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Emersioni, aria nuova nell’editoria (e nel modo di farla)

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Emersioni, casa editrice aperta alle tante novità:
lo spazio per scrittori talentuosi e intraprendenti
Emersioni, talent scout per professione, ha lo scopo di far emergere
e sostenere il vero talento nel mare magnum dell’editoria
di Giuseppe Chielli
«Emersioni nasce per dar spazio ai nuovi talenti, cerca autori rimasti nascosti e li fa emergere. È un talent scout, per professione». Una dichiarazione di intenti che, compendiata efficacemente già dal nome della casa editrice, ispira l’operato di un valido team con a capo un timoniere navigato: Michele Caccamo, scrittore e poeta nonché editore.
Una dichiarazione di intenti che diventa realtà, dal momento che si tratta di una casa editrice non a pagamento, che dunque non richiede ai propri autori alcun contributo che non sia il talento e l’intraprendenza.
Questo mese, con occhio particolare, si analizzerà dunque la Emersioni editore, nata “da una costola” della Castelvecchi – di cui era in precedenza collana – e divenuta recentemente casa editrice autonoma all’interno del medesimo gruppo Lit.

Il catalogo e le novità
Visitando il sito (www.emersioni.it ), si ha una panoramica esaustiva dei titoli che saranno pubblicati nell’imminente futuro (Prossimamente), di quelli di recente pubblicazione(Novità), nonché della totalità degli scritti editi già in commercio (Catalogo).
In generale, si può subito notare la precisa e definita linea editoriale con cui si fornisce, come accennato, spazio agli autori emergenti, con un occhio di riguardo rispetto alla narrativa che spazia dal fantasy ai romanzi storici fino a quelli introspettivo-psicologici.
Tra le novità, degno di considerazione è il romanzo della psicologa Roberta Palopoli, Mater dolcissima (pp. 176, € 17,50), in cui si racconta la particolare storia di una famiglia borghese romana, rinchiusa tra le contraddizioni e le ipocrisie del suo stesso essere. Nell’ambito familiare, si collocano anche il libro di Maria Teresa Liuzzi, Sofia & Sofia (pp. 152, € 16,50), dove viene esplorato il rapporto tra la protagonista e la nonna omonima scomparsa da dieci anni, e quello di Anna Maria Benone, Il giro lento del sole (pp. 64, € 10,50) in cui vengono scandagliate le dinamiche interne di una famiglia che sembra avere apparentemente tutto.
L’analisi sociale si vena invece di ironia nel romanzo di Antonella Ferrari, Un amore di città (pp. 176, € 17,50) dove ogni elemento è oggetto di una grottesca estremizzazione, dai pettegolezzi al lusso fino agli stessi personaggi; un’ironia che diventa distopia nell’interessante opera di M. M. Doodle, 2695. Una storia vera, (pp. 230, € 18,50) ambientata nella Roma del ventottesimo secolo, che vede asserviti patrizi e plebei allo strapotere di Ottaviano, mentre un gruppo di ribelli peripatetici cerca di cambiare il corso della storia grazie al professor Joshua Levi, al secolo Gesù Cristo. Riflessione politica che si coniuga con piacevolezza narrativa, dunque, come nel romanzo di Marco Gassi, Miglia da percorrere prima di dormire (pp. 136, € 15,50) in cui si immagina un presidente degli Stati Uniti che dovrà scegliere tra il bene del suo paese e la propria salute personale.

Bottega editoriale e le novità di Emersioni
Per non “sbrodarci” troppo, abbiamo deciso di inserire solo in ultimo gli inediti della nostra “Scuderia letteraria” che sono diventati libri in “pagine e rilegatura” grazie ad Emersioni. Per ora, c’è il romanzo «istintivamente filosofico» (così definito dal critico Renato Minore, che ne firma la Prefazione) Non ho un sogno (pp. 124, € 14,50) di Fabio Bacile di Castiglione, che narra il cammino iniziatico di Diego, un adolescente alle prese con i dubbi, i cambiamenti e le paure che la crescita reca con sé. Di recente pubblicazione, invece, la nuova raccolta di Massimiliano Bellavista, Dolceamaro (pp. 188, € 18,50), un insieme di racconti capaci di scavare nell’inconscio da una parte e nella sfera dei sogni e delle speranze dei protagonisti dall’altra.
Una collaborazione promettente, dunque – non a caso, gli autori citati sono tra i “fiori all’occhiello” della nostra agenzia – che in futuro certamente non cesserà di far “emergere” talenti altrettanto interessanti!

