In evidenza

Parte Italia book Festival ,7-9 Maggio siamo in ballo…

Venerdi 7 maggio

In grassetto gli appuntamenti che mi riguardano più da vicino

ore 15,00 Incontro con l’Editore – Diastema Edizioni

ore 15,30 Presentazione di Incipit 23 Cafè

ore 16,00 Incontro con l’Editore – Levania Edizioni

ore 16,30 Incontro con  Leonardo Taiuti e Massimiliano Innocenti di Bookdealer i tuoi librai a domicilio

ore 17,00 Incontro con l’Editore – ErreKappa Edizioni

ore 17,30 Marco Tarozzi, giornalista, presenta il libro “L’oro di Ondina, il primo trionfo di un’italiana alle Olimpiadi” (Minerva Edizioni). Dialoga con lo scrittore il giornalista Stefano Zanerini

ore 18,00 Incontro con l’Editore – Pandilettere Edizioni

ore 18,30 Semifinale 1 di SCRIPTOR – Talent show letterario

ore 19,00 Semifinale 2 di SCRIPTOR – Talent show letterario

ore 19,30 Incontro con Gianni Bugno,  A trent’anni dai suoi più grandi successi, Bugno si racconta nella sua prima autobiografia “Per non cadere. La mia vita in equilibrio (La Nave di Teseo). Dialoga con l’ospite il giornalista Stefano Zanerini

ore 20,30 Incontro con l’Editore – Atile Edizioni

ore 21,00 Incontro con Franco D’Aniello, musicista e fra i fondatori dei Modena Cty Ramblers autore del libro “E alla meta arriviamo cantando” (La Nave di Teseo). Dialoga con l’ospite il giornalista Stefano Zanerini

Sabato 8 maggio

ore 15,00 Incontro con l’Editore – Baglieri Editrice

ore 15,30 Marta Bolognesi presenta il libro “Il cangiante mondo di Elia” (Nepturanus Edizioni)

ore 16,00 Pierfranco Bianchetti presenta il suo libro “L’altra metà del pianeta cinema” (Aiep Edizioni). Dialoga con lo scrittore il giornalista Stefano Zanerini

ore 16,30 Incontro con l’Editore – Fiori d’Asia Edizioni

ore 17,00 Incontro con Enrico Quaglia – Libri da asporto

ore 17,30 Incontro con l’Editore – Nep Edizioni

ore 18,00 Incontro con Daniela Mena, direttrice della Microeditoria di Chiari

ore 18,30 Reading light show con lo scrittore Filippo Nibbi, il giornalista Francesco Ricci e il professore Massimiliano Bellavista

ore 19,00 Incontro con l’editore – Mimep Docete Edizioni

ore 19,30 FInale prima parte SCRIPTOR – Talent show letterario

ore 21,00 “Emilia nera – tra Aurora e la scrittura”. Incontro con la scrittrice Barbara Baraldi. Dialoga con la scrittrice Simone Metalli 

Domenica 9 maggio

ore 11,00 Stefano Cavina presenta il libro “Marte e le origini della vita (Aiep Editore). Dialoga con lo scrittore il giornalista Stefano Zanerini.

ore 12 Incontro con l’Editore – Pagine in progress

ore 15,00 Incontro con l’Editore – Gruppo Il Viandante Chiaredizioni

ore 15,30 Fiori Picco presenta la “Trilogia del Guangdong – tre raccolte di narrativa, poesia e saggistica di autori cinesi contemporanei” (Fiori d’Asia Editore). Dialoga con l’editrice il giornalista Stefano Zanerini

ore 16,00 Incontro con l’Editore – AltrEdizioni

ore 16,30 Francesco Barone presenta il libro “I musulmani dell’Italia medievale” (Officina di Studi Medievali Editore). Dialoga con lo scrittore il giornalista Stefano Zanerini

ore 17,00 Lettura Day – Incontro con  Annarita Corrado  – Adei associazione degli editori indipendenti

ore 17,30 Incontro con l’Editore – Puntidiivista Edizioni

ore 18,00 Premiazione racconti “Le vie brevi – luce” con il professore Massimiliano Bellavista

ore 18,30 Incontro con l’Editore – Tomolo Edigiò Edizioni

0re 19,00 Incontro con la scrittrice Federica Bosco. Dialoga con l’ospite il giornalista Stefano Zanerini

ore 19,30 Andrea Bertolini presenta i suoi libri “Viaggio nella gnosi”, “Manuale di quarta via” e “Universo simbolico dei tarocchi” (Bastogi Libri Edizioni). Dialoga con l’autore il giornalista Stefano Zanerini.

