Sulla bellezza dei libri sbagliati

Un articolo per gli amici di Ediciclo e in generale, sulla bellezza degli errori. Intanto Il Kung Fu della lingua …https://www.betti.it/product/il-kung-fu-della-lingua-2/

La bellezza
di un libro
“sbagliato”

di Massimiliano Bellavista
Ediciclo sfrutta un refuso
a suo vantaggio, in un libro
che esalta la natura

Nel nostro mondo, ci sono errori dappertutto, e il mondo delle parole e dei libri non può certo fare eccezione: persino nella prima edizione della nostra Costituzione si trovano refusi (ne abbiamo anche parlato qui), come del resto nelle prime versioni a stampa della Bibbia.
Se ci sono errori in questo tipo di testi, sorvegliatissimi, non dovrebbe sorprendere che la cosa capiti anche nel mondo editoriale, anche presso quegli editori medi e piccoli italiani, e sono tanti, che della qualità materiale di ciò che immettono sul mercato fanno il loro vanto alla stressa stregua dell’attenzione ai contenuti letterari. È accaduto anche a Ediciclo, brillante e dinamica realtà editoriale italiana di cui ci siamo recentemente occupati su queste pagine. E siccome la storia è peculiare quanto il libro di cui trattiamo, peculiare ed inscindibile da esso a cominciare dalla veste editoriale, vale la pena parlarne di pari passo.

Una sorpresa (s)gradita
Dopo due fortunati testi quali Del camminare e altre distrazioni. Antologia per viandanti e sognatori del 2017 e Dell’andare in bicicletta e altre divagazioni. Antologia per ciclisti e sognatori del 2020, non è un caso che proprio il 2020, quell’annaccio, eserciti ancora per una volta il suo malevolo influsso anche sul programmato terzo libro della serie, che così bene la completa. Dell’andare in montagna e altre amabili ascensioni. Antologia per escursionisti e sognatori (Ediciclo, pp. 176, € 22,00), curata da Francesca Cosi e Alessandra Repossi, con la Prefazione di Linda Cottino e con le illustrazioni di Giulia Neri, questo bel libro che suggeriamo a tutti, è stato appunto l’involontaria e innocente vittima di un errore. Scrive l’editore, in una pagina apposita del sito: «In casa editrice ci stavamo già pregustando l’uscita della nostra piccola strenna natalizia, quando… aprendo la primissima copia arrivata in redazione “fresca di stampa”, iniziamo a sfogliarla – e l’annusiamo, dobbiamo ammetterlo, ci ficchiamo proprio il naso dentro le pagine, ogni volta che arriva un libro nuovo, come fosse la prima volta – poi apriamo le prime pagine per verificare se tutto torna, se i colori sono giusti, se al tatto è piacevole, finché l’occhio cade sulla parte finale della prefazione. Ci accorgiamo subito che qualcosa non quadra: come mai tutti questi termini legati alla bicicletta? Ma non era un libro sull’andare in montagna? Che strano… Allora giriamo pagina ancora, torniamo indietro e notiamo altri termini legati alla bicicletta come “velocipede”, “ciclisti”, “manubrio”, “due ruote” e poi l’amara scoperta: increduli e un pochino spaesati ci accorgiamo che l’inizio dell’ultimo paragrafo a pagina 9 inizia con una bella lettera minuscola, così: “nobiltà del cavallo alato”. NOOOOOO!».
Insomma, per farla breve accade che in calce alla Prefazione della giornalista Linda Cottino sia rimasto, come un virus insidioso e nascosto allo sguardo anche più attento, un brano della Prefazione della precedente antologia, quella dedicata alla bicicletta e a firma di Marco Pastonesi. Ed ecco che l’editore immagina una via di uscita da questa situazione bella, creativa ed efficace quanto il contenuto del libro.

