Cassino: bello dialogare con i ragazzi e con il pubblico

Ringrazio Max Arcangeli per la bella introduzione a ‘Punto triplo‘.

COMUNICATO STAMPA 09-10-2020 PRIMA GIORNATA

ANTICOntemporaneo la prima giornata di una Rassegna unica e speciale: il messaggio del Presidente del Consiglio Conte

«Voglio augurare a tutti voi di vivere nel migliore dei modi il momento di confronto, scambio e arricchimento culturale offerto dall’iniziativa del Festival AntiContemporaneo, “La cultura contro il Covid”. È significativo che tante idee, proposte e opinioni sulla battaglia che l’Italia sta combattendo contro il Covid trovino spazio in un contesto unico come l’Abbazia di Montecassino, tante volte distrutta e tante volte ricostruita. Occasioni come questa amplificano lo spirito di coesione della nostra comunità, indicano spunti e suggerimenti utili per riflettere, con linguaggi innovativi e da angolature diverse, sul momento che stiamo attraversando con senso di responsabilità, resilienza e fiducia».


È con queste parole che Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è rivolto agli organizzatori del Festival ANTICOntemporaneo: LA CU(LTU)RA CONTRO IL COVID’ che questa mattina è iniziato con alcuni significativi interventi.

La rassegna ha visto succedersi ospiti importanti quali Vincenzo Lipari che ha discusso il tema L’esercito in prima linea contro il COVID,  Giacomo Marramao, professore di Filosofia teoretica e Filosofia politica presso l’Università di Roma Tre che ha intrattenuto il pubblico sul tema della ‘sindrome populista’ e della delegittimazione nel contesto politico che caratterizza e il suo ultimo libro (‘Sulla sindrome populista’), Massimiliano Bellavista scrittore, docente all’Università di Siena che ha parlato del potere della parola come anticorpo allo smarrimento dei nostri tempi in una carrellata sui personaggi della sua raccolta ‘Punto Triplo’ Noemi Urso redattrice editoriale, social media manager ha parlato del tema delle fake news fornendo utili e inediti accorgimenti ‘antibufala’ utili ad accrescere l’indipensabile bagaglio digitale che ci permette di ‘sopravvivere’ alla Rete e di usarla nel modo migliore.

Nel pomeriggio a partire dalle 18 e domani 10 Ottobre a partire dalle 9.30 molti altri ospiti si avvicenderanno, da  Giovanni Rezza a David Riondino,  da Roberto Battiston  a Roberto Bellotti e molti altri. Il tutto in piena sicurezza e nel rispetto delle norme anti-COVID. L’ingresso ai panel è limitato per permettere il distanziamento sociale.

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COMUNICATO INTEGRALE GIUSEPPE CONTE

Voglio augurare a tutti voi di vivere nel migliore dei modi il momento di confronto, scambio e arricchimento culturale offerto dall’iniziativa del Festival AntiContemporaneo, “La cultura contro il Covid”. Ringrazio per l’invito Sua Eccellenza Reverendissima Donato Ogliari e l’associazione “La parola che non muore”.

È significativo che tante idee, proposte e opinioni sulla battaglia che l’Italia sta combattendo contro il Covid trovino spazio in un contesto unico come l’Abbazia di Montecassino, tante volte distrutta e tante volte ricostruita. Occasioni come questa amplificano lo spirito di coesione della nostra comunità, indicano spunti e suggerimenti utili per riflettere, con linguaggi innovativi e da angolature diverse, sul momento che stiamo attraversando con senso di responsabilità, resilienza e fiducia. Sono proprio queste ultime le risorse che ci hanno permesso, attraverso i comportamenti dei cittadini, di affrontare l’emergenza sanitaria e di contenere il virus nel momento più duro della nostra storia recente. Questo stesso spirito, che antepone a ogni cosa la difesa della vita e la solidarietà verso i più fragili, ci impone oggi di non abbassare la guardia per non vanificare i grandi sforzi economici e sociali compiuti. La battaglia non è stata ancora vinta, il nostro nemico comune non è stato ancora sconfitto, il momento è delicato. Vi assicuro che il Governo sarà vicino ai territori, che continuerà a seguire il metodo della massima precauzione e a lavorare senza sosta per la ripartenza.

Ai giovani della Terra di San Benedetto, della provincia di Frosinone e di tutta Italia voglio dire che abbiamo bisogno di voi per ricostruire, dobbiamo pensare a voi per essere più ambiziosi. Possiamo uscire da questa pandemia rigenerando la nostra comunità, a partire dall’esempio dei piccoli e grandi gesti che ci hanno permesso e che si stanno permettendo di resistere. Nei sacrifici e negli atti di responsabilità compiuti in questo periodo c’è già una nuova e ritrovata coscienza sociale, che permette al singolo di tornare a sentirsi parte di un tutto. Da qui, dalla lezione che abbiamo appreso da questa pandemia, può nascere lo sforzo di ognuno per contribuire a una rinascita, che passi per un nuovo modello di sviluppo più giusto, sostenibile, all’altezza delle ambizioni delle nuove generazioni. Dopo questa esperienza l’Italia non può accontentarsi, non può rimettersi in piedi per tornare a camminare nella “normalità” delle strade già esplorate. Siamo un Paese capace di correre su nuovi sentieri, anche grazie alle ingenti risorse del Recovery Fund, ottenute in sede europea.

Con questa consapevolezza, l’Italia “rigenerata” deve puntare su scuole nuove e digitali; sul potenziamento del sistema sanitario nelle tante periferie del Paese; sulla transizione green delle imprese e delle abitudini, a difesa dell’ambiente; sulla velocità dei collegamenti; sulla spinta alle aree depresse ma ricche di potenzialità, che sono alla ricerca da troppo tempo di riscatto e valorizzazione. Questo Paese “nuovo” deve poter contare anche su un nuovo welfare, su un’inclusività che non lasci indietro nessuno, a partire dalle famiglie e dalle giovani coppie.

Con le idee, l’entusiasmo e la voglia di rinascere che testimoniate in questa due giorni si può cogliere il senso più profondo di quello che stiamo vivendo e della sfida che abbiamo davanti: bisogna proteggere le cose essenziali; bisogna ricostruire per rinascere più forti, migliori.

Il Presidente del Consiglio

Giuseppe Conte

Futuro memoria Festival, il programma definitivo

Comunicato Stampa

Ufficiale il Programma del “FuturoMemoriaFestival. Ascoli sulla scena del tempo” –

Il nuovo evento culturale fra memoria del passato e visione del futuro

Ascoli Piceno, 12 settembre 2020 – Di seguito il Programma del “FuturoMemoriaFestival. Ascoli sulla scena del tempo” evento culturale che si svolgerà ad Ascoli Piceno fra il 24 e il 27 settembre 2020, sostenuto e promosso dal Comune di Ascoli con il contributo della Regione Marche, organizzato dall’Associazione Culturale La parola che non muore in collaborazione con la libreria Rinascita, perdirezione artistica di Massimo Arcangeli e Gino Troli, ideatori e realizzatori del progetto.

“FuturoMemoriaFestival. Ascoli sulla scena del tempo” è un percorso tra storia e filosofia, cinema e scienza, arte e letteratura che vede la celebrazione del centenario in corso di Raffaello, di quello Dantesco alle porte, il lancio di un progetto annuale sulla Costituzione e l’assegnazione del PREMIO itinerante VISIONI ad alcuni esponenti di spicco del mondo dell’arte e della cultura i cui nomi saranno annunciati in Conferenza Stampa martedì 22 settembre alle ore 11,00 presso SALA COLA d’AMATRICE – Chiostro di San Francesco – Ascoli Piceno.

L’evento fa da apripista ad un grande laboratorio creativo teatrale, cinematografico e letterario con il coinvolgimento attivo delle scuole in momenti di prefestival e di addetti ai lavori nei diversi campi e, a seguire negli anni a rotazione, dei più importanti editori o gruppi editoriali. Quest’anno tre quelli chiamati a collaborare: Bollati Boringhieri, il Saggiatore e Laterza.

Questa edizione vanta accordi di gemellaggio con la Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, con il Festival del Medioevo di Gubbio e con il progetto Rewriters, una recente impresa editoriale promossa dal gruppo Gedi (lo stesso del quotidiano “la Repubblica”). Altri gemellaggi sono già in divenire per un progetto a più ampio respiro e coinvolgimento.

FuturoMemoriaFestival (FTM)

Ascoli sulla scena del tempo

(Ascoli Piceno, 24-27 settembre 2020)

PROGRAMMA DEFINITIVO

martedì 22 settembre

ore 9 (cinema Odeon)

evento per le scuole

GIOVANI/ADULTI

Visione del film Ovosodo (1997), di Paolo Virzì

mercoledì 23 settembre

ore 9 (cinema Odeon)

evento per le scuole

GIOVANI/ADULTI

Visione del film Caterina va in città (2003), di Paolo Virzì

giovedì 24 settembre

ore 9 (cinema Odeon)

evento per le scuole

GIOVANI/ADULTI

Visione del film Scialla! (Stai sereno) (2011), di Francesco Bruni

giovedì 24 settembre

ore 9 (cinema Odeon)

evento per le scuole

AMORE/DISAMORE

Vi eravate tanto amati. Laboratorio di sceneggiatura e cinematografia. A cura di Emanuela Rossi ed Elettra Mallaby

ore 11 (cinema Odeon)

evento per le scuole

UTOPIA/DISTOPIA

Visione del film Buio (2020), di Emanuela Rossi 

ore 18.30 (chiostro di San Francesco)

TRADIZIONE/MODERNITà

Andrea Gentile (il Saggiatore), Giovanni Carletti (Laterza), Michele Luzzatto (Bollati Boringhieri), Scommettere sul futuro senza dimenticare il passato

Modera Eleonora Tassoni 

ore 20.45 (teatro Ventidio Basso)

UTILE/INUTILE

Nuccio Ordine, L’utilità dell’inutile, l’inutilità dell’utile

Introduce Donatella Ferretti

ore 22.00 (teatro Ventidio Basso)

TERRA/CIELO

Patrizia Caraveo ed Eugenio Coccia, Giù le mani dal cielo

Modera Gino Troli

venerdì 25 settembre

ore 9 (teatro Ventidio Basso)

PADRI/FIGLI

Andrea Franzoso, La Costituzione spiegata ai giovani

ore 10 (teatro Ventidio Basso)

NATURA/CULTURA

Anna Oliverio Ferraris, La famiglia tra natura e cultura

Introduce Natalia Encolpio

ore 11 (teatro Ventidio Basso)

ADULTI/GIOVANI

Francesco Bruni. Speriamo che sia giovane

Conduce Massimo Arcangeli

ore 18 (chiostro di San Francesco)

REALE/VIRTUALE

Marco Bracconi e Mario De Caro, La mutazione postepidemica

Modera Alessandro Pertosa

ore 20.45 (teatro Ventidio Basso)

CONSERVAZIONE/CAMBIAMENTO

Luciano Canfora, Inventare la tradizione.