Giuseppe Chielli

(direfarescrivere, anno XV, n. 161, giugno 2019)

 

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Rubrica Fiction & Libri: recensione per Dolceamaro

A Francesco Ricci un sentito grazie.

Articolo su Sienanews di oggi  – Fiction & Libri, Magazine

Ricci recensione dolceamaro 2

 

In un romanzo, come è noto, l’incipit riveste grandissima importanza. Lo sanno bene gli scrittori, che giocano con le numerose variazioni che esso offre (la modalità incipitaria abbraccia, infatti, la descrizione di un luogo, una riflessione filosofica, una cornice, la presentazione del narratore, una conversazione già iniziata), lo sanno bene i lettori un po’ scaltriti, che possono riconoscere senza troppe difficoltà quale patto narrativo gli viene proposto. Anche in presenza di una raccolta di racconti, però, gettare uno sguardo d’insieme sui diversi incipit dei testi che la compongono può risultare un’operazione tutt’altro che inutile.

Consideriamo, ad esempio, l’ultima fatica letteraria di Massimiliano Bellavista, “Dolceamaro” (Lit edizioni). Scorrendo le prime righe degli otto racconti, accade di imbattersi ora in un narratore interno ora in un narratore esterno, ora in uno spazio consueto e riconoscibile ora in uno spazio indistinto, ora in una cornice temporale ben determinata ora evanescente, in un caso perfino fiabesca (“C’era una volta un re, che pianse e si disperò…”). La stessa presentazione dei personaggi pare sottrarsi a ogni criterio di univocità, pur rifuggendo costantemente dal ritratto-descrizione accurato e definitivo. Se insisto su questi aspetti tecnici, è perché con “Dolceamaro” ci troviamo al cospetto di un’opera nella quale a essere centrale è proprio la scrittura. Con questo non intendo certo dire che non sia importante quanto ci viene narrato; voglio semplicemente riconoscere il primato del “come” sul “cosa”.

Raffinato lettore e profondo conoscitore della letteratura (specie postmoderna), Bellavista ricorre a una “scrittura di secondo grado”, vale a dire una scrittura nella quale gli echi, le riprese, le citazioni, i rimandi alla tradizione (l’immensa biblioteca universale) abbondano e fanno dello scrittore una sorta di “bricoleur”, attento a individuare e a ricontestualizzare non semplicemente tessere narrative e immagini, ma anche un tono, un ritmo, un’atmosfera incontrata in un altro autore. E tuttavia sbaglieremmo a considerare “Dolceamaro” alla stregua di un elegante gioco formalistico-retorico, una sorta di pezzo di bravura. Percepibile, infatti, è la funzione difensiva che la scrittura è chiamata da Bellavista a svolgere, pagina dopo pagina.

Difensiva rispetto a cosa? A un’esistenza (la propria, quella di tutti gli uomini) che non lascia intravedere né significati ultimi né direzioni, che procura ferite e traccia solchi tra le persone, e che solamente se assunta sul piano dell’arte (il libro) può essere almeno in parte capita e in parte addomesticata. La stessa centralità della similitudine – autentico marchio della scrittura di Bellavista – con funzione spiccatamente comunicativa offre testimonianza, a livello stilistico, di come i racconti di “Dolceamaro” nascano dal proposito di reagire all’angoscia che afferra l’autore ogni volta che la verità dell’esistenza (il dolore, la latitanza di senso) si mostra in tutta la sua incontrovertibile evidenza. Il passo che segue è tratto dal primo racconto, intitolato “La città e i suoi falsi santi”.