Un piccolo errore dentro un ottimo libro
Spesso, spessissimo nelle recensioni non ci si cura per niente del fatto che prima di tutto il libro ha una sua materialità. Ben lo si comincia a capire oggigiorno, in un periodo di rarefazione di lettori e lettrici, e ce ne siamo occupati anche di recente dedicando un articolo a Testo, fiera libraria fiorentina dedicata al libro e in special modo al prodotto librario/editoriale: il libro è prima di tutto un prodotto, un prodotto complesso e articolato. E allora un bel volume comincia anche da questo: in primis un’attraente veste grafica, e il libro di cui parliamo ce l’ha, poi una bella copertina e delle incisive illustrazioni, e qui non mancano proprio e… un errore che subito lo trasforma in un oggetto da collezione. Quale migliore esempio dell’importanza della materialità di un libro? «Dopo tanto discutere in redazione – lo ristampiamo? lo mandiamo al macero? lo teniamo così? beh dopotutto al libro non manca nulla, semmai ha qualcosa in più – abbiamo deciso che non sarebbe stato giusto nei confronti del pianeta sprecare 850 kg di carta dato che tanta ne era servita per questa prima edizione. Così, dopo aver consultato alcuni addetti ai lavori e aver ascoltato le loro preziose opinioni, abbiamo deciso che il volume sarebbe stato comunque distribuito così com’è, unico nel suo essere imperfetto». E secondo noi gli autori e l’editore hanno avuto perfettamente ragione a dire questo. Del fatto se ne sono occupati in tanti, conosciamo qualcuno che il libro lo ha ordinato per conservarlo nella sua confezione, dove è riportato per mezzo di un adesivo rimovibile questo episodio e il suo messaggio potente di unicità, come se si trattasse di un Gronchi rosa, di un oggetto da collezione. Insomma, in una parola, evviva il libro che sopravvive agli errori, anzi li trasforma in valore!
D’altronde cos’altro come l’errore può contribuire meglio della versione corretta a rendere memorabile un passo, una storia o un concetto: se l’errore materiale può rendere un libro rarissimo, l’errore editoriale può essere addirittura fonte di ispirazione. Si potrebbe dire che l’errore gioca in letteratura il ruolo che la mutazione genetica gioca nel Dna e che in fondo la selezione naturale la opera il lettore, stabilendo ciò che da errore diviene genialità e normalità e ciò che invece si perde nell’oblio.
La storia è piena di questi episodi curiosi, che vi invitiamo senza meno ad approfondire: a cominciare dall’illustre Robinson Crusoe (dove di errori ce ne sono molti e assai famosi ma questo non altera la bellezza dell’opera) l’errore è parte insopprimibile e quasi necessaria di molti celebri volumi e del loro fascino, tanto che si potrebbe scrivere una storia dell’errore letterario (non sarebbe tempo sprecato).

Una bella antologia
Il volume dal punto di vista dei contenuti ha vari meriti: cominciamo senza dubbio dai tre racconti inediti, pubblicati per la prima volta in Italia di George Sand, Mark Twain e Mary E. Wilkins Freeman. Potremmo anche citare il merito indubbio di aver saputo rivitalizzare e nobilitare in modo originale il concetto di antologia.
Inoltre il libro rappresenta l’ennesima dimostrazione del fascino della letteratura che parla di viaggi e di contemplazione della natura. È la montagna, in tutte le sue declinazioni materiali o immaginarie, la vera protagonista di questo volume che permette al lettore di arrampicarsi sulle vette più alte in cordata con i più grandi autori della narrativa internazionale da Emilio Salgari a Alexandre Dumas, da Jack London a Victor Hugo. Ogni ascensione letteraria è caratterizzata da uno stile, una testimonianza, un personaggio che graffia sensibilità e sentimenti del lettore, giocando su tutte le corde, anche quelle dell’ironia.
Insomma un testo da raccomandare per chi vuole essere in sintonia con la natura in tutti i sensi, anche in quello non trascurabile e spiritualmente appagante di aver contribuito a salvaguardare l’ambiente evitando che un errore “uccidesse” un libro trasformandolo in una triste quasi tonnellata di rifiuti da smaltire.