Introduce: Flavia Mandrelli

ore 22.00 (teatro Ventidio Basso)

PASSATO/FUTURO

Franco Cardini, La storia per il futuro: rendiconto obiettivo o proposta programmatica?

Introduce: Arturo Verna

sabato 26 settembre

ore 9 (cinema Odeon)

evento per le scuole

IERI/DOMANI

Franco Cardini, Accadde domani o accadrà ieri?

ore 10 (cinema Odeon)

evento per le scuole

CLASSICI/CONTEMPORANEI

Alberto Casadei, Dante narratore contemporaneo

ore 11 (libreria Rinascita)

FIDUCIA/SFIDUCIA

Antonio Sgobba, La società della fiducia, il “virus” della sfiducia

Introduce Massimiliano Bellavista

ore 12.00 (sala della Ragione)

Saluti istituzionali

Massimo Arcangeli, Pierluigi Mingarelli, Annalisa Nicastro, Eugenia Romanelli, Gino Troli, L’Italia centrale unita per un grande progetto culturale condiviso  

ore 17 (chiostro di San Francesco)

IDENTITà/ALTERITà

Gabriele Ferraresi, Il mad in Italy e le identità “diffratte”

Introduce Alessandro Poli

ore 18 (chiostro di San Francesco)

MEMORIA/ATTUALITA’

Alberto Casadei e Giulio Ferroni, La “Commedia” di Dante fra storia della critica e memoria dei luoghi 

Modera Maria Chiara Fratoni

ore 19 (libreria Rinascita)

IMMAGINI/PAROLE

Presentazione della raccolta Le storie del paesaggi. Col curatore Alessio Romano e gli autori delle storie. Evento in collaborazione con la Scuola Holden 

Coordina Eleonora Tassoni

ore 20.45 (teatro Ventidio Basso)

INDIVIDUO/UNIVERSO

Roberto Battiston, La prima alba del cosmo

Introduce Riccardo Schiavi

ore 22.00 (teatro Ventidio Basso)

VERITà/IMMAGINAZIONE

Mario Martone, Tra cinema e teatro

Conducono Fabrizio Corallo e Gilberto Santini

domenica 27 settembre

Unapasseggiata sulle orme dell’“apocalittico” Cecco d’Ascoli

partenza, ore 10 (piazza Cecco, Porta Romana)

Cecco, poeta eretico e antagonista

arrivo, ore 11.30 (chiostro di San Francesco)

Le apocalissi nella storia. Con Mario Polia

ore 17 (chiostro di San Francesco)

IDENTITà/DIFFERENZA

Sandra Petrignani e Giulia Ciarapica, Lingua, letteratura e identità di genere

Modera Donatella Ferretti

ore 18 (chiostro di San Francesco)

ESTASI/TORMENTO

Antonio Forcellino, Michelangelo e Raffaello: il duello infinito

Introduce Stefano Papetti

ore 20.45 (teatro Ventidio Basso)

CITTADINO/NAZIONE

Fulco Lanchester e Mario Morcellini, Agire la Costituzione

Modera Oscar Buonamano

ore 21.30 (teatro Ventidio Basso)

Saluti istituzionali

SALVEZZA/DANNAZIONE

Barbara De Rossi e Massimo Arcangeli, Dante, Cecco e le donne. Un reading teatrale

Il festival è un progetto culturale costruito sul grande palcoscenico naturale di Ascoli Piceno per intercettare i bisogni di interrogare il passato con l’obiettivo di proiettarlo nella visione di un probabile o plausibile futuro, di costruire nuovi scenari a partire dalle profonde radici storiche della città marchigiana.

Tra le finalità c’è l’intenzione di dar voce al tempo trascorso, di renderlo vivo e vitale, in un dialogo aperto con la cultura e la società odierna attraverso relazioni serrate tra i temi, le questioni, i problemi del passato e i temi, le questioni, i problemi del presente e attraverso il confronto tra determinate realtà e i loro “opposti” (la terra e il cielo, la natura e la cultura, i genitori e i figli, l’utopia e la distopia, l’amore e il disamore, ecc.): poiché il recupero dei classici deve servire anche a riannodare fra loro conoscenze e saperi disciplinari oggi sempre più separati e specializzati.

La tradizione non è una semplice trasmissione di autori, testi o saperi, ma presenta tutti i tratti di un processo dinamico, di un movimento attraverso le generazioni che si fanno di volta in volta custodi del patrimonio trasmesso e talvolta lo reinventano e lo “tradiscono” perché gli applicano uno sguardo sempre nuovo figlio del loro tempo.

«Con FuturoMemoriaFestival, su cui puntiamo molto anche per il felice connubio tra memoria del passato e proiezione verso il futuro» – ha dichiarato il Sindaco di Ascoli Marco Fioravanti – «la nostra città continua il suo cammino verso il riconoscimento di capitale della cultura. Centrale, in questa prospettiva, il coinvolgimento delle scuole in un laboratorio annuale sulla nostra Costituzione che abbiamo voluto rendere parte integrante del progetto di cui la manifestazione è espressione, e che fa seguito alla consegna del testo costituzionale, avvenuta prima della chiusura dello scorso anno scolastico, a diverse centinaia di studenti delle scuole medie ed elementari».

Di rincalzo Donatella Ferretti, Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli: «La millenaria storia di Ascoli Piceno, evidente in tutte le sue stratificazioni sul nostro territorio come testimonianze ancora parlanti di una tradizione gloriosa, fornisce uno scenario ideale al FuturoMemoriaFestival. Un progetto fortemente voluto dall’Amministrazione che intende accreditare sempre più Ascoli come luogo di elaborazione culturale, contesto di vivace confronto intellettuale, fucina di nuove idee. Non poteva mancare il coinvolgimento della scuola, nel fermo convincimento che cultura e libertà formino un binomio inscindibile».

CONTATTI

La parola che non muore

Ufficio stampa: Massimiliano Bellavista, tel: 3356148685, e-mail: bellmaxi@tin.it

Segreteria organizzativa: Andrea Ciarrocchi, tel.: 347 3934217, e-mail: ciarrok6@gmail.com

Comune di Ascoli, Palazzo dei Capitani, assessorato alla Cultura

tel.: 0736 298777 e-mail: cultura@comune.ap.it

Libreria Rinascita

tel.: 0736 259653, email: eleonora@rinascita.it

FuturoMemoriaFestival. AdAscoli sulla scena del tempo. Dal 24 al 27 Settembre

A breve sarò ad Ascoli per questa bella iniziativa… ringrazio per la fiducia accordatami. Sarà una bellissima avventura.

Nasce ad Ascoli Piceno un nuovo evento culturale fra memoria del passato e visione del futuro

La tradizione non è una semplice trasmissione di autori, testi o saperi, ma presenta tutti i tratti di un processo dinamico, di un movimento attraverso le generazioni che si fanno di volta in volta custodi del patrimonio trasmesso e talvolta lo reinventano e lo “tradiscono” perché gli applicano uno sguardo sempre nuovo, figlio del loro tempo. FuturoMemoriaFestival. Ascoli sulla scena del tempo, un nuovo evento culturale che si svolgerà ad Ascoli Piceno fra il 24 e il 27 settembre, sostenuta e promossa dal Comune di Ascoli, supportata con un contributo importante dalla Regione Marche, organizzata dall’associazione culturale La parola che non muore, con la collaborazione della libreria Rinascita, è un progetto culturale costruito, sul grande palcoscenico naturale di Ascoli Piceno, per intercettare i bisogni di interrogare il nostro passato non al fine di ricavarne facili risposte, e altrettanto facili ricette, ma con l’obiettivo di proiettarlo nella visione di un probabile o plausibile futuro, di costruire nuovi scenari a partire dalle profonde radici storiche della città marchigiana.

«Con FuturoMemoriaFestival, su cui puntiamo molto anche per il felice connubio tra memoria del passato e proiezione verso il futuro», ha dichiarato il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, «la nostra città continua il suo cammino verso il riconoscimento di capitale della cultura. Centrale, in questa prospettiva, il coinvolgimento delle scuole in un laboratorio annuale sulla nostra Costituzione che abbiamo voluto rendere parte integrante del progetto di cui la manifestazione è espressione, e che fa seguito alla consegna del testo costituzionale, avvenuta prima della chiusura dello scorso anno scolastico, a diverse centinaia di studenti delle scuole medie ed elementari». Di rincalzo Donatella Ferretti, assessore alla Cultura del Comune di Ascoli: «La millenaria storia di Ascoli Piceno, evidente in tutte le sue stratificazioni sul nostro territorio come testimonianze ancora parlanti di una tradizione gloriosa, fornisce uno scenario ideale al FuturoMemoriaFestival. Un progetto fortemente voluto dall’Amministrazione, che intende accreditare sempre più Ascoli come luogo di elaborazione culturale, contesto di vivace confronto intellettuale, fucina di nuove idee. Non poteva mancare il coinvolgimento della scuola, nel fermo convincimento che cultura e libertà formino un binomio inscindibile».

