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Il festival, le parole e SQUID Game

Un incontro originale, speriamo il primo di tanti. Grazie al Centro di aggregazione giovanile ‘La Base’ di San Miniato

Grazie anche a Laura Del Veneziano e Francesco Ricci. E naturalmente a Riccardo Bruni per l’attenzione e il bell’articolo.

https://www.lanazione.it/siena/cronaca/fiction-e-trap-li-dove-nasce-la-citazione-1.6920533

In evidenza

Parole in cammino…venite ci divertiremo 14-16 p.v.

Visioni. Retrospettive, scenari, nuovi linguaggi

Siena, 14-16 ottobre 2021

Parole in cammino

Visioni. Retrospettive, scenari, nuovi linguaggi

Siena, 14-16 ottobre 2021

L’organigramma

Associazione organizzatrice

La Parola che non muore

Direttore artistico

Massimo Arcangeli

Direzione organizzativa

Diego Palma

Comitato scientifico

Carla Bagna, Marco Mancassola, Fiammetta Papi, Carlo Pulsoni, Alessio Ricci, Laura Ricci

Segreteria organizzativa

Andrea Ciarrocchi, Fabio Di Nicola, Edoardo Ottaviani (contatti con gli ospiti)

Fabio Di Nicola (tecnico audio e video)

Alessandro Russo (diretta streaming)

Comunicazione e ufficio stampa

Letizia Pini, Massimiliano Bellavista

Riprese e montaggio video

Gianni Gadaleto

Con il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la collaborazione dell’Università di Siena, dell’Università per Stranieri di Siena, del Comune di Siena, della contrada della Chiocciola, dell’Accademia della Crusca, della Società Dante Alighieri, delle case editrici Mondadori e Zanichelli, della Rete dei Licei Classici e dell’associazione culturale “Il Liceone”

Il progetto generale

Il progetto generale, promosso dall’associazione La parola che non muore e sviluppato, con il sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, in collaborazione con il Comune di Siena e con la partecipazione dell’Università per Stranieri di Siena e dell’Università di Siena, è pensato come un itinerario sull’italiano fra passato, presente e futuro, senza trascurare il contributo portato alla storia linguistica, sociale, culturale del nostro paese dalle tante altre “lingue” presenti sul territorio (dialetti, lingue minoritarie, linguaggi giovanili, lingue di contatto, gerghi tecnologici, ecc.), dalle maggiori lingue di cultura (con riferimento alla traduzione letteraria, alle parole “in viaggio”, alle nuove forme di “capitalismo linguistico”, ecc.), dalla comunicazione non verbale (la lingua dei segni, il linguaggio del corpo).

Il progetto, nato nel 2017, punta a fare di Siena il centro strutturale, organizzatore, propulsore di una manifestazione annuale in grado di coinvolgere, negli anni, città, cittadine e borghi italiani (toscani e non toscani) disposti a realizzare uno o più eventi, per un percorso tematico comune, all’interno di altre manifestazioni culturali. Saranno quest’anno direttamente coinvolte, oltre ai festival italiani già gemellati in un progetto culturale di “cultura in cammino” (la Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, il Festival della Crescita di Milano, ANTICOntemporaneo di Cassino e Montecassino, La parola che non muore di Civita di Bagnoregio (VT), il Borgo dei Libri di Torrita di Siena), manifestazioni che si svolgono in varie regioni italiane, fra le quali il Festival delle Corrispondenze di Magione (PG), il Roma Videoclip Festival e In Costiera amalfitana, le Conversazioni sul futuro e Io non l’ho interrotta di Lecce, le Feste Archimedee di Siracusa. 

Premio “Per vie brevi”

Il premio, organizzato dall’associazione La Voce della Scuola e indirizzato agli studenti delle scuole medie e superiori, intende esaltare il potere della narrazione, dimostrando che, per raccontare una storia, si possono usare anche pochissime parole, purché efficaci. Ai partecipanti è richiesto di scrivere un breve racconto di 250 parole al massimo, in tema di viaggio (in senso fisico o metaforico), da spedire entro venerdì 15 ottobre (all’indirizzo bellmaxi@tin.it).

Giovedì 14 ottobre

L’invenzione della lingua. Cinema, teatro, letteratura

Università per Stranieri di Siena, piazza Rosselli 27-28, Aula Magna

Ore 14.45 Saluti di Giuseppe Marrani, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici

Coordina Laura Ricci

Ore 15.00 Roberto Barzanti, Riccardo Castellana, Marco Marchi, Silvia Tozzi, Cent’anni dopo. Sull’attualità di Federigo Tozzi. Modera Valentino Baldi

Ore 15.30 Stefania Carpiceci,Federico e Giulietta. Tra Pinocchio, i clown e Cabiria 

Ore 16.00 Enrico Terrinoni e Fabio Pedone, Un “labirincubo” di parole

Ore 16.30 Anilda Ibrahimi e Laura Proja, Convergenze albanesi. Modera Carlo Pulsoni

Ore 17.00 Premio “Visioni” a Barbara De Rossi per lo spettacolo teatrale Dante e le donne

Pausa caffè

La lingua fra ambiente, territorio ed ecosistema

Ore 18.00 Simone Bastianoni e Massimo Arcangeli, Comunicare la sostenibilità. Un dizionario minimo

Ore 18.30 Maurizio Masini e Valentina Canu, “Se ci credi lo vedi”. Promuovere il territorio fra parola e mito

Buffet

Castellina in Chianti, Palazzo Bianciardi, costituendo Museo Archivio Bianciardi, via delle Volte 33

Ore 18.o0 Gaia Bianciardi Bastreghi e Massimiliano Bellavista, Le parole del Chianti: un cammino letterario tra autori e libri (antichi e moderni) chiantigiani. La famiglia Bianciardi, nell’omonimo palazzo a Castellina in Chianti, tra Siena e Firenze, ha custodito per secoli, oltre a un’importante biblioteca, un archivio di pergamene, documenti e carte che, a partire dal XIV secolo, racchiude la storia di questo territorio. Gli eredi della famiglia hanno creato l’Associazione Amici di Palazzo Bianciardi con l’intento di rendere fruibile questo patrimonio attraverso la creazione del MAB (Museo Archivio Bianciardi), che sarà a breve inaugurato come Collezione privata e Museo online.

Venerdì 15 ottobre

Istituto Tecnico Biotecnologie e Liceo Linguistico Monna Agnese, via del Poggio 16

Ore 11.00 Massimo Arcangeli,Visualizzare le parole, verbalizzare i gesti, dare un nome alle cose

Nel corso dell’incontro gli studenti partecipanti saranno sollecitati a dare significato a tanti gesti compiuti più o meno abitualmente, ad abbinare le parole selezionate durante la lezione a una o più immagini in grado di rappresentarle, ad attribuire un nome a tanti oggetti del passato trasmessi al nostro sguardo da dipinti famosi.

