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The Naked Pitcher presents: LAB-ON-CHIP & BIO-DATA ANALYTICS. A new event.

lab on chips and biodata

Recent interdisciplinary scientific developments and new technologies in the near future will allow, thanks to new diagnostic approaches, to abandon a system where prevention is sporadic and medical intervention is conceived right after the onset of a disease and move on to a new preventive, predictive, personalized model with routinary, constant on going controls.  We would then move from a structured model to treat the diseases to a structured proactive model to prevent the onset of diseases, which would allow all citizens to enjoy those social rights enshrined by the Constitution, specifically the right to health, while reducing global expenditure on health.

 

 

 

Thanks to Dr. N. Mastrolia for his special  effort on this field. The Naked Pitcher takes part and supports the Eleatiche Study & Reseach Centre on Possible Futures and Scenarios “Eleatiche – Centro Studi sui Futuri Possibili” .  

locandina napoli chips and biodata

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Gli emblemi del futuro

 

Apparso su Eleatiche. Si ringrazia Licosia Editore

 

mondo sole

Il sole che indica il futuro. Di frequente gli emblemi diffusi nei libri del sedicesimo e diciassettesimo secolo hanno questa associazione stretta tra il pensiero illuminante e il sole, la luce, come ciò che simbolicamente può diradare le tenebre (del futuro) e con esse i fumi dei nostri dubbi più neri.

Ma gli emblemi avevano in passato una consolidata funzione virtuosa, assolvevano al compito, ben compreso solo in tempi relativamente recenti anche nel mondo della formazione e della comunicazione, di scolpire nella mente, con l’aiuto di parole combinate con immagini, i comportamenti da tenere e quelli da evitare, le virtù da tenersi strette. Una parola accompagnata da un’immagine ha ben più probabilità di essere da tutti compresa e di rimanere molto a lungo nella mente del lettore.

Un primo accenno al futuro lo troviamo in questa immagine che ci richiama al concetto di lasciare al futuro il tempo dovuto per maturare e irrobustire idee, teorie, chiavi interpretative: “TEMPORE DURESCIT”, recita il motto, ovvero il tempo fortifica e consolida. L’immagine raffigura un uccello con un corno sopra il becco; se un corno tanto duro può nascere da una materia molle e delicata, asserisce l’emblema,

IL TEMPO RAFFORZA

allora anche Il tempo ci rafforza perché attraverso il lavoro assiduo ogni virtù si conferma e si fortifica.

Del resto, si sa, le cose migliori maturano con calma. Ce ne avverte questa immagine che ci ricorda come che le cose più affermate e apprezzate nel nostro mondo “un tiempo no lo fueron” e per questo non devono essere disprezzate le cose più umili che stanno crescendo, anche da umili fondamenta, perché ”pues no me dareys arbol tan crecido que muy pequena vara no aya sido” : ovvero non esiste un albero per quanto grande che non sia stato prima un piccola e indifesa piantina (tempore virga fui).

tempore virga fui

Ma il tempo è prezioso e attendere, essere prudenti, non vuol dire affatto oziare. Il tempo è la trama del futuro e questa trama preziosa può andare sprecata, come rimprovera questo emblema a chi, uomo ormai maturo, passa la giornata a giocare a palla traviando i giovani perché non insegna loro un buon uso del tempo.

temporis iactura

 

Se si lavora alacremente a migliorare l’uso del tempo e la visione del proprio futuro, lo si fa anche per non cadere in un pessimismo senza sbocco, come il topo di questa immagine che si avvicina inesorabilmente alla trappola, mentre un gatto lo guarda beffardo, nascosto in attesa degli eventi.

il male mi preme

 

“IL MALE MI PREME E MI SPAVENTA IL PEGGIO“, recita il motto che accompagna l’immagine.

