In evidenza

Talk show sul Kung-Fu

Bella chiacchierata su Kung -Fu e dintorni oggi su Canale 3. Quello che c’era da dire sul libro è stato detto… adesso non resta che leggerlo!

In evidenza

Sulla bellezza dei libri sbagliati

Un articolo per gli amici di Ediciclo e in generale, sulla bellezza degli errori. Intanto Il Kung Fu della lingua …https://www.betti.it/product/il-kung-fu-della-lingua-2/

La bellezza
di un libro
“sbagliato”

di Massimiliano Bellavista
Ediciclo sfrutta un refuso
a suo vantaggio, in un libro
che esalta la natura

Nel nostro mondo, ci sono errori dappertutto, e il mondo delle parole e dei libri non può certo fare eccezione: persino nella prima edizione della nostra Costituzione si trovano refusi (ne abbiamo anche parlato qui), come del resto nelle prime versioni a stampa della Bibbia.
Se ci sono errori in questo tipo di testi, sorvegliatissimi, non dovrebbe sorprendere che la cosa capiti anche nel mondo editoriale, anche presso quegli editori medi e piccoli italiani, e sono tanti, che della qualità materiale di ciò che immettono sul mercato fanno il loro vanto alla stressa stregua dell’attenzione ai contenuti letterari. È accaduto anche a Ediciclo, brillante e dinamica realtà editoriale italiana di cui ci siamo recentemente occupati su queste pagine. E siccome la storia è peculiare quanto il libro di cui trattiamo, peculiare ed inscindibile da esso a cominciare dalla veste editoriale, vale la pena parlarne di pari passo.

Una sorpresa (s)gradita
Dopo due fortunati testi quali Del camminare e altre distrazioni. Antologia per viandanti e sognatori del 2017 e Dell’andare in bicicletta e altre divagazioni. Antologia per ciclisti e sognatori del 2020, non è un caso che proprio il 2020, quell’annaccio, eserciti ancora per una volta il suo malevolo influsso anche sul programmato terzo libro della serie, che così bene la completa. Dell’andare in montagna e altre amabili ascensioni. Antologia per escursionisti e sognatori (Ediciclo, pp. 176, € 22,00), curata da Francesca Cosi e Alessandra Repossi, con la Prefazione di Linda Cottino e con le illustrazioni di Giulia Neri, questo bel libro che suggeriamo a tutti, è stato appunto l’involontaria e innocente vittima di un errore. Scrive l’editore, in una pagina apposita del sito: «In casa editrice ci stavamo già pregustando l’uscita della nostra piccola strenna natalizia, quando… aprendo la primissima copia arrivata in redazione “fresca di stampa”, iniziamo a sfogliarla – e l’annusiamo, dobbiamo ammetterlo, ci ficchiamo proprio il naso dentro le pagine, ogni volta che arriva un libro nuovo, come fosse la prima volta – poi apriamo le prime pagine per verificare se tutto torna, se i colori sono giusti, se al tatto è piacevole, finché l’occhio cade sulla parte finale della prefazione. Ci accorgiamo subito che qualcosa non quadra: come mai tutti questi termini legati alla bicicletta? Ma non era un libro sull’andare in montagna? Che strano… Allora giriamo pagina ancora, torniamo indietro e notiamo altri termini legati alla bicicletta come “velocipede”, “ciclisti”, “manubrio”, “due ruote” e poi l’amara scoperta: increduli e un pochino spaesati ci accorgiamo che l’inizio dell’ultimo paragrafo a pagina 9 inizia con una bella lettera minuscola, così: “nobiltà del cavallo alato”. NOOOOOO!».
Insomma, per farla breve accade che in calce alla Prefazione della giornalista Linda Cottino sia rimasto, come un virus insidioso e nascosto allo sguardo anche più attento, un brano della Prefazione della precedente antologia, quella dedicata alla bicicletta e a firma di Marco Pastonesi. Ed ecco che l’editore immagina una via di uscita da questa situazione bella, creativa ed efficace quanto il contenuto del libro.

