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La presenza de l’Ombra del Caso al Fringe Festival Roma

 

TG3 Chi è di scena del 20/01/2019

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sul sito del Fringe

(credits: RJB)

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Oggi al Fringe a Roma /today at the Fringe Festival in Rome

fringe festival book

 

FringeBook

 

FringeBook è una delle tante novità di quest’anno.

Una vetrina sulla nuova editoria realizzata in collaborazione con Il Seme Bianco – Controluna – Emersioni del Gruppo LIT.

Tre case editrici e un unico progetto culturale che mira a dare voce e valorizzare autori emergenti ed esordienti per dare spazio all’energia creativa e alla sperimentazione espressiva spesso trascurate da altri circuiti editoriali più paludati.

Un’idea di base in perfetta sintonia con lo spirito del Fringe Festival.

Il Seme Bianco pubblica libri di narrativa, noir, gialli, saggi, racconti, fantasy. Il filo conduttore che unisce i diversi generi è la passione per la scoperta. Scoperta di una particolare visione, di un punto di vista originale che permetta al lettore di curiosare in territori “altri”, siano essi geografici, sociali, generazionali, storici, psicologici, distopici, spirituali. Un attento lavoro di scouting permette di selezionare quei testi che raccontano una storia interessante e su questi gli editor, in sinergia con gli autori, intervengono per ottenere un alto standard qualitativo delle pubblicazioni.

Controluna pubblica libri di poesia. Una bellissima sfida editoriale per una forma espressiva che sta trovando nella contemporaneità un nuovo pubblico.

Emersioni pubblica quegli autori che si stanno affermando per la qualità e l’originalità della loro opera presso un pubblico più vasto.

Gli spazi del Mattatoio – La Pelanda, dal lunedì al sabato a partire dalle 18:00, ospiteranno una serie di incontri con gli autori, e Firma-copia.

19  gennaio 18:30 – 22.00  L’ombra del Caso Massimiliano Bellavista

seme bianco libro fringe

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L’ombra del caso al Fringe Festival di Roma

L’ombra del caso: presentazione e firma copie a Roma: il 19 gennaio dalle ore 18.00 alle ore 22.30 circa.
Il FRINGE Festival si terrà al MACRO TESTACCIO DI ROMA PIAZZA ORAZIO GIUSTINANI 4

VENITE NUMEROSI!!! (una sorpresa per chi parteciperà…)

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FringeBook

FringeBook è una delle tante novità di quest’anno.

Una vetrina sulla nuova editoria creata in collaborazione con Il Seme Bianco Controluna / Castelvecchi Editore.

Gli spazi del Mattatoio – La Pelanda ospiteranno una serie di incontri, tra presentazioni di libri, firmacopie con autori e reading con ospiti prestigiosi.

Alcuni degli autori che saranno presenti al FringeBook:
Francesco Paolantoni
Nicola Vicidomini
Mario Marenco
Maria Grazia Adamo
Chiara Alaia
Arena Esther
Fabio Bacile di Castiglione
Massimiliano Bellavista
Annalisa Fabbri
Simona Bennardo
Andrea Bizzarri
Chiara Borghi
Evita Comes
Pierbruno Cosso
Claudia Dalmastri
Annalisa Fabbri
Elysa Fazzino
Gaia Mencaroni
Donatella Previtera
Lorella Natalizi
Corrado Passi
Giovanna Tatò
Marì Taverna
Marta Tedesco
Bettina Todisco
Kraus Folner
Delia Marzo
Francesco Fagioli

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Il programma completo degli appuntamenti sarà disponibile a breve.

 

L’ombra del caso, prossimi appuntamenti

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Le prossime presentazioni:

  • Milano 19-10-2018 posti esauriti
  • Roma,   09-11-2018 ore 18.00 Bookstore del Palazzo delle Esposizioni, Via Milano 15/17, all’angolo con via Nazionale
  • Roma Fiera nazionale della piccola e media editoria di Roma (5-9 dicembre 2018)
  • Fringe Festival di Roma (7-28 gennaio 2019)

Grazie a tutti per il supporto e gli incoraggiamenti ricevuti!!!