Fondazione Monte dei Paschi di Siena, via Banchi di Sotto 34, Sala Conferenze

L’italiano fuori d’Italia

Saluti di Carlo Rossi, presidente della Fondazione Monte dei Paschi  

17.00 L’italiano fuori d’Italia. Con Carla Bagna, Giuseppe D’Anna, Enrico De Agostini, Silvio Mignano. Modera Carlo Pulsoni 

San Miniato, Centro di Aggregazione Giovanile “La base”, Via Enrico Berlinguer (emiciclo)

Ore 17.00 Massimiliano Bellavista, Laura Del Veneziano, Francesco Ricci, Comunicare, scrivere (o digitare) giovane. Evento in collaborazione col Centro di Aggregazione Giovanile (CAG) locale e con la cooperativa sociale onlus ALIOTH

Contrada della Chiocciola, via S. Marco 37

Ore 18.00 Ouvertures. Incontri tra musica e cultura. Premio “Visioni” a Massimo Bernardini

Sabato 16 ottobre

Lingue e linguaggi fra cinema e canzone d’autore

Università degli Studi di Siena, via Banchi di Sotto 55, Aula Magna Storica del Rettorato

Ore 9.15 Saluti di Francesco Frati, rettore dell’Università degli Studi di Siena

Coordina Alessio Ricci

Ore 9.30 Fabrizio Franceschini, Le lingue della commedia all’italiana (ma solo “all’italiana”)

Ore 10.00 Fabio RossiFederico Fellini e Giulietta Masina. Dal parlato rarefatto realistico all’iperparlato creativo

Pausa caffè

Ore 11.00 Marco PontiScrivere per lo sguardo. Come il cinema nasce da parole e spazio e li trasforma in immagini e tempo

Ore 11.30 Marianna Marrucci, Sulle tracce del “mosaicista” De André: studiare le carte di un cantautore. Introduce Giulia Giovani

Buffet

Comitato della Società Dante Alighieri, via Tommaso Pendola 37

Ore 17.00 Fiorella Atzori, Sgrammaticando

Ore 17.45 Marco Ferrari, Romanae disputationes” eOpera prima”. La parola alla prova tra filosofia e letteratura (nella scuola)

Ore 18.30 Massimiliano Bellavista e Luca Betti, Premiazioni per il concorso “Per vie brevi”. Modera Diego Palma

In evidenza

Il 5 Settembre a S. Giovanni Valdarno in Piazza Masaccio

Il 7 Marzo scorso abbiamo infranto tutti i record con la premiazione online, ma sarà bello, anzi bellissimo, incontrare tutti fisicamente (tutti no perchè erano quasi tremila…ma insomma una buona parte!!!) il prossimo 5 Settembre e leggere anche l’Antologia che ne è uscita grazie all’Editore Setteponti. Per info e prenotazioni https://www.comunesgv.it/premiazione-concorso-letterario-opportunita/

Un premio ben fatto e diverso dal solito

Ricollegandomi a quanto scritto negli ultimi post e incrociando le dita perchè tutto vada nel miglior modo visti gli sforzi notevolissimi prodigati dall’amica Laura Del Veneziano qui in veste di Presidente Consulta P.O., ecco un qualcosa dove lettere e sociale possono tornare ad avere un connubio, le une per illuminare in modo originale alcuni aspetti su cui l’altro, il sociale appunto, è bisognoso di attenzione. Qui il tema, caldissimo sotto molti aspetti assai poco retorici e invece molto pratici, è quello delle pari opportunità.

CONCORSO DI SCRITTURA : “O’PPORT’UNITA”
La Consulta per le Pari Opportunità del Comune di San Giovanni Valdarno, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, in occasione del 25 novembre, giornata internazionale per
l’eliminazione della violenza contro le donne, bandisce la Prima edizione del Concorso di scrittura
della Città di San Giovanni Valdarno “O’pport’unità”.

Per l’anno 2020 il tema è la “CRISI COME OPPORTUNITÀ
In questo particolare momento storico che stiamo attraversando, è necessario individuare una
possibilità di evoluzione dove la crisi diventi opportunità per evolvere in positivo verso una società
ottimale dove siano riconosciute opportunità migliori per ogni essere umano (uomo e donna).
Il concorso si articola in tre Sezioni:

Sezione A: Fiaba riservata agli autori minorenni.
Sezione B: Racconto breve riservata agli autori maggiorenni.
Sezione C: Poesia riservata agli autori di qualunque età.
La scadenza per l’invio degli elaborati è il 31 Gennaio 2021.
I primi tre classificati di ogni sezione saranno premiati con la pubblicazione della propria opera in una Antologia dedicata al Concorso edita dalla casa editrice Setteponti, oltre ad altri riconoscimenti.
La premiazione è prevista per il giorno 8 Marzo 2021.
Per informazioni contattare via mail la Consulta per le Pari Opportunità all’indirizzo:
consulta.po@comunesgv.it
Per le modalità di invio e di partecipazione e per ogni altra specifica, si rimanda al Regolamento Generale e al Bando qui sotto

In-fine, c’è sempre un nuovo inizio

Chi come il sottoscritto tiene in piedi più vite e interessi diversi contemporaneamente, per poi constatare con sorpesa che tante volte non si tratta di compartimenti stagni ma solo di diverse modulazioni di un unico e convergente percorso di vita, non può che ricevere la mia incondizionata stima. Se poi si tratta di qualcuno che sa bene e ama applicare il suo talento a un progetto/i originali, allora il senso di stima si accresce ulteriormente. Credo sia questo il caso di Laura del Veneziano, che vive e lavora come psicologo psicanalista nel Valdarno aretino. Mamma di due bambini, impegnata in varie realtà sociali di volontariato, amante della lettura, svolge attività di ricerca sui temi della psicanalisi, del femminile e delle relazioni umane, è stata già autrice nei mesi scorsi di qualche bell’intervento su questo blog. In-fine è un libro-esperimento che fa parte di una serie coraggiosa, è la raccolta di racconti che conclude il ciclo triennale di sedute di psicanalisi ‘impossibili’ con personaggi più o meno famosi e conosciuti (vedi Lasciami parlare (2018) e Lasciami parlareancora (2019). Anche stavolta il format è più o meno lo stesso: si tratta di persone, tirate fuori dalle loro storie, a cui viene data la possibilità di raccontarsi ad un immaginario psicanalista. Il filo che lega questi ultimi sette personaggi li colloca non necessariamente al capitolo finale delle loro vita; non siamo più in attesa del tragico epilogo toccato loro in sorte, quanto piuttosto in un momento forse ancora più complesso. Siamo nel punto esatto in cui per ognuno di loro sta per iniziare un cambiamento. Il mutamento ha ancora da manifestarsi, e tutto dipende da come ognuno di loro, a modo suo, deciderà di agire e di segnare così la sua strada. Ci troveremo ancora una volta catapultati in mondi fantastici, strani ed oscuri grazie ad Alice, Medusa ed Alcesti, attraverseremo celebri periodi storici guardando ai fatti con occhi diversi in compagnia di Cleopatra e Rossella, ci lasceremo affascinare dai segreti delle scienze con Marie, per arrivare alla fine di questo meraviglioso viaggio in compagnia di Laura. Il taglio di questo lavoro è però, anche leggermente differente rispetto ai due lavori precedenti: non necessariamente le donne che vi si incontrano si trovano sul bilico del loro epilogo finale, ma sono colte un po’ più precisamente in un momento di snodo, in cui la loro vita ha mostrato la via giusta per reagire a qualcosa, per cambiare strada, per crescere e migliorare.