Un piccolo errore dentro un ottimo libro
Spesso, spessissimo nelle recensioni non ci si cura per niente del fatto che prima di tutto il libro ha una sua materialità. Ben lo si comincia a capire oggigiorno, in un periodo di rarefazione di lettori e lettrici, e ce ne siamo occupati anche di recente dedicando un articolo a Testo, fiera libraria fiorentina dedicata al libro e in special modo al prodotto librario/editoriale: il libro è prima di tutto un prodotto, un prodotto complesso e articolato. E allora un bel volume comincia anche da questo: in primis un’attraente veste grafica, e il libro di cui parliamo ce l’ha, poi una bella copertina e delle incisive illustrazioni, e qui non mancano proprio e… un errore che subito lo trasforma in un oggetto da collezione. Quale migliore esempio dell’importanza della materialità di un libro? «Dopo tanto discutere in redazione – lo ristampiamo? lo mandiamo al macero? lo teniamo così? beh dopotutto al libro non manca nulla, semmai ha qualcosa in più – abbiamo deciso che non sarebbe stato giusto nei confronti del pianeta sprecare 850 kg di carta dato che tanta ne era servita per questa prima edizione. Così, dopo aver consultato alcuni addetti ai lavori e aver ascoltato le loro preziose opinioni, abbiamo deciso che il volume sarebbe stato comunque distribuito così com’è, unico nel suo essere imperfetto». E secondo noi gli autori e l’editore hanno avuto perfettamente ragione a dire questo. Del fatto se ne sono occupati in tanti, conosciamo qualcuno che il libro lo ha ordinato per conservarlo nella sua confezione, dove è riportato per mezzo di un adesivo rimovibile questo episodio e il suo messaggio potente di unicità, come se si trattasse di un Gronchi rosa, di un oggetto da collezione. Insomma, in una parola, evviva il libro che sopravvive agli errori, anzi li trasforma in valore!
D’altronde cos’altro come l’errore può contribuire meglio della versione corretta a rendere memorabile un passo, una storia o un concetto: se l’errore materiale può rendere un libro rarissimo, l’errore editoriale può essere addirittura fonte di ispirazione. Si potrebbe dire che l’errore gioca in letteratura il ruolo che la mutazione genetica gioca nel Dna e che in fondo la selezione naturale la opera il lettore, stabilendo ciò che da errore diviene genialità e normalità e ciò che invece si perde nell’oblio.
La storia è piena di questi episodi curiosi, che vi invitiamo senza meno ad approfondire: a cominciare dall’illustre Robinson Crusoe (dove di errori ce ne sono molti e assai famosi ma questo non altera la bellezza dell’opera) l’errore è parte insopprimibile e quasi necessaria di molti celebri volumi e del loro fascino, tanto che si potrebbe scrivere una storia dell’errore letterario (non sarebbe tempo sprecato).

Una bella antologia
Il volume dal punto di vista dei contenuti ha vari meriti: cominciamo senza dubbio dai tre racconti inediti, pubblicati per la prima volta in Italia di George Sand, Mark Twain e Mary E. Wilkins Freeman. Potremmo anche citare il merito indubbio di aver saputo rivitalizzare e nobilitare in modo originale il concetto di antologia.
Inoltre il libro rappresenta l’ennesima dimostrazione del fascino della letteratura che parla di viaggi e di contemplazione della natura. È la montagna, in tutte le sue declinazioni materiali o immaginarie, la vera protagonista di questo volume che permette al lettore di arrampicarsi sulle vette più alte in cordata con i più grandi autori della narrativa internazionale da Emilio Salgari a Alexandre Dumas, da Jack London a Victor Hugo. Ogni ascensione letteraria è caratterizzata da uno stile, una testimonianza, un personaggio che graffia sensibilità e sentimenti del lettore, giocando su tutte le corde, anche quelle dell’ironia.
Insomma un testo da raccomandare per chi vuole essere in sintonia con la natura in tutti i sensi, anche in quello non trascurabile e spiritualmente appagante di aver contribuito a salvaguardare l’ambiente evitando che un errore “uccidesse” un libro trasformandolo in una triste quasi tonnellata di rifiuti da smaltire.

