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A settembre ripartono i corsi di Barzhaz

Incredibile ma vero in un attimo siamo alla terza edizione di Barzhaz corso base e alla seconda del corso avanzato.

Quindi a settembre 2021 partirà il terzo laboratorio di lettura e scrittura Barzhaz. Sono aperte le iscrizioni! Per partecipare inviare una mail a: barzhaz@loggione.it se volete più info vedete qua , e qui sotto.

Barzhaz’ è un termine di origine bretone che ha a che fare con il concetto di ‘bardo’, ma anche con quello di canto, narrazione e oralità.
Gli studi scientifici più eminenti confermano quello che ogni buon scrittore sa: prima esiste il suono, l’oralità; poi viene la lettura, dove a quei suoni si associano parole indelebilmente dotate di forma e sostanza. Solo dopo, se ci sono le condizioni, la scrittura ‘accade’.

Nel contesto attuale, quello della scrittura, Barzhaz significa credere tre cose:

  1. Non si può forse insegnare a scrivere ma si può sicuramente insegnare a leggere.
  2. Le scuole di scrittura non vi servono, e la vera creatività viene dallo stimolare e accrescere il proprio registro espressivo attraverso la lettura.
  3. Leggere è come cacciare le parole e le loro tracce: non si improvvisa e serve tanto la teoria quanto la pratica.

Se si diventa cacciatori di parole si può diventare scrittori.

In sostanza, il nostro cervello attiva, durante la pratica della lettura, la regione cerebrale in precedenza utilizzata da nostri antenati cacciatori per riconoscere le tracce degli animali cacciati o ai quali sfuggire. Quale che sia il vostro scopo nella scrittura, ovvero comprenderla in profondità (seguire le tracce lasciate da altri) o fare di essa il vostro principale obiettivo (lasciare delle tracce del vostro passaggio) Barzhaz vi può aiutare a:

  • capire come leggere criticamente ed analiticamente un testo;
  • comprendere gli elementi e i metodi rilevanti della narrazione di una storia;
  • padroneggiare stili e tecniche narrative;
  • gestire i vostri ritmi di lettura e scrittura;
  • sviluppare il vostro’ marchio di fabbrica’ in ambito letterario;
  • comprendere come trasformare tutto questo in una comunicazione efficace verso lettori ed editori

Il programma di Italia Book Festival: siamo in ballo 20 e 21 Marzo

I racconti arrivati sono più di tutte le altre volte, una tendenza in crescita costante che ci sorprende ogni volta che proponiamo il Laboratorio dentro al Festival. Che bello sarebbe farlo dal vivo! (ma ci arriveremo). Da Barzhaz noir del 2020 adesso nella prima parte del 2021 abbiamo il tema dell’amore, assai impegnativo per uno scrittore che si rispetti, E molti lo hanno gestito con eleganza e imprevedibilità. Quanto alla ‘lettura anatomica’ di un racconto del Sabato 20, quello è un esperimento e credo anche una gradita sorpresa per chi vorrà collegarsi: toccheremo almeno una piccola parte dei temi che affrontiamo abitualmente nel corso Master di Barzhaz. (così se vi piace, poi potete iscrivervi!)

Sabato 20 marzo ore 18,30 ANATOMIA DI UN RACCONTO – uno sguardo dentro la narrazione con il prof. MASSIMILIANO BELLAVISTA – Lettura “anatomica” di un racconto. Se avete palato fino e stomaco forte vediamo cosa c’è dentro e sotto le parole di una storia. E soprattutto, come funziona una narrazione

Domenica 21 marzo ore 18,30 PREMIAZIONE RACCONTI “LE VIE BREVI” – premiazione dei migliori racconti brevi 

Note varie su meraviglia, fantasia, virtuale e autofinzione

Parlando con i ragazzi di Recensio e stasera con gli allievi, anzi gli amici , di Barzhaz, oggi sono venute a galla alcune piccole/grandi riflessioni.

Non è che la narrativa emergente è, con tutta evidenza, quella scritta e vissuta in prima persona.?