Ma torniamo a Alice, una delle protagoniste del libro. Piena di nevrosi e strane inquietudini, prova a spiegarsi durante la seduta, a ‘tradursi’, sentendosi in bilico tra due mondi che sembrano avere regole fisiche e parole diametralmente opposte ma di cui lei rappresenta allo stesso tempo le contraddizioni e il punto di congiunzione. E l’anticamera psicologica tra questi due mondi è il lettino dello psicanalista.

In effetti, una volta passata nell’altro mondo, oltre alle due case di passaggio che di­cevo prima, ho avuto un sacco di strane avventure, e nes­suna di quelle avrei mai potuto prevederla, quindi, anche se quando le ho vissute in effetti mi sono sentita dentro a un nonsenso, e per molto tempo ne ho parlato come di sogni, poi a forza di pensare e ri-pensare ho capito che si tratta semplicemente di un mondo parallelo a questo. Ho tentato di spiegarlo a mia sorella, ma lei evidentemente non riesce a capire, ma con Lei forse sarò più fortunata.

Vede Dottore, nello stesso momento in cui noi adesso viviamo tutto questo, anche nel Regno delle Meraviglie e dello Specchio si svolgono dei fatti, quelli però sono liberi dalle regole che governano questa nostra vita. Le faccio un esempio: per restare fermi in un posto, là dobbiamo cor­rere. Oppure: per raggiungere un certo altro luogo prima dobbiamo per forza averlo superato. Io stessa ho dovuto fare proprio così, per ritrovarmi sulla collinetta insieme alla Regina Rossa. Dopo aver provato più volte a raggiun­gerla camminando verso di lei come sono abituata a fare, ho deciso di camminare all’indietro e Lei non ci crederà ma, in pochissimi minuti mi sono ritrovata sulla collinet­ta con Sua Maestà. Non lo trova meraviglioso? Io sì lo adoro quel mondo parallelo al nostro, è come se aprisse a infinite possibilità ogni volta. Non sai mai cosa aspettarti, ma stai pur certo che qualcosa accadrà. Qui nella nostra realtà, siamo inevitabilmente legati a infinite regole, sono interminabili, e si intrecciano tra loro. Di là invece tutto è imprevedibile, tutto può succedere perché ogni possibilità è lasciata libera di esprimersi. Io lo trovo fantasioso oltre che fantastico. Ecco, le faccio un altro esempio, stavolta con il linguaggio. Pensi per un attimo a tutto quello che ci circonda: sono le cose e per ognuna di loro noi usiamo al contempo i nomi delle cose e i nomi dei nomi delle cose. Forse un esempio concreto mi aiuterà a spiegarmi: noi ab­biamo il libro (cosa), la parola libro (nome della cosa) e il sostantivo che usiamo per indicare la parola libro (nome del nome della cosa), che poi è sempre libro. È come se si trattasse di una matrioska, ogni oggetto lo è nel linguag­gio. Mi sono messa a fare delle ricerche ultimamente, ov­viamente esiste una parola che spiega esattamente questo fenomeno: metalinguaggio. Ora non vorrei sembrarle im­pertinente, ma oramai il mio modo di ragionare funziona allo stesso tempo sia con le regole del nostro mondo che con quelle del Regno delle Meraviglie e dello Specchio, perciò mi scusi, ma non riesco proprio a trattenermi dal farle notare che se la parola metalinguaggio per noi ha il significato che ho poco fa provato a spiegarle, nell’altro mondo questa semplicemente potrebbe indicare allo stes­so tempo un linguaggio a metà o una meta nel linguaggio. Non le sembra incredibile? Trovo davvero affascinante questa particolarità della lingua: essa è tremendamente arbitraria, non trova? Ogni cosa di per sé è, nel senso che sta, si manifesta, ma diventa una nostra esigenza il fatto di darle un nome, solo per poterne parlare con un’altra persona ancora. Se non avessimo l’esigenza di dire il nome della cosa all’altro, non avremmo bisogno di dare nomi alle cose, è semplice! Perché mia sorella non comprende queste banali regole, invece di dirmi sempre che sto sol­tanto farneticando o sognando?

Faccio io miei migliori auguri a In-fine, sapendo che ogni scrittore è al contempo un pellegrino della parola e all’occorrenza ( in senso buono) anche un mentitore. La fine di questa storia è l’equivalente di una doverosa sosta ristoratrice dopo un lungo cammino. E’ importante capire quando fermarsi. Ma la mattina dopo sicuramente ci si risveglierà con ancora più voglia di camminare ancora, magari verso altre direzioni. Ma se anche poi volessimo tornare sui nostri passi, saremmo liberi di fare anche questo. Nell’interesse del lettore.

#ioraccontolungo nr 1: il romanzo aperto e partecipato. I primi contributi

 

giraffa

Ci siete? Ecco il primo contributo che porta avanti, in maniera originale , la storia tra LOGAN, SPYGIRL e BOMBSHELL. Con Laura Del Veneziano, aspettiamo altri contributi come questo!!! (se vi ricordate già la storia, basta che andiate all’ultimo paragrafo e troverete anche il nome dell’autore).