Un percorso tra storia e filosofia, cinema e scienza, arte e letteratura, affidato alla direzione artistica di Massimo Arcangeli e Gino Troli, ideatori e realizzatori del progetto. Il festival vedrà la partecipazione di numerosi ospiti, che saranno annunciati a breve; la celebrazione di un centenario in corso, quello di Raffaello, e di un secondo centenario alle porte, quello dantesco; l’assegnazione ad alcuni esponenti di spicco del mondo dell’arte e della cultura del premio itinerante Visioni; il lancio di un progetto annuale sulla Costituzione. Tra le finalità del festival, poiché il recupero dei classici deve servire anche a riannodare fra loro conoscenze e saperi disciplinari oggi sempre più separati e specializzati, c’è l’intenzione, nel dar voce al tempo trascorso, di renderlo vivo e vitale, in un dialogo aperto con la cultura e la società odierna, attraverso relazioni serrate tra i temi, le questioni, i problemi del passato e i temi, le questioni, i problemi del presente e attraverso il confronto tra determinate realtà e i loro “opposti” (la terra e il cielo, la natura e la cultura, i genitori e i figli, l’utopia e la distopia, l’amore e il disamore, ecc.).

L’evento, che farà da apripista anche a un grande laboratorio creativo (teatrale, cinematografico, letterario) per il quale si prevede il coinvolgimento di addetti ai lavori nei diversi campi e, negli anni – a rotazione –, dei più importanti editori o gruppi editoriali (tre quelli chiamati a collaborare quest’anno: Bollati Boringhieri, il Saggiatore e Laterza), può vantare, fin da questal.  edizione,  accordi in gemellaggio con la Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, con il Festival del Medioevo di Gubbio e con il progetto Rewriters, una recente impresa editoriale promossa dal gruppo Gedi (lo stesso del quotidiano “la Repubblica”).

CONTATTI

La parola che non muore

Ufficio stampa: Massimiliano Bellavista, tel.: 335 6148685, e-mail: bellmaxi@tin.it

Segreteria organizzativa: Andrea Ciarrocchi, tel.: 347 3934217, e-mail: ciarrok6@gmail.com

Comune di Ascoli, Palazzo dei Capitani, assessorato alla Cultura

tel.: 0736 298777 e-mail: cultura@comune.ap.it

Libreria Rinascita

tel.: 0736 259653, email: eleonora@rinascita.it

I numeri al lotto di Settembre e lo scandalo della scuola chiusa

14, 23 Settembre, anzi no, fine Agosto. La comunicazione sulla riapertura della scuola assomiglia a quella sul buco  dell’ozono. Si riapre, si richiude…si riaprirà?

scuola chiusa

Ma solo da noi peraltro. Dove la scuola è davvero poco considerata. Ce lo spiega bene Massimo ArcangeliQuesto giro di orizzonte internazionale, inedito e fatto con molta cura, ci fornisce un panorama sconfortante sul valore che attribuiamo all’istruzione. Linguista, sociologo della comunicazione, critico letterario, scrittore, insegna Linguistica italiana e Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Cagliari, Massimo Arcangeli è anche Garante per l’italianistica presso l’’Università di BanskaBystrica (Repubblica Slovacca) dirige, per l’editore Zanichelli, l’Osservatorio della Lingua Italiana e collabora con l’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Numerose le sue collaborazioni con testate nazionali quali La Stampa, Il Manifesto, L’Unità, Liberazione, L’Unione Sarda; per Repubblica ha curato la rubrica “Il linguista” con Alessandro Aresti, per “Il fatto quotidiano” con Sandro Mariani tiene il blog “Il giocabolario”.

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La chiusura protratta e le misure di contenimento adottate per la ripresa dell’anno scolastico (azzeramento di ogni forma di socializzazione per bambini e adolescenti, costretti a evitare qualunque contatto fisico coi loro compagni e obbligati, dalla scuola elementare in su, a indossare le mascherine per quasi tutto il tempo trascorso a scuola – come i loro insegnanti –, e perfino, qualora il virus dovesse riaffacciarsi, divisori fra i banchi in plexiglas), non hanno di fatto equivalenti nelle scuole dei diversi paesi europei.

A Malta, in Ucraina e in Bulgaria la situazione è simile a quella italiana per la riapertura,  ma non per le previsioni sulle restrizioni da adottare agli esami di maturità (per la Bulgaria) o alla ripresa, mentre in Albania le scuole potrebbero riaprire a luglio. Anche in Romania si riaprirà a settembre, ma dal 2 giugno si svolgono attività di preparazione agli esami per agli studenti delle classi finali, tenuti a indossare le mascherine (come i loro insegnanti). In Russia, anche se la maggior parte delle regioni non le ha poi fatte riaprire (le stesse regioni decideranno se far indossare le mascherine agli studenti durante l’esame di maturità), le scuole sono rimaste chiuse solo dal 23 marzo al 12 aprile.

In Islanda le scuole sono riaperte dal 4 maggio: niente mascherine in aula per gli alunni. In Irlanda – nessun obbligo di mascherine neanche qui, nemmeno per gli insegnanti – il governo ha stilato una road map in cinque fasi (la prima si è avviata il 18 maggio). Le scuole sono ancora chiuse in Galles, Scozia e Irlanda del Nord. In Inghilterra, dov’è perlopiù sconsigliato l’uso delle mascherine nelle scuole, il rientro (graduale) è stato avviato il 1° giugno.

In Portogallo, dove i bambini in età prescolare hanno fatto rientro in aula il 1° giugno (gli studenti degli ultimi due anni delle superiori il 18 maggio), le mascherine sono obbligatorie sia per gli studenti di età superiore ai 6 anni sia per gli insegnanti. In Spagna dal 21 maggio la mascherina è obbligatoria, per i maggiori di 6 anni, solo se non si mantiene la distanza di sicurezza. Il 1° giugno il 70% del territorio spagnolo è entrato nella fase due dell’emergenza sanitaria. Il piano per il graduale ritorno alla normalità prevede, per questa fase, il rientro ufficiale a scuola in settembre ma, prima di allora, la possibilità di predisporre attività di rinforzo.

Il primo paese europeo a riaprire le scuole è stata la Danimarca: a rientrare per primi nelle aule (15 aprile) gli alunni di materne ed elementari, il 18 maggio è stato il turno dei maturandi (niente mascherine). In Lussemburgo gli studenti sono già tutti a scuola (ultimi i bambini delle elementari, in aula dal 25 maggio e a settimane alterne), in Norvegia la scuola dell’infanzia ha riaperto il 20 aprile, seguita da elementari e medie, in Finlandia l’emergenza è cessata il 13 maggio. Dal 14 maggio le scuole finlandesi hanno riaperto per gradi, col rientro delle primarie e della secondaria inferiore. Le mascherine non sono obbligatorie, e neanche consigliate, né per gli alunni né per gli insegnanti, mentre la Svezia (come la Bielorussia) ha adottato misure molto blande per contenere il virus. Niente mascherine, e le scuole, per chi ha meno di 16 anni, sono state tenute aperte per aiutare i genitori degli alunni che lavorano nei settori più delicati.

In Belgio le scuole hanno riaperto dal 18 maggio (alcune, specie in area fiamminga, tre giorni prima). I primi a rientrare, due giorni a settimana, sono stati gli alunni delle primarie e secondarie impegnati nell’esame di Stato (i bambini della primaria torneranno tutti in aula l’8 giugno). Una circolare del Ministero dell’Educazione (27 maggio) ha chiesto agli insegnanti delle elementari di mettersi d’impegno nel far osservare la distanza di sicurezza, raccomandando loro di portare la mascherina in aula se parlano a voce alta dalla cattedra o non sono distanziati dagli alunni.

La Francia, divenuta quasi ovunque zona verde, ha riaperto dal 2 giugno (gradualmente) tutte le scuole. Qui i bambini della primaria non devono indossare le mascherine, vietate nelle materne e obbligatorie per gli alunni delle medie solo quando si spostano o non possano rispettare il distanziamento; gli studenti tedeschi, coi loro insegnanti, sono invece tenuti a portarle (o a coprire naso e bocca). La Germania è ripartita il 4 maggio col ritorno in classe dei diplomandi (ma sulla riapertura ogni Land ha deciso in autonomia); l’obiettivo del governo federale è di far ritornare tutti in aula, almeno per un giorno, prima della fine dell’anno scolastico.

In Polonia, dal 25 maggio, sono riprese le attività educative, ma non in forma di lezioni, per le prime tre classi delle elementari, e dal 1° giugno sono possibili “consultazioni in presenza” a vantaggio degli studenti degli ultimi anni. Anche in Ungheria, dove la didattica a distanza proseguirà fino al termine dell’anno scolastico (15 giugno), si possono utilizzare i locali scolastici, dal 2 giugno, per consultazioni. In Repubblica Ceca, dove sono gli insegnanti a valutare se fare indossare le mascherine agli studenti durante le lezioni, il rientro in aula è avvenuto anche qui su base facoltativa (11 maggio), oppure rinviato a settembre (per gli studenti delle superiori, con l’eccezione dell’ultima classe). In Croazia, dove le mascherine in aula sono solo raccomandate, dal 3 giugno, per i primi quattro anni delle elementari (riaperte l’11 maggio), il rientro è divenuto obbligatorio; prima decidevano i genitori se far tornare i figli a scuola. Anche in Slovacchia, dove le materne e (in parte) le  elementari sono ripartite il 1° giugno – sempre facoltativamente – le mascherine in aula non sono obbligatorie. Consigliate in Grecia e, per gli studenti a rischio, in Estonia, non sono obbligatorie nemmeno nelle scuole svizzere, mentre in Lituania le deve indossare il solo personale amministrativo.