 

 

Recensione de L’ombra del Caso

direfarescrivere agosto 2018

 

Si ringrazia Bottega editoriale e la redazione di “Dire Fare Scrivere

Un’indagine ad altissimo rischio  per un acuto e brillante detective sulle tracce di un feroce assassino
Da Il Seme Bianco, un thriller appassionante  di Massimiliano Bellavista sulla nostra società
di Guglielmo Colombero
«La gente non capiva che la morte non si fa. Si subisce. Non si crea né si distrugge, passa solo di mano in mano, come un cerino acceso».
Questo passaggio estrapolato dal romanzo L’ombra del caso (Il Seme Bianco, pp. 272, € 22,90) illumina la filosofia disincantata, sfumata di cinismo, che caratterizza il protagonista, il commissario M. L’autore, Massimiliano Bellavista, usa solo l’iniziale del nome per questo personaggio che racchiude molteplici echi dei classici del giallo: da Gadda a Simenon fino a Camilleri.
Senese, classe 1964, ingegnere e docente di Management strategico, Bellavista si può definire poliedrico sotto il profilo letterario: vi invitiamo a conoscerlo meglio anche attraverso le pagine del suo blog: massimilianobellavista.wordpress.com/.
Accanto a questa sua prima opera narrativa, infatti, troviamo saggi in materia amministrativa e diverse raccolte poetiche. Catalogare sbrigativamente il suo romanzo come thriller potrebbe apparire riduttivo, anche se ripercorre il solco di quella tradizione: un serial killer che colpisce apparentemente a caso; un contesto sociale in cui l’autore innesta «dolore, malvagità, dubbio, pericolo, sadismo, pazzia»; un investigatore solitario che, scavando sempre più a fondo, finisce per portare alla luce un intrico perverso di marciume, corruzione, tangenti, prostituzione e reti di pedofili. La trama appartiene sicuramente alla letteratura gialla, ma da tale contesto Bellavista distilla umori corrosivi per tracciare l’affresco desolante di un tessuto sociale ormai irrimediabilmente contaminato da loschi traffici e deliranti pulsioni delittuose.

Un sentiero di enigmi come in un libro di Borges
Di sapore quasi pirandelliano, poi, alcuni sprazzi densi di dolenti metafore sul tormento esistenziale del protagonista: «A M. in sostanza, pareva di leggere un libro in cui era scritta la sua vita, ma che lui non aveva diritto a sovrascrivere e nemmeno ad annotare. Da qui due conseguenze logiche per la mente analitica di un investigatore: primo, era qualcun altro a decidere il copione, secondo, questo qualcuno il copione l’aveva già scritto in tutto o in parte, quindi nella migliore delle ipotesi lui era indietro rispetto alla sua vita di qualche pagina nella peggiore si trattava di un libro già bello che finito, magari anche di seconda mano. E quindi la logica conseguenza era che nelle cose della vita non occorreva sempre impegnarsi: tanto il libro avrebbe comunque girato pagina da sé».
Caparbio, metodico e tenace, il commissario M. è anche guidato, nel suo tortuoso itinerario investigativo, da alcuni sogni premonitori: l’orribile realtà che egli è destinato a scoperchiare assume via via i contorni rarefatti di un incubo a occhi aperti, che lentamente si dischiude davanti al suo sguardo indagatore. Non è assolutamente casuale, a questo proposito, la citazione che l’autore dedica alla struttura angosciante e labirintica di uno dei racconti più celebri di Jorge Luis Borges, La lotteria di Babilonia. Sul versante più propriamente poliziesco, prevale invece la visuale asettica e lucidamente razionale dell’investigatore navigato: «Gli omicidi tra familiari erano casi intensi, dotati di un’elettricità particolare, ma in genere procedevano spediti nella loro soluzione. Quando la vittima non aveva uno straccio di relazione o, se le aveva, erano sporadiche o peggio solo virtuali, erano grandissime rogne anche solo per stabilire un decente perimetro di indagine».
Attento rifinitore nel descrivere la fisicità dei personaggi di contorno (come le «ballerine attempate e straripanti di cellulite» che affollano certi idioti programmi televisivi), Bellavista ci offre lo spaccato inquietante di una società deteriorata: il commissario M. prende a calci un vespaio e sprofonda le mani in un immenso verminaio generato dalla putrefazione degli ideali e dal trionfo dell’avidità e della sete di potere.

Guglielmo Colombero

Il presente testo rappresenta la sintesi della presentazione del libro, opportunatamente riadattata, effettuata dal medesimo autore presso l’edizione 2018 Salone internazionale del libro di Torino.