ore 20,00 Incontro con Andrea Mingardi, cantante e scrittore. Presentazione del suo nuovo libro “Dopo l’uragano” (Edizioni Cidem). Dialoga con l’ospite il giornalista Stefano Zanerini

ore 21,00 Incontro con Simone Cristicchi, cantante e scrittore. Presentazione del suo nuovo libro “Happy Next – alla ricerca della felicità (La Nave di Teseo). Dialoga con l’ospite il giornalista Stefano Zanerini

In evidenza

I lati. Scrivo pietre per le mie mura

2 inediti di Filippo Nibbi

La vita è una battaglia

Io mi difendo con la penna

La mia piccola lancia in resta sempre stretta nella mano destra

Ma resta la paura

Così con la penna scrivo pietre per le mie mura.

I QUATTRO ACCORDI

Io e i miei fratelli siamo in quattro. Loro sono gli altri tre miei lati. Insieme siamo stati il numero giusto per costruire una casa al cuore. E’ lì dentro che abito, nella mia solidissima casa interiore. Quando uno di noi morirà crollerà il tetto, saremo esposti alle intemperie. L’ultimo di noi vivrà (vivrà) tra le macerie.

Le Ninfee di Nibbi

Ringrazio Filippo Nibbi per questo (i) inedito (i)

(Soggetto per film?)

Un ultraricco, ultramiliardario compra a un’ asta storica le ninfee di Monet.

Paga il quadro 100 milioni di euro. Appena gli viene aggiudicato, si alza tra gli applausi dei presenti si avvicina al quadro, tira fuori di tasca un pennarello e mette la sua firma sopra quella di Claude Monet. È mio, dice, ne faccio quello che voglio. Putiferio. Pandemonio. Sdegno, urla, caos, reazioni violentissime in tutto il mondo su ogni organo di comunicazione.
Il miliardario non arretra di un millimetro anzi, ribadisce il suo diritto di mettere sé stesso, il suo nome sul cammino di quel capolavoro . Anch’ io diventerò eterno. Si è comprato il mondo, il tempo, non solo un quadro: il prezzo così risulta perfino economico.
Anni dopo rimette all’asta l’opera sfregiata. Andrà invenduta pronostica qualcuno. Ma non si parla d’altro. All’asta partecipano migliaia di ricchissimi compratori da tutto il Mondo. E il Monet rifirmato viene venduto a mille milioni all uomo piu ricco della terra. Appena aggiudicato, il nuovo proprietario si alza, estrae di tasca un pennarello e “dipinge” una ninfea in alto a destra.
Scompiglio, putiferio, pandemonio…. Eccetera eccetera… Tutto ricomincia. Tutto si ripete nel secolo 4,5,7, 10,20 volte. Alla fine il quadro non è quasi più leggibile se non per l ultimo cm quadrato.
C’è ancora Monet, ma ci sono anche tanti uomini qualsiasi pazzi e distruttori. Diventa l’emblema dell’umanità. L’opera d’arte assoluta della nostra folle razza.

Questo quadro non più quadro , questo quadro che cammina nel Tempo, che si è fatto carne. Che si sporca , si consuma, che morirà di zozzura e di contaminazione diventa il quadro più famoso del mondo, il più prezioso. Come un razzo sorpassa la ieratica, gelida Gioconda. È lui, il quadro che morirà, il Quadro per eccellenza dell ‘umanità.

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-Cosa stai facendo?
-Niente
Ma il mio niente non è come il tuo
Non è un niente bianco, pacifico
È malefico infido e ignoto
In un attimo da niente si trasforma in vuoto

Filippo Nibbi, Polifemo e Rodari

Franco Loi, che ci ha lasciato di recente, teneva sul comodino una copia del suo poema, Parlando di mio nonno Polifemo pubblicato nel 1973.

Rodari lo considerava un prezioso collaboratore, tanto che curò il suo ultimo libro, uscito postumo.

Lui è uno scrittore insolito, imprevedibile, difficile da incasellare in un genere.

