula gli studenti (non più di 10) e i loro insegnanti sono tenuti a rispettare le norme di distanziamento sociale (2 metri) e a indossare mascherine di protezione (chirurgiche o no).

Slovacchia

Dal 1° giugno sono ripartite – l’apertura è però facoltativa – le scuole materne, con un massimo di 15 bambini, e poi le scuole elementari del primo ciclo (della durata di quattro anni) e le prime classi del secondo ciclo (della durata di altri quattro anni), entrambe con un massimo consentito di 20 alunni. In aula le mascherine non sono obbligatorie né per gli studenti né per gli insegnanti, anche se il consiglio, per questi ultimi, è di indossarle.

Slovenia

Le scuole slovene sono già state riaperte (il 18 maggio il ritorno in aula dei primi alunni: i bambini degli asili e delle tre classi iniziali delle elementari, e gli studenti dell’ultima classe delle superiori). Erano state chiuse il 16 marzo, quattro giorni dopo la proclamazione dello stato d’emergenza sanitaria (cessata dal 31 maggio). Già a partire da quel 18 maggio, con l’entrata in vigore di un nuovo decreto governativo, non era più obbligatorio indossare le mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico. Quel decreto, che non modificava le misure di distanziamento sociale (1 metro e mezzo), ne raccomandava comunque l’uso.

Spagna

Il 1° giugno il 70% del territorio spagnolo (per una popolazione di circa 32 milioni di persone) è entrato nella fase due dell’emergenza sanitaria. Il piano approntato per il graduale ritorno alla normalità (Plan de desescalada) prevede, per questa fase, il rientro ufficiale a scuola in settembre ma, prima di allora, la possibilità di predisporre attività di rinforzo, di affidare ai centri scolastici i bambini di età inferiore a 6 anni, qualora entrambi i genitori lavorino in presenza, e di svolgere la prova di ammissione all’università.  Dal 21 maggio la mascherina, il cui uso è comunque raccomandato se si è fuori dalla propria abitazione, è obbligatoria, per i maggiori di 6 anni, solo qualora non si riesca a mantenere la distanza di sicurezza (2 metri) dagli altri; questo vale anche per studenti e insegnanti.

Svezia

È un paese a parte, come la Bielorussia, per aver adottato misure molto blande per il contenimento del virus. Qui le mascherine appaiono quasi una stranezza – figuriamoci doverle indossare fra i banchi – e le scuole frequentate da chi ha meno di 16 anni sono state tenute aperte per consentire ai genitori degli alunni di continuare a svolgere il loro lavoro nei settori di primaria importanza. Il governo svedese, a metà marzo, si è limitato a  raccomandare l’insegnamento a distanza nelle scuole secondarie superiori.

Svizzera

Nelle scuole svizzere di ogni ordine e grado la mascherina non è obbligatoria. Possono però decidere di indossarle, in particolari situazioni o in determinati contesti formativi, gli studenti di età superiore ai 16 anni.

Ucraina

Dal 12 marzo sono chiuse tutte le scuole, comprese quelle materne. Riapriranno presumibilmente nel mese di settembre, e non si è  ancora deciso se si dovranno indossare le mascherine al loro interno (le mascherine sono attualmente obbligatorie sui mezzi pubblici, negli uffici aperti al pubblico, ecc.)

Ungheria

Le scuole materne – con gli asili nido – sono state autorizzate a riaprire dal 25 maggio ma non a Budapest, dove la riapertura è possibile dal 2 giugno; a partire da questa data si può anche decidere di utilizzare i locali scolastici per consultazioni (gli interessati: piccoli gruppi o singoli studenti). L’apertura è facoltativa in tutti i casi: la didattica a distanza proseguirà fino al termine dell’anno scolastico (15 giugno).

Volare…?

Dopo averci fatto sorridere con l’incauto acquisto de La Tazza del Vate per #ioraccontobreve  solo due giorni fa, Romeo Lucchi  qui si è fatto decisamente più caustico, e si è preso, giustamente, tutte per se 250 parole invece che 100.

Sulla celeberrima canzone di Modugno gli aneddoti, anche quelli politici e persino di politica estera, si sprecano. Nei momenti di depressione in Italia si mette in discussione tutto, anche l’Inno nazionale, e pur di far le corna al povero Goffredo si oscilla dal  sostituto illustre tipo il Va pensiero verdiano al sostituto pop, ovvero Volare.

Volare

Questo aneddoto del 2029, però, ci mancava. E come poteva essere altrimenti. essendo nel futuro. Ci fa ridere? Sì, ma a denti stretti. Ci lascia un senso di disagio.  Non riusciamo a toglierci dalla testa che in fondo… oddio potrebbe anche succedere!!!!