(direfarescrivere, anno XIV, n. 151, agosto 2018)

 

Nuova recensione positiva per “L’ombra del caso”

Il mistero del secolo da risolvere in un giallo elegante e raffinato
di Gilda Pucci

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Massimiliano Bellavista torna con un intenso thriller e mille enigmi per i suoi lettori. Per Il Seme Bianco editore

Numerosi e occulti omicidi in città, fra le vittime vi è uno stretto legame anche se all’inizio sembra non esserci alcun tipo di collegamento. Il commissario M. è veramente spiazzato e in un primo momento vacilla nel buio, non è in grado di risolvere questa misteriosa scia di sangue, di morti. E la paura dilaga. L’assassino tuttavia è sempre lo stesso, un tiratore professionista che non lascia alcuna traccia del proprio passaggio.
Chi si cela dietro ogni singola morte? E perché questo accanimento? Riuscirà il nostro commissario a trovare la mente/il braccio di questa strage?
Tutto questo e molto altro è L’ombra del caso (pp. 272, € 22,90) di Massimiliano Bellavista, pubblicato dalla casa editrice Il Seme Bianco (una bella e solida realtà editoriale di cui vi parliamo nel dettaglio qui: www.bottegaeditoriale.it/Uneditorealmese.asp?id=196), appartenente alla “scuderia letteraria” di Bottega editoriale e presentato di recente dal critico letterario Guglielmo Colombero al Salone internazionale del Libro di Torino.
Il nostro autore, docente di Management strategico presso l’Università di Siena, oltre ad alcune raccolte poetiche e ai saggi sul management, ha prossimamente in uscita per lo stesso editore (e sempre con il supporto di Bottega editoriale!) la raccolta di racconti Dolceamaro.

Una matassa intricata fra codici ed enigmi da sciogliere
Si tratta di una storia intrigante e raffinata, un romanzo carico come una miccia esplosiva, un’inchiesta dai colori intensi, ricca di strategie acute e formidabile fiuto per le indagini poliziesche. Un’intricata matassa non facile da sciogliere, una trama attenta, ben dettagliata, un giallo davvero ben riuscito. Il tutto abilmente costruito fra i codici cifrati e gli enigmi da risolvere, gli indizi opportuni disseminati qua e là dall’autore ai fini investigativi, come il colpo di genio dell’email risolutrice appartenente a una delle vittime, la scelta di personaggi ambigui con i loro gesti estremi e poco chiari, il suicidio del giudice e la sua lettera di confessione, la caparbietà e la volontà del commissario di non fermarsi alle apparenze e agli arresti consecutivi, ma di andare oltre le aspettative e le apparenze, rendono il racconto davvero travolgente. E soprattutto lo pongono fra i grandi gialli della letteratura, a cui davvero non invidia nulla.

La centralità dell’elemento psicologico
Un bel cocktail di bella scrittura, intelligenza e buon gusto le pagine che costituiscono il libro, suddiviso in tanti piccoli capitoli numerati con significato (quasi a ricordare gli innumerevoli indizi con cui ricostruire il tutto). Indagini dai tratti e dagli scenari inquietanti che coinvolgono la criminalità organizzata ben amalgamata sul territorio nel settore degli appalti pubblici, nel giro della pedofilia e della prostituzione, nell’ambito delle tangenti, e tante personalità di spicco protagonisti corrotti che come avviene nella realtà sono le prime implicate.
Costrutti semplici e ben organizzati, una storia originale e come in altri suoi racconti Bellavista non rinuncia mai alla sensibilità, all’elemento psicologico, alla realtà oltremodo tangibile, percepita dai sensi, in questo caso l’olfatto, gli odori, che se vogliamo rappresentano il fiuto del detective è pregnante.
Il tutto è abbastanza articolato, interessanti e appropriati i dialoghi, le location, il lessico è semplice, la lettura è scorrevole, un testo piacevole: leggero, in piccole battute, mai troppo elaborato e complesso, ma allo stesso tempo non è frivolo ed è ben curato.

Amanti del giallo, a rapporto!
Insomma per gli amanti del genere è un romanzo meritevole che desta curiosità, mantiene tensione fino alla fine, certo se uscisse una seconda parte non dispiacerebbe.
Bellavista si è dimostrato all’altezza delle aspettative, il racconto è un percorso in evoluzione con un bel climax finale. Insomma non ci resta che augurarvi una buona lettura.