Il pessimismo infatti, non serve a niente. E poi si sa, un futuro strategicamente impostato non è affatto sinonimo di un futuro tutto rose e fiori, ma solo (e non è poco) di uno dove si possa lottare per conquistare ed inverare il migliore scenario, sapendo contemporaneamente come arginarne gli inevitabili rischi. Nel futuro come nel presente il male è infatti indissolubilmente unito al bene (SUNT MALA MIXTA BONIS) ed è proprio la melagrana, frutto assai popolare negli emblemi, a ricordarcelo se “ainsi qu’une grenade, honneur de beaux jardins, ne laisse pas d’avoir de vicieux pepins”: sarà pure l’”onore dei giardini” ma non può fare a meno dei suoi fastidiosissimi semi.

granatapfle

Comunque è forse proprio questo che ci affascina nel futuro: la sua limitabile ma mai eliminabile inconoscibilità.  Quale sarebbe poi l’alternativa? Qualora conoscessimo tutto finiremmo come l’alienato astrologo protagonista di questo emblema. Costui andava predicendo a tutti la sorte e alla domanda che qualcuno alla fine gli pose su quando sarebbe venuta anche la sua ora la risposta fu che sarebbe stato il pasto di feroci cani randagi: per questo teneva costantemente acceso un fuoco dove bruciava qualunque cane vedesse nei paraggi.  Venne la pioggia che spense il fuoco e il suo destino si compì in un attimo. Per cui l’emblema non può che chiosare che “MALLEM NESCISSE FUTURA”. Come è ormai universalmente condiviso che non può esistere un rischio pari a zero (ma sono un rischio ben gestito) e che i sistemi perfetti non sono di questo mondo (ma lo sono quelli efficaci ed efficienti nonostante le imperfezioni che li rendono migliorabili) è bene che ci mettiamo in testa anche questo: è preferibile non conoscere il futuro. Alla fine, basterebbe possederne il sentimento, il senso del possibile.

nescisse futura

 

 

 

 

PICCOLA STORIA DEL FUTURO ATTRAVERSO L’ARTE

 

Si ringrazia ELEATICHE

di Massimiliano Bellavista

Il futuro si svela spesso per immagini.

Il futuro, nella storia, umana, si è spesso incarnato in simboli ed emblemi. Non sempre in modo felice.

Da tutto ciò l’arte non è stata immune. Anzi, pochi prodotti della mente umana sono stati così capaci di interpretare cosa realmente è il futuro.

Se il futuro è collegato in qualche modo ad un senso di anticipazione, di pre-visione, è perché non c’è futuro senza la capacità di gestire il rischio.  In questo senso, per certi artisti futuro è il sovrapporsi del tempo alle cose del presente: alterandole, cambiandole, il futuro produce il rischio.

Ecco che allora Tiziano, come la Sfinge, ci parla di Prudenza, come la virtù richiesta all’uomo per un efficace gestione del proprio futuro: una prudenza fondata sulla memoria (del passato) e sulla conoscenza (del presente).

tiziano immagine

Ma una neanche tanto sottile inquietudine incrina la sicurezza che dovrebbe infondere questa ricetta se è proprio Tiziano che si rifiuta di guardare, ritraendosi nelle fattezze del vecchio (anche se poi raffigura nel giovane il nipote Marco, suo allievo, come segno di una speranza che non si rassegna).

Ma dietro questa figura ce ne sono ben altre, già Macrobio ci parla di una

[…] Figura di animale a tre teste […] che nel mezzo presenta la maggiore, di leone; nella parte destra si nota una testa di cane blandente in espressione mansueta, la parte sinistra del collo invece termina con il capo di un lupo rapace […] Con la testa del leone dunque s’indica il presente, condizione che, tra passato e futuro, è forte e intensa dell’atto presente. Il tempo passato poi è rappresentato con testa di lupo, a motivo della memoria delle cose appartenenti al passato, divorata e cancellata. d’altra parte l’effige di un cane che blandisce sta ad indicare l’avvenire, del quale la speranza, anche se incerta, ci appare sempre attraente.

E da lì non possiamo non raffigurare mentalmente le effigi di Giano, forse uno dei più antichi déi del Pantheon romano, con il suo significato di tempo circolare, sempre in transito, per l’appunto attraverso la porta (ianua). Questo tempo è misterioso ma in certo qual modo più rassicurante: scorre a volte imprevedibile ma Giano ne è sempre il centro, in qualche modo il controllore: al futuro sfuggente che egli insegue con gli occhi, sembra destinare un sorriso sardonico, poiché sa che prima o poi lo vedrà tornare, dritto dal passato.