 

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Volare

 

Spinse l’acceleratore sino in fondo e si lanciò nel vuoto.

Il monitor indicava la durata prevista della diretta streaming: 4 secondi e 521 millesimi.

Aveva precedentemente impostato la funzione regia automatica che prevedeva il montaggio del video da trasmettere in diretta sfruttando le due telecamere esterne e le quattro interne.

Per colonna sonora aveva scelto una vecchia canzone: Volare di Domenico Modugno. Calzante, pensò. Questa volta nessuno gli avrebbe rubato la scena, anche lui avrebbe avuto il suo minuto di gloria. Fanculo agli uragani, alle inondazioni, alle trombe marine e pure alle bombe d’acqua e all’alta marea. Fanculo alla fame, alla disoccupazione, alle migrazioni e alle guerre. Fanculo ai genocidi, fanculo a tutto e a tutti. Finalmente la scena era sua. Sfruttando l’App che aveva scaricato la sera prima aveva stimato almeno 500.000 spettatori connessi e quasi certamente il video avrebbe fatto il giro del mondo raccogliendo così milioni di visualizzazioni. Forse il suo sarebbe stato il video più visto al mondo. Di sempre. Primi like, trecento wow, commento: CHE FIGATA. 4500 like, 34 sigh, 866 wow, commenti: VAI COSI’, SEI UNA BOMBA! FIGO! SPAAACCAA!  8999 like, 1911 wow, 84 love, 50 sigh, 3842 wow, 112.543 like, commento: SIIIIII!  499.995 like, 88.912 commenti…

back future

Al momento dell’impatto al suolo apparve sul monitor la scritta “data odierna: 25 maggio 2029”.

Lo stesso giorno il Presidente degli Stati Uniti d’America George Clooney insieme al primo ministro Leonardo di Caprio si incontravano alla Casa Bianca con Rocco Siffredi, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana per discutere dei futuri scenari del Mediterraneo.

 

I barbari in giardino. Chi è senza pensiero scagli la prima pietra.

La linea retta (che in grafico fiancheggia ahimé fedelmente le ascisse, non le ordinate) dell’encefalogramma culturale italiano  dispiega i suoi nefasti effetti, oggi anche su Montanelli. E non siamo che all’inzio, temiamo. Del resto essere incompreso era un destino che gli si addiceva molto ( ‘La sconfitta è il blasone dell’hidalgo‘-diceva ogni tanto).E il bello è che trova spazio sui giornali e anche nelle fauci di alcuni  pseudointellettuali, cui il nostro darebbe a buon ragione e alla maniera toscana la ‘patente’ di bischeri.

Montanelli

 

In fin dei conti non serve dire niente:  Montanelli si difendeva da sè e anche il suo monumento. Del resto non è la prima volta che lo attaccano (anche materialmente)

Per dirla con Mario Cervi e un suo pezzo di alcuni anni fa a proposito di alcuni politici, lui odiava i personaggi minori o insignificanti e probabilmente nemmeno si sarebbe sprecato a dare importanza ai barbari che vogliono tirare giù la sua statua nei giardini pubblici di Milano (‘tutti costoro hanno il grave difetto di non saperlo ispirare o di ispirarlo il minimo necessario per scrivere‘ diceva Cervi nell’articolo).

Ma il fatto in sè è poi tutto sommato irrilevante. E’ lo scenario che indica che dovrebbe preoccupare più dei virus.Quel che fa paura è l’ignoranza imperante e la riduzione di intere storie e percorsi intellettuali a  pappette precotte etichettate in un modo o nell’altro secondo il bisogno.

C’è ancora qualcuno che legge e si fa le sue personali idee, ma con l’onestà intellettuale e la solidità che caratterizzava Montanelli?

#ioraccontobreve: settima settimana!

Ed ecco anche il settimo sigillo su questa bella manifestazione online.

     SETTE

Diciamo subito che uno di questi racconti nasconde un fatto molto curioso, ma assolutamente reale. Un mistero che sveleremo più avanti.

Per ora, lasciando intatta la suspense, visto che si parla anche di settimo sigillo, diciamo che il filo conduttore dei premiati di questa settimana, è stato il tempo e l’inesorabilità delle cose. Viene il dubbio che vi siate parlati, prima di spedirci i racconti, perché, come vi sarete accorti leggendo i testi delle precedenti 6 settimane, non è stato poi difficile trovarvi temi e situazioni assai vicine. I pensieri a volte sono davvero contagiosi, riecheggiano di testa in testa per giungere fino a noi.