Stiamo parlando di Filippo Nibbi

Strana opera Parlando di mio nonno Polifemo. Scritta in decasillabi, un verso piuttosto raro. Ancora più raro è ascoltare qualcuno che ancora sa leggere (leggere, non declamare) una poesia. Siamo nel suo appartamento, nel centro di Arezzo, una casa ricca di memorie, libri, quadri e fotografie.

Filippo, in questo pomeriggio invernale, mi legge il Polifemo  a volte quasi sussurrando, a volte battendo il tempo con il piede sinistro.  Le parole corrono, si fermano, tornano a fluire e (come dovrebbe essere) il suo canto aggiunge alle loro frequenze timbri e significati che non sono sulla carta, ma tra le righe.  Dice che non c’è niente da fare, le mie poesie le devo leggere io.

Matematico e fisico di formazione, Nibbi è Poeta nel senso più autentico del termine, dice, rifacendosi a Dante, che ogni Poeta è una Sibilla (Così la neve al sol si disigilla, / così al vento nelle foglie levi / si perdea la sentenza di Sibilla”). La sua scrittura si potrebbe definire probabilistica, quantistica, nel senso che nasce, per certi versi come quella di Rodari, dallo scontro di parole che, come particelle elementari, da questa collisione liberano qualcosa di nuovo e sconosciuto.

È questo in breve Filippo Nibbi. Qualche anno più degli ottanta (non vogliamo subito dire quanti) portati con grandissima lucidità, creatività e vivacità intellettuale. Nella stanza che ospita la sua biblioteca, nel centro di Arezzo la letteratura si respira. Si tocca. Si sente.  La sua lettura galoppa e si riverbera sui muri, sulle finestre, sui tavoli ingombri di carte.

La mia terra conosce i bei volti

e i dolori coperti di vigne.

I paesi le stanno a ridosso

come tante pietruzze celesti:

la mia terra conosce quei sassi

che non hanno potuto riempirla.

Veglieremo su tutti una volta:

i cipressi ne sanno qualcosa.

La mia terra lo disse ai suoi morti,

e i suoi morti le danno ragione:

c’è chi vive imbiancando di dentro

catapecchie ridotte a presepi.

Chi avvicina i paesi di notte

può trovare le pietre al suo posto.

(…) Molte case finiscono in niente

perché l’alba non crede più a loro.

Le finestre rimangono chiuse

anche quando la luce ci batte.

Le parole per Nibbi sono importanti. Cita Vico e le sue picciole metafore. Vico che per primo affermò che la metafora è la forma originaria del linguaggio, ciò che è necessario ad afferrare e sedimentare la conoscenza, umanizzandola con immagini come il sole ride.

Vede, mi ricordo che una volta, con Rodari, un bambino osservando la pancia della mamma, in dolce attesa, disse ‘Toh, un panciullo’.  I bambini, dice, sono fantastici, perché possiedono innata questa capacità metaforica alla base del linguaggio, questa abilità di creare che poi col tempo viene sviata, repressa e a volte frustrata da una scuola e da una società che ci vuole ‘razionali’. Ma lui stesso è in questo senso ancora bambino, un ‘acceleratore di parole’ che fa scontrare di continuo. Mi esorta anche qui, ora a giocare con lui.

Del resto anche il termine che inconsapevolmente ho scelto, ‘bambini fantastici’ è anch’esso in qualche modo figlio della razionalità e dell’Illuminismo. Prima dell’Illuminismo avrei forse detto ‘bambini meravigliosi’, perché per gli uomini di quel tempo l’immaginario, l’irreale’ era o poteva essere a buon diritto parte della realtà. Solo dopo, con la parola ‘fantastico’, abbiamo imprigionato e relegato la nostra fantasia su di un altro piano, come si fa con un ospite tollerato ma imbarazzante, sottolineando con ciò che eravamo diventati ‘razionali’, e forse anche un po’ più tristi e disillusi.

Sta bene sembra dirmi Nibbi, non c’è problema. Lui in fondo con le parole ci gioca da una vita. Rodari, nella primavera di quel lontano 1979, quando fece visita in una scuola di Arezzo per parlare della sua idea di scrittura, lo ha ‘infettato con la parola’. È proprio questo il termine che usa. La parola è un virus, ma di quelli buoni.