Anche il mondo degli emblemi, molto popolari nei secoli passati, non è rimasto immune dal contagio del futuro e così uno molto famoso dei primi del Seicento ci dice che il futuro è certamente una sorgente pressoché inesauribile di possibile ricchezza, a patto che ben si sappia cosa in esso cercare, ovvero che possieda un’idea del futuro (si direbbe, una visione). In alternativa si rischia di fare la fine del gallo in cerca di cibo, che in questo emblema (Fabel van de haan en de diamant, Aegidius Sadeler, naar Marcus Gheeraerts (I), 1608) si disinteressa del grosso diamante che gli sta davanti, semplicemente perché non sa che nemmeno che lo può cercare.

Quindi la visione del futuro è, o sembra essere, sempre associata a un che di incerto, subdolo, angoscioso.

Ed ecco allora Munch, e il suo celebre Urlo, dove gli occhi sbarrati in primo piano non sembrano nemmeno più capaci di guardare come facevano invece quelli del Giano o di Tiziano, tanto sono privi di qualunque speranza in futuro che pare un assordante e incomprensibile rumore di fondo, privo di chiavi interpretative che non siano la disperazione stessa.

Ecco allora che si cercano degli antidoti, dei modi per dialogare col tempo e il futuro: se più o meno efficaci ce o dirà proprio il tempo, in un non tanto apparente gioco di parole.

Come si dialoga con ciò che ci disorienta e che spesso ci appare incomprensibile, o troppo vasto da comprendere? L’unica salvezza all’azione dal tempo potrebbe essere rappresentata dalla copia, la moltiplicazione infinita e a volte mendace, la simulazione, la finzione, come ci suggerisce Hirst con la sua Medusa, quasi si volesse gridare in faccia al futuro un controcanto, altrettanto incomprensibile e beffardo.

immagine

Ma il futuro potrebbe essere invece un gioco di squadra come suggeriscono Sol LeWitt e l’idea concettuale: compito dell’artista non è rivelare, troppo pretenzioso il pensare che egli possa guardare al posto nostro il futuro e tradurlo in immagini. Ciò che un artista può fare è suggerire una idea, progettare nello spazio una struttura concettuale, tracciare forme e parlare alla mente degli uomini, perché possano poi loro trasformare l’idea in forma e materia plasmata dal tempo;

E così in un certo senso si ritorna all’origine: il futuro è progetto destinato ad essere eseguito e inverato da tutti gli uomini, a patto che si lascino ispirare dalla memoria e dalla conoscenza. Ovvero che siano prudenti.

Il miglior modo per predire il futuro è crearlo

ELEATICHE è un centro studi indipendente che svolge attività di consulenza e formazione per imprese e pubbliche amministrazioni e produce analisi di scenario e previsionali in ambito politico, sociale, economico e tecnologico.
Il centro pubblica report strategici su tematiche globali, studi particolareggiati su specifici settori o aree geografiche, instant papers.
Per maggiori informazioni è possibile scrivere a info@eleatiche.it o visitare il sito www.eleatiche.it