Massimiliano Bellavista

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVI, n. 175, aprile 2022)

Esce Il Kung Fu della lingua

Dopo un annetto buono di lavoro ecco un qualcosa, credo, di veramente nuovo sul mercato. I n ogni caso risponde, speriamo, alle richieste che ci arrivavano dal campo, cioè dagli utenti dei corsi che facciamo in giro per l’Italia.

Tra l’altro ringrazio l’Editore anche perchè si tratta di un libro, cosiddetto, ‘esteso‘, ovvero pubblicato con logiche moderne al di là degli stessi contenuti, ad esempio con componenti mutimediali accessibili tramite i vari QR Code, una landing page sul sito dell’editore stesso e contenuti aggiuntivi aggiornati mensilmente. Ma si tratta, se si vuole, anche di un vero corso di scrittura ed eloquenza, con la possibilità di vedersi pubblicati gli scritti migliori.

Insomma crediamo un ottimo rapporto costi/benefici per cui se potete, compratelo! O meglio pazientate ancora qualche giorno perchè è in fase di ditribuzione cartacea e digitale proprio adesso.

http://www.toscanalibri.it/it/shop/il-kung-fu-della-lingua_7756.html

Equilibrium in giro per le presentazioni: il mondo della letteratura bilingue e la sua grande utilità.

Fase italiana del giro di presentazioni (essendo il libro bilingue) di EQUILIBRIUM (https://massimilianobellavista.wordpress.com/2022/02/17/equilibrium-iniziano-le-presentazioni-nelle-scuole-e-non-per-chi-fosse-interessato/)

Alcuni appuntamenti, eccetto quelli nelle scuole che non sono pubblici, a Como e Bergamo tanto per cominciare. Se interessati ad appuntamenti, chiamate o scrivete a bellmaxi@tin.it o all’Editore

La guerra in città, la guerra nelle parole: Żadan,Nikitin,Gogol’.

Il 29 p.v. toccheremo aspetti di cui si parla poco. Ma che rappresentano anch’essi uno dei risvolti di questa tremenda situazione. C’è una guerra che si gioca e si dipana anche tra parole e pagine lettterarie. Ci sono scrittori in pericolo, scrittori contesi tra culture, scrittori lacerati nella loro anima e nel loro vissuto quotidiano. Grazie a chi ha voluto organizzare. Se volete, partecipate.

Ucraina: la guerra nelle città e le parole della pace. Incontro con Massimiliano Bellavista e Mirko Tondi

Siena il 25/03/2022 – Redazione

Scriveva Dostoevskij in Memorie del sottosuolo: “Dunque l’uomo ama costruire e tracciare strade, è pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?”. La domanda si ripropone drammaticamente oggi, ad un mese dall’inizio della guerra in Ucraina i cui esiti segneranno comunque nuovi assetti geopolitici. Toscanalibri ritiene opportuno riflettere su questo frangente della storia e lo farà nel modo che più le è proprio, attraverso la letteratura. Per come la parola scritta testimoni sempre – talvolta anticipandoli – i mutamenti storici. Ne riveli contraddizioni, verità, menzogne, idee, sentimenti, aspirazioni. Per come la parola possa giungere a pacificare, a salvare. Perciò martedì 29 marzo alle 18,30 è stato organizzato un incontro in diretta streaming, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Toscanalibri, sul tema “Ucraina: la guerra nelle città e le parole della pace”. Nell’occasione Massimiliano Bellavista e Mirko Tondi, moderati da Luigi Oliveto, metteranno a confronto le esperienze letterarie di scrittori contemporanei ucraini, russi e italiani.

Alcuni eventi. In attesa di alcuni libri che usciranno presto..

E mentre si prepara qualche novità di rilievo sul fronte narrativa e e su quello della saggistica devo ringraziare gli organizzatori degli eventi (qui sotto alcuni) che mi stanno coinvolgendo sui temi della narrativa breve ( Punto Triplo e dintorni) e su quello della poesia ( La poesia è morta e altri versi). Sono, saranno veramente tante le occasioni di incontro e questo non può fare che piacere. Queste due nei prossimi giorni.