Cosa ricerca il lettore in una narrazione? Sempre più, sembra, ciò che non trova nei racconti costruiti su personaggi deboli, scontati o mal costruiti, ovvero almeno alcuni ingredienti di questa lista: autenticità, credibilità. svago, intrattenimento, possibilità di lettura a vari livelli di comprensione, sensibilità, profondità e impegno . Ecco l’interesse crescente nella lettura di saggi (se ben scritti), biografie, libri di viaggio o di testimonianza degli argomenti più vari.

Libri insomma dove c’è un io narrante, più o meno autentico, vero o verosimile, che si traduce in parole. Un narratore che fa un viaggio insieme a chi legge, qundi; lo fa forse perchè quel narratore come obiettivo sembra avere non solo quello di raccontare storie, ma quello di curarsi, di ‘crescere’ e di liberarsi dal peso di sentimenti e contenuti forti, che necessariamnete deve condividere con qualcuno. Il lettore. Il tutto giocando in un campo in cui può sicuramente dare qualcosa in più, senza essere smentito, perchè lo conosce bene (o almeno crede): la propria vita. e il bagaglio di conoscenze apprese vivendola.

Ingegneria del sé, come sostiene Sergio Blanco, autodafè del proprio vissuto, fabbrica e reinvenzione dell’io che può anche sconfinare facilmente nel narcisismo e nella noia, l’autofinzione equivale a narrare ponendo l’io come guida di una storia: è una prospettiva da una parte rassicurante, dall’altra inquietante.

Di fatto per il narratore è come fare entrare la propria anima in un tunnel di specchi, in un gioco infinito di rimandi tra vero e verosimile.

Nel gioco che facciamo spesso del chi, come cosa dove quando e perchè, l’autofinzione sembra appiattire e relativizzare i sei servitori di Kipling. Come nella teoria della relatività, le prospettive cambiano nll’autofinzione: il chi e il cosa e il perchè sembrano quasi coincidere, il dove di per sè è quasi un personaggio, il quando può anche non contare niente, perchè l’io narrante per definizione spazia nel tempo, senza regole.

La realtà. Ecco l’altra riflessione. Abbiamo parlato della narrazione e del suo rapporto con il dominio del fantastico. Ma poco o quasi per niente si parla della narrazione, delle storie letterarie, in rapporto all’emergere prepotente del virtuale. Se lo si fa, ci si approccia al tema essenzialnente da un punto di vista strumentale. La realtà virtuale insomma è per lo più vista come potenziamento del testo, come ‘letteratura aumentata’. E-book, videogiochi, algoritmi creativi, una stampella per la realtà tangibile dei libri di carta…è veramente tutto qui? Molti avvertono che c’è, o sta per nascere, qualcosa di più. A quando una letteratura autenticamente ‘nativa’ del mondo virtuale, cioè di una dimensione nuova, che non è completamente ascrivibile alla realtà, ma nemmeno al dominio del fantastico? Dovremo forse riscoprire il vecchio senso del ‘meraviglioso’ al posto di quello del fantastico?. E che ruolo giocano davvero i nostri sensi e la fantasia in tutto questo?

Varie (relativamente) importanti

Barzhaz 1 è arrivato oggi al suo secondo appuntamento mentre il corso avanzato partirà come da programma il 10 Febbraio. E’ una formula interessante e vedo con piacere che sta crescendo.

Il premio Asimov sta arrivando alle sue fasi più vive e sta avendo (anche per quello che posso vedere con le scuole e gli incontri che facciamo in giro, purtroppo ancora a distanza) dei risultati di partecipazione eccezionali, nonostante la crisi, nonostante la pandemia, nonostante tutto, a testimonianza di come i giovani abbiano più di tutti la voglia e la capacità di reagire. Anche grazie ad iniziative come questa.

Recensio III sta continuando e a breve compariranno nuovi articoli su Sherwood/Parktime

Intanto il giorno 13 p.v. con Toscanalibri c’è un evento a cui tengo molto.