Nelle scuole slovene, quando sono state riaperte (il rientro dei primi alunni è iniziato il 18 maggio), già non era più obbligatorio indossare le mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico. In Austria, dove il ritorno a scuola si è completato il 29 maggio, le mascherine non saranno più portate a partire dal 15 giugno. Da questa data cesserà quasi ovunque l’obbligo di indossarle.

Ma ecco il quadro, paese per paese (quasi tutti).

Albania

Il 1° giugno, oltre agli asili nido, hanno riaperto (parzialmente) le materne. Dalla stessa data è possibile spostarsi privatamente ovunque (a piedi, in bici, in auto, in moto o in motorino), mentre il trasporto pubblico – urbano e interurbano – continua a essere sospeso. Le scuole riapriranno presumibilmente a settembre (oppure, nella migliore delle ipotesi, a luglio).

 

Austria

Il 4 maggio sono tornati nelle aule gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori (della durata di quattro anni), il 18 maggio quelli di medie ed elementari (la riapertura ufficiale è stata però il 15 maggio, con la realizzazione di una serie di lavori preparatori), il 29 maggio quelli delle superiori dal primo al terzo anno. Le classi si sono perlopiù avvicendate a giorni alterni: una settimana si seguono le lezioni dal lunedì al mercoledì e la settimana successiva il giovedì e il venerdì. Le mascherine, obbligatorie per studenti e insegnanti, non saranno più portate a scuola a partire dal 15 giugno: da questa data, ha dichiarato (29 maggio) il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, verrà meno quasi ovunque l’obbligo di indossarle pubblicamente (fanno eccezione i mezzi di trasporto, gli ospedali, le farmacie, gli enti di ricerca e i luoghi di fornitura di servizi e gli esercizi commerciali – come i negozi di barbieri e parrucchieri – in cui è impossibile mantenere la distanza di sicurezza di un metro).

 

Belgio

Le scuole hanno cominciato a riaprire il 18 maggio (alcune, specialmente in area fiamminga, sono però ripartite tre giorni prima). I primi a rientrare (10 al massimo per classe), due giorni a settimana, sono stati gli alunni delle primarie e secondarie impegnati nella preparazione dell’esame di Stato: i bambini della sesta elementare (conclusiva del terzo ciclo) e gli studenti della seconda e sesta superiore (conclusive del primo e terzo ciclo). I bambini della scuola dell’infanzia sono rientrati in aula a tempo pieno il 2 giugno, quelli della primaria torneranno a sedersi tutti ai loro banchi l’8 giugno. Una circolare del 27 maggio (n. 7599) del Ministero dell’Educazione, destinata a materne ed elementari, stabilisce che i piccoli non devono rispettare il social distancing nell’interagire fra loro né indossare le mascherine. Agli insegnanti della primaria il documento chiede di fare invece i maggiori sforzi possibili per l’osservazione della distanza di sicurezza (1 metro e mezzo) fra loro, e con gli allievi e loro genitori,  e  gli raccomanda l’uso in aula della mascherina (sconsigliata ai colleghi della materna) quando parlino a voce alta dalla cattedra o non siano sufficientemente distanziati dagli alunni.

Bielorussia

La Bielorussia, l’unico paese europeo a non avere interrotto i campionati di calcio, ha adottato minime misure per contenere l’epidemia. Ultimamente, con l’aumento dei casi di contagio, sono stati predisposti protocolli sanitari per i passeggeri in arrivo dai paesi a rischio.

Bulgaria        

Lo stato di emergenza sanitaria è stato dichiarato il 13 marzo, e quel giorno tutte le attività scolastiche sono state sospese (chiusi anche gli asili, riaperti su base volontaria – decidono i genitori se mandare i bambini – il 22 maggio). Le scuole non sono ancora state riaperte, ma gli esami per l’ultima classe delle medie inferiori (la settima) e per l’ultima delle medie superiori si svolgeranno in presenza. Gli studenti entreranno in aula indossando le loro mascherine, ma potranno toglierle durante le prove.

Croazia

In Croazia, dove il distanziamento sociale è di 2 metri, non vige alcun obbligo, ma la semplice raccomandazione, di indossare le mascherine di protezione nelle aule. Gli asili nido e i primi quattro anni delle elementari hanno riaperto l’11 maggio, con l’avvio della terza fase di allentamento delle misure sanitarie emergenziali (la prima fase era iniziata il 27 aprile, la seconda il 4 maggio), su base volontaria. Questo fino al 2 giugno. Dal 3 giugno non sono più i genitori a decidere se far ritornare i figli a scuola: il rientro a scuola è divenuto obbligatorio.

Danimarca

La scuola dell’infanzia e la Folkeskole, la primaria e secondaria pubblica di primo grado (9 anni in tutto, più un anno di materna – o “preprimaria”  – e uno facoltativo), frequentata da chi ha un’età compresa fra i 7 e i 16 anni, hanno già riaperto: i primi a rientrare nelle aule (15 aprile) sono stati i più piccoli, della scuola materna ed elementare. Il 18 maggio si sono riaperti i cancelli anche per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori (17-19 anni), quelli che dovranno sostenere l’esame di maturità.  Il modello adottato è quelle delle aggregazioni per piccoli gruppi di allievi (“bolle protettive”) che non siano in contatto fra loro. Anche la ricreazione si fa a piccoli gruppi. I banchi sono distanziati (più o meno di 2 m), ma niente mascherine per gli allievi e neanche per gli insegnanti. La Danimarca è stato il primo paese europeo a riaprire le scuole.

Estonia, Lituania, Lettonia

Dal 15 maggio i cittadini delle tre repubbliche baltiche possono spostarsi liberamente dall’una all’altra. La Lituania ha riaperto gli asili nido il 18 maggio, la Lettonia il 12 maggio. In Estonia le scuole sono state parzialmente riaperte dopo il 15 maggio (il numero massimo di studenti per aula è stato fissato a 10), e agli studenti e agli insegnanti considerati a rischio si consiglia l’uso di mascherine protettive (fornite dalla scuola). In Lettonia l’anno scolastico – esami finali a parte – si è chiuso o si chiuderà in  remoto per tutte le scuole. In Lituania, dal 1° giugno: non c’è l’obbligo del distanziamento sociale (2 metri) per i bambini delle materne (ma si consiglia di limitare a 15 minuti la durata dei contatti), e le mascherine sono obbligatorie solo per il personale amministrativo; le lezioni possono svolgersi in remoto o in presenza (il distanziamento sociale è in questo caso di 1 metro), preferibilmente all’aria aperta.

Federazione Russa

Per prevenire la diffusione del virus il​ Ministero dell’Istruzione russo ha chiuso le scuole di ogni ordine e grado dal 23 marzo al 12 aprile. Per il successivo periodo lo stesso ministero ha raccomandato alle scuole di proseguire con l’insegnamento a distanza; la decisione finale spettava però alle autorità regionali, la maggior parte delle quali non le ha riaperte. Gli esami di maturità prevedono, fra le norme sanitarie adottate, l’uso delle mascherine da parte degli insegnanti; ogni decisione sulla necessità di farle portare anche agli studenti che devono sostenere l’esame di maturità spetta ancora alle autorità regionali, che dovranno tener conto dell’evolversi della situazione per il loro territorio.

Finlandia

Lo stato d’emergenza, dichiarato il 17 marzo, è qui cessato il 13 maggio. Dal 14 maggio le scuole finlandesi hanno riaperto gradualmente, col rientro in aula degli alunni della primaria e della secondaria inferiore. Mascherine o altri dispositivi di protezione individuale non sono obbligatori, e nemmeno consigliati, né per gli alunni né per i loro insegnanti.

Francia

Il governo francese ha deciso di chiudere le scuole il 16 marzo. Le scuole elementari sono state riaperte a partire dall’11 maggio, le prime e seconde medie (collèges) – ma solo quelle ubicate nelle zone verdi – dal 18 maggio; la formula, in entrambi i casi, è consistita nel rientro volontario (15 studenti al massimo per classe) e non sono mancati problemi (compresi i dietrofront di molti istituti, costretti a chiudere nuovamente i cancelli per sopravvenuti casi sospetti di nuovi contagi). A partire dal 2 giugno, con la Francia divenuta quasi per intero zona verde (salvo in tre regioni, ancora arancioni: l’Ile-de-France, la Guyane et Mayotte), si aggiungeranno, sempre progressivamente, tutte le altre. I bambini della primaria non sono tenuti a indossare le mascherine protettive, espressamente vietate nelle scuole materne. Le stesse sono obbligatorie per gli alunni delle medie inferiori e superiori nei soli momenti in cui si spostano, a meno dell’impossibilità di rispettare nelle aule le regole di distanziamento sociale (1 metro), e per i loro insegnanti se in presenza degli allievi (decreto dell’11 maggio 2020, n. 548, art. 12, comma II); le regole per le scuole superiori sono identiche.

Germania

Il 16 marzo, dopo una riunione coi presidenti dei Länder, Angela Merkel ha annunciato rigide misure di contenimento sanitario che hanno portato a decretare la chiusura, da parte dei 16 stati federati tedeschi, di scuole e giardini d’infanzia (Kindergarten). Dal 4 maggio il paese è ripartito col ritorno in aula dei diplomandi, ma sulla riapertura scolastica ogni Land ha preso le sue decisioni (l’Assia e la regione di Berlino avevano già riaperto, gradualmente, dal 27 aprile); l’obiettivo del governo federale è comunque di far ritornare tutti in aula, almeno per un giorno (bambini delle materne compresi), prima della conclusione dell’anno scolastico. Il modello adottato è quello dei piccoli gruppi (15 studenti al massimo per aula), il distanziamento sociale è di 1 metro e mezzo e gli studenti, coi loro insegnanti, indossano le mascherine (o sono tenuti, in qualche modo, a coprire naso e bocca).