16 mar­zo, alle ore 18.30 – In­ter­vi­sta al­l’au­to­re: ospi­te lo scrit­to­re e gior­na­li­sta fio­ren­ti­no Mir­ko Ton­di, che pre­sen­te­rà il suo ro­man­zo “Era l’11 set­tem­bre” (NPS Edi­zio­ni), un’o­ri­gi­na­le e in­ti­mi­sti­ca ri­vi­si­ta­zio­ne del gior­no che scon­vol­se il mon­do. Con­du­co­no Ales­sio Del Deb­bio, pre­si­den­te di “Nati per scri­ve­re”, Lu­cia­na Vo­lan­te, vi­ce­pre­si­den­tes­sa, e Mas­si­mi­lia­no Bel­la­vi­sta, scrit­to­re.  (https://www.giornalelora.it/torna-la-rassegna-letteraria-culturalmentre-il-programma-di-marzo-della-web-tv-di-nati-per-scrivere/)

Parole, passi, sogni. Lettori in viaggio – l’iniziativa organizzata in collaborazione con gli amici de I libri di Mompracem torna dall’8 al 10 aprile in provincia di Modena, ospite questa volta del comune di Marano sul Panaro, per un altro festival che, in semplicità e in amicizia, intende provare a condividere parole, idee, progetti. 

Uguali sono anche molte delle passioni e degli interessi che animeranno questa due giorni: l’Appennino e i cammini che l’attraversano, il valore sociale dellalettura e degli spazi collettivi che promuovono cultura, la voglia di fare rete. Inviteremo tanti amici scrittori, artisti, viaggiatori, e insieme a loro circoli e gruppi di lettura, editori, librai. 

Ma a Marano intendiamo arricchire in due modi il nostro programma: con almeno due incontri nelle scuole dedicati al viaggio e alla narrazione dei luoghi; e con almeno un’iniziativa – ispirata dai pezzi di Muro di Berlino conservati accanto all’Auditorium – dedicati ai muri, ai confini, ai ponti. Questo anche come lancio del festival dei confini organizzato da Bottega Errante, editore friulano e nostro partner insieme all’editore toscano Betti, che a giugno organizzerà il primo festival dei confini.

Il programma provvisorio

Fare Testo

Per fare un libro
ci vuole il Testo
A Firenze un nuovo tipo
di evento dedicato all’editoria
di Massimiliano Bellavista
Un Testo val bene una fila. È questo che devono essersi dette le molte persone che si sono viste incolonnarsi, sferzate dal maltempo di queste giornate siberiane, per partecipare a Testo [Come si diventa un libro].
È questo il titolo dell’evento che, dal 25 al 27 febbraio, la Stazione Leopolda di Firenze ha ospitato con notevole successo di pubblico. Il salone del libro che espressamente si dichiara dedicato a chi è innamorato dei libri: ovvero autori, editori e lettori. È stato organizzato da Stazione Leopolda e Pitti Immagine, ideato da Todo Modo, con il patrocinio e la collaborazione di Comune di Firenze e Regione Toscana.
Il mondo editoriale, reduce dall’effetto combinato di una crisi lunga e articolata e della morsa macroeconomica di eventi globali come la pandemia, è certamente in difficoltà. Non possono fare eccezione tutti quegli eventi, saloni inclusi, che si propongono di diffondere il verbo della cultura e del libro nella nostra società. Impresa difficile, per cui si è provato di tutto, dalla spettacolarizzazione (a volte eccessiva) degli eventi all’iniezione di tecnologia con i festival online. Il problema dei problemi è sempre lo stesso: dare voce alla miriade di prodotti e case editrici, selezionando qualità e prodotti editoriali di spessore con cui avvicinare il convitato di pietra: il lettore. O meglio, il non lettore, visto che, numeri alla mano, in Italia converrebbe proprio rivolgersi a questa categoria, ovvero coloro che sono fuori di quella sparuta minoranza di persone che leggono meno di un libro all’anno e così facendo, riempiranno il primo scaffale della loro libreria per l’età della pensione.