Giorno uno
Sono Logan, ed ero un uomo. Ora mi sento più un bozzolo in evoluzione verso non so che cosa, vivo come dentro ad un proiettile sparato dalla canna di un fucile e ho paura del mondo. La mia unica amica è Spygirl ma amo Bombshell. Pago Spygirl per essermi amica, pagavo Bombhell per dormire con me ma ora non più. Bombshell ora è lontana, bloccata in un’altra città che una volta era anche la mia. Anche Spygirl è lontana, ma meno. Questa sarà la prima pagina del mio diario. Il mio diario lo scriverò su un rotolo di carta, di quelli da disegno, per due buone ragioni. Primo perché me il mio diario me lo sono sempre immaginato così, secondo perché avere paura del mondo significa grossomodo soffrire di tutte le fobie esistenti messe insieme oppure di nessuna e così mi illudo che questo grosso e rassicurante rotolo sia infinito tanto quanto il tempo che mi ci vorrà a capire. La terza delle due buone ragioni è che me lo ha chiesto proprio Spygirl nella nostra ultima seduta. E a lei non so dire di no come invece dico spesso a Bombshell. Quando Spygirl mi chiede qualcosa avverto uno spasmo freddo qui, alla bocca dello stomaco. Ora Spygirl dice che questo rotolo può servire a specchiarmi di nuovo la mattina, ma riconoscendo l’immagine. In questi mesi di arresti domiciliari forzati ho solo nutrito lo stomaco, chiuso la mente e coltivato paure. Qualcuno ha lavorato per me, qualcuno ha pulito per me le strade di questa città che non conosco, lucidato la scrivania del mio ufficio, pagato le bollette, fatto la spesa. Non io. Ricordo una frazione insignificante del tempo trascorso a casa in questi mesi. Se monto le immagini mentalmente mi trovo davanti quasi solo una serie stroboscopica di albe e tramonti intervallate dal cigolio della porta del frigo che si apre e dal coperchio tazza del cesso che si chiude. Il resto si è perso, e non c’è più niente di continuo nella mia vita, ma un orizzonte latteo e poroso, e solo intermittenze e curve cieche sul mio cammino. Un uomo sceglie una casa come ogni nave prima o poi sceglie un porto. C’è un’anima da mettere all’ancora, un corpo da mettere al riparo. Io non mi ricordo nemmeno più esattamente perchè un anno fa ho scelto questa casa, e comunque ora non vi trovo pace. È come avere un vestito di due taglie più stretto. Non vale la pena neanche di farlo allargare. E Spygirl complice il lockdown nel frattempo mi ha anche cacciato dal nostro rifugio. Il suo bello studio accogliente che profumava di pelle. Un po’ quella delle sedie e del lettino, un po’ la sua.  Così oggi ho protestato.
Spygirl a Logan: Vede, lei non mi ha detto niente di strano. Una delle cose che più spesso mi è capitato di sentirmi dire in anni di professione è stato che entrare-  fisicamente nella stanza dell’analisi al mio studio è come entrare in un mondo parallelo, diverso. Le confesso volentieri un piccolo tratto personale: In effetti io conservo lo stesso ricordo della stanza della mia analisi. Così quando dopo qualche tempo dalla fine del mio percorso sono tornata a trovare il mio analista, che nel frattempo aveva trasferito lo studio, mi sono sentita strana, fuori posto ed ho sentito che la mia analisi personale, ormai conclusa, era in effetti al tempo stesso custodita nello studio precedente e gelosamente conservata dentro di me. Oggi dobbiamo accontentarci, capisce?  Ci aspetta un compito in più in questa assurda situazione di chiusura, un altro compito: dobbiamo trovare, pensare un secondo spazio che le permetta di continuare a lavorare con sè stesso, uno spazio diverso, non fisico, che in fin de conti, forse non può nemmeno preoccuparci troppo perché si tratta solo di uno spazio parallelo, temporaneo, il suo spazio interno. Spygirl mi dà del Lei, si irrigidisce che provo a darle del tu. Dice che io posso scegliere come rivolgermi a lei ma che continuerà a darmi del “lei” fintanto che non sentirà una necessità diversa. Sembra quasi me ne faccia una colpa ed ho impressione che voglia dirmi tra le righe che dare del “tu” attenua le sue capacità è come mettere la sordina a una tromba. Beh, e che c’è di male, a me piace Miles Davis.

Giorno due
Logan a Bombshell: Ti ho odiato perché hai riso dei miei peccati, ti ho amato perché mi hai aiutato a commetterne infiniti altri.  Poi, un giorno la corrente si è invertita, ed è diventato precisamente l’opposto. Sorprendentemente, ci andava bene a tutti e due così. Tutto è possibile in fondo, stasera al tramonto la luna piena si è ingoiata una striminzita falce di sole. Subito dopo, qualche mese fa, ci hanno tolto lo spazio come si tira via l’aria da un sacchetto. E in quel sacchetto non c’è più tempo, non c’è più aria né gravità.  E sono triste, impaurito, disperato perché io sono il messaggio e tu la bottiglia. O forse il contrario, in fondo non cambia. Non possiamo chiedere aiuto che insieme, ma non possiamo farlo insieme perché siamo dispersi su due isole diverse. Ho pensato spesso che la tua faccia fosse uno specchio. Ho pensato che la tua mano fosse un cavallo veloce. Ho pensato che le tue braccia fossero una giostra per il mio corpo. Sono preda delle mie paure adesso. Posso sentirti, qualunque cosa ciò voglia davvero dire.
Penso che la solitudine sia una specie perversa di cecità. Non vedi che parti di te stesso, ma non vedi te stesso. E i sensi si amplificano tanto da far male. L’udito soprattutto. Un po’ l’olfatto. Tutto quello che hai lasciato in questo appartamento non profuma più, marcisce. Fiori, maglioni, frutta. Solo il gusto è diminuito. Non mangio più, prevalentemente bevo. Non dormo più, prevalentemente bevo. Provo ad alzarmi, mi affaccio alla finestra. C’è una fila ordinata di persone che cammina sul bordo del fiume e file più piccole fuori ai negozi. Il mondo è diventato un terrario. La mia vicina di pianerottolo è una formica rossa e grassa, è vorace. Compra, stipa la casa, produce spazzatura che pressa e getta con passo lento. Ho pensato che la tua pelle fosse una vela. Se la carezzavi, si tendeva. La carezza è un pettine per l’anima. Dopo è bella liscia e lucente.  Belli anche i tuoi massaggi, ora li vorrei, ma mi mancano più le carezze. La carezza sta al massaggio come un vino bianco fermo sta a un rosso corposo. Non si può iniziare con un rosso.  Se apro il pc, va tutto male. Il mondo dentro il pc è un acquario. Ieri ha chiamato il mio capo. Il mio capo è un grosso pesce rosso.  Non intelligente, ma in compenso con la bocca sempre aperta. Mi ha detto che il lavoro che avevo mandato era soddisfacente. Mi manchi. Forse ti amo. L.
Bombshell a Logan: Io non ho mai riso dei tuoi peccati e nemmeno ne ho commessi altri con te. Ogni uomo è un po’ acqua e un po’ sale: oltre un certo limite non si può aggiungere altro sale, perché l’acqua non lo riceverebbe e il sale non si scioglierebbe più. E così io non ho aggiunto nessun peccato alle tue maledizioni.  Anche io ho pensato che la tua mano fosse un cavallo veloce, poi che fosse un aereo con un grande amo attaccato capace di pescarmi via da questo brutto orizzonte. Io non mi sento dentro ad un acquario o ad un terrario. Almeno là dentro ci sarebbe vita. Io mi sento dentro ad una di quelle palle di vetro con la neve di plastica.  Ti amo pressappoco lo stesso. B.

