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Bell’inizio stasera per la rassegna colori del libro off. Fino a metà dicembre con chi vorrà partecipare.

Ottimo incontro, una conversazione che è, essa stessa, una ‘storia di amicizia e di scrittura’.

Il video che ne è uscito è una fantastica occasione per rivivere un clima e un momento storico pieno di spunti e interessi. https://www.facebook.com/toscanalibri.it/videos/193728069034765/

La rassegna prosegue fino a metà di Dicembre (quando speriamo di intravedere almeno qualche spiraglio alla fine di questo incubo che ci attanaglia e poter presto tornare a parlarci di persona) secondo il seguente calendario

I Colori del Libro Off. Incontri d’autore in rete dal 18 novembre all’11 dicembre

Da domenica 15 novembre anche la Toscana è in lockdown, ma grazie ad iniziative come #icoloridellibrooff toscanalibri.it offre il suo contributo per far conoscere editori, autori e produzioni letterarie. La programmazione parte domani, mercoledì 18 novembre, con FrancescoRicci che alle 18.30, in diretta sulla pagina Facebook di Toscanalibri.it, presenta insieme a Massimiliano BellavistaStorie d’amicizia e di scrittura” (primamedia editore). Seguiranno poi altre 7 incontri d’autore in rete fino all’11 dicembre, tutti alle 18.30 in diretta Facebook.

Gli incontri d’autore – Secondo incontro giovedì 19 novembre con FrancescaPetrucci e il suo “Basta una coda” (MdS Editore), presentato con Sara Ferraioli. A seguire, mercoledì 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Carla Bardelli porta il suo contributo grazie al libro “La guerra è femmina” (Edizioni Effigi). Insieme a lei la scrittrice Simona Merlo. Venerdì 27 novembre è la volta di Paolo Ciampi che parlerà insieme a Sandro Gianetti, del suo libro fresco di stampa “Il maragià di Firenze” (Arkadia). Mercoledì 2 dicembre tocca poi a Giuseppe Leo Leonelli con “Tre” (I libri di Mompracem). Venerdì 4 dicembre spazio all’arte con “Jackson Pollock Dripping Dance” (Pacini Fazzi Editore) che verrà illustrato dalla autrici Federica Chezza e Angela Partenza insieme all’editore FrancescaFazzi e a Paolo Bolpagni della Fondazione Ragghianti, coeditore del volume e della collana. Mercoledì 9 dicembre si parla invece dello scrittore senese Federigo Tozzi nell’anno delle celebrazioni per il centenario della morte. Alessandra Cotoloni presenta il suo libro “Con gli occhi aperti. Viaggio nelle emozioni di Federigo Tozzi” (Betti Editrice). Interviene Riccardo Castellana, professore associato di Letteratura italiana e contemporanea all’Università di Siena; modera lo scrittore e saggista Luigi Oliveto. Ultimo incontro venerdì 11 dicembre con Teresa Lucente e il suo saggio “Il luogo accanto. Identità e differenza, una storia di relazioni” (Edizioni Effigi).

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Storie d’amicizia e di scrittura, una recensione

https://massimilianobellavista.wordpress.com/2020/11/15/quando-scrivere-era-socialita-presento-storie-di-amicizia-e-di-scrittura-il-18-novembre-a-i-colori-del-libro-off/

Nel poker la doppia coppia è una mano composta da due carte dello stesso valore, in combinazione con altre due carte dello stesso valore anch’esse, più un kicker… Se entrambe le coppie coincidono, il kicker è proprio la carta che si va a guardare per decidere chi vince la posta.

Sul tavolo verde su cui Francesco Ricci fa scivolare le sue carte, ci sono due misteriosi giocatori che si affrontano con due doppie coppie: Debenedetti e Saba, Ginzburg e Morante, Moravia e Pasolini, Pavese e Pivano. La posta in gioco è possedere l’impronta culturale di un Paese ben diverso da quello di oggi. 

Ma a quel tavolo nessuno dei due giocatori sconosciuti può vincere, si tratta di coppie composte da carte pesanti, raffiguranti autentici mostri sacri della letteratura nostrana ed europea.