Una mano tesa al lettore e al non lettore (ma curioso)
L’ambiente gioca la sua parte e certamente ciò che colpisce è un’ambientazione insolita per un evento di questo tipo che ammicca a impressioni non solo culturali ma prima di tutto sensoriali. La porta è una copertina, che si varca per immergersi tra le navate della Leopolda tra sentori di carta e inchiostro. L’impegno sul concept, a cominciare dalla grafica e dai loghi, c’è e si vede.
Il libro è un prodotto, e come il marketing insegna, ha un suo ciclo di vita. Questo non banalizza la cultura e non toglie valore quasi eterno a un classico o a una cinquecentina, così come a un’edizione di pregio. Dice solo che dietro al libro ci sono aziende, di servizi e di produzione, che devono crescere, investire, difendere i posti di lavoro, generare profitto. E allora perché non rendere tutto ciò palese? Negli eleganti spazi di Testo viene riprodotto il ciclo di vita di un libro attraverso un percorso in sette stazioni.
Manoscritto, Risvolto, Traduzione, Segno, Racconto, Libreria e Lettore. Questa in sintesi l’intuizione dell’evento. Ognuna delle stazioni vanta capistazione di lusso, addetti ai lavori di grande esperienza, in grado di coinvolgere chi partecipa agli eventi, tutti gratuiti. Idealmente sette sono le stazioni che rappresentano la vita di un prodotto editoriale, una fase della vita del libro. E perché queste non siano le stazioni di una Via Crucis, devono giustamente essere conosciute da tutti. In primis il lettore, ma anche tanti sedicenti scrittori, per i quali il percorso elide a piè pari gli sforzi editoriali, le lacrime e sangue dell’editing, a va dal Manoscritto, di per sé perfetto e intoccabile, alle mani voraci di folle giubilanti e festanti di lettori. Ed è spesso con questo genere di “clienti” che agenti, editori, editor e comunicatori si trovano ad avere a che fare.
Si è dato spazio, giustamente, anche alle immagini e alla grafica, che non sono affatto in competizione con il testo ma sono anzi agenti e catalizzatori della sua efficacia e diffusione. Si inserisce in questo contesto l’evento “Scrivere con le immagini” presso l’Arena Olivetti che ha visto l’intervento di Oliviero Toscani.
Del resto se si vuole stimolare la curiosità dei “non lettori”, cioè dei non consumatori del prodotto librario, è giusto partire dal materiale per arrivare all’immaginario. Il libro, è stato detto, è oggetto tridimensionale e non dovrà scandalizzare se, esattamente come accade a certi bibliofili, potrebbe essere considerato e attrattivo per aspetti esteriori, legati per esempio alla sua materialità, alla qualità della sua veste editoriale e grafica.
Si è trattato quindi di un’iniziativa piuttosto ardita e originale nel suo genere che ha aggiunto al suo ambizioso programma di svelare al lettore il dietro le quinte di ciò che compra e legge un’attenta selezione di titoli e novità letterarie nazionali e internazionali, da Eshkol Nevo, Jan Brokken e Guadalupe Nettel, senza dimenticare i numerosi autori italiani: Fabio Bacà, Stefano Bartezzaghi, Massimo Carlotto, Daniele Mencarelli, Paolo Nori, Marco Peano, Veronica Raimo, Vanni Santoni, Nadia Terranova, Chiara Valerio.
A tutto questo si aggiunge una bella e nutrita esposizione di testi e libri di punta d di oltre sessanta case editrici, da Bompiani alle piccole realtà specializzate, come Le Lettere, Forma edizioni, Ediciclo editore, 66thand2nd e molte altre.