Gilda Pucci

(bottegascriptamanent, anno XII, n. 130, luglio 2018)

 

Indagine ad altissimo rischio per un detective sulle tracce di un feroce assassino seriale

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L'ombra del caso.Bellavista_prima_preview-1

Da Il seme bianco un thriller appassionante che mette a nudo le piaghe di un’intera società

di Guglielmo Colombero

(si ringrazia Bottega Editoriale)

«La gente non capiva che la morte non si fa. Si subisce. Non si crea né si distrugge, passa solo di mano in mano, come un cerino acceso». Questo passaggio estrapolato dal romanzo L’ombra del caso (Il seme bianco, pp. 272, € 22,90) illumina la filosofia disincantata, sfumata di cinismo, che caratterizza il protagonista, il commissario M. L’autore, Massimiliano Bellavista, usa solo l’iniziale del nome per questo personaggio che racchiude molteplici echi dei classici del giallo: da Gadda a Simenon fino a Camilleri. Senese, classe 1973, ingegnere e docente di Management strategico, Bellavista si può definire poliedrico sotto il profilo letterario. Accanto a questa sua prima opera narrativa, infatti, troviamo saggi in materia amministrativa e diverse raccolte poetiche. Catalogare sbrigativamente il suo romanzo come thriller potrebbe apparire riduttivo, anche se ripercorre il solco di quella tradizione: un serial killer che colpisce apparentemente a caso; un contesto sociale in cui l’autore innesta «dolore, malvagità, dubbio, pericolo, sadismo, pazzia»; un investigatore solitario che, scavando sempre più a fondo, finisce per portare alla luce un intrico perverso di marciume, corruzione, tangenti, prostituzione e reti di pedofili. La trama appartiene sicuramente alla letteratura gialla, ma da tale contesto Bellavista distilla umori corrosivi per tracciare l’affresco desolante di un tessuto sociale ormai irrimediabilmente contaminato da loschi traffici e deliranti pulsioni delittuose.

Un sentiero di enigmi come in un libro di Borges

Di sapore quasi pirandelliano, poi, alcuni sprazzi densi di dolenti metafore sul tormento esistenziale del protagonista: «A M. in sostanza, pareva di leggere un libro in cui era scritta la sua vita, ma che lui non aveva diritto a sovrascrivere e nemmeno ad annotare. Da qui due conseguenze logiche per la mente analitica di un investigatore: primo, era qualcun altro a decidere il copione, secondo, questo qualcuno il copione l’aveva già scritto in tutto o in parte, quindi nella migliore delle ipotesi lui era indietro rispetto alla sua vita di qualche pagina nella peggiore si trattava di un libro già bello che finito, magari anche di seconda mano. E quindi la logica conseguenza era che nelle cose della vita non occorreva sempre impegnarsi: tanto il libro avrebbe comunque girato pagina da sé». Caparbio, metodico e tenace, il commissario M. è anche guidato, nel suo tortuoso itinerario investigativo, da alcuni sogni premonitori: l’orribile realtà che egli è destinato a scoperchiare assume via via i contorni rarefatti di un incubo a occhi aperti, che lentamente si dischiude davanti al suo sguardo indagatore. Non è assolutamente casuale, a questo proposito, la citazione che l’autore dedica alla struttura angosciante e labirintica di uno dei racconti più celebri di Jorge Luis Borges, La lotteria di Babilonia. Sul versante più propriamente poliziesco, prevale invece la visuale asettica e lucidamente  razionale dell’investigatore navigato: «Gli omicidi tra familiari erano casi intensi, dotati di un’elettricità particolare, ma in genere procedevano spediti nella loro soluzione. Quando la vittima non aveva uno straccio di relazione o, se le aveva, erano sporadiche o peggio solo virtuali, erano grandissime rogne anche solo per stabilire un decente perimetro di indagine». Attento rifinitore nel descrivere la fisicità dei personaggi di contorno (come le «ballerine attempate e straripanti di cellulite» che affollano certi idioti programmi televisivi), Bellavista ci offre lo spaccato inquietante di una società deteriorata: il commissario M. prende a calci un vespaio e sprofonda le mani in un immenso verminaio generato dalla putrefazione degli ideali e dal trionfo dell’avidità e della sete di potere.