Il kicker però è proprio Ricci, che in questi ultimi anni si è in qualche modo ritagliato una nicchia nella saggistica e inventato, anzi reinventato un genere. È lui che anima il gioco e sposta con abilità il fulcro della nostra attenzione.

In epoca di virale e virtuale, sappiamo fin troppo bene quanto ci manchi il vissuto materiale. E allora come possiamo immaginare che lo scrittore, possessore di una sensibilità superiore alla media, sia una sorta di stilita, un asceta della parola appollaiato su una colonna?  La scrittura come ha ben detto Cees Nooteboom, è come costruire una strada per fare un viaggio, e se si può certamente viaggiare da soli, assai spesso lo si fa in coppia o in gruppo e certamente lungo la strada non si può fare a meno di confrontarsi con cose e persone. Anzi, si viaggia proprio per quello.

Ecco perché il filo rosso che anima l’opera di Ricci da un po’ di tempo a questa parte, è quello di riempire gli spazi e colmare i silenzi, aiutando il lettore a capire dove, come, quando e con chi i grandi scrittori nostrani hanno interagito, quanto tutto ciò ha influito sul loro modo di concepire l’arte e la letteratura. Non si tratta di otto biografie, nulla di tutto questo, di quelle se ne vendono un tanto all’etto: la domanda cui il libro risponde non è quella di capire, nozionisticamente, di che cosa e come questi autori ‘sono morti’, ma piuttosto come (e con chi) hanno vissuto.   E poco importa chi dei giocatori alla fine vorremo far vincere, questo dipenderà dalle nostre convinzioni di lettori, quello che è certo è che da questa lettura usciremo comunque arricchiti e assai più consapevoli.

Dice l’autore in Elsa, le prigioni delle donne, dedicato nel 2019 alla MoranteCome lettore, sono sempre stato interessato esclusivamente ai romanzi, ai racconti, ai saggi, che contribuiscono a migliorare la nostra conoscenza dell’umano: Dante, Shakespeare, Dostoevskij, sanno insegnarci intorno all’uomo, alla condizione dell’uomo, alla dimensione intima dell’uomo, lo stesso che possono insegnarci gli psicologi del profondo. Insomma, quando leggo, un libro pretendo che questo, partendo dalla vita di chi scrive, finisca col parlare alla vita di chi ne sfoglia le pagine”. Non sappiamo se lui se ne sia reso pienamente conto, ma come autore Ricci già in quel libro ci aiutava a compiere anche la navigazione inversa: sfogliando le pagine di quel libro presi dai fatti della nostra vita, si finiva per restarci incollati e cadere dritti dritti nella vita di Elsa Morante, seguendola in presa diretta.

Così succede anche, questa volta moltiplicato per otto, in questo suo ultimo volume. Si tratta quindi di un libro prima di tutto empatico, capace di catalizzare la reazione di osmosi tra lettore e percorsi di vita narrati. Al crocevia di questi percorsi, questa è la tesi di fondo che l’opera veicola, c’è stata un’epoca della storia del nostro Paese, periodo che nella quarta di copertina è individuato grossomodo con il trentennio che inizia con la conclusione del secondo conflitto mondiale (ma che io estenderei anche un filo di più almeno fino agli anni ottanta, avendo vissuto da ragazzo le estreme propaggini di quel modo di intendere la letteratura, che si esplicitava incomparabilmente più di ora e senza ritrosie e imbarazzi in occasioni di condivisione orale e ‘promiscuità letteraria’, in incontri pubblici fin dalle prime fasi di ideazione e gestazione di un’opera letteraria) in cui i libri non nascevano nel silenzio, ma nella convivialità di locali e ristoranti rumorosi, in accesi e ben frequentati salotti romani e milanesi, e nella frenesia delle fumose redazioni dei quotidiani.

E non si trattava mica di opere trascurabili; i romanzi, i racconti e le poesie non ne uscivano peggio di ora, anzi è ben vero il contrario.

Perché allora si faceva così, perché gli scrittori vivevano e interagivano profondamente gli uni con gli altri e con la società, molto più di adesso?