I laboratori per entrare tra gli addetti ai lavori
Ciò che colpisce è anche altro, ovvero il voler avvicinare il lettore o potenziale tale solleticando anche la sua aspirazione ad essere a sua volta un produttore di testi. Di qualità si intende. In questa direzione vanno i laboratori che hanno popolato l’iniziativa, cercando per esempio di gettare nuova luce e rendere meno scontato il concetto di scrittura creativa (i partecipanti, armati di carta, penna e pc hanno cercato di scrivere e descrivere, smontando, segmentando, revisionando le proprie storie, cancellando le parti noiose, arricchendo con la fantasia quelle avvincenti, e poi rimontandole), oppure quello di redazione. In questo senso, il relativo laboratorio si è concentrato su idee e possibilità legate alle nuove forme dell’editoria contemporanea e i partecipanti hanno potuto affrontare le diverse fasi del processo, dall’editing all’impaginazione dei contenuti.
Non sono mancati naturalmente anche gli eventi più tradizionali, dalle presentazioni librarie agli incontri con gli autori, ma il tutto senza dubbio è stato organizzato in una cornice che aveva ambizioni ben diverse e ben più ampie. Giusto in questo senso anche lo sguardo al passato recente, con momenti dedicati ad autori scomparsi recentemente, come Celati e Del Giudice, uno dei migliori scrittori del secondo Novecento, che è stato giustamente definito “l’uomo sottile”.
Ci auguriamo che tentativi come Testo continuino ad animare il panorama culturale italiano.

Massimiliano Bellavista

(direfarescrivere, anno XVIII, n. 194, marzo 2022)

Fuoco

Un tempo tutti gli uomini guardavano le stelle. Così era scritto.

In un tempo ancora più antico, poiché il tempo non ha fine, le stelle splendevano ma gli uomini non potevano vederle. Tuttavia, avvertivano la presenza della luce e soffrivano di non poterle osservare. Così Dio dette loro gli occhi per vederle. Diò stabilì che le stelle avessero il cielo e gli uomini la terra, e che nessuno dei due poteva avvicinarsi all’altro varcando la curva dell’orizzonte.

Un giorno una stella che voleva splendere più delle altre cadde sulla terra e generò un fuoco.

Mentre tutti i suoi simili fuggivano, un uomo si avvicinò con curiosità e afferrò un ramo ardente. Si accorse presto che il fuoco respirava e si nutriva come gli uomini. Lo portò dove viveva e da allora il fuoco non si spense. L’uomo lo vegliò e istruì alcuni suoi simili perché lo nutrissero, e lo sorvegliassero di notte. Ben presto essi lo fecero entrare nelle loro case, lo portarono nei loro bivacchi. Coloro che lo vegliavano furono sempre più numerosi e i custodi del fuoco poco a poco non guardarono più le stelle, ma il fuoco stesso. I loro occhi erano aperti solo per il fuoco.  E anche il fuoco li scaldò, li vegliò e imparò poco alla volta a conoscere le loro voci, a riconoscere i loro pensieri, a lusingarli con la sua forza.

Tuttavia, c’erano uomini che non erano interessati al fuoco. Costoro guardavano ancora le stelle. Tra gli uomini che guardavano le stelle e quelli che guardavano il fuoco c’era un grande odio, perché non si riconoscevano più come uguali, anche se mangiavano della stessa terra e bevevano delle stesse sorgenti. Poiché parevano interessati solo a ciò che accadeva in cielo, gli uomini del fuoco li consideravano inferiori e li chiamavano schiavi delle stelle. Ma non si fermarono alle parole.

Così un giorno gli uomini del fuoco attaccarono e uccisero tutti gli uomini delle stelle, eccetto uno, noto per la sua grande saggezza, che fu conservato in vita, sulla cima di una montagna.