Giorno tre
Oggi ho chiamato Spygirl. Spygirl è un pesce particolare, una carpa koi. Non mi so spiegare perché la immagino così, non lo saprei proprio dire. La immagino nuotare placida nel suo studio, ora che non ci viene nessuno. Odio quando cambia quello sfondo del pc e lo fa ogni volta. E poi quando muove il braccio destro, il suo corpo si deforma. Se invece muove il sinistro, quello addirittura sparisce. Questa volta il suo braccio sinistro pavesato a festa e carico di vistosi bracciali spariva inspiegabilmente inabissandosi dritto dritto come un galeone spagnolo nell’acqua cristallina davanti ai Faraglioni di Capri. Doveminchiaèlamiastanza doveèlamiastanza doveèlamiastanza ilmiolettinolihaivendutimessiinsoffitta cazzodimmiqualcosaperfavore. Vorrei dirle. E invece dico buongiorno. Poi le ho raccontato un sogno, senza fermarmi. Una storia in un singolo lungo sorso.
Logan a Spygirl. Il sogno è questo. Potremmo dire che all’inizio il sogno sono quasi solo io. Io nel sogno sono vecchio e le tre canne di bambù sono ancora al loro posto. Appoggiate alla porta della rimessa. Anni fa erano la spina dorsale di magnifiche orchidee. Adesso sono solo canne coperte di muffa. In giardino c’è come odore di rinchiuso; c’è un’erba alta e vuota, gialla, ispida e secca come i miei tappeti: ha messo in ombra e soffocato il prato. Quell’erba è dello stesso colore del sole, che martella sulle tempie come un vino di poco prezzo, e soffrigge nelle orecchie assieme al sangue che, nonostante tutto, tenta di scorrere. Inchiodato Ad una sedia vedo le ombre infrangersi come onde sulla battigia di pietra serena della soglia. Quelle del giardino sono sempre più grandi ed invadenti, segno evidente delle molte piante che ho lasciato incolte. Quelle della casa non le conto più, tanto sono onnipresenti, rabbiose, invadenti. Quando si è vecchi si accendono sempre meno luci in casa. Così, con le tende tirate, nei giorni peggiori l’alba si confonde con il tramonto. Leggo, ascolto musica, parlo di me con me stesso. Nel parco ci sono molti alberi secchi, malati. E poi ci sono tre alberi danzanti, all’apparenza perfettamente sani uno accanto all’altro, che la malattia nella sua conta ha saltato. Adesso ondeggiano pericolosamente, perché sotto l’azione del vento non possono più appoggiarsi alle fronde dei loro vicini. Le tre canne di bambù non sono più al loro posto.  Vi è un giovane che le taglia con una lama affilata, di quelle così acuminate che scintillano. Le netta con uno straccio, le taglia in pezzi più piccoli con la massima cura. Poi le pulisce dal di dentro e vi pratica dei fori. Soppesa il lavoro fatto, sembra scegliere il pezzo migliore. Vi pratica un invito per le labbra e si mette a suonare. Mi guarda un po’ sorpreso come se dovessi conoscere tanto quel viso che quella nenia. Poi mi sorride senza pretese come se osservasse un bambino e mi accarezza il volto con una mano profumata. Gli chiedo di tagliarmi la gola di netto proprio mentre tramonta il sole e sale l’aria fresca della notte. Lo fa in silenzio, sento la sua mano sinistra sui miei occhi le sue labbra sulla mia fronte, il freddo pizzico della lama che mi sbarra il respiro.
Spygirl a Logan: Quando ha detto di aver fatto questo sogno? Che ne penserebbe se le dicessi che ho impressione che sia piuttosto un pensiero a metà tra sogno e veglia?
Logan a Spygirl: Si, è vero non l’ho sognato, non è un sogno. Ma vorrei che lo fosse
Spygirl a Logan: È comprensibile, saprebbe dirmi perché?
Logan a Spygirl: No, Non posso dirglielo. Perché in realtà c’è un altro sogno. Riguarda Bombshell
Spygirl a Logan: Il sogno che non vuole dirmi riguarda Bombshell?
Logan a Spygirl: Si. Quello che non voglio raccontarle, quello vero.
Spygirl a Logan: Ogni racconto che lei mi porta è comunque parte di lei e quindi è importante lavorarci, ecco perché non importa se non vuole raccontarmi il sogno su Bombshell. Le farò comunque una domanda sul suo racconto.
Logan a Spygirl: Cosa…
Spygirl a Logan: Chi è quel giovane che le taglia la gola?

*****

Giorno tre, notte (di Romeo Lucchi)
Non sono una star. Non sono al Roxy bar e non sto bevendo whisky, ma il fondo di una bottiglia di sambuca in un bicchiere di plastica, stropicciato e per giunta sporco di vino. Quando ero giovane c’ero stato al Roxy bar e non era come mi aspettavo. Il locale era piccolo. Entravi e c’era il bancone che prendeva tutto il lato sinistro. Niente tavolini. Questo è quanto ricordo, ma si sa i ricordi ingannano. Come la vita. All’inizio è piena di aspettative e a mano a mano che passa il tempo ti accorgi che riesci a collezionare solo fallimenti e di delusione in delusione ti convinci che nulla ha un senso. Ho cominciato a stilare un elenco delle fobie che ho coltivato in questi mesi. Forse lo farò avere alla carpa. Ci devo ancora riflettere. Per il momento mi piace riportare gli ultimi acquisti fatti su questa pagina. Paura di essere sporco. Non solo in senso fisico. Paura degli specchi, paura dei missili e delle pallottole. Di questo ne parlerò sicuramente a Spygirl perché temo che la forma fallica degli oggetti in questione potrebbe suggerire un disturbo più profondo di carattere sessuale. Paura della gravità. Non solo terrestre. Paura del silenzio, paura del rumore, paura di guardare in alto, paura dei numeri, paura dei polli, dell’aglio e delle amnesie… paura di perdere Bombshell. Ho sete. Voglio versare altra sambuca, ma è finita. Anche la canzone alla radio è finita. Il vuoto è enorme, voglio reagire, ma non ne ho voglia. Anche di questo voglio parlarne con la carpa.