ELEATICHE 1

CONTATTI
Massimiliano Bellavista

Nunziante Mastrolia

Filippo Di Nardo

DEI FUTURI POSSIBILI
ELEATICHE è un centro studi indipendente che svolge attività di consulenza e formazione per imprese e pubbliche amministrazioni e produce analisi politiche, sociali, economiche e tecnologiche.
Il Centro si ispira a una visione politica liberale, in grado di conciliare diritti sociali e diritti liberali, sviluppo economico e progresso sociale, libera impresa e un ruolo di propulsione strategica della mano pubblica.
Le riflessioni che Eleatiche conduce poggiano su alcuni assunti: l’insorgere di un nuovo attore collettivo, la folla; la crisi della società fordista dovuta all’emergere di nuove logiche che hanno totalmente ristrutturato il sistema di produzione; il fallimento dei processi di transizione (Russia, Cina, Turchia); il reshoring e la mutazione della geografia della divisione internazionale del lavoro; una rivoluzione tecnologica permanente che avanza in maniera esponenziale.
In questo contesto, un particolare accento è posto sul passaggio da una società fordista a una società postfordista. Per far fronte agli alti costi di trasporto e di produzione si è creata infatti sia una società sia un modo di produzione fordista, fatto di economie di scala e catene di montaggio. L’evoluzione tecnologica ha azzerato i costi di trasporto e di comunicazione. Si è generato così un nuovo modo di produzione basato su altre logiche (Big Data e Intelligenza Artificiale). Così il modo di produzione fordista si è estinto, ma società fordista che intorno a qual modo di produzione e alle logiche che lo hanno
costituito, continua a vivere, e ciò produce attriti e disfunzioni.
Le analisi di Eleatiche sono pertanto finalizzate alla comprensione dei cambiamenti in atto e alla creazione di futuri postfordisti possibili, che possono cioè realmente vedere la luce, cosicché gli attori pubblici e privati possano mettere in atto tutte le misure utili ad affrontare questi nuovi scenari e a trarne vantaggio.

CLIMATOLOGIA POLITICA INTERNAZIONALE

L’obiettivo di Eleatiche e del suo programma di “Climatologia politica” è proprio quello di fornire alle aziende che operano sui mercati internazionali analisi e strumenti interpretativi che consentano loro di leggere le evoluzioni che l’ordine internazionale sta subendo e approfondimenti con focus regionali sulle aree di maggiore interesse delle aziende coinvolte.
In sintesi, le attività del Centro si focalizzano su: l’evoluzione dell’ordine internazionale; reshoring, Industria 4.0 e globalizzazione; la nuova divisione internazionale del lavoro; welfare state, questione sociale e tecnologia; il fallimento degli erodiani: la difficile transizione politica degli emergenti; le rivoluzioni tecnologiche; il futuro del Welfare; il futuro dell’energia; i nuovi fattori di competitività.

UNA VISIONE STRATEGICA
Il mondo aziendale si trova in questi anni a fronteggiare la maggiore crisi di sempre. Questo perché non si tratta dei ben conosciuti e studiati elementi congiunturali ma di una crisi di carattere strategico: cicli economici erratici che non forniscono basi affidabili per un simulazioni e attività previsionali, incertezza sociale e politica sempre meno condizionata da riferimenti ideali e valoriali comuni e transnazionali, necessità di investimenti sempre più massicci in tecnologia, ricerca e sviluppo e capacità analitiche sui big data difficilmente sostenibili singolarmente e per i quali quindi è quindi necessario sviluppare politiche di cluster e reti aziendali. Questi sono solo alcuni dei fattori che spingono le aziende a dotarsi, a fianco dei tradizionali supporti sul piano legale (nella forma di advisory internazionale e di legal opinion) e su quello commerciale ( report di marketing e analisi di mercato/settore) di un terzo presidio informativo: quello dell’analisi di report strategici e di scenario in grado di fornire affidabili informazioni sulle evoluzioni di un determinato mercato o Paese tenendo in debito conto i fattori sociali e culturali in grado di influenzare il contesto competitivo.
La richiesta di questo tipo di servizi è tradizionalmente assai sviluppata nei paesi avanzati, segnatamente quelli di marca anglosassone: molto meno sviluppato è questo mercato nel nostro contesto industriale, anche perché si sconta un gap dimensionale essendo il nostro tessuto fondato sulla piccola e micro azienda. Esso però, tramontata definitivamente nel nostro Paese l’era di un certo tipo di industria “pesante” strutturata, vive e si basa sostanzialmente sui paradigmi diffusi dell’export e della capacità di
propagare in teoria a quasi tutti gli ambiti merceologici industriali, in modo dialogante ed efficace a livello internazionale, un italian style of living ed un effetto di Country of Origin. Per fare questo è necessario sempre di più beneficiare a tutti i livelli di informazioni non solo legate agli ambiti commerciali e regolamentari caratteristici di un determinato settore o Paese, ma mirate soprattutto alla loro conoscenza sociale, strategica, politica e culturale. Su questo determinante fattore competitivo si giocherà il successo di moltissime aziende nel nostro Paese.

Il futuro è strategia?

