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Bentornato, Romeo

Mi fa piacere di quando in quando leggere qualcosa di Romeo Lucchi, genovese, uomo di teatro, affabulatore che da trent’anni si dedica ad attività legate al palcoscenico e al movimento espressivo. Suoi racconti sono stati premiati e antologizzati (La farinata, Se tornassi indietro), alcuni li trovate in rete e sulle principali piattaforme di podcasting. Ci sono diversi suoi microracconti in questo blog, tutti assai particolari e interessanti (ad esempio La tazza del vate ; Sex Tree; Glitter Eyes) . Questo è decisamente uno dei suoi!

Il sogno Matrioska

Il morello stava facendo un sogno strano. Sognava di essere di legno, un cavallo di legno, ma vivo e pensante. Come cavallo di legno sognò di essere un burattino di legno che al suo risveglio era un bambino in carne e ossa. Come cavallo di legno si svegliò di soprassalto per il dolore. Stava partorendo e dando alla luce un manipolo di soldati che subito dopo incendiarono e distrussero la città circostante. Il morello si svegliò. Era agitato. Scosse la testa e nitrì. Mangiò un po’ di biada. Tra poco sarebbe arrivato il fantino e il Palio avrebbe avuto inizio.

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Barzhaz 1 chiude oggi, A Gennaio i nuovi corsi base e avanzato

Barzhaz chiude i battenti con oggi per il 2020. I nuovi corsi inizieranno a gennaio.

Barzhaz noir invece ha chiuso domenica: qui la pagina con tutti i racconti vincitori. Un sincero ringraziamento a tutti i non pochi partecipanti.

La scuola Barzhaz è stata per me un’esperienza molto costruttiva. Ringrazio chi ha creduto nel progetto, sicuramente originale e diverso.

Ringrazio i partecipanti: è stato bello lavorare con loro e sarà altrettanto interessante e piacevole continuare nel 2021.

Per saperne di più, su regolamento e modalità di iscrizione:

https://www.italiabookfestival.it/iniziative-collegate/barzhaz

O scrivete a barzhaz@loggione.it

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Punto Triplo a Firenze

Grazie alla benevolenza di Mirko Tondi, eccellente scrittore (“Era l’11 settembre” -Toutcourt Edizioni), docente e amico di questo blog per cui scrive la Rubrica ‘Anatomia di un racconto‘ (https://massimilianobellavista.wordpress.com/2020/04/24/anatomia-di-un-racconto-per-caffe-19-una-nuova-rubrica-a-difesa-del-panda-della-narrativa/) il prossimo 27 Ottobre a Firenze, con la ‘scusa’ di Punto Triplo parleremo di letteratura, parola e racconto breve. Purtroppo le misure di sicurezza anti COVID 19 non consentono di aprirci ad ospiti esterni che non siano già partecipanti al corso, e quindi questo non vuol essere un invito, ma certamente dal mio punto di vista è invece un’ottima occasione per ringraziarlo (come faccio, lo sapete, con tutti coloro che in questi tempi difficili portano avanti eventi, festival o nel suo caso, una ben collaudata ed efficace Scuola di scrittura).

Il suo corso di scrittura creativa a Firenze si pone l’obiettivo di creare un punto di approdo per aspiranti scrittori del territorio fiorentino e dei suoi dintorni, persone che vogliano cimentarsi con la scrittura in senso generale, anche per puro divertimento, non tanto chi voglia provare a intraprendere una professione legata a questo campo artistico particolare. Quello che interessa è fornire strumenti per cominciare a scrivere con metodo oppure per affinare le proprie capacità, ma anche offrire il pretesto per un esercizio di scrittura continuo e duraturo.

Attenzione, attenzione, lanciamo il guanto di sfida: parte #io racconto breve!!!!

#ioraccontobreve: un racconto forte come un caffè espresso e  breve come una tazza di…ristretto! Nell’ambito dell’iniziativa Caffè 19 abbiamo deciso di dare a lettori, amici, scrittori o amanti della scrittura la possibilità non solo di leggere  o commentare quanto giorno per giorno tentiamo di fare, ma di esprimersi  attivamente scrivendo un racconto in forma breve, sulla distanza delle 100 parole (parola più, parola meno, non siamo fiscali!). Sembra facile, ma non lo è! I migliori saranno pubblicati sui nostri siti e social ed entreranno a far parte dell’iniziativa del Caffè letterario 19. Analogo comunicato è disponibile da ora sul sito di Toscanalibri.it nello spazio dedicato a Caffè 19.. Dovete inviarli per mail a bellmaxi@tin.it corredati di un vostro breve profilo.

Ma siccome non si può chiedere qualcosa senza dare prima il buon esempio, abbiamo chiesto a bravi scrittori di dare il la all’iniziativa: oggi iniziamo con i primi tre. Massimiliano Bellavista, Riccardo Boccardi,  Francesco Ricci, che hanno scelto , generosamente, di esporsi per primi!

IVO, RETROSPETTIVO di Massimiliano Bellavista

Il 15 la rata del mutuo, poi il negozio. Ivo, appena sveglio, fissava allo specchio il colorito giallastro. Rimanevano €154,54, due debiti, un tumore, nessun credito. Il furgone sfasciato per schivare un ciclista, il naso rotto al perito. Anni prima sua moglie, fuggita col terapeuta. Ricordava il loro primo appuntamento. Con la macchina, dopo la laurea, in posti bellissimi. Suo padre, morente, gli consegnò chiavi di negozio e furgone. Il futuro, due chiavi in mano. Lo scambiavano per lui quando uscivano con mamma. Lei finito il bagno lo asciugava. Nonna sorrideva: tutto il povero nonno.Quando nacque il nonno disse al babbo “Sei un uomo, tanta fortuna…tanta!!!”

SATORI di Riccardo Boccardi

Aprendo la confezione ne avvertii la fragranza gentile. Ero distratto dalla flebo di mia madre per notare quell’esplosione scarlatta. Nella camera d’ospedale l’aria sembrò rarefarsi, lo sterile biancore violato dal rosso festante. Una manciata di fragole portò sorrisi nell’angoscia delle quattro anziane sorelle di stanza. A tutte consegnai il delizioso regalo, stupito dal seducente potere benefico. Per tiepidi attimi scomparvero destino, sofferenza e morte. S’infranse la barriera tra le stagioni e vidi bimbe spensierate gustare l’estate. Ne custodirò il ricordo fin quando una giovane mano porgerà anche a me lo stesso frutto e dovrò allungarmi oltre le sbarre del letto per afferrarlo.

SERA DI CAMOLLIA di Francesco Ricci

C’erano delle sere in Camollia che parevano non avere fine. Sulle panche di legno, all’esterno della Società, uomini anziani sedevano a parlare. Noi ragazzi preferivamo stare con la schiena contro il muro per poter vedere meglio le citte che passavano sorridenti. Allora tante cose io non le capivo. Osservavo quegli uomini dai capelli bianchi e con profonde rughe sul volto, e pensavo che per loro la giovinezza fosse passata da tanto tempo e per sempre. Non mi rendevo conto che, in realtà, stava già dicendo addio anche a me, ai miei amici, a quelle citte bellissime e allegre.