Grecia

Qui la riapertura (graduale) è partita dalle ultime classi del liceo (non obbligatorio, dura tre anni), rientrate in aula l’11 maggio, ed è proseguita con le medie (Gymnasium, obbligatorio, sempre triennale) e con le restanti classi liceali. Il distanziamento sociale è di 1 metro e mezzo e le mascherine, come nella maggior parte dei luoghi chiusi (l’obbligatorietà di indossarle, per gli utenti, sussiste solo sugli ascensori, sui mezzi pubblici di trasporto, negli ospedali, negli ambulatori e nei centri diagnostici), sono solo consigliate per studenti e personale scolastico.

Irlanda

Le scuole hanno chiuso in Irlanda a partire dal 12 marzo. Il governo, per graduare meglio la riapertura, ha stilato una dettagliata road map in cinque fasi. La prima, avviata il 18 maggio, avrà il suo epilogo il 7 giugno; la terza, che partirà il 29 giugno, vedrà la progressiva riapertura delle scuole materne per i figli dei lavoratori impegnati nei servizi essenziali; la quarta, dal 20 luglio, estenderà l’apertura delle materne ai figli degli altri lavoratori; nella quinta, dal 10 agosto, riapriranno i loro cancelli tutte le altre scuole. Per studenti e insegnanti, come per gran parte della popolazione irlandese,  non c’è alcun obbligo di portare guanti o mascherine. La tabella di marcia del governo irlandese prevede il ricorso a mezzi di protezione, in aggiunta al distanziamento sociale (2 metri), solo per limitare i rischi quando si erogano servizi o si prestano cure mediche.

Islanda

Il 13 marzo viene annunciata la chiusura delle scuole secondarie e di tutte le scuole dell’area di Reykyavík a partire dal 16 marzo. Le scuole materne ed elementari (oltre agli asili nido), fuori del territorio della capitale, non hanno mai chiuso i battenti. Tutte le scuole sono state riaperte il 4 maggio. I bambini di materne e  primarie non sono soggetti a nessuna regola di affollamento o di distanziamento sociale. Gli studenti delle superiori devono mantenere gli uni dagli altri – nei limiti del possibile – una distanza di 2 metri e non oltrepassare, negli spazi condivisi, il numero di 200 persone. Niente mascherine per nessuno.

Lussemburgo

Gli studenti dell’ultimo anno delle superiori sono tornati in aula il 4 maggio. L’11 maggio si sono riaperte le secondarie per gli anni diversi dal primo. Il 25 maggio sono ritornati sui banchi i bambini delle elementari (écoles fundamentales), a settimane alterne, mentre per l’éducation précoce (l’età prescolare) continuano a essere i genitori a dover decidere se mandare o no i loro figli a scuola. Tutti i bambini sono tenuti a indossare girocolli (tours de cou), che gli dà la scuola, con cui coprire naso e bocca (o, in alternativa, maschere protettive proprie); i loro insegnanti ricevono in dotazione maschere.

Malta

Tutte le scuole (insieme agli asili) sono state chiuse a partire dal 13 marzo. Il primo ministro maltese, Robert Abela, ha annunciato la ripresa di tutte le attività per il 5 giugno, ma le scuole sono state escluse dalla ripartenza (gli asili, invece, riapriranno a breve) e gli stessi esami di Stato, di primo (per gli studenti di 15-16 anni) e di secondo livello (per quelli di 18-19 anni), si svolgeranno solo alla ripresa dell’anno scolastico. Non sono stati ancora forniti dettagli sull’uso dei dispositivi di protezione nelle aule.

Norvegia

La scuola dell’infanzia ha riaperto il 20 aprile, seguita da elementari e medie (le superiori, invece, sono ancora chiuse). Il modello è lo stesso che ha adottato la Danimarca: la formazione di piccoli gruppi fissi di bambini (tre o sei, secondo l’età).

 

Paesi Bassi

Le scuole sono state chiuse il 16 marzo. Le primarie hanno riaperto parzialmente (al 50% del tempo) il 1° maggio, le secondarie hanno riaperto del tutto il 2 giugno (l’8 giugno torneranno a pieno regime anche primarie e materne). Il personale scolastico, docente e non docente, deve osservare un distanziamento di 1 metro e mezzo dagli allievi, che si raccomanda stiano il più lontano possibile gli uni dagli altri (ma nessun obbligo di mascherine).

Polonia

Le scuole materne hanno riaperto dal 6 maggio (molte sono però rimaste chiuse, per decisione delle autorità regionali o perché non in grado di soddisfare i richiesti requisiti di sicurezza). Dal 25 maggio è stata autorizzata la ripresa delle attività educative (non però nella forma delle tradizionali lezioni) per le prime tre classi delle elementari, e sono possibili “consultazioni dirette” in presenza – dal 1° giugno disponibili per le scuole di ogni ordine e grado –  richieste ai loro insegnanti dagli studenti in procinto di sostenere l’esame scritto di maturità (8 giugno) e dagli alunni dell’ultimo anno (l’ottavo) delle elementari, impegnati in un test.

 

Portogallo

In Portogallo la sospensione delle attività didattiche ha avuto inizio il 16 marzo. I bambini in età prescolare hanno fatto rientro in aula il 1° giugno. Gli studenti degli ultimi due anni delle superiori (l’undicesimo e il dodicesimo), i sedicenni e i diciassettenni che saranno impegnati negli esami, sono già rientrati a scuola il 18 maggio. Le mascherine, secondo quando fissato dal decreto legge del 1° maggio (n. 20, art. 13b, comma 1), sono obbligatorie sia per gli studenti (di età superiore ai 6 anni) sia per il personale scolastico, docente e non docente.

Regno Unito

In Scozia, Galles e Irlanda del Nord le scuole sono ancora chiuse. In Inghilterra, invece, il rientro (graduale) è stato avviato il 1° giugno, con la ripartenza delle quinte e seste classi della primaria (frequentate dai bambini di età compresa, rispettivamente, fra i 5 e i 6 anni e i 10 e gli 11 anni), compatibilmente con le condizioni locali, della secondaria (dell’obbligo, per studenti fino ai 16 anni), dei college per la “formazione ulteriore” (further education), ecc. La distanza di sicurezza è di 2 metri, e anche qui si è proceduto a ridurre il numero di alunni per classe. Sconsigliato l’uso delle mascherine nelle scuole di ogni ordine e grado; si può pensare di adottarle, in situazioni specifiche (esclusivamente al chiuso) o per particolari ragioni, solo per un breve periodo.

Repubblica Ceca

Gli studenti delle superiori, con l’eccezione di quelli dell’ultima classe, rientrati (facoltativamente) l’11 maggio, torneranno a sedersi sui loro banchi il 1° settembre. Gli alunni del nono anno della primaria, l’ultimo del secondo ciclo (con esame di ammissione alle secondarie), sono ritornati in aula sempre l’11 maggio, mentre per i bambini delle altre classi delle elementari il rientro a scuola è avvenuto il 25 maggio (anche qui il rientro, in tutti e due i casi, è stato previsto su base facoltativa). In Repubblica Ceca le mascherine sono obbligatorie negli spazi scolastici condivisi, ma nelle aule decidono gli insegnanti se farle indossare oppure no, durante le lezioni, ai loro studenti.

Repubblica di Serbia

Qui scuole e asili sono stati chiusi il 15 marzo. Gli asili sono stati riaperti (11 maggio), le scuole ancora no. Nessun obbligo di mascherine.

Romania

Le scuole riapriranno a settembre, ma dal 2 giugno è consentito lo svolgimento, negli istituti scolastici, di attività di preparazione agli esami, per la durata di due settimane, rivolte agli studenti delle classi finali (l’ottava, la dodicesima e la tredicesima). In aula gli studenti (non più di 10) e i loro insegnanti sono tenuti a rispettare le norme di distanziamento sociale (2 metri) e a indossare mascherine di protezione (chirurgiche o no).

Slovacchia

Dal 1° giugno sono ripartite – l’apertura è però facoltativa – le scuole materne, con un massimo di 15 bambini, e poi le scuole elementari del primo ciclo (della durata di quattro anni) e le prime classi del secondo ciclo (della durata di altri quattro anni), entrambe con un massimo consentito di 20 alunni. In aula le mascherine non sono obbligatorie né per gli studenti né per gli insegnanti, anche se il consiglio, per questi ultimi, è di indossarle.

Slovenia

Le scuole slovene sono già state riaperte (il 18 maggio il ritorno in aula dei primi alunni: i bambini degli asili e delle tre classi iniziali delle elementari, e gli studenti dell’ultima classe delle superiori). Erano state chiuse il 16 marzo, quattro giorni dopo la proclamazione dello stato d’emergenza sanitaria (cessata dal 31 maggio). Già a partire da quel 18 maggio, con l’entrata in vigore di un nuovo decreto governativo, non era più obbligatorio indossare le mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico. Quel decreto, che non modificava le misure di distanziamento sociale (1 metro e mezzo), ne raccomandava comunque l’uso.

Spagna

Il 1° giugno il 70% del territorio spagnolo (per una popolazione di circa 32 milioni di persone) è entrato nella fase due dell’emergenza sanitaria. Il piano approntato per il graduale ritorno alla normalità (Plan de desescalada) prevede, per questa fase, il rientro ufficiale a scuola in settembre ma, prima di allora, la possibilità di predisporre attività di rinforzo, di affidare ai centri scolastici i bambini di età inferiore a 6 anni, qualora entrambi i genitori lavorino in presenza, e di svolgere la prova di ammissione all’università.  Dal 21 maggio la mascherina, il cui uso è comunque raccomandato se si è fuori dalla propria abitazione, è obbligatoria, per i maggiori di 6 anni, solo qualora non si riesca a mantenere la distanza di sicurezza (2 metri) dagli altri; questo vale anche per studenti e insegnanti.

Svezia

È un paese a parte, come la Bielorussia, per aver adottato misure molto blande per il contenimento del virus. Qui le mascherine appaiono quasi una stranezza – figuriamoci doverle indossare fra i banchi – e le scuole frequentate da chi ha meno di 16 anni sono state tenute aperte per consentire ai genitori degli alunni di continuare a svolgere il loro lavoro nei settori di primaria importanza. Il governo svedese, a metà marzo, si è limitato a  raccomandare l’insegnamento a distanza nelle scuole secondarie superiori.