Barzhaz 2: il livello base e adesso anche l’avanzato partono a Gennaio. Ecco i calendari e le modalità di iscrizione

A gennaio 2021 partirà il secondo laboratorio di lettura e scrittura Barzhaz. Grazie per le bellissime parole dei miei ‘primi’ allievi del corso che si è svolto tra Settembre e Novembre.

Trovate video e tutti i dettagli sul sito di italiabookfestival ma intanto queste sono e date previste per il laboratorio di primo livello:

 –    giovedì 21 gennaio 2021

–    giovedì 04 febbraio 2021

–    giovedì 18 febbraio 2021

–    giovedì  04 marzo 2021

 – giovedì 18 marzo 2021

Per gli Autori interessati a un laboratorio di secondo livello (avanzato) le date previste sono:

– mercoledì 10 febbraio 2021

– mercoledì 24 febbraio 2021

– mercoledì 10 marzo 2021

. mercoledì 24 marzo 2021

Per informazioni e iscrizioni scrivere a barzhaz@loggione.it

Barzhaz’ è un termine di origine bretone che ha a che fare con il concetto di ‘bardo’, ma anche con quello di canto, narrazione e oralità.
Gli studi scientifici più eminenti confermano quello che ogni buon scrittore sa: prima esiste il suono, l’oralità; poi viene la lettura, dove a quei suoni si associano parole indelebilmente dotate di forma e sostanza. Solo dopo, se ci sono le condizioni, la scrittura ‘accade’.

Nel contesto attuale, quello della scrittura, Barzhaz significa credere tre cose:

  1. Non si può forse insegnare a scrivere ma si può sicuramente insegnare a leggere.
  2. Le scuole di scrittura non vi servono, e la vera creatività viene dallo stimolare e accrescere il proprio registro espressivo attraverso la lettura.
  3. Leggere è come cacciare le parole e le loro tracce: non si improvvisa e serve tanto la teoria quanto la pratica.

Se si diventa cacciatori di parole si può diventare scrittori.

In sostanza, il nostro cervello attiva, durante la pratica della lettura, la regione cerebrale in precedenza utilizzata da nostri antenati cacciatori per riconoscere le tracce degli animali cacciati o ai quali sfuggire. Quale che sia il vostro scopo nella scrittura, ovvero comprenderla in profondità (seguire le tracce lasciate da altri) o fare di essa il vostro principale obiettivo (lasciare delle tracce del vostro passaggio) Barzhaz vi può aiutare a:

  • capire come leggere criticamente ed analiticamente un testo;
  • comprendere gli elementi e i metodi rilevanti della narrazione di una storia;
  • padroneggiare stili e tecniche narrative;
  • gestire i vostri ritmi di lettura e scrittura;
  • sviluppare il vostro’ marchio di fabbrica’ in ambito letterario;
  • comprendere come trasformare tutto questo in una comunicazione efficace verso lettori ed editori.

COME PARTECIPARE

Per accedere a Barzhaz è necessario:

  • Un testo che stia tra le 6 e le 10 mila battute
  • Lo stralcio o il progetto del suo progetto di scrittura (se c’è) che sia romanzo, silloge di racconti o opera di qualunque genere
  • Un breve profilo personale

Da inviare a barzhaz@loggione.it

Struttura del corso di primo livello

Ogni incontro quindicinale:

  • si basa su un video introduttivo di qualche minuto
  • assegna una o più letture
  • assegna dei lavori da fare e consegnare entro i successivi dieci giorni

Temi di massima (l’ordine degli argomenti e l’estensione degli stessi dipenderà dagli interessi specifici dei partecipanti)

  1. Anatomia di una storia: il concetto di narrazione e gli amici di Kipling
  2. La narrazione come scenario
  3. Strategie e tattiche narrative
  4. La lettura critica di un testo
  5. La recensione come via maestra per la comprensione tecnica di un testo
  6. Le forme della narrazione: la forma breve
  7. Le forme della narrazione: romanzo e racconto lungo
  8. La scelta: partenza di un proprio ‘cantiere letterario’ che sarà condiviso con la scuola al fine di sviluppare una propria opera.
  9. I registri
  10. Le tecniche
  11. Il dialogo
  12. L’editing e la proposta di un testo
  13. La pubblicazione e la promozione

Riconoscimenti

Le migliori opere saranno raccolte e pubblicate in e-book.