“Per la prima parte del percorso Momo e io procediamo in silenzio, lentamente, molto lentamente. Se i nostri piedi fossero strumenti musicali e la nostra passeggiata notturna uno spartito punteggiato di passi si direbbe che camminiamo più o meno in quattro quarti. Momo dice che la città da tempo non dorme e che compiere una passeggiata notturna non significa andare ambiziosamente a caccia del mistero, del diverso o di chissà quale sogno da realizzare: significa semplicemente vederla nel suo momento più vitale. Di giorno la città è quasi morta, se fosse un corpo si troverebbe in una sorta di coma farmacologico, proverebbe troppo dolore a svegliarsi, scoprendosi vuota. Di giorno tutti si spostano verso le periferie come fanno i pesci che chissà perché nuotano sempre lungo il bordo esterno dell’acquario. Di notte invece tutto torna in ordine. Di notte la città ha davvero gli abitanti che conta all’anagrafe, le case si animano e si riscaldano, i suoi miliardi di tubazioni fremono come vene in preda all’eccitazione, il tanto spazio lasciato vuoto viene occupato da corpi in movimento. Di notte si ha il tempo per mettere mano a quello che i giorni frenetici vissuti a chilometri di distanza impediscono di fare”.

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Letteratura contemporanea e altro, Feedback positivi da Torino…

Ringrazio Maria Chiara Paone e Bottega Editoriale

paone salone libro

 

L’evento imperdibile:
il Salone del libro
Fra le iniziative: un dibattito
sulla Letteratura contemporanea
di Maria Chiara Paone
Il mese di maggio è scivolato via dai fogli del calendario portando via con sé l’ultima edizione del Salone internazionale del libro, svoltasi a Torino dal 9 al 13 maggio e arrivata quest’anno alla trentaduesima edizione.
E, come nella migliore delle tradizioni (che speriamo di portare avanti negli anni a venire), per un Salone che finisce arriva la nostra testimonianza sulla manifestazione, che ci ha visti come ospiti e protagonisti.

Prima del Salone: la questione Altaforte
Certo la kermesse torinese quest’anno ha vissuto di un’anticipazione poco gradita, a seguito della scoperta della presenza in fiera, con un proprio stand, di Altaforte, casa editrice sovranista diretta da Francesco Polacchi, esponente di Casapound. Ciò ha causato nel pubblico e negli ospiti le reazioni più disparate, unite tutte dalla protesta ma che hanno portato ad atteggiamenti opposti: andare oppure no a Torino?
Non hanno avuto dubbi in tal senso un nutrito gruppo di personalità della cultura italiana, tra cui lo storico Carlo Ginzburg, il collettivo Wu Ming, il fumettista Zerocalcare e, ultima ma non meno importante, Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti – responsabile di una lectio inaugurale – che hanno deciso di rifiutarsi di partecipare alla manifestazione per un conflitto molto forte a livello politico e umano.
Di altro avviso è stata invece, tra i tanti, Michela Murgia che, in un post di Facebook ha assicurato la sua presenza al Salone per combattere l’ingiustizia dall’interno invitando tutti a portare libri che rappresentassero per loro «i valori della democrazia, dell’umanità e della convivenza offesi dal fascismo e dal nazismo».
Opinioni che, oltre ad essere estremamente personali, evidenziano come il problema, soprattutto verso gli ultimissimi giorni prima dell’apertura, sia diventato non più solo una protesta verso l’ufficio commerciale del Salone – che ha accettato senza nessuna domanda o indagine ulteriore la casa editrice – ma come abbia deviato in una lotta tra simili che vedevano nell’assenza o nella presenza una dicotomia di giusto/sbagliato non sempre così condivisibile.
Certamente queste proteste sono state ascoltate, provenendo anche dal sindaco di Torino che, dopo una dichiarazione pubblica di Polacchi in cui si è definito apertamente fascista – facendo aprire così un’indagine nei suoi riguardi – ne ha richiesto l’allontanamento, avvenuto in maniera definitiva il giorno prima dell’apertura. Una favola se non a lieto fine dal finale almeno dolceamaro.