Il tempo nelle sue manifestazioni, si sa, va preso al volo. Dare tempo al tempo, quando di può, ci porta a sedimentare le idee e a volte a cambiarle.  Ma attenti allora, in quel fatidico momento, ad afferrare l’occasione e fare la mossa giusta, potrebbe non esserci ‘tempo’ per rimediare! Ce lo spiega, con humour stile oltremanica, Romeo Lucchi, genovese, uomo di teatro, affabulatore che da trent’anni si dedica ad attività legate al palcoscenico e al movimento espressivo. Suoi racconti sono stati premiati e antologizzati (La farinata, Se tornassi indietro), alcuni li trovate in rete e sulle principali piattaforme di podcasting.

LA TAZZA DEL VATE

TAZZINA CAPODIMONTE

Era la prima volta che partecipava a un’asta. Aveva con sé contanti e libretto degli assegni. Il battitore presentò l’articolo: tazza da tè appartenuta al sommo poeta. Unico pezzo rimasto di un prezioso servizio in porcellana di Capodimonte. Base d’asta: cento euro. Accarezzò l’idea di acquistarla. Col Gabriele erano conterranei anche se lui era milanese d’adozione. Magari l’aveva portata alle labbra la Duse, pensò. A cinquecento euro ebbe un’epifania: come faceva a essere certo che fosse veramente del Gabriele? Decise di lasciar perdere. Fanculo la tazza– disse tra sé con un gestaccio che gli assicurò il pezzo per seicento euro. 

Poi c’è il tempo fra i tempi: il tempo della vita e quello della morte. Il tempo possiede una soluzione di continuità? Riflessioni macabre? Forse, ma in questi mesi c’è stato tempo per riflettere su tutto, come non si faceva da lungo tempo.  Qui è Daniele Possanzini Daniele Possanzini pisano, manager ed esperto forense di informatica e di sicurezza informatica, a prendersi la patata bollente e tentare di spiegarcelo. Il suo romanzo d’esordio,  Pervinca – enigma della molestia per una donna geniale, è stato pubblicato nel 2019.

SENZA SOLUZIONE DI INCOMPRENSIBILITA’.

Non c’è mai tempo di chiedere informazioni a chi muore, di chiederle proprio in quell’istante misterioso in cui sta vivendo la sua morte. Prima e dopo non è come nell’istante in cui esattamente accade.

VITA MORTE

È come quando ci si addormenta. Prima si è svegli e poi si è addormentati. Ma nel passaggio?Chi si è mai fermato a gustare quel momento sottile, guardando di qua e di là?Dove sono il tempo e lo spazio quando si perde coscienza?

Non è anche quello un immenso silenzio improvviso che avvolge? Non è un mistero anche quello?

E poi c’è l’amore, che talvolta supera il tempo, ma qualche volta invece non gli resiste e poi c’è l’immortalità…perché qualcosa ci lasciamo sempre dietro, le nostre opere restano. Ma non è detto che questo, come si potrebbe pensare, abbia sempre una connotazione positiva e rosea: anche le maledizioni per le promesse tradite del tempo e dell’amore, a volte restano eterne. Francesca Condò, nell’inviarci questo racconto, il suo terzo per #ioraccontobreve, ci dice che si sta abituando a prendere il caffè da voi. Me lo immagino coi tavoli di legno consumati, il Caffè letterario 19, una bella luce come è in questa stagione, e qualche tavolo fuori in mezzo a vasi di fiori un po’ in disordine. Bella immagine. Grazie, queste 41 parole ce le teniamo con piacere per noi!!!! Può tornare quando vuole, come tutti Voi!

LA TOVAGLIA NUZIALE

Aveva consumato tutte le sue ore di luce su quel ricamo. Aveva scelto i disegni uno a uno: fiori, foglie, anche l’arca dell’alleanza perché come nella Bibbia il loro sarebbe stato un patto eterno. Forte come la morte. E invece l’amore non era durato.

LA CASSAPANCA

E della forza era rimasta solo la morte. E l’odio. Lo aveva proseguito, il ricamo. Lo aveva proseguito e punto dopo punto aveva intessuto lacrime e sangue e la promessa d’amore era diventata maledizione; l’albero della vita era ora mandragora che la lacerava, un infinito lamento. Prima solo nella mente. Dopo si era fatta verbo nella sua bocca. Aveva evocato tutte le forze celesti perché la aiutassero a dannarlo. A dimenticare il traditore. Mundane e traitori! Ma la maledizione si era fatta parola scritta e il dolore, intessuto, era diventato anche lui eterno.