Costi e modalità d’iscrizione

Per iscriversi al corso è sufficiente acquistare libri Edizioni del Loggione o Damster edizioni per un valore di almeno 50 euro.
Il catalogo completo su cui scegliere è su www.librisumisura.it

Il curatore del corso

Massimiliano Bellavista, fondatore di thenakedpitcher.com e di Caffè Letterario 19 è consulente di direzione, scrittore, blogger e docente di Management strategico presso l’Università di Siena. Vincitore di premi letterari, suoi racconti e poesie sono pubblicati su riviste e antologie. Tiene laboratori di lettura e scrittura nelle scuole. È stato scelto tra i 120 global experts per il progetto europeo vision. Le sue opere più recenti di narrativa, poesia e saggistica sono pubblicate da Franco Angeli, Castelvecchi e Licosia.

L’origami letterario di Barzhaz. Quando la fine è solo una piega in più.

Desinit, excipit. Chiamatelo pure come volete. Meno personale e definitivo di un incipit, a volte quasi dimesso. Creare una fine per la narrazione è l’arte di piegare il racconto come si fa con la carta per l’origami. Solo che a piegare il foglio questa volta non sono le dita, ma le parole. E così questo racconto immaginatelo come un foglio di carta. Ogni finale una piega in più. Perchè a raccontare, non c’è mai fine.

Questo origami, particolarmente ben riuscito, lo dedico agli allievi di Barzhaz 1, e al bel lavoro fatto durante il corso!!!

Aprì gli occhi e fissò la parete.

Cosa l’aveva svegliato?  Tese l’orecchio per afferrare un suono, un rumore…niente

Alzò gli occhi e guardò la finestra in alto. Buio pesante che faceva dubitare di averli, gli occhi. Tese la mano: non c’era niente da toccare. La bocca era impastata e come anestetizzata. Non gli comunicava nulla.Aveva dormito steso su un fianco. Si rannicchiò ancora di più, in posizione fetale, anche se i muscoli facevano male. Fece per parlare, ma sembrava che le code vocali fossero diventate dure ed inerti, di pietra. Non l’avrebbe avuta vinta. La prigionia. Il suo aguzzino venuto da nulla. Era stato scelto perché somigliava a suo padre, gli aveva detto.

Ma lui di padre aveva avuto uno studioso. E lo stupido sadico non gli aveva tolto l’anello del veleno, il poison ring con l’ametista che una volta, tanto tempo prima, gli aveva regalato. L’unico senso attivo era il tatto, stava toccando l’anello. Per dimostrargli che l’acqua non era avvelenata ne aveva bevuto anche lui dal suo bicchiere. Ma non prima che gli avesse scaricato dentro tutto il veleno. Il veleno della lumaca di mare Conus regius, provvista di un peculiare arpione velenoso con il quale uccide le proprie prede, paralizzandole. Suo padre gli aveva rivelato il contenuto dell’anello solo poco prima di morire. Si apriva con uno scatto e una torsione dell’ametista, occorreva sapere come fare, e tanta, tanta forza. E pensare che aveva vissuto per più di vent’anni con quel veleno al dito, senza saperlo.

E ora sarebbe morto, Forse lo era di già.