Bottega e il Salone
Mettendo quindi da parte la lunga e doverosa premessa, passiamo al Salone in sé che, come scritto prima, ha visto noi di Bottega editoriale non solo ospiti in questa manifestazione ma anche protagonisti attraverso l’organizzazione di un Incontro sulla Letteratura contemporanea (di cui avevamo accennato qui: www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=239).
Il Convegno si è tenuto allo stand della Federazione unitaria italiana degli scrittori e ha avuto il via dopo il saluto del presidente della Fuis, Giuseppe Natale Rossi, che ha tenuto a riconoscere il lavoro della agenzie letterarie nello scovare testi di qualità e ha considerato «un complimento» – per citare il suo discorso che potete trovare sul sito della Federazione (www.fuis.it/fuis-salone-del-libro-di-torino-2019-incontro-con-bottega-editoriale/video1-8-479-337734213) – che la nostra scelta sulla locazione di questo incontro sia avvenuta proprio nel loro stand, presso la loro associazione.
Vi è stata poi l’introduzione del nostro direttore, Fulvio Mazza, con cui si è approfondita l’importanza di un’agenzia che fornisce un supporto non solo nella mediazione con l’editore ma anche in fase iniziale, nella sistemazione di un testo, certamente valido nei contenuti. E, come si è tenuto a sottolineare, tutti gli autori ne hanno certamente bisogno, solo che «gli autori intelligenti lo chiedono, gli autori non intelligenti lo subiscono». Scopo di capire come da questi autori ci può essere una tendenza alla Letteratura contemporanea, se si inseriscono o meno.
Il dibattito ha visto protagonisti, come già anticipato, Marco Baggio, Massimiliano Bellavista, Francesco Boschi, Romano Ferrari e Gian Corrado Stucchi. Il critico letterario Guglielmo Colombero ha moderato l’incontro ricercando in primo luogo i punti comuni ai cinque autori, con particolare attenzione alla sperimentazione espressiva – attraverso cui gli autori cercano di comunicare con il lettore soprattutto dal punto di vista stilistico, mai prevedibile o scontato – e la dimensione temporale, dal passato di Romano Ferrari del quale va conservata la memoria storica, al presente di Baggio, Bellavista e Boschi, i quali riprendono, in diverse ambientazioni, i problemi ad approdare al futuro di Gian Corrado Stucchi, in cui si ipotizzano delle migrazioni di pensiero “quantico” tra le menti.
Tramite la sua guida, e alle numerose domande che lettori e curiosi hanno rivolto loro, gli autori si sono raccontanti tramite i loro romanzi: Baggio ha messo in risalto, tra gli altri elementi, l’importanza essenziale del dialetto all’interno della sua storia, ambientata a Padova, e la cui conoscenza non poteva essere ignota al protagonista perché altrimenti «non sarebbe stato un personaggio vero»; con Bellavista si è parlato dell’attualità dei suoi racconti, ispirati anche a fatti di cronaca o a quella che viene chiamata «banalità del presente» ma che contiene in essa elementi misteriosi perché non per tutti i comportamenti esiste una spiegazione razionale e non per tutte le situazioni esiste un unico modo di affrontarle; Boschi ha inteso ampliare questo discorso introducendo l’elemento dell’indifferenza nella dicotomia bene/male, incarnata nel disagio della disabilità che colpisce non solo chi è coinvolto personalmente ma anche la famiglia collegata; con Ferrari si è parlato della sua vocazione per il romanzo storico, basata su una significativa esperienza personale, camminando lungo i sentieri delle Dolomiti percorsi dai soldati durante la Grande guerra: un’esperienza trasformata in motivazione e che ha portato ad esplorare la sfera emozionale, non solo quella cronachistica degli eventi bellici; infine Stucchi ha esplorato la particolarità dello stile del suo romanzo, basato su quelli che lui definisce «ricordi semantici scollegati», in inglese mind pop, e che sono stati tasselli fondamentali della costruzione della trama.
Un piacere indiscusso ci ha travolti nel vederli coinvolti a rispondere alle moltissime domande e curiosità dei lettori dimostrando come, seppur con stili e temi totalmente differenti, si riveli possibile giungere alla stessa conclusione: appassionare ed insegnare tramite la parola scritta.
Un evento che ci ha certamente riempiti di così tanto entusiasmo e carica da pensare già al prossimo anno!