Massimiliano Bellavista

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVI, n. 175, aprile 2022)

In evidenza

Esce Il Kung Fu della lingua

Dopo un annetto buono di lavoro ecco un qualcosa, credo, di veramente nuovo sul mercato. I n ogni caso risponde, speriamo, alle richieste che ci arrivavano dal campo, cioè dagli utenti dei corsi che facciamo in giro per l’Italia.

Tra l’altro ringrazio l’Editore anche perchè si tratta di un libro, cosiddetto, ‘esteso‘, ovvero pubblicato con logiche moderne al di là degli stessi contenuti, ad esempio con componenti mutimediali accessibili tramite i vari QR Code, una landing page sul sito dell’editore stesso e contenuti aggiuntivi aggiornati mensilmente. Ma si tratta, se si vuole, anche di un vero corso di scrittura ed eloquenza, con la possibilità di vedersi pubblicati gli scritti migliori.

Insomma crediamo un ottimo rapporto costi/benefici per cui se potete, compratelo! O meglio pazientate ancora qualche giorno perchè è in fase di ditribuzione cartacea e digitale proprio adesso.

http://www.toscanalibri.it/it/shop/il-kung-fu-della-lingua_7756.html

In evidenza

Varie: due articoli, una intervista, una recensione dell’ultimo libro

Bella tre giorni a Bagnoregio e Montefiascone con molti giovani. Brillanti gli interventi di Lello Voce (che ringrazio per il divertentissimo pomeriggio passato assieme e la bella dedica) e Marcello Fois.

Anno XVII, n. 189 ottobre 2021  
La recensione libraria Chi siamo Contatti Editoriale Prossimamente   ARCHIVIO In primo piano Questioni di editoria La cultura, probabilmente La recensione libraria Un editore al mese   LINKS AMICI   Allucinazioni americane,
vertigini dell’anima:
una rivelazione in ogni senso
Dal “padre” di Adelphi
uno studio su Hitchcock
di Massimiliano Bellavista Il terzultimo libro di un grande scrittore e di un ancor più grande editore quale Roberto Calasso si intitola curiosamente Allucinazioni Americane (Adelphi, pp. 766, € 14,00) ed è il primo che ha dato alle stampe nel suo ultimo anno di vita, il 2021. Gli altri due sono decisamente più in linea con la sua precedente produzione, e assai più autobiografici. Qui il protagonista è il cinema. Nell’ambito del cinema, si tratta di un suo interprete assoluto, Hitchcock. Nell’ambito della produzione del grande regista, si affrontano due film tra i suoi più sibillini ed enigmatici, La finestra sul cortile e La donna che visse due volte.
Il punto di vista di Calasso sui due film è assai originale, e il libro che ne risulta è godibile, mentre lo si legge si ha come l’impressione di esserne parte in causa e di dialogare direttamente con l’autore. Ma è un abile gioco di specchi che spesso inganna. «Questo è un libro su un rompicapo ed è un rompicapo esso stesso».