Nella desertificazione dei rapporti umani che stiamo attualmente vivendo, ben ci accorgiamo del significato preponderante che un ambiente, una relazione d’amore o anche una salda amicizia possono avere nella cura della nostra anima, nel nostro quotidiano esercizio intellettuale: questo per gli otto scrittori che popolano le righe di Ricci era chiaro come il sole a mezzogiorno. Anzi era scritto nel loro istinto: li accomunavano (anzi, accomunavano tutta la loro generazione) storie di solitudine, di violenza e di oppressione durante la guerra. Ora, che ‘si era liberi di scrivere, pubblicare, presentare i libri, partecipare a premi letterari, farsi intervistare, comparire su rotocalchi e quotidiani’ essi non si lasciano sfuggire questa opportunità, prima ancora etica che comunicativa, di parlare a tutti e di parlare chiaro, di interagire, di concepire e vivere pienamente la scrittura, detto alla Calvino, come mattone e motore del patto sociale. Ci si accorge leggendo che in loro non c’è desiderio di rivalsa, ma un autentico entusiasmo, una fiducia a tratti anche ingenua nella forza del racconto e della parola cui Ricci guarda giustamente da contemporaneo e acuto osservatore di quanto succede nella nostra società, con un tocco di nostalgia.

E queste coppie di grandi autori e scrittori, presentate da Ricci in un modo che qualche volta fa pensare a una specie di messa in scena teatrale, come le particelle subatomiche si rivelano ai nostri occhi nel libro solo quando le loro orbite si incrociano e si libera energia. Immersi nelle relazioni profonde tra di loro ne accettano consapevolmente tutti (o quasi) i risvolti: quelli positivi di stima, solidarietà e aiuto ( si vedano nel libro le interessantissime dinamiche Saba–Debenedetti o Ginzburg-Morante) ma anche le gelosie, le incomprensioni, le critiche, mai cattive anzi sofferte, alle rispettive opere, i momenti di lontananza, e talvolta pure i rifiuti (si pensi alla diade Pavese-Pivano, forse la sezione più affascinante del volume) di portare il loro rapporto su di un piano diverso.  Credo che, più di ogni altra cosa, sia proprio questo che Ricci ci aiuta a capire, con il suo modo di porgere le cose al contempo musicale e lieve ma anche strutturato e attento, in quanto frutto come sua abitudine di una meticolosa ricerca; quegli scrittori non hanno vissuto isolati (e i contemporanei non dovrebbero farlo nemmeno oggi), chiusi in bolle comunicative che riecheggiavano solo e soltanto il loro pensiero, ma sono sempre rimasti aperti al confronto con chi concepiva in modo assai diverso il ‘mestiere di scrivere’.  Moravia e Pasolini, ad esempio, dal loro desiderio di ‘stare vicini’ comprando casa assieme, dal comune viaggio materiale (si vedano le pagine dedicate all’India) e spirituale non hanno sicuramente mai messo a repentaglio un grammo della loro originalità espressiva, ma ne hanno anzi acquistato molto sul piano umano.

 Se scrivere ha senso solo se ci si pone degli obiettivi smisurati leggere questo libro appare allora doppiamente sensato: in primis perché il volume parla di coloro che questo principio lo hanno autenticamente messo in atto, pagandolo in qualche caso con la vita. In seconda battuta perché chi lo ha scritto ambisce genuinamente e senza retorica a farci tornare indietro nel tempo richiudendo intorno a sé gli echi sgranati di un’epoca per certi versi troppo frettolosamente e schematicamente archiviata.

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Quando scrivere era socialità: presento ‘Storie di amicizia e di scrittura’, il 18 Novembre a ‘I colori del libro off’.

Da domenica 15 novembre anche la Toscana è in lockdown, ma grazie ad iniziative come #icoloridellibrooff Toscanalibri continuerà a dare il suo contributo per far conoscere editori, autori e produzioni letterarie. Mercoledì 18 novembre alle ore 18.30 vi aspetta in diretta sulla pagina Facebook di Toscanalibri.it Francesco Ricci con “Storie d’amicizia e di scrittura” (primamedia editore), un saggio che indaga una stagione nella vita letteraria italiana nella quale i libri, soprattutto a Roma, nascevano anche attraverso un incessante confronto con colleghi e amici, in una circolarità d’esperienze e di vissuti in cui ciascuno scrittore molto dava e molto riceveva in relazione al “mestiere di scrivere”. Dialogherò con l’autore e sarà molto interessante, perchè il taglio del libro è davvero originale.