Lo spazio e gli altri eventi
Prendiamo in esame il resto del Salone – visitato sì da “turisti”, ma sempre con occhio critico – che ha visto tornare, già dall’anno scorso, gli editori che si erano separati per preferire Tempo di libri a Milano; a questo aumento considerevole di case editrici rappresentate è corrisposta la decisione di abbandonare il padiglione 5 e optare per l’Oval.
Una scelta che, nella nostra personale esperienza, non crediamo sia stata a tutti i livelli ottimale: il padiglione interessato era dislocato al di fuori del resto dell’esposizione e spostarsi in e da quella direzione ha comportato spesso termini di tempo non indifferenti – dovuto anche all’imbottigliamento nel tunnel che conduceva verso l’Oval – e, soprattutto verso l’inizio, non lo neghiamo, un minimo di disorientamento!
Sicuramente la scelta della commissione di inserire proprio lì i maggiori espositori non è stata lasciata al caso, probabilmente per evitare che si trasformasse in un padiglione fantasma e certamente è stato un enorme profitto in termini di spazio, permettendo delle esposizioni, come al solito, molto grandi e scenografiche – a seconda del budget della casa editrice – senza però sacrificare l’andirivieni degli astanti che, persino nei momenti di maggiore affluenza, erano in grado di destreggiarsi tra la folla non senza, ma senza dubbio minore difficoltà rispetto agli altri anni. Quindi, per parafrasare la celebre frase di Enrico di Borbone, potremmo dire che “Torino val bene una scarpinata”!
Degli eventi in programma, ovviamente moltissimi, ne segnaliamo due a nostro parere molto interessanti. Uno è l’incontro con Matt Salinger, figlio del celebre autore, tra i tanti, de Il giovane Holden che ha condiviso la sua esperienza come figlio di uno scrittore famoso e ha confermato il suo lavoro di revisione di alcuni testi del padre rimasti inediti dopo il suo ritiro dalla scena pubblica. Interessante è stata anche la modalità di ascolto, adiuvata dall’utilizzo di cuffie che mettevano in contatto con la traduttrice simultanea e che permettevano così più tempo di qualità con l’ospite.
Il secondo, tutto italiano, che ha visto protagonisti Goffredo Fofi, Sandra Ozzola, Tiziana de Rogatis e Saverio Costanzo sul fenomeno letterario e ora anche televisivo de L’amica geniale (di cui abbiamo parlato qualche mese fa nell’articolo a questo link: www.bottegaeditoriale.it/questionidieditoria.asp?id=186) in occasione della pubblicazione della raccolta di testi che la Ferrante ha scritto l’anno scorso per il Guardian. Il dialogo è stato intervallato dalle letture molto espressive delle lettere scambiate tra la stessa Ferrante e Costanzo durante tutto il lavoro per la serie tv, dalla scelta delle attrici alla visione della prima puntata, recitate dalla “voce di Lenù” nella televisione, l’attrice Alba Rohrwacher.
Appuntamento quindi al prossimo anno, con nuove avventure legato al mondo del libro!

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XV, n. 161, giugno 2019)

 

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Progetto John Fante

Da oggi ho il piacere di coordinare questo progetto con l’Editore LICOSIA e il  sito Stroncature.com. Ringrazio LICOSIA e Nunziante Mastrolia per la fiducia.

john fante 1

Nel mondo odierno e ancor più in quello futuro, l’importanza di poter progettare e comporre correttamente e con chiarezza un testo scritto, sia di carattere argomentativo che narrativo è destinata a crescere ed è già ampiamente richiesta come parte essenziale dei programmi didattici. E tuttavia, questa abilità si sta progressivamente perdendo, vittima di una cattiva lettura dei progressi e delle facilitazioni tecnologiche e di una scarsa familiarità con il mondo della lettura e della scrittura, visti come residuali e distanti.

Dall’altro lato, spesso la risposta da parte di autori ed editori utilizza metodologie e approcci poco invitanti e stimolanti per avvicinare realmente un pubblico giovane alla scrittura e alla lettura.