 

eleatiche

Eleatiche è un centro studi indipendente che realizza attività di consulenza per imprese e pubbliche amministrazioni e produce analisi politiche, sociali, economiche e tecnologiche.

Eleatiche si ispira a una visione politica liberale, che concili diritti sociali e diritti liberali, sviluppo economico e progresso sociale, libera impresa e interventi mirati della mano pubblica in determinati settori. Licosia sposa tutti i valori che sono alla base del processo di integrazione europea (pace, tolleranza, libertà) ed è avversa a qualsiasi forma di nazionalismo e protezionismo.

Le riflessioni che Eleatiche conduce poggiano su alcuni assunti: l’insorgere di un nuovo attore collettivo, la folla; la crisi della società fordista dovuta all’emergere di nuove logiche che hanno totalmente ristrutturato il sistema di produzione; il fallimento dei processi di transizione (Russia, Cina, Turchia); il reshoring e la mutazione della geografia della divisione internazionale del lavoro; una rivoluzione tecnologica permanente che avanza in maniera esponenziale.

 

L’ARTICOLO

UN APPROCCIO STRATEGICO

Pubblicato da ELEATICHE il

Il futuro è strategia, a questa considerazione si arriva ascoltando e leggendo le testimonianze di tutti coloro che, a vario titolo e nei campi più diversi, di futuro si occupano.

Quando si parla di futuro quali sono alcuni temi e le loro categorie più ricorrenti? Proviamo ad elencarli:

fluidità: sia che si guardi a questa categoria da un punto di vista positivo o invece assai critico la si potrebbe tradurre così: tutto scorre intorno a noi, niente è per sempre, tutto deve essere flessibile.  Vero, ma le cose migliori realizzate dall’uomo sulla faccia della terra nella storia vengono perlopiù da una visione antitetica a questa, ovvero l’aspirazione a realizzare qualcosa di durevole nel tempo, a connettere le cose tangibili a un ideale superiore in grado di plasmarle e di conferire loro un senso. Così nascono le cattedrali, le piramidi, le grandi architetture. C’è o non c’è quindi la necessità e di valori e visioni che possano ispirare il nostro futuro?;

complessità: tutto è diventato complesso. Gestire il traffico è complesso, cercare un lavoro è complesso, prendere qualunque decisione, immersi come siamo in un mondo imbevuto e ridondante di dati, è complesso.  La reazioni a tutto questo sono spesso, con un approccio assai diffuso e che desta crescenti preoccupazioni, da una parte la semplificazione irrazionale e fanatica del proprio quadro informativo (ovvero di quelle fonti di informazioni da ritenersi affidabili) e dall’altra il non scegliere, ovvero il delegare fideisticamente le proprie scelte complesse a macchine e sistemi informativi sempre più sofisticati e inteconnessi. Questo contagia in misura crescente anche la classe dirigente ed i politici, con il paradosso evidente che proprio coloro che dovrebbero fornire esempio, guida e contributi innovativi alla società, anziché analizzare e interpretare originalmente i problemi delegano spesso la loro decisione a interpolazioni statistiche di dati, opinioni e frustrazioni diffuse proprio di coloro che dovrebbero ispirare: è un po’ come guidare una macchina guardando solo lo specchietto retrovisore;

identità: questa categoria ci porta spesso ad un comportamento schizofrenico. Da un lato c’è una spinta ad una forte, progressiva e a volte spropositata affermazione del proprio io, anche nei suoi lati più deteriori: basti vedere quello che succede quotidianamente sui social network.  C’è chi fa fortuna esaltando lati, a volte deteriori, del proprio io o del proprio comportamento e la bontà di tutto questo è misurata in termini di follower, di applausi digitali o di like  L’altra faccia della medaglia è che siamo diventati dei numeri, un gregge di produttori spesso inconsapevoli di dati, basta pensare agli ultimi scandali internazionali per convincersene, per cui occorre sempre di più fornirsi di veri e propri metodi di sopravvivenza e “disobbedienza” digitale per sperare di ritagliarsi almeno un angolo di privacy digitale;

conoscenza: si parla sovente di economia della conoscenza. Spesso però si interpreta questo obiettivo dando vita a spropositate quantità di dati, come se il dato di per sé costituisse conoscenza, ma non si fornisce né si stimola la crescita di modalità interpretative e di selezione/classificazione delle informazioni, metodiche di analisi e ricerca, tecniche di pensiero laterale e divergente tese a valorizzare elaborazioni e interconnessioni creative;