 
Il libroLa scrittura viene spesso associata all’idea di solitudine, raccoglimento, silenzio. È all’interno della sua stanza-tana-cella monastica, infatti, che il poeta solitamente compone i suoi versi e la stessa cosa può dirsi del romanziere, del drammaturgo, del critico. Il momento della “socialità”, di conseguenza, sembra per lo scrittore iniziare sempre dopo, quando l’opera, ormai conclusa e pubblicata, è presentata al pubblico, divenendo oggetto di discussione e di giudizio. C’è stata, però, una stagione nella vita letteraria italiana – il trentennio che grosso modo inizia con la conclusione della seconda guerra mondiale – nella quale i libri, soprattutto a Roma, nascevano anche attraverso un incessante confronto con colleghi e amici, negli uffici di una casa editrice, in una trattoria, in un caffè all’aperto, in un appartamento privato, dove, in una circolarità d’esperienze e di vissuti, ciascuno scrittore molto dava e molto riceveva in relazione al “mestiere di scrivere”. In Storie d’amicizia e di scrittura Francesco Ricci si sofferma su otto dei maggiori protagonisti di quegli anni, distribuiti in quattro coppie: Giacomo Debenedetti e Umberto Saba, Natalia Ginzburg ed Elsa Morante, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, Cesare Pavese e Fernanda Pivano. Con loro, pagina dopo pagina, come in un romanzo, anche altri personaggi si fanno incontro al lettore (Italo Calvino, Giulio Einaudi, Carlo Emilio Gadda, Cesare Garboli, Leone Ginzburg, Carlo Levi, Alberto Mondadori, Enzo Siciliano) consentendogli di tornare a respirare il clima, fatto di coralità e di collaborazione, di quella stagione ormai lontana.

La poesia è morta e altri versi a Siena

Molte le persone da ringraziare. Filippo Mazzieri della Libreria Mondadori di Siena, per la sua cortesia e disponibilità. Delio Cammarosano e il Gruppo ‘Area verde Camollia 85‘ per aver messo a disposizione uno spazio così bello come quello del Giardino Segreto. Simona Trevisi di Toscanalibri per il sostegno. E naturalmente l’amico Francesco Ricci per la bella conversazione, che, più che una presentazione è stato un modo di celebrare con i presenti il potere liberatorio della poesia e della letteratura.

La poesia è morta e altri versi

copertina la poesia è morta

Il tuo volto è un uovo che si schiude ogni giorno
brucia come un fuoco striato d’ombre sull’altopiano
dentro a un cerchio di sassi.
Troppo dolore troppa poca pace
sulla tua fronte in sonno dadi d’ebano
che rotolano tra polvere e gocce di rugiada.
Che sia un segno, un monumento oppure un fossile
certo nel tuo volto c’è una bellezza troppo breve e netta
nitida di vita
qualcosa
che intimorisce e allontana
e poi richiama tutto a sé
come l’arco che si tende attrae la freccia.
Sperando che per me non sia troppo tardi
per ricordarlo.
La mia memoria invecchia precocemente
come un’eco che si frantuma tra i calanchi
oltre il disabitato terreno del sogno.

Esce il 14 Luglio: ‘La poesia è morta e altri versi

Il 14 Luglio (..che data!!!) in uscita per ControlunaGruppo Lit la mia nuova raccolta. Gli ultimi ritocchi sono finiti proprio ora. Uscirà online e in anteprima a Luglio in contemporanea con alcuni eventi e poi sarà in distribuzione fisica in libreria da Settembre.

penna sul tavolo

Comincio da molti doverosi ringraziamenti….

Ringrazio Michele Caccamo per aver creduto nel progetto già nel 2019 e anche in piena emergenza, Gloria Di Rosa, cortese e attentissima Caporedattore e quanti hanno lavorato a rendere possibile la nascita di questo libro strano, diverso, insolito. In tempi così difficili e distopici è bello credere in una sorta di utopia letteraria. Forse sono proprio le utopie che ci salveranno. Del resto sono comi i fiori, crescono anche se nessuno li annaffia. Basta che ogni tanto qualcuno li degni di attenzione.