Le mille madeleine e gli infiniti dettagli di due capolavori gemelli
È una ben ambigua e sofisticata madeleine proustiana quella che compare ne La donna che visse due volte. L’avvocato e poliziotto John Ferguson soffre di vertigini: durante un inseguimento sui tetti dei grattacieli di San Francisco, aggrappato a una grondaia e sospeso nel vuoto, vede un collega precipitare al suolo nel tentativo di salvarlo. Quest’incidente sarà la causa della sua acrofobia. Un suo ex compagno di college, Gavin Elster gli affida l’incarico di sorvegliare sua moglie Madeleine, vittima di strane ossessioni, durante le quali la donna s’identifica con la bisnonna materna, Carlotta Valdés, la quale, abbandonata dall’amante e privata della figlia nata dalla loro relazione, morì suicida a 26 anni, la stessa età di Madeleine. Nomen omen, madeleine/Madeleine entra in scena come immagine mentale dagli effetti però molto reali, in quanto la sua “esistenza” impone che «un’altra donna muoia: la moglie di Elster prima, Judy dopo». Ferguson sprofonda lentamente (la lentezza caratterizza tutti e due i film di Hitchcock a differenza di altre sue pellicole caratterizzate da paradigmi ritmici e temporali assai più immediati) in un passato insondabile, al contempo esistente e irreale e qui l’indagine di Calasso si fa fine. «Il segnale che manifesta il contatto con Madeleine è il colore verde: nello scialle, lungo fino a terra, della donna seduta al ristorante con Elster, nel vestito da giorno con colletto di Judy che cammina con le sue colleghe del grande magazzino. Fra l’uno e l’altro, ci sono anche molti altri verdi, introdotti dalla Jaguar verde chiaro di Madeleine, fino al canopy dell’Hotel Empire dove vive Judy e alle tende nella sua stanza, illuminate dall’insegna al neon dell’albergo».
Allo stesso modo, il mondo de La finestra sul cortile è un mondo autosufficiente, ricco di dettagli simbolici che tutto risucchia in quel teatro, a eccezione delle ventate di eleganza ed erotismo upper class di Lisa Freemont, una sofisticata ragazza e indossatrice non professionista, la quale si reca regolarmente a fare visita a Jeff, il fotoreporter di successo protagonista del film ed immobilizzato su una sedia a rotelle a causa di un infortunio. «La ruota vorticosa dei fantasmi, ombra sempre più irresistibile di Grace Kelly che si proietta (da dietro) sul fotografo addormentato (…) creano una tensione che cresce, insieme al caldo umido di New York. Soprattutto in due persone: il fotografo e il commesso viaggiatore, che si appresta ad uccidere la moglie. Che cosa lega questi due esseri che si ignorano? Un filo sottilissimo, un filo femminile. Il commesso viaggiatore Lars Thorwald uccide la moglie: il fotografo lo scopre con l’aiuto con l’aiuto della donna che vuole diventare sua moglie (e a sua volta rischierà di essere uccisa dall’assassino). Come sempre sacrificio ed ierogamia sono avvolti l’uno nell’altra».

Un’argomentazione elegante e non dirompente o distruttiva
Quest’ultimo riferimento non è espresso a caso, perché è proprio una rilettura mitica dei due film quella che l’autore ci propone: «Che aria tira in quel cortile della nona strada? Più o meno quella che tirava a Tebe con Edipo o a Elsinore con Amleto. “C’è qualcosa di marcio nel cortile”. Ad accorgersene, come al solito, è il coro, che qui delega a rappresentarlo la mirabile Thelma Ritter, infermiera delle assicurazioni». Alla fine, non è proprio questo il ruolo del cinema, ovvero quello di costituirsi come “macchina mitopoietica” capace di generare visioni e narrazioni che invadono tutti i nostri ambiti personali, da quello razionale a quello etico ed onirico? Secondo Calasso le star hollywoodiane sono quindi le nuove divinità e le opere di Alfred Hitchcock possono addirittura essere re-interpretate alla luce della dottrina vedantica. Una provocazione, si capisce, ma non priva di fascino e di spunti inediti per questo volume, che rappresenta la sintesi e la sedimentazione di un pensiero durato anni.
Ma in cosa consiste questa sorta di legame di sangue, di “gemellità” che lega due capolavori assoluti della storia del cinema e che quindi, a prima vista, potrebbe anche fare a meno di questo accostamento? Tutti i motivi, anche quelli più reconditi, sono puntualmente esplorati dall’autore: «La gemellità si dichiara già nel casting: in entrambi i casi James Stewart e una indefessa fidanzata bionda, che lavora nella moda (Grace Kelly e Barbara Bel Geddes). James Stewart ha (o ha avuto) in tutti e due i casi un mestiere inquisitivo: fotoreporter avventuroso o brillante detective. (…) In entrambi i casi, il primo dialogo ruota intorno al fatto che l’uomo è impedito nel movimento, per la gamba ingessata ne La finestra sul cortile, per le vertigini in La donna che visse due volte».
Del resto a ben vedere l’inesorabilità degli accadimenti che è tipica del mito, e anche della tragedia greca, è l’ingrediente fondamentale dei due film. Difficile in questo senso dar torto all’autore, che pagina dopo pagina argomenta alla sua, particolarissima, maniera. Nelle due pellicole ciò che accade nella rispettiva trama narrativa è assai meno importante di ciò che accade nella testa dei personaggi, l’azione è sacrificata alla stasi perché sono le menti dei personaggi a rincorrersi, talvolta a sovrapporsi e a cannibalizzarsi come nel caso de La donna che visse due volte «il finale è implicito fin dall’inizio del film: lieto ne La finestra sul cortile (il fotoreporter allevia il prurito con un calzascarpe, in attesa di liberarsi dal gesso); funesto in La donna che visse due volte (l’ex poliziotto vuole liberarsi a poco a poco delle vertigini, ma ha una crisi appena sale al terzo gradino di una scaletta».
Il lettore, cinefilo e non, quindi potrà quindi trovare pane per i suoi denti in questo libro sui generis marcato da uno stile elegante e colto, come sarà d’ora in poi trovare in libreria data la scomparsa di un autore che aveva saputo affascinare e fidelizzare generazioni di lettori attorno alla sua cristallina capacità affabulatoria.