Svizzera

Nelle scuole svizzere di ogni ordine e grado la mascherina non è obbligatoria. Possono però decidere di indossarle, in particolari situazioni o in determinati contesti formativi, gli studenti di età superiore ai 16 anni.

Ucraina

Dal 12 marzo sono chiuse tutte le scuole, comprese quelle materne. Riapriranno presumibilmente nel mese di settembre, e non si è  ancora deciso se si dovranno indossare le mascherine al loro interno (le mascherine sono attualmente obbligatorie sui mezzi pubblici, negli uffici aperti al pubblico, ecc.)

Ungheria

Le scuole materne – con gli asili nido – sono state autorizzate a riaprire dal 25 maggio ma non a Budapest, dove la riapertura è possibile dal 2 giugno; a partire da questa data si può anche decidere di utilizzare i locali scolastici per consultazioni (gli interessati: piccoli gruppi o singoli studenti). L’apertura è facoltativa in tutti i casi: la didattica a distanza proseguirà fino al termine dell’anno scolastico (15 giugno).

Cultura e società: sostenete la petizione

In un giorno anzi in poche ora abbiamo già ottenuto un traguardo insperato di adesioni su change.org. Sono moltte le personalità del mondo della cultura che si sono aggiunte, ma conta soprattutto la firma che deve ancora arrivare, quella in più per far sentire la nostra voce.

Questo analogamente a quanto si muove in altre zone d’Europa; per chiunque creda nel valore e nella cultura della libertà è importante firmare sostenere questo appello

E’ una cosa che unitamente a Massimo Arcangeli sentiamo moltissimo.

Lo riproduciamo qua sotto. Per favore diffondetelo e sostenetelo!!!

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Pandemia: appello in difesa della libertà dei cittadini e dei diritti dei lavoratori

Versione italiana (Read English translation below)

italiano

La tenuta di un regime non si misura dalla sua forza, ma dalla capacità di reazione di un popolo. I cittadini italiani hanno visto troppo a lungo sospese le loro libertà individuali, garantite da una Costituzione considerata fra le migliori del mondo, e ora si vorrebbero addirittura prorogare le misure emergenziali, col rischio concreto che le restrizioni fin qui patite (un precedente già di per sé pericoloso) si riaffaccino a breve. Una recrudescenza della pandemia potrebbe infatti portare, nei prossimi mesi, a dover replicare le attuali “misure di contenimento”, magari in modi ancor più stringenti di quelli fin qui imposti, e ciò andrebbe di nuovo a scapito della libertà dei singoli.

L’8 maggio scorso la Protezione civile ha suggerito al Governo di estendere lo stato d’emergenza fino al 31 gennaio 2021, e l’ultima bozza del decreto legge sul “rilancio” (13 maggio) lascia pensare che la proroga ci sarà. Recita il testo del decreto, all’art. 16, comma 1:

«I termini di scadenza degli stati di emergenza dichiarati ai sensi dell’articolo 24, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, e delle contabilità speciali di cui all’articolo 27, del medesimo decreto legislativo n. 1 del 2018, in scadenza entro il 31 luglio 2020 e non più prorogabili ai sensi della normativa vigente, sono prorogati per ulteriori sei mesi».

L’estensione sembrerebbe non coinvolgere la scadenza del 31 luglio 2020, fissata dall’art. 1 della delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio scorso: uno stato d’emergenza nazionale, secondo il decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018, non può difatti «superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12» (art. 24, comma 3). Il decreto sul “rilancio” parrebbe dunque riferirsi ai soli termini di scadenza degli stati di emergenza non più prorogabili, e la scadenza del 31 luglio per l’emergenza sanitaria, prorogabile di altri 6 mesi, non sembrerebbe dunque rientrarvi. La bozza del decreto potrebbe però essersi limitata a rimarcare la necessità di prorogare quel che, a norma di legge, non potrebbe più essere prorogato “naturalmente”, tacendo su una prorogabilità dell’emergenza che darebbe per scontata perché, per prorogarla, sarebbe sufficiente una seconda delibera del Consiglio dei Ministri che decida di estenderla fino al 31 gennaio 2021.

I futuri sviluppi dell’attuale situazione, se così fosse, indurrebbero a ulteriori preoccupazioni. Nei mesi dell’emergenza, anche per evitare contrapposizioni tra “chiusisti” (“tenere tutto chiuso e tutti chiusi, dappertutto”) e “riaperturisti” (“riaprire tutto e far uscire tutti, dappertutto”) il cui effetto ultimo è di deresponsabilizzare i cittadini, sarebbe stato necessario procedere ragionevolmente, zona per zona, fascia per fascia, proteggendo le aree e le persone più a rischio ma allentando via via le misure di contenimento, con le dovute cautele e protezioni per sé e per gli altri, per le aree e le persone meno a rischio. Uno statalismo accentratore che pretenda invece di adottare drastiche e indifferenziate misure di restrizione, opponendo la tutela della vita delle persone, in quanto diritto assoluto e innegoziabile, sia alla libertà dei singoli sia al dialogo e alla collaborazione con le amministrazioni regionali, oltre alle pesanti responsabilità di cui potrebbe dover rispondere in futuro per l’incremento di disparità e disuguaglianze già ora inaccettabili, affossa di fatto chi vorrebbe proteggere, i lavoratori e le persone più deboli e meno tutelate (laddove la grande industria e la grande finanza ne escono con pochi danni, quando non addirittura rafforzate). Un osservatorio sui “suicidi per motivazioni economiche” (Link Campus University) ha contato dall’inizio del 2020, rispetto ai 14 registrati nel 2019 per lo stesso periodo, ben 42 suicidi: 25 durante la fase di “reclusione forzata” (14 vittime fra gli imprenditori), 16 nel solo mese di aprile. Queste cifre, già di per sé drammatiche, diventano ancor più preoccupanti se, al numero dei suicidi, aggiungiamo quello dei tentati suicidi: 36 dall’inizio dell’anno, 21 nelle sole settimane di sospensione del movimento delle persone e di confinamento nelle proprie abitazioni.

Uno Stato che fondi il suo rapporto coi cittadini su reiterati obblighi e divieti contiene e alimenta in sé il germe di quell’autoritarismo che in situazioni di paura, stress e privazione delle libertà individuali, oltreché di prolungato distanziamento sociale, finisce per tradursi molto rapidamente in comportamenti individuali e collettivi che possono portare a una regressione nella coesione sociale e nei rapporti interpersonali, ingredienti fondamentali di una democrazia. Di tutto ciò si sono già manifestati i primi segnali, come la delazione dei propri vicini, l’individuazione di un potenziale untore in chi faccia anche solo un po’ di moto o le reprimende per le troppe persone a passeggio sui Navigli. Quel che sta avvenendo, per non dover richiamare i soliti scenari orwelliani, pare confermare un ben noto esperimento sull’obbedienza all’autorità compiuto, negli anni Sessanta del secolo scorso, dallo psicologo americano Stanley Milgram: chi esercita il suo potere, a forza di decreti (e, in cascata, di ordinanze regionali e comunali), fa passare la libertà per una concessione.

Il limite, pur di fronteggiare con tutti i mezzi l’emergenza sanitaria, è già stato superato e, se dovesse essere oltrepassato di nuovo, metterebbe seriamente a rischio i valori che hanno portato alla faticosa ricostruzione, nel secondo ’900, delle società occidentali per come attualmente le conosciamo. La storia insegna che la democrazia è simile a una pianta: va costantemente curata e innaffiata, altrimenti appassisce. Il nostro vuol essere dunque, innanzi tutto, un appello in difesa della democrazia e dei suoi valori contro il pericolo più grande: il riemergere, con il pretesto dell’emergenza sanitaria, in un’Italia e in un’Europa travolte dall’ondata di panico e paralizzate dalla paura, di un pensiero totalitario che abbiamo sperato di esserci lasciati definitivamente alle spalle e che potrebbe invece ripresentarsi, in futuro, con nuovi mezzi e sotto nuove forme. E sarebbe allora troppo tardi per fare qualcosa.

La tutela della salute collettiva è un valore supremo, ma le limitazioni alla libertà individuale comportate dal diritto alla salute devono essere proporzionate all’entità del fattore di rischio. Pensare di poter adottare ogni volta misure di contenimento sanitario estese all’intero paese, senza una seria politica di prevenzione e a forza di decreti, potrebbe finire per provocare conseguenze economiche e sociali ancor più gravi e destabilizzanti delle attuali e innescare pericolose derive autoritarie. Ciò si aggiungerebbe ai già drammatici effetti della prolungata interruzione di rapporti familiari e relazioni sociali e di ormai quotidiane paure collettive, sempre più interiorizzate, generatrici di panico.