Continua… scegli tu come, scrivi a redazione@toscanalibri.it e/o bellmaxi@tin.it

Questa la raccontiamo insieme, al via il contest #ioraccontolungo. Ecco l’incipit

Al via il contest #ioraccontolungo. Eccoci qui con 3 personaggi nuovi nuovi in cerca di una storia. Ma non di un solo autore, bensì di molti, potenzialmente infiniti. A quattro mani con Laura Del Veneziano (che ringrazio tantissimo per la sua disponibilità, la finezza nella scrittura e soprattutto….l’amicizia!) e con l’aiuto di Toscanalibri.it ci siamo confrontati con quanto di più difficile uno scrittore possa e debba fare: dare vita a dei personaggi, plasmarli dalla creta delle parole e poi… soffiargli dentro una voce, anzi di più, farli dialogare tra di loro. È l’inizio di un romanzo, di un racconto, di un diario? Non lo sappiamo, non sappiamo chi esattamente sia Logan e che rapporto ci sia con Bombshell. E Spygirl, è quello che sembra? E che ruolo giocano il sogno raccontato da Logan e quello che invece si rifiuta di raccontare? Col vostro aiuto, se vorrete, tentiamo un esperimento: date a turno un giorno di vita a questi personaggi, portando la storia da voi, con voi, dove volete. Pubblicheremo, ormai lo sapete, fedelmente i vostri contributi. Speriamo siano molti, speriamo che siano perfino molto migliori del nostro incipit.  Come finirà?

senza volto

Ecco l’incipit.Qui invece se preferite lo si può scaricare

Mandate i Vs contributi, se volete a bellmaxi@tin.it e a redazione@toscanalibri.it

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GIORNO UNO

Sono LOGAN, ed ero un uomo. Ora mi sento più un bozzolo in evoluzione verso non so che cosa, vivo come dentro ad un proiettile sparato dalla canna di un fucile e ho paura del mondo. La mia unica amica è SPYGIRL ma amo BOMBSHELL. Pago SPYGIRL per essermi amica, pagavo BOMBHELL per dormire con me ma ora non più. BOMBSHELL ora è lontana, bloccata in un’altra città che una volta era anche la mia. Anche SPYGIRL è lontana, ma meno. Questa sarà la prima pagina del mio diario. Il mio diario lo scriverò su un rotolo di carta, di quelli da disegno, per due buone ragioni. Primo perché me il mio diario me lo sono sempre immaginato così, secondo perché avere paura del mondo significa grossomodo soffrire di tutte le fobie esistenti messe insieme oppure di nessuna e così mi illudo che questo grosso e rassicurante rotolo sia infinito tanto quanto il tempo che mi ci vorrà a capire. La terza delle due buone ragioni è che me lo ha chiesto proprio SPYGIRL nella nostra ultima seduta. E a lei non so dire di no come invece dico spesso a BOMBSHELL. Quando SPYGIRL mi chiede qualcosa avverto uno spasmo freddo qui, alla bocca dello stomaco. Ora SPYGIRL dice che questo rotolo può servire a specchiarmi di nuovo la mattina, ma riconoscendo l’immagine. In questi mesi di arresti domiciliari forzati ho solo nutrito lo stomaco, chiuso la mente e coltivato paure. Qualcuno ha lavorato per me, qualcuno ha pulito per me le strade di questa città che non conosco, lucidato la scrivania del mio ufficio, pagato le bollette, fatto la spesa. Non io. Ricordo una frazione insignificante del tempo trascorso a casa in questi mesi. Se monto le immagini mentalmente mi trovo davanti quasi solo una serie stroboscopica di albe e tramonti intervallate dal cigolio della porta del frigo che si apre e dal coperchio tazza del cesso che si chiude. Il resto si è perso, e non c’è più niente di continuo nella mia vita, ma un orizzonte latteo e poroso, e solo intermittenze e curve cieche sul mio cammino. Un uomo sceglie una casa come ogni nave prima o poi sceglie un porto. C’è un’anima da mettere all’ancora, un corpo da mettere al riparo. Io non mi ricordo nemmeno più esattamente perchè un anno fa ho scelto questa casa, e comunque ora non vi trovo pace. È come avere un vestito di due taglie più stretto. Non vale la pena neanche di farlo allargare. E SPYGIRL complice il lockdown nel frattempo mi ha anche cacciato dal nostro rifugio. Il suo bello studio accogliente che profumava di pelle. Un po’ quella delle sedie e del lettino, un po’ la sua.

senza volto 2

Così oggi ho protestato.

SPYGIRL a LOGAN: Vede, lei non mi ha detto niente di strano. Una delle cose che più spesso mi è capitato di sentirmi dire in anni di professione è stato che entrare-  fisicamente nella stanza dell’analisi al mio studio è come entrare in un mondo parallelo, diverso. Le confesso volentieri un piccolo tratto personale: In effetti io conservo lo stesso ricordo della stanza della mia analisi. Così quando dopo qualche tempo dalla fine del mio percorso sono tornata a trovare il mio analista, che nel frattempo aveva trasferito lo studio, mi sono sentita strana, fuori posto ed ho sentito che la mia analisi personale, ormai conclusa, era in effetti al tempo stesso custodita nello studio precedente e gelosamente conservata dentro di me.

Oggi dobbiamo accontentarci, capisce?  Ci aspetta un compito in più in questa assurda situazione di chiusura, un altro compito: dobbiamo trovare, pensare un secondo spazio che le permetta di continuare a lavorare con sè stesso, uno spazio diverso, non fisico, che in fin de conti, forse non può nemmeno preoccuparci troppo perché si tratta solo di uno spazio parallelo, temporaneo, il suo spazio interno.

SPYGIRL mi dà del Lei, si irrigidisce che provo a darle del tu. Dice che io posso scegliere come rivolgermi a lei ma che continuerà a darmi del “lei” fintanto che non sentirà una necessità diversa. Sembra quasi me ne faccia una colpa ed ho impressione che voglia dirmi tra le righe che dare del “tu” attenua le sue capacità è come mettere la sordina a una tromba.

Beh, e che c’è di male, a me piace Miles Davis.