Poi venne presto un’altra guerra, poiché gli uomini del fuoco, non avendo più nemici si divisero in tribù e si attaccavano tra di loro, ogni volta con un diverso pretesto. Di volta in volta, le varie tribù sostenevano di essere i primi ad averlo custodito, o addirittura di averlo inventato, o di saperlo usare meglio degli altri, ciò che forniva loro il diritto di decidere chi potesse usarlo e chi ne fosse escluso.  Venne la guerra eppure sapevano che, essendo ormai tutti armati del fuoco, nessuno di loro sarebbe sopravvissuto e la foresta, e la pianura, e le montagne tutte sarebbero state distrutte senza rimedio. Molti morirono e vi fu grande dolore, e i sopravvissuti si rivolsero al saggio, all’ultimo uomo delle stelle, chiedendogli se conoscesse un modo per far cessare la guerra, se per far questo sarebbe bastato spegnere tutti i loro fuochi e tornare a guardare le stelle.

Ma il vecchio disse loro che era troppo tardi. Per troppo tempo, avete marciato col fuoco e vene siete fidati. Adesso il fuoco è ovunque, il suo fumo certe notti mi impedisce persino di intravedere le stelle. Anche se ora lo spegneste, il fuoco è nei vostri cuori, lo vedo nei vostri occhi.

Risposero che il fuoco era utile, che il fuoco era necessario, che in ogni caso non se ne poteva più fare a meno. E gli fecero osservare che anche lui, davanti alla sua casa, ne aveva appena acceso uno, grandissimo.

Il vecchio confermò che era vero. Avete ragione. Come ogni guerra, che è necessaria solo a sé stessa, il fuoco è necessario. Il fuoco è vostro figlio. Si alzò e poco prima di gettarvisi dentro disse loro infatti vi sopravvivrà.

Xavier Ilya Calosimos

Equilibrium: iniziano le presentazioni (nelle scuole e non). Per chi fosse interessato…

Iniziamo le presentazioni

Per chi fosse interessato bellmaxi@tin.it

Qui due estratti audio del libro, per cui ringrazio gli attori e in particolar modo Gaia Bastreghi; sotto le le indicazioni per l’acquisto (anche Amazon e The Great British Bookshop).

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OPPURE..

https://it.viceversapublishing.co.uk/product-page/equilibrium-l-equilibrio-massimiliano-bellavista

The dark side (of the mind)?

http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2502&idedizione=188
Zoom immagine

Il lato oscuro
del cervello

di Massimiliano Bellavista
Una storia quasi
distopica ma reale
per Adelphi edizioni

Si parla spesso di accoglienza. Di accettazione. Di cambiamento. Facendo forza sui nostri istinti e spesso sul nostro egoismo, a volte riusciamo abbastanza felicemente ad aprirci al nuovo e al diverso. Ma cosa succede se si sposta il punto di vista al nostro interno? Fabio Bacà nel suo romanzo Nova (Adelphi edizioni, pp. 279, € 19,00) cerca di dircelo con un elegante miscuglio di tinte gotiche e di ironia. Ciò che emerge è in sostanza che il nostro cervello è un po’ come la luna, finisce che ne vediamo e ne apprezziamo sempre il lato illuminato, scordandoci del resto. Ma il resto c’è, eccome, e ben se ne accorge Davide, mite, stimato neurochirurgo e padre di famiglia, quando si imbatte in Diego, che sarà il suo nuovo, misterioso, maestro di vita.
«Dio ha creato il mondo con la violenza. L’universo si è espanso nel nulla in virtù della pura violenza. Le nostre anime sono state salvate da un atto di violenza». Diego sembra all’inizio un personaggio appena sbozzato, dal comportamento prevedibile e scontato, quasi un giustiziere. Ma poi le cose si vanno complicando perché è Davide stesso a rendersi conto che è il suo mondo borghese a essere prevedibile e scontato, un paese dei campanelli che ha espulso la violenza dai suoi orizzonti. Ma nel mondo reale esistono i pazzi, i maniaci, i capi sadici e i vicini aggressivi e il nostro lato oscuro ci rende simili a pentole a pressione pronte a esplodere all’improvviso: la nostra violenza nei loro confronti non è affatto morta, è lì, viva e vitale e l’alternativa è solo tra l’ignorarla o l’acquisirne consapevolezza e controllo. Nessuna delle due strade è priva di rischi: cosa fare se in un locale molestano tua moglie? Davide rimane paralizzato e poi traumatizzato dal peso della sua vigliaccheria, Diego invece sfodera un coltello e inchioda al muro l’aggressore con assoluta naturalezza.