Massimo Arcangeli, linguista

Mauro Tonino, scrittore

Angelo d’Orsi, storico

Antonello Sannino, attivista

Anna Angelucci, docente

Franco Bolelli, filosofo e scrittore

Gianfranco Marrone, docente universitario

Simona Mambrini, traduttrice

Giuseppe O. Longo, docente universitario e scrittore

Tommaso Cerno, parlamentare e giornalista

Giordano Bruno Guerri, storico e saggista

Lucrezia Ercoli, filosofa

Massimo Onofri, critico letterario

Francesca Mazzucato, scrittrice

Stefano Moriggi, storico e filosofo

Leonardo Maria Savoia, docente universitario

Lello Voce, poeta

Stefano Arduini, docente universitario

Diego Fusaro, docente universitario

Max Manfredi, cantautore e scrittore

Barbara Gentili, docente

Gioacchino Onorati, editore

Rosella Santini, docente

Paola Cingolani, libera professionista

Leonardo Pignataro, traduttore

Oliviero Malaspina, cantautore e scrittore

Alessandra Bonacci, grafica e consulente editoriale

Stefania Rabuffetti, poetessa

Massimiliano Bellavista, docente universitario e scrittore

Antonella Arduini, attrice

Luigi De Simone, imprenditore

Francesca Bertuzzi, scrittrice

Antonino Luciano, dipendente pubblico

Mario Romano, avvocato

Gian Stefano Spoto, giornalista

Alvaro Berardinelli, docente e giornalista

Pasquale Vespa, giornalista e docente

Alessandra Guigoni, antropologa

Claudio Finelli, drammaturgo e docente

Ermanno Accardi, giornalista e scrittore

Fabio Di Nicola, regista

Luca Baldoni, poeta

Graziella Di Sora, pensionata

Andrea Furgiuele, architetto e attivista

Valerio Cai, sindacalista di base

Giulia Cingolani, sociologa

Trifone Gargano, docente e saggista

Fabio Mundadori, scrittore

Alessandra Scala, docente

Rosario Montesanti, regista

Rosanna Luciano, professionista in ambito sanitario

Alberto Frappa Raunceroy, scrittore

Maria Rosaria Pisciotti, docente

Rosanna Bazzano, poetessa

Bruno Tellia, sociologo e scrittore

Stefano Alessandrini, archeologo

Loredana Paba, assistente amministrativo scolastico

Versione inglese

inglese

The political continuity of a regime is not measured by its strength, but by the reaction capacity of a people. Italian citizens have seen their individual freedoms, guaranteed by a Constitution considered among the best in the world, suspended for too long and now someone would even like to extend emergency measures, with the real risk that the restrictions suffered so far (and this represents indeed a dangerous precedent) may be enforced back very soon. A resurgence of the pandemic could in fact lead, in the coming months, to having to replicate the current “containment measures”, perhaps in even more stringent ways than those imposed so far, and this would again be at the expense of the freedom of individuals. On May 8th, Civil Protection suggested the government to extend the state of emergency until 31 January 2021, and the latest draft of the Italian “Relaunch” Law decree (13 May) suggests that the extension will take place as the Art. 16 , clause 1 states “ for 6 months more”.

The extension would not seem to involve the deadline of 31 July 2021, set by art. 1 of the resolution of the Council of Ministers of 31 January last: a state of national emergency, according to the legislative decree n. 1 of 2 January 2018, cannot in fact “exceed 12 months, and may be extended for no more than 12 more” (Article 24, paragraph 3). The Decree on the “Relaunch” would therefore seem to refer only to the deadlines of the states of emergency that can no longer be extended, and the deadline of 31 July for the health emergency, which can be extended for another 6 months, would therefore not seem to fall within it. However, the draft decree may have limited itself to stressing the need to extend what, according to the law, could no longer be extended “naturally”, without mentioning an extension of the emergency that it would take for granted because, to extend it, it will be enough a second resolution of the Council of Ministers that decides to extend it until January 31, 2021.

Future developments in the current situation, if so, would lead to further concern. In the months of the emergency, also to avoid conflicts between “closers” (“keeping everything closed and everyone closed, everywhere“) and “reopeners” (“reopening everything and letting everyone out, everywhere”), the ultimate effect of which is to citizens, it would have been necessary to proceed reasonably, area by area, band by band, protecting the areas and people most at risk but gradually loosening containment measures, with due precautions and protections for oneself and others, for the areas and people least at risk. A centralizing statism that claims instead adopting drastic and undifferentiated restriction measures, grounding that measure on the protection of people’s lives as an absolute and not negotiable right, both to the freedom of individuals and to dialogue and collaboration with regional administrations, in addition to heavy responsibilities which may have to respond in the future due to the increase in disparities and inequalities that are already unacceptable, scuttles in fact exactly those who would like to protect, the weakest and least protected workers and people (where large industry and big finance come out with little damage, or even reinforced). An observatory on “suicides for economic reasons” (Link Campus University) has counted 42 suicides since the beginning of 2020, compared to 14 registered in 2019 for the same period: 25 during the “forced imprisonment” phase (14 victims between entrepreneurs), 16 just in April. These figures, already dramatic, become even more worrying if, to the number of suicides, we add that of attempted suicides: 36 since the beginning of the year, 21 in the weeks of suspension of the movement of people and confinement to their homes.

A State that bases its relationship with citizens on repeated obligations and prohibitions contains and feeds within itself the germ of that authoritarianism that in situations of fear, stress and deprivation of individual freedoms, as well as prolonged social distancing, ends up very quickly generating individual and collective behaviors that can lead to a regression in social cohesion and interpersonal relationships, the fundamental ingredients of a democracy. Of all this, the first signs have already appeared, such as the denunciation of one’s neighbors, the identification of a potential plague-spreader in those who do even some outdoor physical activity or the reprimands for the too many people walking on the Navigli streets in Milano.

What is now happening, without necessarily recalling the well-known Orwellian scenarios, seems simply to confirm a well-known experiment on obedience to authority carried out in the sixties of the last century by the American psychologist Stanley Milgram: who exercises his power, by force of decrees (and, in cascade, of regional and municipal ordinances), sells freedom as concession.

The line, while facing the health emergency by all means, has already been crossed, if it were to be crossed again, it would seriously jeopardize the values ​​that led to the difficult reconstruction, in the second half of the Twentieth Century, of Western societies for as we currently know them. History teaches that democracy is like a plant: it must be constantly looked after and watered, otherwise it will dry. Ours, therefore, wants to be, first of all, an appeal in defence of democracy and its values ​​against the greatest danger of all: the re-emergence, in an Italy and a Europe overwhelmed by the wave of panic and paralyzed by fear and under the pretext of the health emergency, of a totalitarian thinking that we hoped instead to have left behind definitively in the past and that could instead recur in the future with new means and in new forms.

And then it would be too late to do anything.

Prendiamo la bicipolitana per mangiarci un trapizzino?  Massimo Arcangeli e l’arca di Noè delle parole.

È un vero caso editoriale, perché in queste settimane ha scalato le classifiche e conquistato l’attenzione di molti. Anche e anzi soprattutto con la sua versione cartacea. E sappiamo di questi tempi per un libro come sia difficile se non quasi impossibile farsi strada tra chiusure e divieti. Parliamo del libro Senza parole- Piccolo dizionario per salvare la nostra lingua, recentemente pubblicato da Il Saggiatore.

Massimo Arcangeli, con cui proprio in queste ore avremmo dovuto condividere quella meravigliosa esperienza che tutti gli anni è ‘Parole in cammino’ il Festival della lingua italiana (visto che lo stesso doveva svolgersi a Siena tra il 1 e il 5 Aprile ed è stato rinviato ad Ottobre), è linguista, sociologo della comunicazione, critico letterario, scrittore.

Insegna Linguistica italiana e Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Cagliari, è anche Garante per l’italianistica presso l’’Università di BanskaBystrica (Repubblica Slovacca) dirige, per l’editore Zanichelli, l’Osservatorio della Lingua Italiana e collabora con l’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Numerose le sue collaborazioni con testate nazionali quali La Stampa, Il Manifesto, L’Unità, Liberazione, L’Unione Sarda; per Repubblica ha curato la rubrica “Il linguista” con Alessandro Aresti, per “Il fatto quotidiano” con Sandro Mariani tiene il blog “Il giocabolario”.

Arcangeli ci guida nel regno delle parole dimenticate della lingua italiana, alla scoperta di cinquanta aggettivi, verbi e sostantivi in grado di esprimere meglio di qualunque altro il nostro modo di gioire, arrabbiarci e dire «Ti voglio bene». Tra storia e letteratura, ascendenze straniere e cadenze popolari, Arcangeli attraversa un patrimonio che unisce le Alpi e le isole, Pinocchio e Paperino, la poesia di Dante e il dialetto dei nostri nonni: la cartolina di un’Italia che non esiste più, con cui allontanarci dall’appiattimento lessicale di oggi e in cui riscoprire una lingua lussureggiante, piena di colori e suoni, capace di una vitalità e di una ricchezza espressiva strabilianti.

Insieme abbiamo recentemente avviato su change.org la petizione “Salviamo la carta, salviamo la parola” che speriamo in molti sottoscriviate. http://chng.it/g5fL5Cqs

Ieri gli ho chiesto, per il nostro Caffè 19, di rispondere a quattro domande sul significato della parola e sul ruolo che la lingua italiana può giocare di questi tempi.

Il Saggiatore

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D-Hermano Torrentinus, nome latinizzato del grammatico umanista olandese Hermann Van Beek, pubblicò nel 1503 un repertorio-dizionario della letteratura in generale e della poesia in particolare con lo scopo di salvare e rendere disponibili, fornendone un sunto, numerose parole usate al tempo in letteratura e nei componimenti poetici e su cui di frequente gli venivano chieste delucidazioni dai lettori. Anche questo libro a suo modo un ‘elucidario’, cioè una sorta di Arca di Noè delle parole? Che si dirà tra un secolo dell’italiano di oggi?

R- L’italiano di oggi è un italiano rapido, “leggero” e, spesso, fittamente intrecciato nelle sue diverse componenti: un italiano della semplificazione, della mescolanza (fra codici diversi, fra l’alto e il basso, ecc.), del cortocircuito (tipico di tante parole ibride, formate da mozziconi di altre parole: da adultescente ad apericena, da bicipolitana a trapizzino) e, soprattutto, del cambiamento (anche per la proliferazione dei simboli di un incipiente neoalfabeto per immagini). 

D-In altre interviste hai dichiarato che Lucio Battisti, un cantautore, ha salvato il termine “uggioso”. Che fine hanno fatto la letteratura e la poesia? Oggigiorno (soprattutto quest’ultima) è ancora un efficace e diffuso strumento di diffusione e conservazione del linguaggio? O dobbiamo rifugiarci negli esperimenti metalinguistici dei social, dell’informatica e di certe forme di espressione musicale?