GIORNO DUE

LOGAN a BOMBSHELL: Ti ho odiato perché hai riso dei miei peccati, ti ho amato perché mi hai aiutato a commetterne infiniti altri.  Poi, un giorno la corrente si è invertita, ed è diventato precisamente l’opposto. Sorprendentemente, ci andava bene a tutti e due così. Tutto è possibile in fondo, stasera al tramonto la luna piena si è ingoiata una striminzita falce di sole. Subito dopo, qualche mese fa, ci hanno tolto lo spazio come si tira via l’aria da un sacchetto. E in quel sacchetto non c’è più tempo, non c’è più aria né gravità.  E sono triste, impaurito, disperato perché io sono il messaggio e tu la bottiglia. O forse il contrario, in fondo non cambia. Non possiamo chiedere aiuto che insieme, ma non possiamo farlo insieme perché siamo dispersi su due isole diverse. Ho pensato spesso che la tua faccia fosse uno specchio. Ho pensato che la tua mano fosse un cavallo veloce. Ho pensato che le tue braccia fossero una giostra per il mio corpo. Sono preda delle mie paure adesso. Posso sentirti, qualunque cosa ciò voglia davvero dire.

Penso che la solitudine sia una specie perversa di cecità. Non vedi che parti di te stesso, ma non vedi te stesso. E i sensi si amplificano tanto da far male. L’udito soprattutto. Un po’ l’olfatto. Tutto quello che hai lasciato in questo appartamento non profuma più, marcisce. Fiori, maglioni, frutta. Solo il gusto è diminuito. Non mangio più, prevalentemente bevo. Non dormo più, prevalentemente bevo.

 Provo ad alzarmi, mi affaccio alla finestra. C’è una fila ordinata di persone che cammina sul bordo del fiume e file più piccole fuori ai negozi.

Il mondo è diventato un terrario.

La mia vicina di pianerottolo è una formica rossa e grassa, è vorace. Compra, stipa la casa, produce spazzatura che pressa e getta con passo lento. Ho pensato che la tua pelle fosse una vela. Se la carezzavi, si tendeva. La carezza è un pettine per l’anima. Dopo è bella liscia e lucente.  Belli anche i tuoi massaggi, ora li vorrei, ma mi mancano più le carezze. La carezza sta al massaggio come un vino bianco fermo sta a un rosso corposo. Non si può iniziare con un rosso.

Se apro il pc, va tutto male. Il mondo dentro il pc è un acquario.

Ieri ha chiamato il mio capo. Il mio capo è un grosso pesce rosso.  Non intelligente, ma in compenso con la bocca sempre aperta. Mi ha detto che il lavoro che avevo mandato era soddisfacente.

Mi manchi. Forse ti amo. L.

BOMBSHELL a LOGAN: Io non ho mai riso dei tuoi peccati e nemmeno ne ho commessi altri con te. Ogni uomo è un po’ acqua e un po’ sale: oltre un certo limite non si può aggiungere altro sale, perché l’acqua non lo riceverebbe e il sale non si scioglierebbe più. E così io non ho aggiunto nessun peccato alle tue maledizioni.  Anche io ho pensato che la tua mano fosse un cavallo veloce, poi che fosse un aereo con un grande amo attaccato capace di pescarmi via da questo brutto orizzonte. Io non mi sento dentro ad un acquario o ad un terrario. Almeno là dentro ci sarebbe vita. Io mi sento dentro ad una di quelle palle di vetro con la neve di plastica.  Ti amo pressappoco lo stesso. B.

GIORNO TRE

Oggi ho chiamato SPYGIRL. SPYGIRL è un pesce particolare, una carpa koi.  Non mi so spiegare perché la immagino così, non lo saprei proprio dire. La immagino nuotare placida nel suo studio, ora che non ci viene nessuno. Odio quando cambia quello sfondo del pc e lo fa ogni volta. E poi quando muove il braccio destro, il suo corpo si deforma. Se invece muove il sinistro, quello addirittura sparisce. Questa volta il suo braccio sinistro pavesato a festa e carico di vistosi bracciali spariva inspiegabilmente inabissandosi dritto dritto come un galeone spagnolo nell’acqua cristallina davanti ai Faraglioni di Capri.

Doveminchiaèlamiastanzadoveèlamiastanzadoveèlamiastanzailmiolettinolihaivendutimessiinsoffittacazzodimmiqualcosaperfavore. Vorrei dirle.

E invece dico buongiorno.

Poi le ho raccontato un sogno, senza fermarmi. Una storia in un singolo lungo sorso.

LOGAN a SPYGIRL. Il sogno è questo. Potremmo dire che all’inizio il sogno sono quasi solo io. Io nel sogno sono vecchio e le tre canne di bambù sono ancora al loro posto. Appoggiate alla porta della rimessa. Anni fa erano la spina dorsale di magnifiche orchidee. Adesso sono solo canne coperte di muffa. In giardino c’è come odore di rinchiuso; c’è un’erba alta e vuota, gialla, ispida e secca come i miei tappeti: ha messo in ombra e soffocato il prato. Quell’erba è dello stesso colore del sole, che martella sulle tempie come un vino di poco prezzo, e soffrigge nelle orecchie assieme al sangue che, nonostante tutto, tenta di scorrere. Inchiodato Ad una sedia vedo le ombre infrangersi come onde sulla battigia di pietra serena della soglia. Quelle del giardino sono sempre più grandi ed invadenti, segno evidente delle molte piante che ho lasciato incolte. Quelle della casa non le conto più, tanto sono onnipresenti, rabbiose, invadenti. Quando si è vecchi si accendono sempre meno luci in casa. Così, con le tende tirate, nei giorni peggiori l’alba si confonde con il tramonto. Leggo, ascolto musica, parlo di me con me stesso. Nel parco ci sono molti alberi secchi, malati. E poi ci sono tre alberi danzanti, all’apparenza perfettamente sani uno accanto all’altro, che la malattia nella sua conta ha saltato. Adesso ondeggiano pericolosamente, perché sotto l’azione del vento non possono più appoggiarsi alle fronde dei loro vicini. Le tre canne di bambù non sono più al loro posto.  Vi è un giovane che le taglia con una lama affilata, di quelle così acuminate che scintillano. Le netta con uno straccio, le taglia in pezzi più piccoli con la massima cura. Poi le pulisce dal di dentro e vi pratica dei fori. Soppesa il lavoro fatto, sembra scegliere il pezzo migliore. Vi pratica un invito per le labbra e si mette a suonare. Mi guarda un po’ sorpreso come se dovessi conoscere tanto quel viso che quella nenia. Poi mi sorride senza pretese come se osservasse un bambino e mi accarezza il volto con una mano profumata. Gli chiedo di tagliarmi la gola di netto proprio mentre tramonta il sole e sale l’aria fresca della notte. Lo fa in silenzio, sento la sua mano sinistra sui miei occhi le sue labbra sulla mia fronte, il freddo pizzico della lama che mi sbarra il respiro.