Nulla nel libro è quel che sembra..a cominciare dal titolo.

nulla è quel che sembra

A Francesco Ricci, che ha curato in tempi record la bellissima prefazione, come suo stile acuta, oggettiva e niente affatto celebrativa, un sincero abbraccio.

 

#ioraccontobreve8. Ultima puntata (per ora)

Come si scrive un commiato in 100 parole?

Meglio usarne una sola, ma bella grossa: GRAZIE!!!

Ciao

Questa per ora è l’ultima puntata di #ioraccontobreve, la nostra fortunatissima iniziativa che ci ha permesso di fare la piacevole conoscenza di un sacco di persone e autori.

Però, prima di chiudere in bellezza, fatemi ringraziare Francesco Ricci, Riccardo Boccardi e Stefano Scanu per la loro diponibilità e cortesia (oltre al talento, ma questo lo sanno benissimo senza che glielo diciamo noi). Per parte mia, debbo ringraziare Simona Trevisi e Luigi Oliveto di Toscanalibri per averci creduto e per aver reso possibile la cosa.

Però però, prima di chiudere in bellezza fateci dire che siamo degli incoerenti di prima categoria: sì perché dopo aver sostenuto che raccontare breve fosse tutto, adesso dalla settimana prossima facciamo una inversione a U di proporzioni marziane e diciamo #ioraccontolungo o anche #questalaraccontiamoinsieme. O anche #lastaffettaletteraria.  (no, non stiamo seriamente bandendo un concorso per scegliere il nome di un concorso).

E sarà sfidante, molto sfidante perché abbiamo scritto a quattro mani con Laura del Veneziano un incipit (più di un incipit in verità) di una storia che vi chiediamo, con non più di una cartella A4 (alla volta se volete…) di portare nella direzione che vorrete voi! Cambiatele i connotati, assecondatela, stravolgetela, complicatela! Un romanzo aperto? Una specie. Un’opera aperta? Forse. Del resto lo sapete, no? È raccontare lungo che è la cosa di gran lunga più difficile. Noi lo abbiamo sempre detto.

Mandate tutto (appena vedrete pubblicato l’incipit) al solito indirizzo mail, ovvero bellmaxi@tin.it

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I tre racconti di questa settimana non sono particolarmente legati tra loro, lo ammettiamo. Ma uno ci ha colpito dati anche i fatti di cronaca di questi giorni. Vedere i giovani in piazza, organizzati per una vera manifestazione, credo la più autentica degli ultimi anni, ha attirato l’attenzione e il sostegno di molti.  Era da tempo, comunque la si voglia pensare al riguardo, che gente di 14-15-16 anni non veniva colpita a tal punto da un fatto di cronaca da prendere e manifestare. Alludiamo ai fatti di Minneapolis. Alludiamo a Kevin Tushe, studente liceale, che già ha partecipato due volte con successo a questa rassegna. Si vede la passione in quello che scrive.

floyd

SOGGIOGAMENTO

Il suo sguardo livido incrocia il mio, il suo respiro si fa sempre più affannato, man mano che il suo petto affonda sotto la pressione esercitata dall’agente, la stessa che mi opprime mentre rimango impassibile innanzi a tale orrore. Al collo quel giogo che lo umilia da secoli, le catene che cingono invisibili le sue membra, come un fardello che la vita gli ha arbitrariamente imposto. Perché America? Perché hai fatto credere che non valgono nulla? Perché li hai trattati come se il sangue sparso, raffigurato in rosso vivo sul nostro stendardo, non sia anche il loro? L’aquila non dispiega più le sue ali all’orizzonte, ma scruta dall’alto del suo nido l’eterna lotta per l’uguaglianza 

Quante volte avremmo voluto che i protagonisti tormentati di un libro, rivoltandolo aperto a testa in giù e scuotendolo ben bene, scivolassero nel mondo reale per godersi un po’ di tranquillità, un meritato riposo? Ma non è mica così semplice passare da una dimensione all’altra…anche per una ‘fuitina’ letteraria.