R-Letteratura e poesia sono luoghi di ancoraggio del sapere ancora in grado di esercitare un ruolo importante. Insegnano a storicizzare, a illuminare una lingua nei suoi stadi pregressi, a riflettere sulla capacità dei singoli di contestualizzazione del lessico. Aiutano inoltre noi adulti a impegnare i nostri giovani fuori dalle loro “superfici”, come ho detto in un’intervista. Non perché siano giovani superficiali, tutt’altro. Accade semplicemente che navighino in quell’immenso oceano che è Internet senza mai immergersi nelle sue acque. E noi adulti, spesso, restiamo lì a guardarli dai nostri fondali (la storia, la tradizione o altro).

 

D-Oggi, in piena emergenza COVID, il problema sta diventando non solo quello di rimanere senza parole, ma di rimanere, letteralmente, senza carta, cioè senza tutta la filiera dell’industria editoriale capace di supportare e diffondere l’uso della parola? Cosa possiamo concretamente fare al riguardo?

R-Considerare il libro cartaceo come un oggetto non (ancora) sostituibile.Se un giorno dovesse effettivamente apparire superfluo, o semplicemente ininfluente ai fini dell’evoluzione del sistema culturale (nei suo aspetti storici, linguistici, cognitivi, ecc.) dovremmo rassegnarci e alla fine rinunciarci. Fino ad allora dobbiamo sforzarci di capire che anche solo la modalità di approccio alla lettura che è in grado di garantire è cosa diversa (anzi: molto diversa) dalla modalità di approccio al libro digitale. 

 

D-Ogni missione ha la sua icona o la sua mascotte. Il WWF ha il panda. Quale è la parola italiana più abbandonata e derelitta, dovendone salvare una?  Magari anche questa intervista aiuterà a rivitalizzarla.

R-Non saprei. Sono però da tempo affezionato a “premura”, perché rallenta la fretta (anche solo nel pronunciarla). Poiché continuo a investirci sopra, la mia parola potrebbe essere questa.

 

 

Firmate la petizione: salviamo la carta, salviamo la parola. Diffondete!!!

Grazie al supporto di molti e all’incoraggiamento di Massimo Arcangeli ho fatto partire questa petizione  su change. org
Questo è il link

Qui sotto il testo integrale. Firmate numerosi! in questo momento ci osno molti problemi sul tappeto, ma questo è sicuramente uno di quelli e ha avuto molta meno visibilità di tanti altri.

Salviamo la carta, salviamo la parola

AIUTO!!! QUESTA EMERGENZA UCCIDE LA CULTURA..

Recentemente un giornale australiano è balzato agli onori delle cronache per aver pubblicato un inserto di carta igienica.

Bene, si dirà. La carta ha così tanti usi. Quello che ci preoccupa è che, a breve, potrebbe rischiare di scomparire il suo uso storico principale.  L’iniziativa di quel giornale ne è l’immagine plastica, e la cosa non era certamente prevista.

Sono Massimiliano Bellavista, scrittore, docente e blogger. Fino a qualche mese fa, con Massimo Arcangeli, stavamo lavorando ai contenuti della manifestazione “Parole in cammino. Il festival dell’italiano e delle lingue d’Italia”, che come ogni anno spinge a riflettere su tante parole dell’italiano “eticamente” sensibili, bisognose di essere riempite nuovamente di senso, di essere risemantizzate per risorgere a una nuova vita o di essere semplicemente “salvate” perché poco usate (e perciò da usare di più). La posta ora in gioco è più alta.

Il problema futuro di tanti comparti industriali, e l’editoria non fa eccezione, sarà di muoversi e di destreggiarsi tra le macerie di quel che avverrà a emergenza finita. Illuminante al riguardo l’appello di Ricardo Franco Levi, presidente dell’Aie, apparso qualche giorno fa in un’intervista sul “Corriere della Sera” e al quale non si può non rispondere. In quell’intervista i danni subiti dall’industria editoriale, essenziale in un paese che ha sempre fatto della cultura la sua bandiera, sono apparsi in tutta la loro evidenza:

«I primi dati, raccolti in base a un questionario sottoposto a 145 case editrici sul periodo compreso tra il 17 e il 20 marzo, fotografano una realtà che era finora soltanto intuibile. Sarà lunga, anche sul libro, l’onda dell’emergenza Coronavirus. In sintesi: a fine 2020 si stimano 18.600 opere in meno pubblicate (nel 2018 sono stati pubblicati 78.875 titoli); 39,3 milioni di copie in meno stampate e confezionate; 2.500 titoli in meno tradotti. Un impatto diretto e devastante che anche qui non risparmia nessuno…Con la crisi del libro il Paese rischia un danno culturale gravissimo che si ripercuoterà anche sul futuro». L’emergenza riguarda imprese piccole e grandi indistintamente: «Le prime perché hanno strutture e spalle finanziarie meno robuste, le seconde perché hanno costi e investimenti maggiori».

Una situazione di estrema gravità, ha sottolineato Levi, anche perché finora, ha aggiunto, «il mondo del libro è stato sostanzialmente dimenticato rispetto al grande impegno che è stato profuso per venire incontro alle difficoltà dell’economia italiana».

Abbiamo fatto scaturire da tutto questo una proposta. Consiste di tre linee politiche di intervento su cui invitiamo chiunque abbia a cuore la cultura a mobilitarsi, facendo sentire la sua voce e aderendo alla nostra sottoscrizione:

1.      Tutelare il libro cartaceo per evitare che una cultura che si è sedimentata in secoli e secoli di produzione, trasmissione e ricezione del sapere per via libraria si smaterializzi di botto, con danni incalcolabili. Dopo la smaterializzazione dei rapporti sociali, i cui effetti potrebbero protrarsi a lungo, ben oltre la durata dell’emergenza, potremmo assistere a una smaterializzazione della cultura libraria, che della smaterializzazione sociale potrebbe essere lo specchio fedele e brutale.

2.      Sostenere, nell’emergenza e dopo l’emergenza, il settore dell’editoria libraria, esattamente come avviene per l’industria del cinema e dello spettacolo, anche nel reperimento delle risorse necessarie per l’acquisto della carta,

3.      Riaprire immediatamente le librerie, che già navigavano per tanti versi in brutte acque, anche per favorire la circolazione del sapere (e dei singoli saperi disciplinari), quanto mai necessaria in condizioni di crisi, e per aumentare le occasioni di formazione o di semplice svago.

Bisogna continuare a leggere e a scrivere. L‘editoria libraria è un settore che in qualunque paese civile, soprattutto in situazioni d’emergenza, dovrebbe essere ritenuto strategico per la sua capacità di generare un notevole indotto, a fronte di un investimento tutto sommato contenuto rispetto alle risorse necessarie per sostenere altri comparti, e per la sua funzione di potente leva sociale e reputazionale (oltreché culturale) per un’intera collettività.

 

 

Le parole in cammino per il momento si ritirano: ma è solo un rinvio

la parola che non muoreAbbiamo preparato delle bellissime cose! è solo un piccolo rinvio… Vorrà dire che vi stupiremo più avanti!!!

RINVIO IV Edizione di Parole in cammino – Festival dell’italiano e delle lingue d’Italia

Siena, EDIZIONE 2020 www.ilfestivaldellalinguaitaliana.it

L’emergenza coronavirus costringe a posticipare la quarta edizione del Festival della Lingua italiana (Parole in cammino – Festival dell’italiano e delle lingue d’Italia (previsto a Siena per 1-5 aprile 2020) alla prima settimana di ottobre (1-4 ottobre).

Massimo Arcangeli, direttore artistico della manifestazione, e l’associazione “La parola che non muore”, insieme alle istituzioni che sostengono il festival, il Comune di Siena, l’Università per Stranieri di Siena, l’Università di Siena e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, stringono in un abbraccio virtuale tutti coloro che, in questi giorni difficili, hanno contratto il virus o hanno familiari contagiati. A tutti un augurio di pronta guarigione, e agli altri (e a tutti noi) l’augurio che si possa presto tornare a fare una vita normale in compagnia di una cultura che, in situazioni di crisi come quella che al momento stiamo vivendo, si rivela tanto più preziosa.

Dichiara Massimo Arcangeli, direttore artistico della manifestazione: “ Ringraziamo le tante persone che, in quasi un anno di lavoro, ci hanno sostenuto con il loro impegno e il loro affetto, ci hanno fornito il loro prezioso e costante supporto, hanno collaborato con noi per la migliore riuscita possibile della manifestazione. Riprenderemo presto a lavorarci tutti insieme, con  rinnovato entusiasmo, trasformando l’emergenza in un’opportunità”.

“Mi spiace che si sia costretti a rinviare questo evento”, dichiara l’assessore all’Istruzione e all’Università del Comune di Siena, Paolo Benini, “approfitteremo del tempo che abbiamo davanti per migliorarlo ancora”.

“Siamo dispiaciuti per aver dovuto rimandare la quarta edizione del Festival”, dichiara a sua volta Francesco Frati, rettore dell’Università di Siena, “ma le misure urgenti che il Governo ha varato per il contenimento della diffusione del coronavirus ci impone di fare la nostra parte, rinunciando ad eventi il cui svolgimento non è coerente con tali misure. Il lavoro organizzativo compiuto in questi mesi, tuttavia, non sarà buttato”.

Per Carlo Rossi, presidente della Fondazione Montepaschi, nella generale consapevolezza “della straordinaria emergenza sanitaria che il nostro Paese sta attraversando”, è “opportuno che ognuno faccia la propria parte per affrontare e superare presto la criticità.  Il posticipo dell’iniziativa va nella direzione e nello spirito che ci contraddistingue da sempre: l’attenzione verso la comunità.

Siamo altresì certi che la nuova riprogrammazione del festival incontrerà i favori di un pubblico ancora più vasto e interessato”

Ne è convinto anche Pietro Cataldi, rettore dell’Università per Stranieri, che ha riassunto così il pensiero di tutti: “Tutto ciò di cui ci stiamo privando in questi giorni è una figura di civiltà, una promessa di futuro per tutti. Un festival, poi, è anche una festa. Lo faremo quando ci sarà da festeggiare”.