Nibbi dice di sé stesso di sentire nelle sue vene sangue contadino ma in lui c’è anche la fierezza della nobile bisnonna. Nasco in casa Angori, dove la capocasa è la bisnonna Emilia Ugurgieri, di Siena. Era giunta a Camucìa con un paggio, Generoso. La sua famiglia apparteneva a quella Magistratura di Siena che aveva costretto Carlo V a entrare in città appiedato

Gli piace parlare del suo passato, ma sempre in senso non retorico ma costruttivo, per pescarvi quanto serve ad illuminare un angolo di futuro.

Rodari quel 23 Marzo di molti anni fa incontrò e lavorò alacremente circondato dall’entusiasmo di quei bambini che ora sono cinquantenni, e allora formavano gli alunni di una classe quinta elementare e una prima media.

Rodari in quegli anni girava l’Italia, vedeva quel suo modo speciale di narrare e scrivere come una missione, la missione di divulgare la fantasia. Per quegli incontri poneva due sole condizioni: la prima era quella di non lavorare con nessun altro che i bambini e qualche insegnante, la seconda era quella di non registrare alcunché di quegli eventi. Condizioni rispettate senza eccezioni, almeno fino a quella primavera del ’79., quando invece si registrò tutto su nastro.  A me lo permise perché intuì che sapevo lavorare con le parole, mi dice Nibbi. Nibbi capisce che quella esperienza potrebbe diventare un progetto, un ideale complemento operativo della Grammatica della fantasia, A gennaio del 1980 in questo senso Rodari scrive a Nibbi ma sfortunatamente poco dopo, nell’Aprile 1980 lo scrittore muore. Ed ecco che quelle sbobinature diventano preziosissime, costituiscono quel contributo che confluisce nel libro Esercizi di Fantasia, che esce grazie al lavoro di Nibbi appena un anno dopo, nel 1981.

Mi trovo qui perché sono rimasto colpito dall’articolo comparso su un quotidiano qualche giorno prima, che a un certo punto recitava: Filippo Nibbi cambia casa e regala una buona parte della sua biblioteca. Una lunga lista di libri, di ogni genere, dalla quale scegliere per arricchire il proprio bagaglio, basta fare una telefonata. Una cosa inusuale, un atto di generosità e di fede nella lettura e nella cultura; mi chiedevo come gli fosse venuta l’idea, e se qualcuno avesse raccolto l’invito. Gli telefono e il giorno dopo sono da lui.

Ci sono tre giovani a piano terra. Aspettano con pazienza. A quanto pare non sono gli unici, i libri di Nibbi forse popoleranno molte e varie biblioteche, come scintille che si propagano di focolare in focolare. È una cosa confortante saperlo.

I libri del resto sono essi stessi una metafora. Secondo Nibbi, una metafora della propria ignoranza. Sulle prime non capisco, ma poi afferro tutta l’originalità di quel punto di vista. Più sono, dice Nibbi, più evidentemente c’era bisogno di colmare dei vuoti. È vero, non ci avevo pensato. Ma sono anche la prova di una incolmabile curiosità che mantiene tuttora Nibbi entusiasta e assetato ricercatore di tutto e su tutto.

La gente viene, e si ferma a parlare con lui, che gli legge brani delle sue opere alternandoli in modo inscindibile ad episodi della sua vita. Sembra lui la Sibilla di cui parlava e forse in quei libri che ora viaggeranno chissà dove c’è da qualche parte un suo personalissimo oracolo.

Anni prima, anche Rodari come Loi aveva letto quel suo poema, Parlando di mio nonno Polifemo. Per cui tutto il gioco ad Arezzo fu strutturato come nonsense, iniziò con “Ho conosciuto un tale/un tale di Arezzo/ che mangiava sua nonna/ e provava ribrezzo

Ma sono molti e assai diversi gli scritti di Nibbi, figli di varie epoche, ma sommamente di un’Italia in cui ogni libro nasceva tra la gente e svolgeva una precisa funzione portando valore nel contesto sociale. E tutti sono particolari, interessanti e leggibili i suoi testi, su più piani sensoriali e temporali. Come del resto le sue letture e riletture, ad esempio quella dell’Alice di Carrol ne Il Cappellaio matto.  Tanto materiale è disponibile online, ad esempio sul suo sito personale, http://filipponibbi.altervista.org/

Gli auguriamo di proseguire il suo lavoro e di continuare a spiazzarci, continuando a cavare storie originalissime e parole nuove dove gli altri vedono solo linguaggio comune routine, come scintille dalle pietre focaie.