Massimiliano Bellavista

(direfarescrivere, anno XVII, n. 189, ottobre 2021)
http://www.bottegaeditoriale.it/Uneditorealmese.asp?id=232

http://www.bottegaeditoriale.it/Uneditorealmese.asp?id=232

Il nuovo libro è uscito. Preview il 2 Agosto

Una ricerca partita un anno fa

Tante persone intervistate in giro per l’Italia e l’Europa. Così è nato Per Amore e per Arte

Una biografia che è più di un romanzo, perchè una vita così intensamente vissuta dentro alle pagine ci stava a stento. Così è venuto fuori un libro strano, che probabilmente sembrerà quasi un romanzo a chi Vanna la conosceva e viceversa una biografia immaginaria a chi non la conosceva affatto. E’ un pò come per il principio di indeterminazione: una vita, più cerchi di descriverla con le parole più lei si articola, cambia forma e si sottrae ad ogni tentativo di misura.

Adesso si debutta in pre-presentazione il 2 Agosto alle 18 con una bella Piazza da riempire.!!!! Poi andremo in guro per i luoghi dove Vanna è vissuta.

Il libro sarà in distribuzione dalla prossima settimana.

Il 22 Febbraio con Luca Betti e Fulvio Mazza per Recensio

Il prossimo 22 Febbraio a Siena, nell’ambito del progetto “Recensio” avremo occasione di aggiungere un altro tassello al progetto che va avanti da Ottobre 2019 con gli studenti dei Licei (saremo nell’Aula Magna del Liceo Classico). Parleremo di “quello che succede dopo” la redazione di un testo letterario con chi, quotidianamente, si confronta con lo scouting di talenti letterari e con le problematiche di editing e rappresentanza degli stessi autori presso le Case Editrici e, dall’altra parte,  con una nota Casa Editrice che ci illustrerà le peculiarità di un mestiere assai difficile ma essenziale nell’Italia di oggi,  in bilico tra esigenze di mercato, promozione, culturali e sociali.

Gli ospiti:

Fulvio Mazza, Direttore di Bottega editorialeBottega editoriale è un’Agenzia letteraria con sedi a Roma e Rende (Cs).

Luca Betti, fondatore, nel 1991, della Betti Editrice, che tutt’ora dirige. La casa Editrice da tempo svolge una interessantissima opera di promozione del Territorio. Da Siena e da una maggior attenzione alla saggistica legata all’area senese, negli anni la produzione si è arricchita con un buon catalogo di monografie di artisti, saggi di filosofia e storia contemporanea con uno sguardo all’intero territorio Toscano e a tematiche di interesse nazionale, non dimenticando uno spazio specifico per il pubblico dei più piccoli (collana Betti Junior).