La presente piattaforma di servizi si propone di invertire questa tendenza offrendo contenuti immediatamente fruibili e facilmente inseribili a complemento dei piani di studio e delle attività didattiche, soluzioni pratiche e soprattutto la possibilità di mettersi in gioco, ricevere dei feedback personalizzati (cosa rara e di grandissima utilità) e di vedere premiato il proprio lavoro. Questo attraverso le seguenti attività:

-“la mia scrittura” formazione a distanza, tramite pillole video, sui temi della scrittura argomentativa, del testo descrittivo, della comunicazione efficace e  sulla scrittura creativa, volti a padroneggiare questi temi in modo innovativo e coinvolgente;

-“la mia recensione“: sarà possibile, in modo guidato, imparare a scrivere la recensione di un libro. Attraverso l’iscrizione al servizio, sarà poi possibile postare una o più recensioni dei propri libri preferiti, sui cui si riceverà un feedback personalizzato. Le recensioni complete e meritevoli saranno premiate rendendole visibili alla community, attraverso il bollettino del libro giovani, la newsletter mensile di Licosia per i più giovani. Le migliori recensioni saranno premiate nel corso di una manifestazione che si terrà ogni primavere

-“la mia letteratura“: sarà possibile, al termine della fruizione dei corsi a distanza, inviare dei testi in prosa, di carattere narrativo (come ad esempio brevi racconti) e della lunghezza massima di 5000 battute; su di essi si riceverà un feedback personalizzato costituito da un breve commento sulla qualità del testo e da spunti per  il miglioramento. I testi meritevoli saranno pubblicati sul sito di Stroncature e inviati agli iscritti alla newsletter.

Le attività e le interazioni raggiunte mediante la condivisione dei testi e delle recensioni attraverso la community e  il bollettino avranno, se di interesse per i partecipanti, un carattere non estemporaneo ma continuativo nel tempo.

Gli autori di LICOSIA sono poi disponibili ad organizzare:

-incontri o cicli di incontri in aula sui temi sopra esposti, aventi un carattere informativo, divulgativo o seminariale.

-attività mirate e progettate ad hoc sui temi della scrittura e dell’invito alla lettura, o su specifici tematiche letterarie.

-incontri con l’autore, volti ad approfondire, dala viva voce degli scrittori, temi connessi alla scrittura di un’opera letteraria

 

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Nuova recensione per Dolceamaro

prima pagina bottega scriptamanent

La nostra vita ha un sapore?
di Maria Chiara Paone
Una nuova raccolta per Emersioni, tra gioie e dolori

«Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte» scriveva Italo Calvino e non possiamo che dirci d’accordo; tuttavia è altrettanto importante ai fini della narrazione – che in un racconto possiede un raggio d’azione minore rispetto a quello di un romanzo – ciò che accade nel mezzo e le modalità in cui avviene, elementi che dipendono direttamente dall’autore e che possono costituire elemento di innovazione.
Un esempio è quello di Massimiliano Bellavista e della sua raccolta di racconti, Dolceamaro, (Emersioni, pp. 188, € 18,50). Un autore, Bellavista, che fa parte della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, dalla vasta esperienza letteraria. Sulla sua produzione abbiamo scritto più volte (fra l’altro: <ahref=”http: http://www.bottegaeditoriale.it=”&#8221; larecensione.asp?id=”157″”> http://www.bottegaeditoriale.it/larecensione.asp?id=157; e, soprattutto, l’analisi critica complessiva redatta dal critico letterario Guglielmo Colombero, consultabile a questo link: www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=236 in cui si descrive «una feconda passione di poeta e narratore, intrisa dei più svariati echi letterari […], che serpeggia lungo le insenature enigmatiche del thriller oppure esplora nicchie mistiche e arcane, nostalgiche di un passato seducente e fiabesco, che si amalgama al presente passando attraverso il perenne varco dimensionale dell’immaginario e del sogno») e leggendo quest’opera si può notare come l’autore, con le dovute modifiche, abbia mantenuto saldi i suoi pregi.