L’aguzzino tra gli spasmi di dolore, sempre più acuti, come se un gigantesco pungiglione rovente gli entrasse a poco a poco nell’intestino disfacendolo fino ad afferrargli i polmoni, pensò che lui là dentro, l’ennesima, anzi l’ultima, reincarnazione di suo padre (il nome fittizio non gli interessava) sarebbe morto lentamente, molto lentamente. Il veleno di cui aveva intriso la sua tuta da prigioniero provocava una lenta deprivazione sensoriale. Si moriva persi nel labirinto di sé stessi, senza provare o sentire più niente. Assetati di una luce, di un rumore, di una sensazione tattile o gustativa. Gli aveva lasciato aperta anche la finestra, in alto, che dava sulla strada, ma tanto non sarebbe stato in grado di vederla.

Alice chiuse il libro. L’ultima lezione della scuola di lettura e scrittura volgeva al termine.  E mancava il finale alla storia

Fece il solito giro di opinioni. 

Massimiliano disse che gli andava bene così. Un bel finale tronco.

Non tutti erano d’accordo.

Emilia, sempre distratta e attempata, disse che la polizia, chiamata da un vicino aveva arrestato l’aguzzino e salvato il prigioniero. Casualmente, i soccorritori avevano subito l’antidoto pronto, e così avevano salvato anche il serial killer. Lui poi in galera si era pentito, aveva chiesto perdono e i due erano divenuti amici. Ci fu silenzio e nessuno commentò.

-Sì, ma i personaggi saranno morti davvero, tutti i personaggi? Osservò Roberta ansiosa come al solito.

Sentite qua: ho una proposta per il finale. Intervenne Giulio

-Sarebbe?

Sarebbe che fu allora che il detective Hobbes fece irruzione. Per il serial killer non c’era più niente da fare. Ma riuscirono a salvare il prigioniero, perché il veleno aveva azione molto lenta.

-E dai su…e che finale è …prevedibile., troppo prevedibile Commentò un altro.

Per me Hobbes interviene, sì, ma nota che l’aguzzino è chiuso dentro, mentre il prigioniero ha una via di fuga aperta. E allora pensa che le parti siano invertite. Il prigioniero diventa l’aguzzino, e l’aguzzino la vittima. Aggiunse la stessa persona.

Io immaginerei che Hobbes entra. Poi le cose vanno come vanno. Ma dopo anni, c’è una nuova scena. Ci sono due uomini. L’aguzzino e il prigioniero. E uno dei due porta ancora quello stesso anello. Fece presente un altro.

Un altro ancora, mi pare Daniele, propose un finale diverso.

In realtà la finestra la vedeva o meglio la intravedeva e soprattutto sentiva l’aria fresca pungergli la faccia. Era ancora vivo. L’acqua che aveva bevuta era davvero solo un sorso, solo un goccio, non posso morire. Pensò. Con fatica si girò supino, girò la testa in direzione della finestra e respirò. Un conato di vomito salì prepotente alla gola e poi al naso, si rigirò sul fianco e si liberò. Schifosamente sporco, maleodorante ma vivo. L’orecchio questa volta afferrò un rumore poi una voce. Suo padre.    

Era arrivato il termine della lezione. Chiusa la stanza, era il tempo di far sparire i due cadaveri giù di sotto. Peccato che suo fratello fosse morto, ma almeno avevano raggiunto lo scopo di vendicarsi di loro padre. e di tutti quelli che portavano la sua faccia.

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Non sono ancora sicuro che vada. Sospirò dall’altra parte della porta blindata

Senti, sono a pezzi, non riesco a pensare ad altro. Liberami e scriveremo un libro assieme, Te lo giuro. Implorò lo scrittore.

Sicuro?

Te lo giuro, te lo giuro te lo giuro.

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Ok mi sembra che ci siamo.  Ormai è tempo di finire le nostre sedute.

E  potrò uscire.

Sì, e questo racconto lo dimostra. Adesso hai rielaborato il Tuo dolore, guardi al Tuo passato con razionalità e con sufficiente distacco. Alla luce dei progressi fatti, raccomanderò alla commissione che Ti affidino all’esecuzione penale esterna. Lavorerai in una cooperativa sociale, quella di cui hai conosciuto il presidente e i volontari in questi mesi.

Annuì

Grazie

Dovere. Allora ciao. E buona vita.