FUGA D’AMORE

Aspettarono di essere vicini l’una all’altro. Volevano cambiare il loro destino, fuggire e chiudere per sempre con le famiglie che si opponevano al loro amore. Si presero per mano e si aggrapparono a un punto di domanda, saltarono da un trattino all’altro, scivolarono su una virgola, aprirono una parentesi, si diedero un bacio, chiusero la parentesi. Proseguirono la loro fuga riga dopo riga verso la fine della pagina. Quando fecero l’ultimo salto non si voltarono. Fuori dalle pagine del libro però i loro corpi non avevano forma, non potevano esistere, cominciarono a svanire perché il loro era un amore impossibile.

  usciti da un libro

E poi a volte si perdono le parole, e non solo per amore…perché sopra non abbiamo riportato,l’autore? Perché è lo stesso del prossimo racconto, ovvero l’autore e attore Romeo Lucchi (che ringraziamo per il suo generoso apporto che vedrete anche nei prossimi giorni…’la tazza del Vate’ comunque ce la ricorderemo per un bel pezzo! https://massimilianobellavista.wordpress.com/2020/06/12/volare/ )

L’UOMO CHE NON SI CAPIVA

non ti capisco

Quando parlava era un disastro. Ometteva sempre il soggetto della frase, dimenticava pezzi della storia – più o meno lunghi – coniugava male i verbi e, cosa ancora più insopportabile, era un continuo ripetere e intercalare di mhmm…, eh…, cioè… In giugno prese parte a una rapina. Fu l’unico della banda a farsi pinzare. In commissariato gli chiesero di vuotare il sacco. Lui cominciò a parlare, ma non si capiva niente di quello che diceva. Credettero che volesse fare lo spiritoso e lo pestarono. Lo torchiarono per ore. Lui era sempre più criptico. Un duro, pensarono i poliziotti. E giù altre botte

Dolceamaro sul digitale terrestre a’ Di Sabato’

C’è ben poco da dire.Se non invitarVi a dare un’occhiata.Ne vale la pena per come è costruito l’intervento.

Ecco qua in anteprima, visto che ancora il podcast non è disponibile.

 

Sì perchè gli articoli e le critiche dovrebbero stare nella sezione ‘dicono di noi‘, ma dopo che dai primi di Marzo abbiamo pubblicato uno o due pezzi al giorno tra qui e Toscanalibri facendo poche parole e tanti fatti e lasciando poco spazio a quel che si diceva (positivamente) di noi, e quando c’è un pezzo fatto con tanta cura e che più che una fotografia mi sembra uno specchio (nel senso che mi ci ritrovo perfettamente rappresentato), non posso non inserirlo subito sul blog in bella evidenza.Del resto, sapete quanto come Caffè 19 teniamo ai racconti, ne abbiamo pubblicato molti, d’Autore, inediti e bellissimi in queste settimane, quindi una recensione come questa, che è ‘un racconto sui racconti’ va proprio a pennello!

Sì, oggi faccio un pò di sana autopromozione grazie all’aiuto di una persona speciale, Francesco Ricci, che sa come parlare e bucare lo schermo. Oggi sul canale 90 del digitale terrestre, c’era il contenitore pomeridiano ‘Di Sabato’ e si è parlato di racconti.

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Dolceamaro è una raccolta di racconti molto particolare, cui devo molto, perchè in un certo senso è stato un punto di svolta, anche grazie all’importante Editore che ci ha creduto, portandolo al Salone del Libro di Torino 2019 e in altri importanti contesti, come Più libri più liberi a Roma ed il Fringe Festival di Roma.

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Grazie a Francesco!

Il domino letterario: seconda puntata

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Il domino letterario sta andando brillantemente avanti. Ricordo che ogni scrittore chiamato in causa deve registarre un video chiamandone in causa un altro e…così via!!!

Dopo il primo appuntamento della settimana scorsa che ha chiamato in causa Francesco Ricci, Francesco (che ringrazio) ha passato il testimone… a me con Dolceamaro

Trovate il video qui

domino letterario

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