Le storie
Una differenza facilmente individuabile è nel numero dei racconti, nove rispetto ai diciannove della scorsa raccolta; tuttavia questo non risulta essere un difetto ma un plus, consentendo così all’autore – e, in seguito, al lettore – di concentrarsi maggiormente sulle storie raccontate, mantenendo quindi dei nuclei narrativi meno dispersivi e più facili da raggruppare, tramite un filo conduttore di immediata ricognizione, espresso nel titolo.
Infatti i protagonisti di ogni storia, tutti nella loro quotidianità, vivono in modo imperfetto, portando dentro di sé certamente degli episodi dolorosi, come una condizione di malattia cronica, oppure la perdita del lavoro o di un familiare, ma riescono comunque a ritagliarsi piccoli momenti di felicità cogliendoli durante il loro quieto vivere nei modi più disparati.
Così un anziano disoccupato, tramite un accidentale scambio di buste della spesa, troverà un amico e un maestro di “falsa” teologia, che lo accompagnerà nelle vie nascoste della sua città, scovando vecchie chiese e nuovi santi, in una carrellata di personaggi diversi nei caratteri ma accomunati dal loro modo di reagire alle ingiustizie che la vita ha riservato loro; un re scoprirà, dopo la morte della moglie, di quanto sia inutile farsi ossessionare dal pensiero della fine mentre si può ancora fare qualcosa per vivere al meglio; una figlia ormai da sola riuscirà a ricevere i ricordi del padre assente da tempo.
Un tema abbastanza ricorrente è quello dell’amore, descritto in varie sfaccettature; dall’armonia di due anime che si ritrovano affini nonostante le differenze come in Sale e zucchero («Io sto dappertutto, ma non mi si deve vedere […]. Tu invece devi scintillare bene in vista, come la granella sulle brioches. […] E tutti e due occorriamo al saggio e tutti e due siamo necessari alla vita»), alla passione travolgente di una relazione e la paura che tutto questo possa finire, come ne L’artefice («Forse gli serve tutta la vita che c’è nel tuo corpo e poi ti svuoterà come una delle tante vecchie bottiglie abbandonate in cantina, che sembrano ogni giorno più vuote»). La morale però è sempre la stessa: vivere la vita seguendo l’attimo.
Presenti anche i rapporti familiari, mai modello edificante della famiglia descritta da un certo Mulino, ma che svolgono ruoli ben definiti nella vita dei personaggi, sia come involontaria fonte di morale e insegnamento, in Apodidraskinda, sia, purtroppo, come fonte di disagio ulteriore, come avviene alla protagonista di Tre volte al giorno.

La fantasia
Nonostante i protagonisti – a eccezione del re della storia centrale, che sembra fare da spartiacque – vivano in dei mondi del tutto ordinari, l’elemento fantastico e soprannaturale è presente in alcuni racconti. Così ci si ritrova a leggere di piccoli indovini che in Reversione (C’era una volta un re) lo aiuteranno a scoprire tutto sulla sua prossima morte oppure dell’uomo che riveste la professione di “uomo comune”, su cui poter riversare straordinariamente ricordi e sensazioni.
Compito dello scrittore è fare in modo che l’irreale si fonda con la quotidianità, creando la giusta curiosità e sconcerto, in modo che il lettore viva l’esperienza al massimo in simbiosi con il protagonista; e questo Bellavista riesce a farlo egregiamente.

Lo stile
Come nell’opera precedente, di cui si accennava prima, la scrittura è semplice ma non scontata, in cui veicolano diversi modelli narrativi oltre a quelli “classici”, dall’utilizzo della seconda persona alla “favola della buonanotte”. La scelta del lessico, a partire dai titoli, è sempre opportuna, e l’autore non si fa problemi ad utilizzare parole straniere, prese in prestito dal greco, oppure di aggiungere elementi pop, come versi di canzoni di De Andrè, riferimenti cinematografici e persino vecchie filastrocche per bambini, sfoderando un bagaglio culturale ampio e, soprattutto, di valore.
Ovviamente, come annuncia il titolo, non tutte le storie avranno un canonico happy ending anzi, potrebbero lasciare un po’ di amaro in bocca, come se si stesse assumendo una medicina; ma a questo rimedia l’autore tramite l’utilizzo di un miele di lucreziana memoria: la bellezza della parola scritta.

Maria Chiara Paone

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 140, maggio 2019) </ahref=”http:>

 

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A Torino per parlare di narrativa contemporanea