-sostenibilità: la si definisce come la caratteristica di un processo o di uno stato di poter essere mantenuto e gestito ad un certo livello indefinitamente. Ma l’attuazione di questo concetto è spesso incerta, come spesso non chiara e universalmente risulta la definizione dell’ideale di sviluppo sostenibile che tale categoria sottende.

La risposta agli interrogativi e agli scenari posti da queste categorie potrebbe venire dal concetto di strategia: forse dobbiamo sviluppare un senso strategico diffuso, individuale e collettivo e favorire quegli enti, progetti e istituzioni che ci aiutino a farlo. In altre parole i concetti che afferiscono alla strategia aziendale ci possono aiutare a fare di noi stessi una impresa che scommette positivamente su un futuro dove il nostro valore sia moltiplicato e non svilito

Nel business la strategia in una parola è l’atto di inverare le assunzioni alla base di una idea imprenditoriale tramite la realizzazione governata e a lungo termini di un piano che è, alla sua radice, una scommessa sul futuro. Come questo concetto può concretamente aiutarci? Soffermandoci sulle categorie precedenti:

  • La strategia aiuta a definire la nostra identità, perché ci insegna che per realizzarla è necessario riflettere su una visione, ovvero su quale dei molti futuri possibili riteniamo il migliore;
  • La strategia ci insegna però altre due cose di cui la prima è che non possiamo pretendere di realizzare un progetto così importante usando scorciatoie: ci vuole tempo ed è necessario affiancare alla strategia un’altra arma, la visione tattica. La visione può aiutarci a cambiare il mondo, la tattica ci insegna come farlo città per città;
  • La seconda cosa che la strategia ci insegna è che non possiamo realizzare una strategia senza tener conto realisticamente di noi, dei nostri limiti e delle aspirazioni, a volte contrastanti, di tutti i membri della società nella quale viviamo: quindi la strategia di obbliga a un faticoso ma salutare processo di sintesi e dialogo, parole che sembrano scomparse dal nostro dizionario;
  • La strategia ci indica come sviluppare e affermare la propria personalità, lavorando sugli elementi che non ci fanno essere migliori degli altri, ma unici rispetto a tutti gli altri. L’unicità è l’unica categoria che nessuna macchina o sistema potrà mai eguagliare o toglierci, ed è ciò che può renderci capaci di confrontarci con fiducia e costruttivamente con le sfide del futuro. Tuttavia ciò deve essere attuato su basi oggettive, fondate e consistenti, e su un criterio di assunzione di responsabilità verso gli altri, inoltre ci insegna l’umiltà di misurare i propri risultati e apprezzare, gestendoli, gli insegnamenti contenuti in un problema, in un conflitto o persino in un fallimento;
  • Lo sviluppo di una visione strategica ci insegna che in certi momenti un uomo può anche essere un’isola ma che certo deve sempre portare con sé la disponibilità e la capacità di creare ponti, perché spesso, proprio come nel campo imprenditoriale, il successo si raggiunge in rete, in forma collaborativa e non divisiva;
  • Strategia è fare il massimo con il minimo sforzo, ottenendo risultati stabili e ripetibili e con la massima efficacia: in tutto questo i concetti di sostenibilità, scarsità delle risorse disponibili con le conseguenti necessità della loro ottimizzazione, in una parola la consapevolezza dell’importanza di un approccio frugale applicato al proprio agire sono già molto diffusi.

In ultima analisi e forse più importante di tutto, la strategia ci insegna che divenire “imprenditori del nostro futuro” è probabilmente la capacità di analizzare rischi e bisogni sociali, mitigando i primi e fornendo una riposta semplice e concreta ai secondi, una risposta la cui definizione e la cui visione di assieme non possono essere delegate e devono essere unicamente e autenticamente nostre.

Massimiliano Bellavista