Si chiuse la porta e la psicologa lasciò la cella.

Con la mano che ancora funzionava, mise via il quaderno con il racconto.  Se solo il veleno non gli avesse lasciato tutti quegli acciacchi. Ma la cooperativa ora riempiva tutti i suoi pensieri. Il presidente era suo padre. Un altro ancora.

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­­­­­­­­­­­­­­­­L’intricata siepe di biancospino sarebbe stata il nascondiglio perfetto per osservare non visto.

Le lunghe spine aguzze graffiarono di rosso le sue mani mentre si faceva largo con decisione tra i rami.

Quell’uomo era il suo unico obiettivo ormai. Non si sarebbe fermato di fronte a nulla, pur di eliminarlo. Voleva vendetta.

La prigione, dove era stato rinchiuso fino a quel momento, gli aveva salvato la vita ma il suo lavoro alla cooperativa finalmente rappresentava l’occasione di avvicinarlo.

Prese fuori di tasca l’anello con l’ametista. Lo avrebbe usato ancora una volta.

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Nel momento in cui nella sua testa si materializzò una strategia, il simulatore iniziò a suonare.

Dannazione!

Aprì il portello e uscì seccato.

Non sopportava più quei test per mettere alla prova le sue abilità, giorno dopo giorno. Per poi sentirsi dire che era ancora troppo presto. Era stato esonerato dal servizio molto tempo prima. Da sei mesi. Forse un anno. Non ne aveva più chiara cognizione.

Eppure sentiva di aver recuperato la lucidità mentale perduta, offuscata dagli effetti del veleno contenuto nella tuta.

In alcuni momenti, doveva ammetterlo, aveva pensato di non farcela. Ma era di nuovo in piedi.

Allo stesso modo avrebbe battuto quella dannata macchina.

Guardò l’esaminatore e attese il verdetto.

Nessuna parola uscì dalle sue labbra. Ma sorrise.

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Proprio in quell’istante, in un bar situato nella malfamata e nebbiosa periferia della città, Ingrid attendeva un segnale.

Il telefono emise un bip. Il messaggio, anche se telegrafico, conteneva tutto ciò che voleva sapere.

Idoneo.

Compose immediatamente il numero.

Dall’altro capo del filo, suonò libero una sola volta poi…il silenzio.

Chi non è in grado di intendere non va lasciato libero, la cura è l’unica soluzione.     

Così sia, psicologa.

Riattaccato il telefono, uscì dai locali della cooperativa. Decise che era il caso di agire subito.

Avrebbe pensato al presidente nel pomeriggio. Lui al momento non costituiva un reale pericolo. Mentre quel folle con l’anello sì.

La sua mente si era risvegliata, era consapevole. Aveva capito di non essere unico.

Presto avrebbe individuato altri come lui e li avrebbe fomentati alla rivolta.

Non poteva permettere che persone innocenti perdessero la vita, che il mondo beatamente ignaro aprisse gli occhi sui reali progressi della genetica nelle mani di tentacolari società ai limiti della legalità.

Doveva continuare la caccia. Fino alla fine.

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…e chissà quanto ancora si potrebbe andare avanti. Ma ora la carta si fa spessa, e dura come legno da piegare ancora. La notte è fonda. Un Grazie particolare a Ilaria Montaguti e a Daniele Rondinelli per aver collaborato e consentito la pubblicazione di questo piccolo gioco, uno dei tanti che abbiamo cercato di fare o immaginare durante il corso. Loro sono scrittori, prima che allievi. Amici prima di tutto. Ad maiora!!!!

Barzhaz 1 chiude oggi, A Gennaio i nuovi corsi base e avanzato

Barzhaz chiude i battenti con oggi per il 2020. I nuovi corsi inizieranno a gennaio.

Barzhaz noir invece ha chiuso domenica: qui la pagina con tutti i racconti vincitori. Un sincero ringraziamento a tutti i non pochi partecipanti.