 

Guglielmo Colombero

Successo al Salone di Torino

Foto Colombero e Max

Grande interesse e apprezzamento allo stand della Regione Calabria nel 31esimo Salone Internazionale del libro di Torino, che si è aperto al Lingotto Fiere. Uno spazio caratterizzato dal rosso che è il colore scelto dalla Regione Calabria per la cultura, richiamandosi innanzitutto al Codex Purpureus Rossanensis. Una partecipazione dedicata a quattro pensatori calabresi, Cassiodoro, Gioacchino da Fiore, Bernardino Telesio e Tommaso Campanella, a cui si aggiungono omaggi agli scrittori Mario La Cava e Saverio Strati, allo scienziato del sedicesimo secolo Luigi Lilio e con momenti dedicati alla narrativa calabrese, tra cui una tavola rotonda a più voci con numerosi scrittori. Visitabile anche un percorso espositivo con edizioni di pregio delle opere di Gioacchino da Fiore e riproduzioni dal Codice Romano Carratelli del XVI secolo. Il primo giorno è stata ospitata la presentazione del lavoro realizzato sulle location cinematografiche della nostra regione con il supporto della Calabria Film Commission e della Regione Calabria, edito da Rubbettino e intitolato “Cinetour Calabria”, a cura di Maurizio Paparazzo e Giovanni Scarfò. La presentazione, con la partecipazione di Daniela Rabia, ha coinvolto anche il Presidente della Calabria Film Commission, Giuseppe Citrigno. Venerdì 11 ospite del Focus Cassiodoro il cardinale Edoardo Menichelli, che ha presentato con il prof. Luciano Vasapollo, dell’università La Sapienza e don Antonio Tarsia del Centro Culturale Cassiodoro, l’ultimo libro curato da Mons. Antonio Cantisani, arcivescovo emerito di Catanzaro Squillace dal titolo “Grazie a te, Signore” con traduzione e commenti ai salmi di Cassiodoro, edito da Jaca Book.

Nelle prime due giornate di attività sono stati presentati i testi di Giuseppe Fiorenza “E dopo accadde” (Ferrari editore), di Federico Carro “Il re della luce. L’ordine degli dei oscuri” (Sovera) e “L’ombra del caso” di Massimiliano Bellavista (Il seme bianco), entrambi a cura di Bottega editoriale, il libro “Guglielmo” di Adriana Lopez (La Rondine), due testi dedicati al cinema come “La grande avventura: Tony Gaudio/Nicholas Musuraca” di Eugenio Attanasio e Mariarosaria Donato a cura della Cineteca della Calabria, e “Appunti di cinema” di Francesco Grano (Ferrari editore). E ancora i testi dedicati ai bambini e ragazzi tra cui “Il sogno di Martin” di Dino Ticli e “L’Angelo di Alì” di Anselmo Roveda, entrambi della Coccole books, “Perché non volo” di Paola Merolli con l’intervento di Francesco Toniarini e “Giseppa e il fantasma pasticcione” di Leonardo Ruffo e Nini Mazzei, edito da La Rondine e “Ardian che voleva svuotare il mare” di Assunta Morrone (Expressiva edizioni). Presentazioni che hanno visto la colorata partecipazione dei ragazzi delle scuole in visita al Salone. Tra i libri più impegnati quello di Mario Caligiuri “ Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere” (Rubbettino), “Generazione don Milani” a cura di Raffaele Iosa (Erickson), con la partecipazione di Silvana Borgese e di Nicola Irto, Presidente del Consiglio regionale della Calabria. Ancora, “‘Ndrangheta totalitaria” di Andrea Carnì (Falco editore), con la partecipazione dello storico Enzo Ciconte, il testo di Giuseppe Aieta “Vie d’uscita” (associazione culturale Visioni), presentato con Maria Antonietta Sacco. Su Tommaso Campanella tre testi editi da Città del Sole edizioni, “Stavamo al buio… io accesi un lume” con la partecipazione del Sistema Bibliotecario Jonico, “La Città del Sole” di Francesco Idotta, “All’ombra delle tue ali. La saggezza di Tommaso Campanella” di Claudio Stillitani. A chiudere la seconda giornata un panel dedicato alla narrativa calabrese, con i libri “Lungo il sentiero delle trasparenze” di Felice Foresta (Tralerighe libri), “L’ uomo dei tulipani” di Elia Banelli (Alter Ego), “Caos ordinato” di Paolo Magrì (Ferrari), “La forma esatta delle stelle” di Brunello Montagnese (Besa), “Permani” di Carlo Simonelli (Pellegrini).

 

Da “Il Giornale di Calabria

Fonte