Fulvio Mazza , giornalista e saggista è il direttore di Bottega Editoriale. La coordinatrice aziendale è l’agente letteraria Antonella Napoli.
I principi redazionali che stanno alla base dell’attività di Bottega editoriale sono racchiusi nel Nuovo Manuale pratico di Scrittura, Rubbettino, (www.store.rubbettinoeditore.it/nuovo-manuale-pratico-di-scrittura.html ), giunto alla sua terza edizione.
Enfant prodige dei servizi editoriali, l’azienda vanta un ricco Portfolio. Fulvio è autore/curatore di oltre cinquanta saggi sulla Storia politica e culturale per conto di vari editori fra cui: Città del Sole, Esi, Franco Angeli, Istituto dell’Enciclopedia italiana (“Treccani”), Laterza, Pellegrini, Rubbettino.
Ha svolto/svolge collaborazioni e docenze presso l’Università della Calabria, l’Università della Basilicata e l’Università di Bari, nelle materie di Storia, di Comunicazione e di Editoria.
Giornalista dal 1990, è stato/è articolista di varie testate, fra cui “Banca e Finanza” (Mondadori), “il Quotidiano del Sud”, “Prima comunicazione”.
Per una sua produzione giornalistica e saggistica, cfr.: www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&resultForward=opac/iccu/brief.jsp&from=1&nentries=10&searchForm=opac/iccu/error.jsp&do_cmd=search_show_cmd&item:5032:Nomi::@frase@=IT%5CICCU%5CCFIV%5C015309

Luca Betti, classe 1961, si occupa fin da giovanissimo di fotografia, appassionandosi però alla comunicazione editoriale a partire dalla metà degli anni ’80. Nel 1992 dà vita alla Betti Editrice, con il volume “Pallium”, che raccoglie le immagini di tutti i drappelloni realizzati per il Palio di Siena da artisti più o meno noti, il primo di una serie di testi nati dalla volontà di promuovere il territorio, la storia e le tradizioni.

Da Siena e da una maggior attenzione alla saggistica legata all’area senese, negli anni la produzione si è arricchita con un buon catalogo di monografie di artisti, saggi di filosofia e storia contemporanea con uno sguardo all’intero territorio Toscano e a tematiche di interesse nazionale, non dimenticando uno spazio specifico per il pubblico dei più piccoli con la collana Betti Junior.

La narrativa, che occupava uno spazio residuale, dal 2014 ha visto crescere in maniera esponenziale i titoli in catalogo raccolti nella collana Strade Bianche, che coniuga la vocazione per il legame con il territorio, alla ricerca di voci e linguaggi nuovi. Strade Bianche ospita romanzi e racconti che narrano la Toscana, dalle città ai piccoli borghi seguendo personaggi e strade poco battuti, a volte inconsueti. È in questo ambito che nel 2017 nasce il premio di narrativa sulla Via Francigena, che ha raccolto l’interesse del mondo editoriale e degli autori emergenti sia in Toscana che oltre i confini regionali.

Nel 2019 vede la luce una nuova collana, I LABIRINTI, dedicata esclusivamente a racconti, con diffusione nazionale.

Una produzione differenziata per tematiche e generi è elemento distintivo della Betti Editrice che, fin dalla sua nascita, si muove nel mondo editoriale cercando di far convivere e tenere in equilibrio il rispetto della storia e delle tradizioni con la curiosità per l’innovazione e i linguaggi contemporanei. Dalla gestione del progetto grafico, all’impaginazione, dalle strategie di comunicazione a quelle  distributive, la Betti Editrice segue ogni aspetto legato alla vita di un opera letteraria grazie alla collaborazione di un team di professionisti specializzati nei singoli settori.

Nella vita privata Luca Betti è attivo nel mondo dell’associazionismo, riveste ruoli dirigenziali nel Lions club senese e toscano, socio dell’Accademia dei Rozzi e ha presieduto diverse associazioni culturali. Ha condotto diverse rubriche culturali sulle radio locali. È appassionato di escursionismo, di alpinismo, di musica in vinile; ama la sua Contrada, la Chiocciola, e la sua Kawasaki custom gialla e non ha mai smesso di interessarsi alla fotografia. È portavoce della CNA toscana per il settore editoriale.