La scuola Barzhaz è stata per me un’esperienza molto costruttiva. Ringrazio chi ha creduto nel progetto, sicuramente originale e diverso.

Ringrazio i partecipanti: è stato bello lavorare con loro e sarà altrettanto interessante e piacevole continuare nel 2021.

Per saperne di più, su regolamento e modalità di iscrizione:

https://www.italiabookfestival.it/iniziative-collegate/barzhaz

O scrivete a barzhaz@loggione.it

Barzhaz noir primo posto

Procedendo per gradi

Guardò ancora una volta la sua stessa testa fissarlo dal pavimento. Era decisamente la sua, senza ombra di dubbio. Era stata decapitata con un taglio netto da una grossa lama. Cambiò prospettiva e con gli occhi della sua testa sul pavimento vide sé stesso ritto in piedi. Decise di procedere per gradi. Stava forse dormendo? Doveva escludere la possibilità che si trattasse di un sogno. Con un rapido gesto s’infilzò la coscia con il tagliacarte che stringeva nella mano sinistra. Entrambe le teste ebbero un sussulto e all’unisono emisero un grido di dolore. O almeno così parve all’uomo che prontamente gettò a terra il tagliacarte. Per un breve lasso di tempo aspettò che accadesse qualcosa. Non registrò nulla di rilevante, a parte il forte dolore alla coscia sinistra. Annotò nella mente il dato: non stava sognando. Spostò lo sguardo di un paio di metri e vide il corpo. Se c’erano una testa e un corpo separati con tutta probabilità appartenevano al medesimo uomo. Escluse l’ipotesi del suicidio. Non restava che scoprire chi era l’assassino.

Era bravo a trovare il colpevole, il migliore. Nessuno riusciva a farla franca. Da vent’anni aveva un’agenzia in società con il fratello, col quale suo malgrado condivideva tutto… anche Maria.

Per lui non era mai stato facile avere un gemello. Doveva mettersi subito al lavoro. Posò il machete, che stringeva ancora nella mano destra, si rimboccò le maniche e si rese conto con orrore che la camicia appena ritirata dalla lavanderia era tutta sporca di sangue

 

Barzhaz noir secondo posto

Sunday

La sala era gremita. Tra i tavoli, tutti occupati, i camerieri si muovevano lesti, ma discreti, attenti a soddisfare ogni richiesta dei clienti, senza disturbare le loro conversazioni e lo spettacolo musicale che si svolgeva al centro del locale.

Le luci, basse e soffuse, rivestivano di un alone lattiginoso corpi e arredi, mentre le note dello swing saltellavano ritmate e gioiose negli spazi vuoti, mescolandosi a chiacchiere, risate, tintinnii dei bicchieri.

 Dall’alto della scalinata di accesso al locale, avvolto dall’aroma intenso della Gauloises tra le labbra, il proprietario si godeva soddisfatto la scena.

L’ennesimo successo del suo locale au grand complet.

Aveva appena riposto in cassaforte parte dell’incasso della serata e più tardi avrebbe aggiunto i proventi della sala da gioco.

 Era ricco! Circondato dal lusso, da gente pronta a scattare a un suo comando, a compiacerlo in cambio della sua protezione. Ogni desiderio soddisfatto.

Sua anche la donna sensuale che cantava e ballava in quel momento e che aveva lasciato da poco il caldo rifugio delle sue braccia.

La voce di lei, nera, calda, profonda, stava cantando Sunday.

Il suo corpo, lucida liquirizia avvolta nella seta rossa, si muoveva vibrante e sensuale. La mano batteva il tempo sul fianco, le gambe eseguivano passi di danza: secondo, quarto tempo, tre passi a destra, un volteggio, altri tre passi.

Un uomo si era alzato dal tavolo. Salite le scale, gli passò accanto, probabilmente diretto alla sala da gioco. Non ci fece caso, gli occhi fissi sulla dea bruna.

Quella notte trovò la cassaforte aperta e vuota. 

Qualcuno aveva scoperto la combinazione: 2-4-3-1-3.