SPYGIRL a LOGAN: Quando ha detto di aver fatto questo sogno? Che ne penserebbe se le dicessi che ho impressione che sia piuttosto un pensiero a metà tra sogno e veglia?

LOGAN a SPYGIRL: Si, è vero non l’ho sognato, non è un sogno. Ma vorrei che lo fosse

SPYGIRL a LOGAN: È comprensibile, saprebbe dirmi perché?

LOGAN a SPYGIRL: No, Non posso dirglielo. Perché in realtà c’è un altro sogno. Riguarda BOMBSHELL

SPYGIRL a LOGAN: Il sogno che non vuole dirmi riguarda BOMBSHELL?

LOGAN a SPYGIRL: Si. Quello che non voglio raccontarle, quello vero.

SPYGIRL a LOGAN: Ogni racconto che lei mi porta è comunque parte di lei e quindi è importante lavorarci, ecco perché non importa se non vuole raccontarmi il sogno su BOMBSHELL. Le farò comunque una domanda sul suo racconto.

LOGAN a SPYGIRL: Cosa…

SPYGIRL a LOGAN: Chi è quel giovane che le taglia la gola?

 

#ioraccontobreve8. Ultima puntata (per ora)

Come si scrive un commiato in 100 parole?

Meglio usarne una sola, ma bella grossa: GRAZIE!!!

Ciao

Questa per ora è l’ultima puntata di #ioraccontobreve, la nostra fortunatissima iniziativa che ci ha permesso di fare la piacevole conoscenza di un sacco di persone e autori.

Però, prima di chiudere in bellezza, fatemi ringraziare Francesco Ricci, Riccardo Boccardi e Stefano Scanu per la loro diponibilità e cortesia (oltre al talento, ma questo lo sanno benissimo senza che glielo diciamo noi). Per parte mia, debbo ringraziare Simona Trevisi e Luigi Oliveto di Toscanalibri per averci creduto e per aver reso possibile la cosa.

Però però, prima di chiudere in bellezza fateci dire che siamo degli incoerenti di prima categoria: sì perché dopo aver sostenuto che raccontare breve fosse tutto, adesso dalla settimana prossima facciamo una inversione a U di proporzioni marziane e diciamo #ioraccontolungo o anche #questalaraccontiamoinsieme. O anche #lastaffettaletteraria.  (no, non stiamo seriamente bandendo un concorso per scegliere il nome di un concorso).

E sarà sfidante, molto sfidante perché abbiamo scritto a quattro mani con Laura del Veneziano un incipit (più di un incipit in verità) di una storia che vi chiediamo, con non più di una cartella A4 (alla volta se volete…) di portare nella direzione che vorrete voi! Cambiatele i connotati, assecondatela, stravolgetela, complicatela! Un romanzo aperto? Una specie. Un’opera aperta? Forse. Del resto lo sapete, no? È raccontare lungo che è la cosa di gran lunga più difficile. Noi lo abbiamo sempre detto.

Mandate tutto (appena vedrete pubblicato l’incipit) al solito indirizzo mail, ovvero bellmaxi@tin.it

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I tre racconti di questa settimana non sono particolarmente legati tra loro, lo ammettiamo. Ma uno ci ha colpito dati anche i fatti di cronaca di questi giorni. Vedere i giovani in piazza, organizzati per una vera manifestazione, credo la più autentica degli ultimi anni, ha attirato l’attenzione e il sostegno di molti.  Era da tempo, comunque la si voglia pensare al riguardo, che gente di 14-15-16 anni non veniva colpita a tal punto da un fatto di cronaca da prendere e manifestare. Alludiamo ai fatti di Minneapolis. Alludiamo a Kevin Tushe, studente liceale, che già ha partecipato due volte con successo a questa rassegna. Si vede la passione in quello che scrive.

floyd

SOGGIOGAMENTO

Il suo sguardo livido incrocia il mio, il suo respiro si fa sempre più affannato, man mano che il suo petto affonda sotto la pressione esercitata dall’agente, la stessa che mi opprime mentre rimango impassibile innanzi a tale orrore. Al collo quel giogo che lo umilia da secoli, le catene che cingono invisibili le sue membra, come un fardello che la vita gli ha arbitrariamente imposto. Perché America? Perché hai fatto credere che non valgono nulla? Perché li hai trattati come se il sangue sparso, raffigurato in rosso vivo sul nostro stendardo, non sia anche il loro? L’aquila non dispiega più le sue ali all’orizzonte, ma scruta dall’alto del suo nido l’eterna lotta per l’uguaglianza 

Quante volte avremmo voluto che i protagonisti tormentati di un libro, rivoltandolo aperto a testa in giù e scuotendolo ben bene, scivolassero nel mondo reale per godersi un po’ di tranquillità, un meritato riposo? Ma non è mica così semplice passare da una dimensione all’altra…anche per una ‘fuitina’ letteraria.

FUGA D’AMORE

Aspettarono di essere vicini l’una all’altro. Volevano cambiare il loro destino, fuggire e chiudere per sempre con le famiglie che si opponevano al loro amore. Si presero per mano e si aggrapparono a un punto di domanda, saltarono da un trattino all’altro, scivolarono su una virgola, aprirono una parentesi, si diedero un bacio, chiusero la parentesi. Proseguirono la loro fuga riga dopo riga verso la fine della pagina. Quando fecero l’ultimo salto non si voltarono. Fuori dalle pagine del libro però i loro corpi non avevano forma, non potevano esistere, cominciarono a svanire perché il loro era un amore impossibile.

  usciti da un libro

E poi a volte si perdono le parole, e non solo per amore…perché sopra non abbiamo riportato,l’autore? Perché è lo stesso del prossimo racconto, ovvero l’autore e attore Romeo Lucchi (che ringraziamo per il suo generoso apporto che vedrete anche nei prossimi giorni…’la tazza del Vate’ comunque ce la ricorderemo per un bel pezzo! https://massimilianobellavista.wordpress.com/2020/06/12/volare/ )

L’UOMO CHE NON SI CAPIVA

non ti capisco

Quando parlava era un disastro. Ometteva sempre il soggetto della frase, dimenticava pezzi della storia – più o meno lunghi – coniugava male i verbi e, cosa ancora più insopportabile, era un continuo ripetere e intercalare di mhmm…, eh…, cioè… In giugno prese parte a una rapina. Fu l’unico della banda a farsi pinzare. In commissariato gli chiesero di vuotare il sacco. Lui cominciò a parlare, ma non si capiva niente di quello che diceva. Credettero che volesse fare lo spiritoso e lo pestarono. Lo torchiarono per ore. Lui era sempre più criptico. Un duro, pensarono i poliziotti. E giù altre botte