salone del libro Torino 2019

A Torino un interessante dibattito sulla Letteratura contemporanea
Con cinque eccellenze dell’agenzia letteraria Bottega editoriale:
gli scrittori Baggio, Bellavista, Boschi, Ferrari e Stucchi.
A condurre i lavori: il critico letterario Guglielmo Colombero
di Maria Chiara Paone
Anche quest’anno la primavera sarà allietata dall’evento editoriale più importante della stagione, il Salone Internazionale del Libro di Torino, che si svolgerà dal 9 al 13 maggio nello spazio di Lingotto Fiere.
Arrivata all’edizione numero trentadue, la kermesse avrà come tema «Il gioco del mondo», ispirato alla famosa opera di Julio Cortázar, che permetterà ad ospiti e intellettuali di attraversare ancora una volta i confini di diverse culture e, finalmente, di dialogare senza pregiudizi e cliché.
Anche quest’anno saranno certamente molti gli incontri e gli appuntamenti, nonostante il programma, mentre scriviamo, non sia ancora stato presentato. Tuttavia siamo assolutamente certi che un evento avrà certamente luogo perché organizzato da noi “bottegai”, ancora una volta attivamente presenti a questo importante appuntamento italiano.

L’importanza della letteratura
Infatti sabato 11 maggio, dalle 14 alle 16 presso lo stand della Fuis – la Federazione unitaria italiana degli scrittori – di cui ancora non sono note le esatte coordinate, avrà luogo un incontro fortemente voluto da Bottega editoriale, dedicato alla Letteratura contemporanea, attraverso le opere di cinque fra i migliori autori appartenenti alla nostra “Scuderia letteraria”.
Il dibattito sarà condotto dal critico letterario Guglielmo Colombero.

Gli autori
Un incontro tra menti e stili narrativi molto diversi tra loro che certamente potranno dare un quadro più completo sulla complessa materia di cui si accingono a discutere e alla quale, con le loro opere, appartengono. Si parlerà certamente dell’opera omnia dei vari autori con un occhio di riguardo riservato ad alcune produzioni in particolare.
I protagonisti di questi “Dialoghi” saranno Massimiliano Bellavista, eclettico scrittore, reduce dal successo di questo aprile del Festival della lingua italiana 2019 di Siena con lo spettacolo per parole e musica Una parola lunga un secolo, del quale verrà presentata la sua ultima “creatura” edita da Emersioni, la raccolta di racconti Dolceamaro (e del quale potete leggere una recensione su questo numero di Bottega Scriptamanent al link www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2285&idedizione=154); Francesco Boschi, blogger toscano dalla lunga esperienza letteraria, che sarà presente con le sue intense storie ambientate nel mondo della scuola italiana ne Le incantevoli luci della vita, edite da Il Seme Bianco e corredate dalla lungimirante Prefazione a cura di Rino Tripodi (che è possibile leggere al seguente link: www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=238); Romano Ferrari, viaggiatore febbrile e parigino di adozione, nonché presidente di Fai France, riguardo al quale ci si soffermerà particolarmente sul romanzo storico Cauriòl, la montagna del riscatto edito da Infinito edizioni (i più interessati potranno leggere una nostra recensione a questo link: www.bottegaeditoriale.it/laculturaprobabilmente.asp?id=174); altro autore dalla notevole varietas stilistica che vanta anche lui, come i precedenti autori già una cospicua varietà di pubblicazioni è Gian Corrado Stucchi, presente al Salone con la sua più recente opera, un torbido mystery dalle criptiche venature simboliche, La puntura del bombo, edita da Bottega editoriale (per leggere una sua recensione cfr.: www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2277&idedizione=153 ); in conclusione, last but not least, uno scrittore, Marco Baggio, “padre” dell’originale thriller Nove colpi, che vanta una Prefazione a cura di Marco Gatto e che fa parte del “Portafoglio inediti” della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, un bel noir che ha già conquistato l’attenzione di diverse case editrici particolarmente interessate, oggi al suo “giallo” e domani, ai suoi racconti analogamente oggi inediti.
Sia Bellavista che Stucchi sono stati protagonisti di due suggestive e dettagliate analisi critico-letterarie stilate proprio dal conduttore dell’incontro, Guglielmo Colombero, che ci accompagnerà per mano, attraverso la loro opera omnia, ad un’ampia e approfondita riflessione sui contenuti e sullo stile di ciascun autore.
Per quella su Bellavista cfr. www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=236; per quella su Stucchi cfr. www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2283&idedizione=154).
Ci aspettiamo dunque, da queste diverse ma egualmente importanti personalità, un dialogo serrato e spunti interessanti. Se volete scoprire quanto abbiamo ragione non vi resta che seguirci a Torino e verificarlo di persona!

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XV, n. 160, maggio 2019)

copertina dolceamARO DEF