Un tema non nuovo ma ben giocato e narrato
La questione non è affatto nuova. In fin dei conti il protagonista Davide condivide l’illusione di Prospero ne La tempesta shakespeariana, ovvero la convinzione di aver dominato la natura e aver posto ogni cosa sotto il suo controllo; ma per ogni Prospero, Stevenson ci insegna che c’è un Jekyll, e occorre venirci a patti per non fare la fine di Atlantide, come ce la racconta Platone nei suoi dialoghi.
Il patto luciferino che Diego propone al protagonista parte da alcune tesi, quasi un manifesto, con cui Diego non manca di indottrinare Davide. «La società moderna reprime gli istinti che non comprende o che non le fanno comodo. Inibisce l’aggressività individuale perché ritiene che confligga con l’idea di civiltà. Gesù è vissuto duemila anni fa: la sua morte violenta ha redento i nostri peccati. Abbiamo decantato la parabola del martirio di tutti i suoi contenuti edificanti, dimenticando che è stata la cruda violenza a restituirci il significato di quel sacrificio».
Diego è senza dubbio crudamente affascinante, e l’attrazione di Davide per il suo maestro a tratti non sembra solo razionale e istintuale, ma anche sensuale. In questo contesto l’autore è bravo a descrivere il magnetismo crescente tra questi due individui con formule e tecniche narrative affatto scontate. Proprio questa dinamica finisce per conferire spessore e verosimiglianza ai due personaggi nonché qualità a tutto il romanzo, facendo da contraltare a certi passi che a tratti tendono invece a essere troppo astratti e didascalici.
Oltre allo stile, è poi il gioco di rimandi e citazioni disseminate nel testo a divertire.

Pensare alla morte
Che fa Davide quando si sveglia? « A cosa pensa un uomo appena si sveglia? Cosa gli recapita la connivenza di inconscio e realtà? […] Probabilmente riflette su di sé, o sulla donna che gli dorme accanto. Forse pensa ai figli. […] Davide no. Davide pensa alla morte». Il pensiero di morte per Davide gioca due ruoli, uno evidente, l’altro non detto. Davide pensa alla morte come a uno spegnimento di problemi, o piuttosto a una loro sterilizzazione indolore. I pensieri legati ai problemi sul lavoro, a quelli familiari con sua moglie Barbara, salutista vegana e logopedista, e col figlio Tommaso, adolescente solitario, alle prese con i primi amorazzi giovanili; quelli sono il livello superficiale. Ma letterariamente la morte è spesso messaggera di cambiamento radicale nell’esistenza del protagonista.
Un altro che pensava alla morte era Pereira. Così inizia il romanzo di Tabucchi, analogamente a quello di Bacà. Pereira, il direttore della pagina culturale del Lisboa, un modesto giornale locale del pomeriggio, all’inizio del romanzo si trova in redazione a riflettere sulla morte. Il che non è assolutamente una novità per lui. La morte per Pereira è un pensiero ricorrente, anzi, un interrogativo a cui bisogna trovare risposta, magari interagendo con qualcuno che ama la vita. E come Pereira muterà radicalmente la sua esistenza grazie all’ incontro con Monteiro Rossi, così Davide cambierà abbracciando il lato oscuro e istintuale della vita proposto da Diego.
«Dominare la violenza o esserne dominati. Toglietemi di dosso l’epitelio della civiltà fino a esporre il sembiante scorticato del mio vero io. Non sono più solo un medico seduto al capezzale di un ragazzo. Sono il figlio prediletto della foresta e del fiume». Ma il cambiamento non ha mai fine e il finale in fondo è un finale ambiguo e aperto. Buona lettura.

Massimiliano Bellavista

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVI, n. 173, febbraio 2022)